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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi Collaboratori
Oggetto
Volante Non Identificato ripreso sui cieli di Edimburgo, Scozia
analisi a cura di Fabrizio Rondina, fabrizio.rondina@tin.it
(Membro Gruppo HWH 22 e Gruppo Camelot)
- Pag.2
[NdR: pagina web relativa all’analisi: www.hwh22.it/xit/S09_sag/2006_Scozia.html]
Preliminare Analisi Foto
Foto originale ("UFO alberto.jpg" 3072 x 2304, jpg,) con ingrandimento del particolare, ripresa a Edimburgo il 7 agosto 2006 alle ore 20:13 (Al di là della località che è Edimburgo, non si hanno a disposizione altri dati aggiuntivi).
Considerazioni Grafico-Visive
Ad un primo esame qualitativo, il particolare in questione sembrerebbe ricondurre ad un effettivo oggetto solido presumibilmente di forma discoidale, metallico, illuminato correttamente dalla luce solare nella sua parte superiore. Ricordiamo che la posizione del Sole a quell'ora e a quelle coordinate risulta essere di: Ascensione Retta: 9h 10m 12.24s - Declinazione: +16dg 18m 26.5s, ed è quindi già abbastanza basso sull'orizzonte. Per cui, data la posizione del riflesso, si può dedurre che anche l'altezza dell'oggetto stesso non sia stata molto elevata.

Alcuni filtraggi relativi al particolare
[Foto, parte Sinistra], mettono in evidenza forma, struttura e colori. I particolari filtraggi sulle edge lines [foto, parte destra], potrebbero anche indicare che, pur avendo una forma discoidale, sia composto da una parte superiore conica o schiacciata con una sua controparte inferiore di uguale forma; ma in base alla riflessione solare e alle proprie edge lines, sembra pure che l'oggetto non abbia una conformazione uniforme, in quanto la parte anteriore visibile dall'osservatore sembra avere un bordo non consono ad una struttura omogenea tipica di un oggetto discoidale a panino.
Un paragone alquanto significativo può essere osservato dalla ricostruzione di "come" potrebbe apparire l'oggetto in questione [1]. Naturalmente in base solo a questa ripresa, risulta difficile potere stabilire con certezza la reale forma dell'oggetto, ma in ogni caso con una buona approssimazione, si può presupporre che abbia appunto una forma discoidale irregolare.
Veridicità
Per cercare di avere un riscontro plausibile sulla reale presenza dell'oggetto in questione, si è cercato di realizzare un termine di paragone, inserendo nella foto originale, un altro oggetto preso da altre fonti, e incorporandolo in due modalità:
- la prima consiste nel semplice copia/incolla (Foto, parte Sinistra)
- la seconda, oltre che al copia/incolla, è stato usato un semplice sfumino per ammorbidire i bordi e la forma, in modo tale che "a prima vista" si abbia la parvenza che anche il secondo oggetto fosse veramente reale ed inserito correttamente nella fotografia (Foto, parte Destra).

I risultati come si nota portano a delle incongruenze:
Successivamente i due snapshots sono stati elaborati con particolari filtri, ed i risultati portano appunto a pensare che nella fotografia non vi sia stata nessuna manomissione artificiale, in quanto la banda di pixel chiari (Bande di Mach) che circonda gli oggetti nell'inquadratura "A" è pressoché simile; a differenza del particolare "B", in cui si ha una differente distribuzione dei pixel, molto più sparsa e senza le particolari "frange" (come nella "A") dovute in ogni caso al contrasto fra particolari scuri (foreground, oggetti) e particolari chiari (background, cielo).
Questo lo si nota meglio nell’elaborazione (Foto, parte Sinistra) dove si evidenziano le bande di Mach. Come ulteriore corrispondenza e paragone, questo tipo di "frangia" lo si può notare al meglio anche in tutti gli altri particolari degli oggetti presenti nella scena (Foto, parte Destra).
Rilevazioni Fisiche
In base ai metadata EXIF e particolari estrapolazioni matematiche, è possibile risalire al dimensionamento spaziale dei particolari che risultano interessare. I dati utilizzati (Modello fotocamera Canon Digital IXUS 750) in queste interpolazioni [1]: risoluzione: 3072 x 2304 px, distanza focale: 8 mm, esposizione: 1/250 sec, apertura obiettivo: F/7.1, dimensioni fisiche sensore CCD: 1/1.8" (7.2 x 5.3 mm).
Il campo effettivo ripreso dalla fotocamera nello scatto in questione, risulta essere pari a: D" = (206265*Lma)/F cioè 185908.5 secondi arco, vale a dire circa 51.5 gradi arco. L'oggetto inquadrato risulta essere largo circa 18 pixel, ovverossia 1089 secondi arco. E nel contesto globale dello scatto risulta avere dunque una larghezza di 0.04 mm, il tutto rapportato ovviamente nel contesto globale della foto [1].
Determinazione del Coefficiente di Calibrazione Angolare
Abstract
L'immagine di un oggetto dovrebbe essere determinata in base allo stesso angolo; vale a dire che l'angolo sotteso da un lato dell'oggetto diviso per la sua distanza, è lo stesso angolo sotteso da un lato dell'immagine diviso per la sua lunghezza focale. Per angoli piccoli il rateo è equivalente all'uguaglianza degli angoli misurati in Radianti: W/D = I/F, dove: W è la larghezza dell'oggetto (misurata perpendicolarmente alla linea di visuale); D è la sua distanza; W/D è l'angolo prodotto dalla dimensione dell'oggetto diviso la propria distanza; I è la corrispondente larghezza dell'immagine; F è la lunghezza focale [1].
Tramite derivate spaziali e trigonometriche, si è preso come particolare di controllo il casotto indicato dalla freccia [1] e si è assunto come valore "A", una grandezza di circa 1.2 metri (65 pixel) e come valore "B" una grandezza proporzionale di 2.3 metri (128 pixel). In proporzione angolare globale, ne è derivata una distanza approssimativa dall'obiettivo di circa 35 metri.
I relativi coefficienti di calibrazione risultano essere di circa: 0.000527 radianti/pixel in verticale, cioè 0.030 gradi/pixel; 0.000513 radianti/pixel in orizzontale, cioè 0.029 gradi/pixel.
La media M dei due dati equivale dunque: 0.00052 radianti/pixel cioè: 0.0295 gradi/pixel. La larghezza teorica in metri dell'inquadratura a livello orizzonte, si aggira attorno ai 200 metri.
L'angolazione Beta, rispetto al piano orizzonte, risulta essere di circa 23°, dedotta con misure trigonometriche; angolazione che oltremodo risulta uguale come valore, calcolato tramite metodo di rapporto focale mediante altezza in pixel H (714 px): H * M = circa 22° [1].
In base a questi dati teorici, che comunque si è cercato di tenere nel modo più corretto possibile, non disponendo di "markers" prestabiliti per potere avere campioni di misura standard, possiamo ipotizzare diverse situazioni per ciò che riguarda il rapporto "Dimensioni oggetto/Distanza".
Le sue dimensioni stimate [1] vengono dedotte da: 16 pixLA * 0.00052 * Ds (pixLA = Larghezza in pixel; 0.00052 = Coeffic. Calibrazione; Ds = Distanza teorica da osservatore).
In base a varie prove con grandezze stimate e traendo una media di esse, si arriva alla conclusione approssimativa verosimilmente più appropriata che l'oggetto in questione possa trovarsi ad una distanza di circa 5000 metri dall'osservatore e a 60 metri di altezza dall'orizzonte, e potrebbe avere dimensioni di questo tipo: 40 metri di larghezza fisica e 18 metri di altezza fisica.

Conclusioni
In base ai dati ricavati ed elaborati, sembrerebbe che l'oggetto ripreso sia effettivamente un oggetto reale non identificato; ma al di là di arrivare a conclusioni comunque certe, o quantomeno plausibili, occorrerebbe avere a disposizione un'ulteriore serie di dati specifici, che in questo documento purtroppo mancano; partendo proprio dalla compilazione della scheda di segnalazione, che dovrebbe essere allegata a qualsiasi caso di avvistamento ufologico.
Fabrizio Rondina, HWH 22 - Voghera, 07.12.06
Note:
[1] - Vedi foto originale nella pagina web relativa all’analisi.
[2] - La totalità dei dati “metadata Exif” della foto originale si possono trovare nella pagina web relativa all’analisi.
UFO
ed Ipotesi Parafisica
a cura di Carlo Sabadin, sabinsky@tiscali.it
(Ufologo e Ricercatore, Membro Gruppo Camelot, HWH22 e Sentinel Italia) -
Pag.6
Introduzione alla Lettura
Un paio di anni fa, la pubblicazione all’interno del sito di Sentinel ITALIA, della traduzione di un importante articolo “scientifico”, relativo al cosiddetto “superamento del paradosso di Fermi”, ha determinato uno dei più lucidi interventi -che personalmente ricordi in questi ultimi anni- a firma dell’astrofisico Massimo Teodorani.
Questo contributo davvero rilevante (che potete leggere qui: http://www.sentinelitalia.org/documenti/articoli_interviste/
implicazioni%20commento%20teodorani.htm) introduce, tra le varie cose, nuove ipotesi della fisica teorica “decisamente convincenti” ai fini del superamento del noto paradosso. In particolare, tra queste diverse ipotesi, assume particolare rilevanza -nell’ottica di questo mio articolo- la teoria delle superstringhe e -soprattutto- quella della “M-brane”, che prevedono la possibilità di altre dimensioni.
Nello stesso periodo vi sono state -anche- in alcuni settori “ufologici” italiani, certe “inesatte”, anche se autorevoli, re-interpretazioni, decisamente negative, circa l’ipotesi cosiddetta parafisica -e chi scrive non è certamente un ufologo parafisico… ricordiamolo!- dove si sono dimenticate, troppo facilmente, tutte quelle implicazioni e possibilità -secondo la fisica più avanzata- decisamente “solide” e ricavabili -appunto!- proprio da quelle recenti teorie ultradimensionali appena ricordate e, specialmente, si è manifestata una conoscenza datata e superata del Vallee-pensiero.
In tal senso, mi sembra appropriato, riproporre (in una versione re-editata ed aggiornata) un ampio testo, relativo a questa tematica, che scrissi per un intervento svolto durante una Conferenza a Pavia. Era la primavera del 2003 ma, credo, possa essere ancora utile…Buona Lettura
UFO ED IPOTESI PARAFISICA
L'ipotesi Parafisica prende in considerazione l'eventualità che gli UFO facciano parte del mondo del paranormale essendo assimilabili ad altri eventi anomali ricollegabili al folklore antico e medioevale, e che riferiscono di incontri con divinità, creature ed esseri soprannaturali.
L'ipotesi parafisica è, apparentemente, l'alternativa più forte a quella extraterrestre; secondo tale concezione gli UFO non provengono da spazi siderali ma da una dimensione sconosciuta popolata da esseri intelligenti. Il primo ad elaborare questa teoria fu, all'inizio degli anni '50, il ricercatore americano Meade Layne, il quale -dopo un lungo lavoro iniziato alla fine degli anni ’40 su alcuni aspetti oscuri della “nascente” ufologia- sostenne la possibilità che dietro il fenomeno UFO si potesse nascondere un'intelligenza dalla natura sfuggente; esseri normalmente invisibili in quanto appartenenti ad una sfera energetico-vitale diversa dalla nostra, ma che possono materializzarsi e rendersi visibili ai nostri occhi, da qui i vari avvistamenti degli UFO e dei “piloti”. Tuttavia queste visioni non sono alla portata di tutti ma sembrano riguardare solo menti che hanno la capacità di recepirle, come i medium e i contattisti. Queste idee provocarono innumerevoli discussioni e polemiche ma non mancarono di fare proseliti (come lo scrittore Arthur C. Clarke). Altri cercarono di seguire le sue orme: lo scrittore Gerald Heard, l’eroe della battaglia d’Inghilterra Lord Dowding, il noto astrofisico Jessup e, più di tutti, il maresciallo della RAF Sir Victor
Goddard.
Al di là di queste “annotazioni”, per lo più sporadiche ed episodiche, una prima “vera” elaborazione della teoria parafisica si ebbe grazie a John
Keel, il quale teorizzò un complotto, teso dalla “natura invisibile” che si cela dietro gli UFO ai danni dell'uomo.
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Nei primi Anni '60 si accostò all'ufologia, entrando nell'APRO, la
più antica organizzazione statunitense, e rimase colpito dalle
massicce "ondate" di avvistamenti che si abbatterono sugli
Stati Uniti nel biennio 1964-65, al punto di decidere di dedicarsi
agli UFO a tempo pieno, con l'intenzione di dimostrarne una volta
per tutte la natura extraterrestre.
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Per tre anni, dodici mesi all'anno, sette giorni alla settimana, Keel inseguì dovunque il fenomeno, cercando di sviscerarne la natura. E più andava avanti e più si trovava immerso in un mondo fantastico e terribile di eventi curiosi e straordinari che si svolgevano sotto i suoi occhi. A poco a poco si rendeva conto che le "astronavi extraterrestri" da cui era partito non bastavano a rendere conto della complessa gamma di fenomeni legati agli UFO ed ai testimoni (che egli visitò ed intervistò a centinaia). Poco per volta la natura composita ed incredibilmente complessa degli UFO e di ciò che stava, o meglio si nascondeva, dietro ad essi divenne evidente ai suoi occhi. Poltergeist, fenomeni ESP, misteriose creature, enigmatici personaggi concorrevano a formare un incomprensibile mosaico la cui portata non si manifestava che in minima parte.
Secondo Keel, le affermazioni, spesso assurde e contraddittorie rese ai contattisti, non sarebbero altro che l'espressione dell'inganno teso da queste entità ai danni dell'umanità. Nacque così la teoria del “superspettro”, un'area di “energie” dalle quali proverrebbero gli UFO, e al cui gioco l'uomo era destinato ad essere una semplice pedina. “Qualcuno o qualcosa ha realmente il potere di possedere la mente umana - affermava Keel. Si può supporre che il piano sia di sottoporre a questo processo milioni di persone e poi in qualche giorno futuro azionare tutte queste menti contemporaneamente.” Un altro forte sostenitore dell'ipotesi parafisica fu Jacques Vallée il quale ha il merito di essere andato oltre le teorie di Layne e di Keel e di aver associato alla categoria degli avvistamenti ufologici quelli delle epoche passate degli elfi, folletti, fate, sirene, demoni e angeli. Tutte queste manifestazioni, secondo Vallée, fanno parte di unico mondo da lui ribattezzato Magonia. Il manifesto delle teorie di Vallée fu il libro "Passport to Magonia" dove catalogò le caratteristiche di queste entità e il loro rapporto con il nostro mondo: dietro il comportamento, per noi enigmatico, si cela un preciso progetto di queste entità che si estrinseca in contatti estremamente selezionati (che spesso avvengono in deserti e in zone generalmente isolate) ed infine nell'alterazione indotte nel soggetto prescelto, a seguito del contatto. È necessario sottolineare un aspetto fondamentale: i due autori pur collocandosi su di una direttrice comune mantengono alcune fondamentali differenze. Mentre Vallee si richiama, in maniera decisiva, al concetto di “mito”, Keel elabora quello di “ultraterrestrità” del fenomeno.
Negli anni settanta altri ricercatori furono attratti da questa teoria negli Stati Uniti. Jerome Clark e Loren Coleman proposero una interpretazione junghiana del fenomeno ufologico e ad essi si associò lo psicologo Scott Rogo che definì gli UFO come una materializzazione della psiche collettiva. L'esasperata attenzione per l'aspetto psicologico comportò, soprattutto in Europa, all'inizio di una nuova tendenza revisionista del fenomeno ufologico. Il fautore principale di questa nuova tendenza fu Michel Monnerie che portò agli estremi la teoria “dell'effetto riflessivo” del fenomeno ufologico elaborata da John Keel, cioè l'apparente capacità dei presunti alieni di modificare l'aspetto delle loro manifestazioni a seconda del momento storico e delle conoscenze umane. Monnerie spostò la sua attenzione dall'oggetto osservato all'osservatore, pertanto l'esistenza reale degli UFO viene negata e l'unica spiegazione che rimane è quella socio-psicologica. I testimoni degli avvistamenti sarebbero, secondo gli ufologi monneristi, dei bugiardi, oppure persone in buona fede, ma incapaci di interpretare correttamente un fenomeno spiegabile in termini convenzionali. Monnerie parlerà poi di “sogni ad occhi aperti” e di condizionamento sociale messo in opera dai Mass-Media. Il fenomeno UFO sarebbe null'altro che un mito, “la più grande leggenda metropolitana del nostro secolo”, alla cui base sarebbero malintesi, imbrogli o fenomeni naturali mal interpretati. Le teorie di Monnerie hanno diviso gli ufologi e secondo alcuni, pur essendo troppo limitative e incapaci di rispondere ad ogni caso, esse sono necessarie per rivisitare criticamente tutta la storia dell'ufologia. Il padre dell'ipotesi socio-psicologica è, però, senza dubbio Carl Gustav Jung, celebre psichiatra svizzero, che si interessò al fenomeno UFO sin dagli anni '40. Nel suo libro "Ein Moderner Mythus", tradotto in italiano nel 1960 con il titolo “Su cose che si vedono in cielo”, egli affermò che l'interpretazione psicologica del fenomeno UFO troverebbe giustificazione nel fatto che la gente vede in cielo cose che non si comportano come oggetti materiali e che hanno prevalentemente una forma rotonda. Il “rotondo” è un'espressione archetipica dell'inconscio che simboleggia la totalità, la perfezione; in ultima analisi Dio stesso. L'umanità, quindi, “proietterebbe in cielo” le proprie frustrazioni per cercare inconsapevolmente una speranza di salvezza. Queste erano le idee di Jung sul fenomeno UFO, tuttavia, con il passare degli anni e l'aumentare dei casi segnalati dai radar, dalle foto e di quelli registrati su video, egli si accorse che la sua teoria non poteva spiegare globalmente il fenomeno e in una sua intervista dell'agosto del 1958 affermò che riteneva plausibile l'ipotesi extraterrestre. Sia gli scettici sia i sostenitori dell'ipotesi extraterrestre hanno spesso speculato sulla posizione di Jung sul fenomeno UFO, dimenticando che egli si era avvicinato al fenomeno per studiarlo esclusivamente da un punto di vista psicologico, secondo alcuni però egli non era del tutto chiuso all'ipotesi extraterrestre ma per ragioni di convivenza con i vertici dell'ambiente accademico, notoriamente ostili a questa eventualità, smentì di aver mai dato per certo che gli UFO fossero di provenienza extraterrestre e smentì quell'intervista. È certo però che, diversamente dai [1] monneristi, egli non escludesse quest'ipotesi e ciò si deduce da quello che scrive nel capitolo finale del suo libro e cioè che non è escluso che “i dischi volanti siano vere apparizioni materiali, entità di natura sconosciuta provenienti dagli spazi e che erano già visibili, forse da lungo tempo, agli abitanti della Terra, ma per il resto non hanno rapporti di sorta col nostro mondo”.
Nel 1995 l'astrofisico Johannes Von Butlar durante un congresso ufologico ha rivelato di aver ricevuto un documento segreto, di cui non può provare la veridicità, che potrebbe aprire una nuova ipotesi sull'evento di Roswell. Nel documento si afferma che ciò che è caduto nel deserto del Nuovo Messico nell'estate del 1947 non era né un pallone sonda, né un mezzo extraterrestre ma una macchina terrestre proveniente dal futuro. Nel documento è scritto, inoltre, che uno degli occupanti era vivo e che disse delle cose così terribili sul nostro futuro che il governo degli Stati Uniti decise di nascondere tutta la vicenda. In questo modo avrebbero diffuso due storie parallele, una ufficiale (il pallone sonda), una ufficiosa (il disco volante) che allontanarono completamente l'opinione pubblica dalla realtà. Naturalmente tutto ciò è da verificare, ma l'ipotesi temporale spiegherebbe molte cose sull'assidua presenza di questi oggetti nei nostri cieli (ad esempio perché sono così interessati a noi) e non sarebbe meno assurda dell'ipotesi extraterrestre in quanto, per le nostre attuali conoscenze scientifiche, chi viaggia nello spazio viaggia anche nel tempo. Questa è soltanto l'ultimo caso in cui si avvalora l'ipotesi temporale, ovvero la teoria secondo la quale gli UFO non sarebbero di origine extraterrestre ma sarebbero stati costruiti (o meglio saranno costruiti) dai futuri abitanti della Terra che tornerebbero indietro nel tempo, forse, per studiare dal vero la storia dell'umanità. L'ipotesi temporale non è una novità, già nel 1957 il fisico Hugh Everet aveva proposto quella che rimase come “la teoria dei molti mondi”, secondo cui l'Universo si ramificherebbe in continuazione, dando origine a mondi o realtà parallele, ma non coincidenti, in cui lo svolgersi delle cose non segue un'unica direzione. Negli anni Ottanta, tre scienziati, Michael Morris dell'Università del Wisconsin, Kip Thorne e Ulvi Yurtsever, professori del Politecnico della California, ripresero la tesi di Everet in una pubblicazione sulla rivista specializzata “Phisical Review Letters”: “Viaggiare nel passato è stato sempre considerato impossibile perché in teoria qualcuno potrebbe uccidere i propri genitori prima di nascere e cessare così di esistere. Ma questo paradosso è evitato dalla nostra interpretazione delle tesi di Einstein. Noi suggeriamo l'esistenza di un numero infinito di universi paralleli. Il passato in cui si potrebbe viaggiare sarebbe differente da quello in cui si è vissuti”. Gli esseri che guidano gli UFO potrebbero quindi provenire da un universo “alternativo” al nostro e quindi non necessariamente il loro passato sarebbe il nostro presente. Non esisterebbero un solo passato e un solo futuro, ma tanti “passati” e tanti “futuri” alternativi, che, un po' come avviene nel film “Ritorno al futuro” di Robert Zemetiks, siamo noi a scegliere di vivere a seconda del nostro comportamento nel presente. Qualche ricercatore come l’ufologa inglese Jenny Randles è arrivato ad ipotizzare l'esistenza di luoghi, dotati di un particolare campo magnetico che favorirebbe il salto da un universo all'altro, le cosiddette “finestre ufologiche”, zone dove più di altre avvengono apparizioni di questi oggetti, ma anche luoghi come il famoso “Triangolo delle Bermude”, che, viste le molte sparizioni misteriose di aerei e navi, potrebbe essere uno di questi luoghi di “passaggio” tra la nostra realtà è un Universo differente.
In questo la teoria temporale sarebbe l'estensione di quella parafisica le cui basi teoriche risiedono nel Vallee, del periodo parafisico, ed in John Keel. In "Operazione cavallo di Troia" (MEB 1975), Keel non sembra incline ad accettare la spiegazione che gli UFO si stiano, semplicemente, divertendo -pur non scartando tale ipotesi- e ritiene, invece, che le loro “motivazioni” abbiano a che fare con una sorta di raccolta di informazioni che utilizza sistemi ingannevoli. Tale interpretazione “sembrerebbe” risultare perfettamente coerente con le analisi che abbiamo fatto, precedentemente, in relazione al “camuffamento” operato dagli OVNI nei diversi periodi storici, e gli UFO diventano, così, il prodotto di una misteriosa intelligenza, estranea al genere umano, che persegue fini, a noi sconosciuti, tramite strumenti e manifestazioni di ordine parafisico. Interessante, poi, la connessione tra UFO e parapsicologia (intesa nel senso più ampio: credenze, magia, apparizioni, ecc.) che Keel riesce ad evidenziare e che, a mio parere, dovrebbe essere ripresa ed analizzata anche oggi. Tuttora si tende, da parte degli ufologi, a differenziarsi da spiritisti ed occultisti; e d'altra parte i parapsicologi guardano con distaccata superiorità gli UFO, forti del fatto che la parapsicologia sarebbe una scienza riconosciuta fin dal 1969. Eppure non è tanto straordinario che Keel asserisca che a suo parere gli UFO dovrebbero essere studiati dai parapsicologi piuttosto che dagli ufologi. Certo è una concezione totalmente nuova dell'ufologia come branca delle ricerche psichiche, ma Keel non è stato il primo a puntualizzare le correlazioni tra paranormale ed UFO. Spesso infatti -racconta la casistica- i testimoni (specie di atterraggi) sembrerebbero rivelarsi dei soggetti "dotati" di capacità paranormali (per lo più precognitive e taumaturgiche), o le acquisirebbero dopo l'esperienza ufologica. Molto spesso le loro case vengono "infestate" e talvolta si scopre che essi sono sempre stati al centro di strani eventi. Un'influenza diretta degli UFO sulla mente è stata descritta in molti casi e non solo dai contattisti.
Quanto a costoro, i "messaggi" ricevuti sono straordinariamente simili a quelli delle sedute medianiche dettati da sedicenti spiriti disincarnati.
| Sempre più spesso in queste sedute parlano "extraterrestri", ed i contattisti per sola via telepatica sono in netto aumento. Anche la telecinesi gioca un certo ruolo in ufologia, e non dimentichiamo che alcuni soggetti molto noti (come Uri Geller) hanno attribuito agli UFO i loro "presunti poteri". |

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Di tutto ciò da qualche tempo si stavano rendendo conto vari ricercatori, anche se non nell'ambito di una visione così complessiva.
E, contemporaneamente, altre fenomenologie e “situazioni collaterali” alla manifestazione UFO, come i racconti relativi ai fantomatici “Uomini in nero” (MIB), possono rientrare all’interno dell’ipotesi generale. A dare particolare voce alla tesi secondo la quale i MIB non sarebbero stati semplicemente agenti governativi ma anzi un’emanazione dello stesso fenomeno UFO, fu poi lo scrittore John Keel, nell’ambito delle sue teorie parafisiche secondo cui non si tratterebbe affatto di visitatori dallo spazio ma di esseri che da sempre vivono sulla Terra, in una sorta di universo parallelo al nostro. Proprio Keel è stato il primo a diffondere l’uso della sigla MIB per indicare i
Men in Black, ed il primo a parlare dei “fotografi misteriosi” che abbagliavano i testimoni con misteriosi
flash (un tema centrale nella recente pellicola cinematografica).
Ma, ritornando all’oggetto di questa ricerca, dobbiamo necessariamente sottolineare come l’ipotesi parafisica, pur fornendo spunti notevoli alla ricerca, rimane un approccio -esattamente come gli altri- tutto da verificare e dimostrare. Anche all’interno di nuove e recenti interpretazioni, di stile new-age, miranti ad individuare gruppi di “alieni” in diverse fasi “evolutive” o, meglio, su differenti livelli dimensionali che, nella scala più alta, opererebbero condizionamenti
positivi, finalizzati ad un’accelerazione dello sviluppo evolutivo, anche ricorrendo (tramite le abductions) a modificazioni di tipo genetico (questo è, peraltro, il messaggio sostanziale comunicatomi, in alcuni casi in analisi, da alcuni microcontattisti e/o addotti). Questa è sostanzialmente l’ipotesi finale di Colin Wilson che si ricollega ad altre, meno recenti, interpretazioni come quella di Minazzoli, relativa alla cosiddetta “tecnica puntiforme” che riguarderebbe i moltissimi “micro-contattisti” in ogni parte del mondo, o le singolari analogie che, alcuni ricercatori, individuano fra i crop circles ed i simboli usati nella cultura esoterica, il che li indurrebbe a pensare che, se davvero si tratta di un'opera messa in atto da creature ultradimensionali, queste stanno cercando anche di richiamare la nostra attenzione sul patrimonio del sapere ermetico. Ma anche in lavori, “scientificamente più accettabili”, come quelli del "Project Omega" di Ring, dove vengono evidenziati legami sorprendenti tra diverse categorie di incontri straordinari (NDE e IR), possiamo assistere a “scivolate” verso concezioni teosofiche/parafisiche quando si ammette che determinate trasformazioni influiscono sul funzionamento fisiologico, sul sistema nervoso, sul cervello, sui processi mentali, “in modo da permettere che si manifesti un livello di umanità superiore”. Si potrebbe ritenere che questi incontri straordinari rafforzino la religiosità in senso lato e i dati di Ring affermano che ciò che si riscontra è una aumentata spiritualità qualcosa che i partecipanti "attivi" hanno ammesso come l'esistenza di "forze superiori", qualcosa che orchestra le loro esperienze e che avrebbero come scopo quello di risvegliare nell' individuo l'esistenza di un disegno cosmico concernente la vita del pianeta: il disegno di una Intelligenza. Un discorso lungo che ci riporta all'esperienza sciamanica di iniziazione e resurrezione. E, J. Allen Hynek, professore di astronomia presso la NorthWestern University, nel 1979, in Brasile afferma: “I ricercatori UFO hanno un paradosso, proprio come i fisici hanno un paradosso sulla "luce". La luce è sia una particella che un’onda”. A detta di Hynek, lo stesso accade nelle ricerche ufologiche: i dischi volanti sono fisici e psichici”.
Ma proviamo a fare un passo indietro. Il movimento di pensiero sorto sulla scia di Keel e di Vallée divenne noto come "ufologia nuova" e consiste, in linea generale, nel considerare il legame fra le varie "branche" dell'insolito, accantonando l'ipotesi extraterrestre in favore di altre origini più vicine e al tempo stesso più lontane da noi. In particolare, Vallèe proponeva, contemporaneamente, un legame strettissimo fra UFO e folklore, individuando nella mitica terra di Magonia il luogo d'origine di una realtà fenomenica, che a differenza di quella di Keel sarebbe da noi interpretata a seconda del nostro contesto culturale. Col tempo, Vallée arriva ad un'ulteriore tappa del suo pensiero, espresso in forma compiuta nel 1975, con la pubblicazione del libro
"The Invisible College". La realtà del fenomeno non viene messa in dubbio, ma la sua vera natura risulterebbe mascherata. Gli UFO si comporterebbero come un
"sistema di controllo" che influenza l'evoluzione spirituale dell'umanità puntando ad un graduale ampliamento della nostra coscienza. D'altra parte questo è il periodo in cui Vallée, che lavora all'Università di Stanford, è maggiormente influenzato dall'interesse per la parapsicologia, e a sua volta influenza in questa direzione Allen Hynek. Nel 1979 Vallée pubblica un nuovo libro, più controverso ancora del precedente, intitolato
"Messengers of Deception - UFO Contacts and Cults" (anche questo tradotto in Italia, col titolo
"Messaggeri di illusioni: il culto degli UFO", Sperling & Kupfer 1984). La preoccupazione dell'autore è rivolta alle implicazioni sociali dell'ufologia. Accanto alla componente fisica (gli oggetti osservati e la loro causa) e a quella psicologica (relativa ai singoli testimoni), Vallée vede infatti un effetto sociologico (a livello di massa) del problema UFO, che sarebbe manipolato o comunque sfruttato da qualcuno - i servizi segreti delle varie nazioni o qualche tipo di società segreta - per secondi fini. Per sostenere tale tesi, punta soprattutto su un'analisi di aspetti apparentemente marginali: le sette cultiste create attorno alle figure carismatiche dei contattisti (che rappresenterebbero una forma di "nuova religione", non spontanea ma manipolata) ed i misteriosi casi di mutilazione del bestiame che negli anni '70 hanno invaso l'America (e che sarebbero un aspetto della
tecnologia psicotronica rappresentata dal fenomeno UFO: eventi fisici usati per influenzare la coscienza delle persone).
Nel 1991, arriva
"Revelations: Alien Contact and Human Deception". Questo è, in sostanza, un seguito di
Messaggeri di illusioni.
| La tesi di fondo, di per sé affascinante, è che qualcuno di molto terrestre usa il problema UFO per operazioni di
intelligence, con intenti di disinformazione (mascherare come UFO esercitazioni ed operazioni militari segrete), di esperimenti di guerra psicologica (condizionamento degli ufologi mediante diffusione di falsi documenti ufficiali) e forse perfino di provocare cambiamenti sociali. |

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Tutto ciò ci porta ad un risultato decisamente interessante e comunque NON elimina l’aspetto non convenzionale del fenomeno. Forse l’ipotesi parafisica è, in realtà, una pseudo-ipotesi o, meglio, un insieme di fenomeni che caratterizzano -o possono tipicizzare- manifestazioni che rientrano all’interno di altre “supposizioni” ufologiche senza per questo divenire una “struttura” autonoma ed indipendente. Semplici forme -o “sovrastrutture”- che appaiono nelle più controverse conclusioni relative alle abductions, o nelle affermazioni di Steven Greer circa la possibilità “attiva” di interazioni negli esperimenti di Incontro indotto (IR 5). Forse, per usare un’espressione molto usata -ed abusata- una tecnologia (qualunque sia la sua “origine”) estremamente avanzata verrebbe alla fine scambiata -da chiunque non dotato di tale tecnologia- per “semplice” magia.
Credo che la “verità” sia, davvero, ALTROVE.
NOTE e Riferimenti
- C.Wilson, “Dei dell’altro universo”, Piemme, 1999.
- P.Toselli, “Jacques Vallee e l’ufologia Parafisica” (Vedi: http://www.arpnet.it/ufo/vallee.htm
Fonte CISU).
- Vedi: http://crea.html.it/sito/andreastorti73/7.htm
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- F.Ossola, “L’UFOLOGIA, le teorie e i fatti", Longanesi & C., 1978.
- G.Settimo, R.D’Amico, E.Russo, Presentazione all’edizione italiana di: John A.
Keel, “Creature dall'ignoto - Manuale di zoologia
misteriosa”, Roma, Fanucci 1978.
- J.Randles, “La piccola grande Enciclopedia degli UFO”, ECO.
- G.Colaminè, “L’ufologia e le metascienze. Alla ricerca di un punto
unificante”. Relazione presentata al Convegno di San Marino. Vedi:
http://users.libero.it/specchiomagico/articolocolamine.htm
.
- C.Sabadin, in “Dal contatto al cultismo” sul sito della Pravda Italia.
- N. Conti, “Ring ed il Progetto Omega”. Vedi: http://village.flashnet.it/users/rm5992ax/ring.htm
.
- E.Russo & P.Toselli, “Chi ha paura dell’Uomo in Nero? Ritorna il mito dei Men In Black. Ecco la loro storia tra leggenda e realtà”. Vedi:
http://www.ufo.it/testi/mib.htm
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