Numero 11, Anno 2007
Camelot Chronicles

 

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Streghe a Cosenza? 
a cura di Paolo De Gaetano, centroricerchecs1@libero.it (
Membro Gruppo Camelot, Responsabile Centro Ricerche Leonardo Da Vinci Cosenza1 e Calabria e Componente del Gruppo Stargate Toscana) - Pag.2

Spesso associata a una bellezza innaturale , ammaliante, che quasi incute paura, un fare misterioso, e quelle pratiche fuori dalle comuni regole di vita , l'astrologia, la magia, i sabba, i segreti libri neanche nominabili, i gatti, i gufi, le foreste, i voli, e un signore oscuro da servire…questa è la strega del XV secolo colei che tra il 1450 e il 1700 ebbe il suo storico e tormentato momento.
E' superfluo ma bisogna ricordarlo che tutto ciò che fu sinonimo di oltre le regole di comune vita religiosa e rispetto rigoroso e spesso offensivo anche per la propria persona , era per quei tempi l'unico modo di dover essere, non si concepiva né la possibilità di letture diverse da quelle che erano i canoni dei tempi, ne tantomeno fare cose diverse da quelle che erano le solite cose di tutte le donne ( ma anche degli uomini ) di quei tempi, bisognava stare dentro i "limiti" dettati e fatti rispettare anche in maniera dura da una azione religiosa spesso soffocante e che purtroppo per quei tempi dove trovò terreno fertile, anche esasperata e ferocemente distruttiva di tante vite umane.
Certamente non ci furono solo sfrenate caccia alle streghe e torture per le stesse, che ne subirono tante e orripilanti nei modi, ma in un periodo così buio come quello medioevale ebbero ci fu poco spazio per altro.
Oggi per non dilungarci in un argomento vasto e non certo riassumibile in un piccolo articolo, ci sono chi delle magia ha come strega, modificato o completamente reimpostato la metodologia, leggo del Wicca che opera come magia bianca, nessun fine diverso o strane pratiche, altre si ergono a fautrici degli spiriti dei boschi e del mondo elementale, insomma né sacrifici, né messe nere, una lettura magica, diversa, spirituale, del mondo magico.
Questa piccola parentesi mi permette di riprendere un articolo apparso sulla Provincia Cosentina del 17/09/2000 dove mettono in risalto fatti che si svolgono in una località del centro Cosentino riconosciuta come una sorta di ritrovo delle streghe, la zona interessata è il Vallone di Rovito.
Il Vallone di Rovito, zona boscosa dentro la cittadina di Cosenza, qui scorre il fiume Crati a due passi dalle zone storiche del Risorgimento.
Da almeno dodici anni ad ogni congiunzione lunare propizia sembra che le streghe si riuniscano per celebrare quei rituali sabbatici atti a propiziare divinità magiche che secondo l'articolo hanno dei risvolti " neri " ma la vera natura non è di certo saputa perché potrebbero essere come abbiamo detto già sopra delle cultrici della natura.
Qui si svolgerebbe, se Sabbatica, una lunga cerimonia iniziatica a celebrazione di queste forme di divinità magiche, ed almeno quattro volte all'anno, in coincidenza dei solstizi si incontrano per questa liturgia, sfruttando la presenza di un a chiesetta chiusa e sbarrata, dove si accede da un percorso di almeno un chilometro, un posto angusto ed anonimo che costeggia la riva destra del fiume Crati passando per il monumento dedicato al sacrificio dei fratelli bandiera, che qui furono fucilati storicamente.
La zona si presenta vasta e alberata, una piccola Sila lustrata per i cosentini; qui resti di cerimoniali erano presenti e sparpagliati qua e là, ad identificare la presenza ieri come oggi?
Di questi incontri cerimoniali.
Il recinto che accompagna il viatico sale verso la chiesetta e la sua lontananza dall'abitato garantisce/garantiva riservatezza.
Si sa, che una voce autorevole, ha datato come finiti in questa zone i "fatti" dal 1998, ma segni rituali anche nelle zone storiche cittadine sembrano ancora esistere.
A Santa Lucia, un quartiere della città vecchia (si dice…) sopravvivono i simboli delle streghe, disegni con raffigurazioni tipiche indicano segni convenzionali delle case prescelte.
Non è un caso che nella città vecchia operano ancora tarocchiate e fattucchiere, spesso frequentate da signore dell'alta borghesia, e di personaggi che sembra abbiano poteri paranormali.
Le pratiche del Vallone sono una spia di una presenza del magico intorno a noi e non solo a Cosenza, ma in tutto il mondo, una forza che si muove e vive alla costante ricerche di energia vitale, di forza, per manifestarsi, ed è presente in ogni minuto del nostro vivere quotidiano, questo deve farci riflettere a non abbassare mai la guardia , ad essere attenti a ogni piccola variante di fatti e situazioni che possano diventare strani e anomali , facendo in modo che tutto scorra nei margini di legalità, senza aver paura di queste cose, ma augurandoci che siano manifestazioni spirituali col solo fine di essere in sintonia con la natura del mondo elementale. 





Crop Circles: Gocce di Pura Meraviglia 
a cura di Andrea Feliziani, gaellic.g@tiscali.it (ricercatore crop circles, fotografo e scrittore) - Pag.2

(NdR: foto di Andrea Feliziani)
A poco a poco, con il passare del tempo ed in silenzio, guardare oltre il proprio mondo diventa necessario; si incominciano ad avvertire certe sfumature. È affascinante: non si tratta solo di grano, di corpi, cibo e materia. I simboli non fanno parte semplicemente del nostro quotidiano, ma si perdono nei “luoghi intricati” della nostra memoria e della nostra cultura.
Siamo in Inghilterra, quel brulicante luogo a cavallo tra reminiscenza e visione che per la prima volta in epoca moderna (circa quaranta anni or sono) vide le prime forme geometriche stagliarsi tra i cereali ormai maturi. Siamo in Inghilterra dove si sono intersecate, nel corso degli anni, miriadi di culture, leggende, tradizioni e miti. Un crogiolo di idee e contraddizioni da cui oggi nasce il mondo dei Crop Circles.

Sono gocce di pura meraviglia che, da un giorno all’altro, rimangono impresse in maniera sorprendente nelle coltivazioni di cereali del Wiltshire.
Oggi, a ridosso del fiume Avon c’è ancora qualche vecchio contadino che giura di avere strane visioni nelle notti d’inverno: “solitari viaggiatori scompaiono tra le pietre di Avebury”, mentre “poco lontano dal villaggio, i cacciatori di streghe oggi si aggirano sui prati a bordo di moto e fuoristrada”. Pochi luoghi vantano un repertorio di storie particolari come il Wiltshire.
Sono luoghi dove il mondo non è chiuso dalle pareti di una stanza, dove i canali inesorabilmente fluiscono verso il mare e le parole sgorgano dalle profondità della memoria; sono luoghi dove lo sforzo instancabile tende le braccia verso la perfezione e la mente è indirizzata verso pensieri ed azioni sempre più grandi.

Le prime tracce dell’esistenza di inspiegabili impronte nei campi coltivati sono reperibili intorno alla metà degli anni sessanta, quando vennero scattate alcune fotografie dove potevano essere osservate delle impronte circolari di coltura appiattita sul terreno.
Ai primi e semplici cerchi si aggiunsero coppie e formazioni di tre, quattro, cinque cerchi, spesso collegati tra loro da stretti corridoi. Dal 1990 tali formazioni evolsero in disegni sempre più complessi. Ciò che contraddistingue, e ha contraddistinto, i Crop Circles fin dalle origini del fenomeno, è la prevalenza di forme circolari all’interno delle quali le spighe sono piegate e adagiate a terra in flussi spiraliformi dalla precisione straordinaria.
La zona interessata dalla piegatura, che avviene approssimativamente al livello del terreno, alcune volte non presenta la rottura delle fibre, condizione che permette alla pianta, seppure con difficoltà, di portare a termine la sua crescita. 
I nodi nei fusti dei vegetali, all’interno delle formazioni, presentano degli ingrossamenti e degli allungamenti. Alcuni studiosi mettono in relazione tali anomalie con l’ipotetica energia presente all’interno dei Crop Circles; mentre altri ricercatori le giustificano con lo stress che le piante subiscono nella loro naturale crescita verso il sole, disturbata dalla nuova condizione di orizzontalità.
I circuiti elettronici rovesciano oggi, continuamente, il regime del “tempo” e dello “spazio”, e riversano su di noi istantaneamente le finzioni e le preoccupazioni di tutti gli uomini.
Crop Circles: geometrie sacre progettate dai nuovi profeti della cabala? Opera di logge massoniche che sperano di recuperare, tramite il libero ed incondizionato utilizzo della geometria, la loro spiritualità? Tracce di UFO o di energie di natura sconosciuta? Un messaggio per elevare la coscienza dell’uomo? O ancora, moderne espressioni di gruppi appartenenti alle correnti New Age e Next Age? È questa una fotografia della nostra contemporaneità dove lo spazio si restringe e il tempo si dilata. Oggi se abbiamo sempre la sensazione che stia accadendo qualcosa è semplicemente perché ne siamo informati in maniera continuativa. Ogni giorno i Crop Circles, soprattutto nei mesi estivi, sono al centro di dibattiti e discussioni.
Un’altra brutta invenzione dell’uomo? Un utensile dall’utilizzo dubbio oppure l’astrazione artistica generata da una natura strana e convulsa?
L’uomo, quando la smetterà di voler dare un nome a tutto?
I Crop Circles, come il frammento di una nebbia densa e rivelatrice, riescono oggi a far sospirare in vecchiaia, a far piangere in gioventù e a fare in modo di potersi sentire vivi ogni giorno. Muovono masse di persone da tutto il mondo per farle incontrare nelle campagne del Wiltshire, portano con loro interminabili momenti ma sanno anche toglierti il respiro nell’intrico di ciò che nell’immediato sembra incomprensibile.
Ogni anno, all’apparire di queste impronte “magiche” sulle messi ormai imbiondite, il popolo degli appassionati, per tacito accordo o tramite la rete web (www.cropcircles.it), raggiunge questi luoghi meravigliosi e incantati fatti di siti preistorici e simbologie celtiche che oggi vengono resi ancor più misteriosi dalla vicinanza delle straordinarie forme dei Crop Circles.
Le geometrie che vengono ritrovate nelle campagne inglesi sono per i loro visitatori icone impossibili, frasi impreviste da cogliere, che afferrano, uccidono e levigano i sogni mentre disegnano l’irreale.

L’Inghilterra Meridionale diventa la meta per una moltitudine di persone alla ricerca di un qualcosa che vada oltre la pura fisicità della materia ma dopo anni di informazioni limitate e tra loro incoerenti, con costanti riferimenti al fenomeno U.F.O. in genere, oggi, quel che conta per il viaggiatore dei cerchi non è più la “pura” risposta ai propri quesiti ma il percorso, più o meno accidentato, che egli compie in direzione di questa risposta.
Discutere animatamente con i croppies, così vengono chiamati gli appassionati che ogni anno da Maggio a Settembre visitano le forme geometriche di coltura appiattita ritrovate nei poderi agricoli inglesi, tra il fango e la pioggia di una Inghilterra a volte non troppo ospitale, passeggiando tra le pietre Sarsen disperse nel Wiltshire o semplicemente riposandosi al tepore degli ambienti coperti del Barge Inn (un delizioso locale frequentato dagli appassionati del fenomeno), tra mappe e fotografie, significa partecipare con centinaia di racconti al “racconto” che rinchiude in sé la storia del fenomeno Crop Circles.
L’universo dei croppies non si esaurisce semplicemente tra le messi mature dell’Inghilterra Meridionale: essere croppie è sinonimo di una particolare ricerca spirituale.
Davanti a qualche pianta di grano schiacciata a terra accade veramente di tutto e protagonisti o semplici comparse ce la mettono davvero tutta nel sostenere le proprie ipotesi come se ne andasse della loro vita. Forse il surreale supera il reale più volte di quante riusciamo ad immaginare e forse, le geometrie impresse nei raccolti, affascinanti e al tempo stesso misteriose, in un modo o nell’altro rappresentano davvero un mezzo per elevare la coscienza dei loro visitatori. Ma la storia va ben oltre ed è il potere degli autori dei cerchi che dona “forza” e visibilità ai cerchi stessi. È il potere dei nuovi druidi che oggi si radunano occultamente in logge che, nel corso degli anni, si sono trasformate da chiuse in segrete.
La sigla LSD (Lisergide Acetil-Dietilamide) indica null’altro che dietilamide dell’acido lisergico. Un semplice alcaloide. Una sostanza chimica come tante altre. Ad alcuni “amici” che ne facevano uso per poi andare nei campi di notte e per poi assaporarne appieno gli effetti risposi: “vengo volentieri”. Andai, in quella e in altre occasioni, fortunatamente riuscii a rifiutare ogni volta le offerte di droghe senza che nessuno si offendesse in maniera particolare: il “mestiere” dell’antropologo spesso necessita di prescindere dall’illusione sociale del lecito e dell’illecito. È Luglio e in Inghilterra di notte indossiamo giacconi di jeans foderati di finto montone, capelli di lana e spesse sciarpe lavorate a maglia.
Sulle orme della geometria “degli Dei” molti ritrovano quella strada che temevano essere perduta per sempre. 
Si possiede sempre un pensiero o un ricordo di quello che non c’è più, oppure di quello che è semplicemente esistito nella mente, oramai cancellato o modificato sia dalle esperienze che dal tempo. Si ha sempre la tentazione ricordare quello che si è perso o di ricostruire ciò che non si riesce a ricordare a costo di inventarlo di nuovo per poi celebrarlo ancora una volta.
La ricerca è stata intrapresa in collaborazione con la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma e dopo dieci anni di ricerca sul campo ha condotto alla pubblicazione del volume Persi Nella Memoria [1].

Al fine dello studio sono state raccolte nei luoghi maggiormente interessati dal fenomeno una serie esclusiva di testimonianze, fotografie, informazioni, osservazioni e prove oggettive, ma tutto questo non è stato sufficiente e, per caratterizzare una serie di avvenimenti dai contorni così incerti, i ricercatori si sono parzialmente mescolati con la realtà in corso di studio, tramite l’utilizzo di una tecnica di indagine nota in antropologia e denominata “Osservazione Partecipante”. L’osservato e l’osservatore si confondono, lo studioso diventa parte integrante del fenomeno in esame e il fenomeno parte dello studioso. Certo deve sempre esistere in fondo all’animo del ricercatore una buona dose di autocontrollo e distacco affinché la materia oggetto del sua ricerca non si tramuti in suggestione.
Diventa necessario fare cadere le ultime barriere tra l’osservato e l’osservatore trasformando lo straniero/studioso in abitante stesso dei luoghi in esame.
La questione, una volta nel Wiltshire, ha presupposto un integrale cambio di prospettiva rispetto alla realtà che si era prospettata prima della partenza e, cominciando da tutte le teorie che hanno generato lo studio, si è ricercato un distacco netto dagli iter già percorsi dagli altri studiosi che non hanno prodotto risultati accettabili.
È stato fondamentale un costante riferimento nei confronti delle ipotesi iniziali, possedendo al tempo stesso l’intuizione necessaria ad immaginarne alcune straordinariamente inattese e l’accortezza nel decidere di dimenticarne altre in maniera selettiva.
Il risultato è una finestra su un mondo certamente di frontiera dove U.F.O. e forme di energia non conosciuta difficilmente faranno la propria comparsa, ma dove il “mistero”, per chi ne è ancora alla ricerca, risiede tra gli oggetti, le abitazioni, i luoghi e soprattutto tra le parole dei loro abitanti. Parole a volte sussurrate, proferite di notte tra le campagne spesso desolate; parole che spesso si trasformano in preghiera e nella speranza di poter condividere insieme agli altri una sorte apparentemente comune.
L’idea della ricerca, in ambiti così specifici, spesso si mescola con quella del viaggio. E un viaggio di fine luglio attraverso la Gran Bretagna lascia modo di riflettere, di soffermarsi sulle differenti realtà degli altri e infine di poterle confrontarle con il mondo in cui tutti i giorni ci troviamo a vivere. Un viaggio certo carico di imprevisti, ma spesso semplicemente per una questione di aspettative che nascono da strade diverse da quelle in cui infine vanno a convergere. Il viaggio infatti si trasforma, le tappe si modificano ed i giorni segnano la capacità di riflettere di alcuni viaggiatori.
Guidato dall’evidenza di ciò che lo circonda, colui che compie il viaggio si ritrova nei Pub o all’interno delle stupefacenti impronte geometriche con i vestiti fradici di pioggia, è costretto a comunicare, ad osservare, ad interrogare e ad interrogarsi fino a quando le motivazioni che avevano indotto inizialmente l’esplorazione del fenomeno vengono meno. Da un lato perché si arriva ad intuire che la realtà dei luoghi in esame è ben diversa da quella che la letteratura specializzata propone ossessivamente con tanto di continui riferimenti al fenomeno U.F.O. ed energie alternative in senso generale, dall’altro perché la componente umana ed emozionale dei mondi che i Crop Circles ogni anno riescono a creare e ben più interessante e affascinante di quanto si possa in un primo tempo immaginare.
I Crop Circles rappresentano una via che conduce ad un’“uscita dal mondo”, almeno così come viene percepito dalla maggior parte della popolazione occidentale. E i croppies sono costantemente in bilico tra i primordi cifrati dei megaliti inglesi e la realtà virtuale rappresentata dai cerchi nel grano; tra il simbolismo nascosto delle rune e le disquisizioni di carattere biologico relative ai cereali interessati dallo sviluppo delle formazioni.
Il 2006 ha offerto solamente qualche manciata di formazioni nelle coltivazioni inglesi e, oggi, nei dibattiti televisivi, ma anche nelle “vetrine espositive” che alcuni siti web offrono, raramente si discute, spesso si annuncia. Se i Crop Circles non vengono quasi più ritrovati nelle campagne inglesi poco importa c’è chi li “annuncia” disegnati su un muro di un palazzo, sull’asfalto, nell’acqua e nell’asfalto.

Persi Nella Memoria
La verità sui cerchi nel grano. Cosa sta dietro a questo decennale mistero, e perché esercita tanto fascino a livello globale.
È l’oggetto della ricerca sul campo che due studiosi, Andrea Feliziani e Gabriella Giunta, hanno realizzato nel Wiltshire, nel cuore della campagna inglese, per scoprire la verità sul fenomeno “Crop Circles” che ha ispirato tanti libri e film e che è stato capace di attrarre tante persone da tutto il mondo.
Dalle tiepide e dorate distese di cereali del Wiltshire, nell’Inghilterra Meridionale, alle gelide nottate percorrendo sentieri che si protendono verso un passato ormai remoto.
Persi Nella Memoria attraversa nel suo cammino i luoghi che da sempre hanno fatto la storia del fenomeno Crop Circles, transita là dove improvvisamente vengono ritrovate, tra le messi ormai giunte a piena maturazione, quelle impronte geometriche dalle fattezze sorprendenti, passa però anche all’interno dei locali di socializzazione creati dagli appassionati del fenomeno e nei grandi spazi destinati ad eventi ed incontri “scattando una fotografia” della nostra contemporaneità: quella sottile “striscia” di eventi, pensieri ed intuizioni a cavallo tra passato e futuro.

[1] Persi Nella Memoria, Andrea Feliziani e Gabriella Giunta, Macro Edizioni, 168 pp., € 18. www.cropcircles.it e www.macroedizioni.it 

Andrea Feliziani
Andrea Feliziani: Si interessa al fenomeno Crop Circles dal 1989. Il desiderio di conoscenza e la preparazione matematica e fisica conseguita con gli studi in ingegneria civile hanno influenzato notevolmente l’impostazione della sua ricerca che, dal 1997, svolge sul campo attraverso l’applicazione degli strumenti dell’ indagine scientifica ed antropologica. Fotografo e scrittore, da anni studia l’antropologia delle società complesse.








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