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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi Collaboratori
UFO: La Verità Scomoda
a cura di Paolo Bolognesi, paolobolognesi@email.it
(Ufologo e Ricercatore, Presidente Sentinel Italia e Membro Gruppo Camelot)
- Pag.2
Perché questo libro.
Perché questo titolo.
Perché una “Verità Scomoda”.
Tre punti fondamentali per far conoscere il sottoscritto (per chi non lo conoscesse già) e la propria visione dell’ Ufologia e della ricerca ufologica.
Punto primo: PERCHE’ QUESTO LIBRO
Dopo oltre trenta anni di ricerca, di confronti, di riscontri e di valutazioni, ho deciso di mettere sul tavolo quanto da me raccolto fino ad ora, in modo razionale, obiettivo, senza pregiudizi di sorta, ma solamente basandomi su fatti concreti.
In oltre tre decenni di ricerca posso dire di aver visto e sentito di tutto in ambito ufologico, sia come dati raccolti che come gestione del fenomeno da parte di cosiddetti “ricercatori”, o “ufologi”, come veniamo definiti.
Sono sempre stato un “ufologo scettico”, i casi “ad effetto” hanno sempre suscitato in me un senso di diffidenza, se non addirittura di ripudio; ho sempre mantenuto le distanze da certi filoni “esotici” dell’ ufologia, quali il contattismo, le abduction, le ricerche su improbabili “propulsioni di dischi volanti”, la classificazione di diverse presunte civiltà aliene e, ultima entrata, “l’ esopolitica”.
Sono per un’ ufologia concreta, seria, scientifica e non “ ad effetto”.
Non mi interessano “le sparate a sensazione”, gli strilli di una “gola profonda” o un ex politico o ex militare che decide di rivelare “il segreto degli UFO”.
Cerco solo di dare una spiegazione a quegli oggetti che vengono definiti UFO.
Qualunque sia questa spiegazione.
Al contrario, il 99 % degli ufologi, italiani ed internazionali, danno, ed accettano solamente una spiegazione per detto fenomeno: l’ ipotesi ETH.
Possibile, certo, ma ad oggi non disponiamo di UNA PROVA TANGIBILE E CONCRETA che possa confermare questa ipotesi.
Ed allora, perché la comunità ufologica italiana, ed internazionale, appoggia, senza mezzi termini questa ipotesi?
Un’ ampia spiegazione, vista sotto diversi aspetti, la illustro nel mio libro.
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Punto secondo: PERCHE’ QUESTO TITOLO
Quando si parla di qualcosa “di scomodo” è perché per qualcuno ciò che viene detto, spiegato, illustrato, può risultare deleterio, può sminuire, smontare, o addirittura distruggere ciò che fino ad ora è stato creato.
Ma se questo, nonostante tutto, alla fine avviene, è perché alla base di quanto finora è stato costruito risulta poco o nulla; prevale l’ inconsistenza dei fatti presentati.
Questo è il mio obiettivo, dopo anni di studio e ricerca; separare la seria ricerca e l’ impegno di ogni ricercatore dal bailamme dell’ ufologia odierna, costellata da ogni sorta di “scoop”, magari creato ad arte, pur di apparire prima di altri.
Una “Verità Scomoda” che farà sobbalzare molti dalla propria poltrona, e non sapranno se quando ricadranno la troveranno ancora sotto di loro !
Punto terzo: PERCHE’ “UNA VERITA’ SCOMODA”
Scomoda soprattutto per chi ne ha una da nascondere, e sia in Italia che nel mondo ve ne sono parecchi.
Scomoda perché smonterebbe il loro castello di carte, costruito su un’ intelaiatura di mero interesse personale, che con la ricerca ufologica nulla ha da spartire.
Scomoda perché in tal caso, molti “ufologi” si ritroverebbero in braghe di tela.
Scomoda per gli altri.
Non per me.
Qui sotto due brani estrapolati dal mio libro.
Capitolo 2°: “UFO – La Verità Scomoda”
“60 anni di U.F.O.
E 60 anni di ipocrisia da parte dei cosiddetti “addetti ai lavori”.
So che sono parole forti, ma non è nella mia natura comportarmi come quelle persone le quali, pur essendo a conoscenza che una certa cosa non possiede i requisiti per essere considerata reale continua a sostenerne la causa per meri interessi personali.
Quindi, a questo punto della mia esperienza ufologica, mi sento in dovere di esprimere la mia opinione riguardo al fenomeno U.F.O.
Questo mi procurerà nemici nell’ ambiente (oltre a quelli già esistenti), ma è il prezzo che dovrò pagare poiché sono una persona che non riesce a fingere, che non riesce ad approfittare di una situazione “di comodo” per poterla sfruttare.
Non sono ipocrita per natura ed ho sempre manifestato il mio pensiero, indipendentemente da chi mi trovavo davanti.
La mia vita l’ ho vissuta sempre così…”a muso duro””.
Capitolo 11°: “Manca la Pistola Fumante”
“Quindi, da persona razionale quale ritengo di essere, ho sviluppato, a fronte delle mie ricerche, quale spiegazione del fenomeno U.F.O., quella più possibile, più vicina a noi, e non solo perché… si trova sul nostro pianeta, ma perché… è il frutto di un’ azione di controllo delle masse da parte dei poteri occulti che muovono il nostro pianeta !
Parlo di quello che io ho chiamato “Il Grande Inganno”.
Con questo termine ho definito il piano di strumentazione delle masse perpetrato al genere umano da parte dei Governi che presiedono le Superpotenze, in particolar modo gli USA.
Il primo fautore di questa ipotesi è stato Jacques Vallée, nella sua trilogia “Dimension”, “Confrontation” e “Revelation”, e nel suo ultimo lavoro “Stratagèm”.
L’ elaborazione di questo lavoro di Vallée, associata a quelli di Vesco e Coppetti, con una conclusione del tutto personale riguardo alla “sopravvivenza” del fenomeno U.F.O. fino ai giorni nostri, è, secondo il parere del sottoscritto, LA SPIEGAZIONE al fenomeno U.F.O.”
Così è per me, se vi pare.
Filadelfia Experiment
a cura di Carlo Sabadin, sabinsky@tiscali.it
(Ufologo e Ricercatore, Membro Gruppo Camelot, HWH22 e Sentinel Italia)
- Pag.8
[NdR: Articolo pubblicato in prima battuta sul sito www.sentinelitalia.org]
Molto tempo fa, mi “incappai”, quasi per caso, in un’inedita testimonianza che mi permise una vera “rivalutazione” di un caso, tra i più notevoli nella sterminata casistica ufologica (o meglio, cospirazionistica-misteriosa), conosciutissimo anche nel nostro paese: il “Philadelphia Experiment”. I risultati di questa complessa indagine (presentata, per sommi capi, durante una conferenza la scorsa primavera) li potrete leggere (con nomi, cognomi, fatti, correlazioni, ecc., ecc..) nel numero 2 di AREA 51 e, mi auguro vivamente, che ciò possa determinare una “spinta” ulteriore a riesaminare tutti gli elementi che riguardano questa intricata vicenda. In questa sede, invece, ritengo opportuno ripercorrere le varie tappe che hanno portato moltissimi ricercatori, in ogni parte del mondo, a considerare “chiuso” il caso e, in un certo senso, a “sposare” la tesi razionale-scettica. E le motivazioni sono molteplici. Da una parte si vuole sottolineare come, in Italia, molti (forse troppi!) si sono occupati del “Philadelphia Experiment” senza avere effettuato un “minimale” controllo delle fonti. Anzi alcuni di loro, probabilmente, non conoscono neppure il significato e l’importanza “fondamentale” delle fonti e dei riferimenti all’interno di qualsivoglia indagine o ricerca. Esistono, peraltro, apprezzabili eccezioni (in particolare Conti e Toselli del CISU) che potete trovare nella bibliografia.
Dall’altra, la dimostrazione di una corretta procedura potrebbe essere, decisamente molto utile, per tutti quei gruppi o associazioni che preferiscono abbracciare –acriticamente- ipotesi generali omnicomprensive riducendo, il loro effettivo apporto alla ricerca ufologica, ad un semplice atto di fede. Infine, ritengo opportuno ricordare (a tutti… e, in primis, al sottoscritto!) come sia facile, dannatamente facile, svolgere –talvolta- il ruolo di “utile idiota” per… qualcos’altro o qualcun altro. Al di là della propria competenza, serietà e notorietà.
Buona lettura.
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Ottobre 1955.
Il noto ufologo Morris Jessup riceve da uno strano personaggio, Carlos Miguel Allende, una lettera proveniente dalla Pennsylvania. Tale lettera, scritta a mano con colori differenti e uno strano uso di maiuscole e punteggiatura, prende spunto da alcune speculazioni dello stesso Jessup circa la levitazione.
Gennaio 1956.
Una missiva successiva sosteneva, tra le altre cose, che un esperimento, basato sulla teoria dei campi unificati di Einstein, aveva prodotto la completa invisibilità di una nave, per la precisione un Cacciatorpediniere, e di tutto il suo equipaggio. “Mentre era in Mare. Metà degli ufficiali e l'equipaggio di questa Nave sono Attualmente, Matti come Pazzi da legare." E proseguiva, "La Nave Sperimentale Scomparve dal Molo di Philadelphia e solo pochi Minuti Dopo ricomparve all'altro suo Molo dell'area di Portsmouth, Newport News, Norfolk. Fu distintamente E chiaramente Identificata in quel posto MA la nave, di nuovo, Scomparve e Tornò Indietro al suo Molo di Philadelphia in pochissimi Minuti o ancor Meno."
In una successiva lettera, datata 25 maggio, il corrispondente questa volta si identificava in testa alla lettera come Carlos M. Allende e come Carl Allen al fondo. Vedi Paolo Toselli, “L'Esperiemento di Filadelfia... e bruciarono per 18 giorni”, nelle Fonti.
Lo stesso autore sosteneva di aver assistito direttamente, all’episodio, insieme a da altre persone che sarebbero state con lui a bordo dell'imbarcazione delle Matson Lines Liberty, la S.S. Andrew Furuseth. Tuttavia non ricordava il periodo esatto degli avvenimenti e, solo in un secondo tempo, il cacciatorpediniere "invisibile" venne identificato
nell'USS Eldridge.
Questa serie di lettere e la constatazione, durante una visita presso l'Ufficio delle Ricerche Navali
(ONR) di Washington, dello strano interesse mostrato dagli scienziati della Marina per la vicenda, divennero per il ricercatore una vera e propria ossessione.
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20 aprile 1959:
muore Jessup, ufficialmente per suicidio, e ciò contribuisce a sovradimensionare il significato delle lettere di Allende, determinando la convinzione che lo stesso ufologo fosse stato, in realtà, ucciso. Di tale opinione un gruppo di occultisti californiani (che pubblicò una monografia dedicata all’episodio) e Gray Barker che uscì col volume “The Strange Case of Dr. M. K.
Jessup”.
Successivamente, Vincent Gaddis con “Invisible Horizons”, pubblicato nel 1965, fa rientrare il caso Allende in un libro a grande tiratura (edito in Italia da Armenia dieci anni dopo col titolo “Il triangolo maledetto e altri misteri del mare”)
Due anni dopo, in un'appendice a “Uninvited Visitors” di Ivan T. Sanderson (tradotto nel 1974 dalle Edizioni Mediterranee col titolo “UFO, visitatori dal cosmo”) venivano ristampate le lettere di Allende a
Jessup;
L’anno seguente, sempre negli USA, vengono pubblicati sull'argomento altri due volumi da Brad Steiger e Joan Whritenour.
1979:
pubblicazione del libro di Moore e Berlitz (anche se nel 1974 ne fa menzione Charles Berlitz con il suo “The Bermuda Triangle”)
1984:
produzione del film diretto da Stewart Raffill, “The Philadelphia Experiment”, con protagonista Michael Pare.
In realtà, anche dopo la morte di Jessup, Allende non resta con le mani in mano. Incomincia a spedire lettere (con luoghi di spedizione sempre diversi) a diversi ricercatori tentando di coinvolgere persino Jacques Vallée. Con scarsi risultati. Visita l'APRO (Aerial Phonemena Research
Organization), famosissima associazione ufologica, e confessa di avere fatto uno scherzo. Ma ritratta poco tempo dopo. Nel ‘78, si trasferisce in Minnesota e frequenta la redazione del Montevideo American-News, mentre nel 1983 appare a Boulder, Colorado, dove viene intervistato e fotografato da Linda
Strand, una giornalista scientifica.
Nel settembre 1989, poi, si presenta sulla scena un certo Al Bielek che sostiene di essere stato uno dei marinai coinvolti nel presunto esperimento. Bielek -la sua versione è raccolta in un volume scritto con Steiger nel 1990- nel corso di alcune conferenze e interviste, racconta di non aver ricordato, per anni, i fatti in oggetto, forse a seguito di qualche condizionamento psicologico e di aver “recuperato” la memoria solo dopo la visione del film.
Al di là di probabili emulatori dell’ultima ora, è opportuno prestare attenzione all’unico vero “indizio” che abbiamo: cioè la testimonianza dello stesso Allende. Questi afferma che, a causa della eccessiva esposizione al campo magnetico, molti membri dell'equipaggio impazzirono, altri svilupparono misteriose malattie, due marinai sarebbero, addirittura, scomparsi, ecc. Ricostruendo il suo passato -il suo vero nome sarebbe stato Carl Allen- e i suoi continui “trasferimenti è stato possibile –come ha fatto, tra gli altri, Robert Goerman- ricomporre la personalità di un soggetto dotato di estrema fantasia e profondamente divertito per l’enorme interesse che aveva suscitato in tutto il mondo. Persino William
Moore, convinto propugnatore della tesi di Allende, cercò di rivedere la propria posizione, supponendo che si fosse trattato di una testimonianza “de relato”, semplicemente riportata da Carlos/Carl, e che lo scopo dell'esperimento avrebbe potuto riguardare l'invisibilità non ottica ma bensì quella dai radar. Gli strani effetti descritti dai testimoni sarebbero dovute a semplici allucinazioni causate dall’eccessiva vicinanza al campo di forze utilizzato. Sostanzialmente, come alcuni ricercatori sostengono, una sorta di effetto collaterale dovuto all’inquinamento elettromagnetico. Inoltre, come afferma Paolo Toselli, smaterializzare, teletrasportare a Norfolk e poi teletrasportare nuovamente a Filadelfia, in un tempo così breve, una nave di quelle dimensioni avrebbe dovuto produrre il movimento di 1900 tonnellate di acqua per colmare il vuoto creatosi, col risultato che una gigantesca ondata si sarebbe dovuta abbattere sull'intera baia. Seguendo questa linea interpretativa, più razionale e accettabile, l'interesse della Marina per l'intera vicenda potrebbe essere spiegato come un'azione personale, intrapresa da due singoli ufficiali mentre, ulteriori indagini compiute da Vallée, hanno messo in luce una ricostruzione ancora più plausibile. Sulla base della testimonianza di un certo Edward
Dudgeon, il ricercatore francese ha ricostruito –anche grazie alle conferme del vice-ammiraglio William D. Houser- la probabile missione, che coinvolse, oltre alla
Eldridge, anche la Engstrom (nave su cui era imbarcato Dudgeon) durante la prima settimana di luglio e la prima settimana di agosto del 1943. Missione considerata top-secret in quanto veniva, per la prima volta, sperimentato un sistema di contromisure che avrebbero dovuto rendere “invisibili” le navi alle torpedini magnetiche lanciate dai sommergibili nazisti. Inoltre, in un documento (che mostra limiti e imprecisioni; vedi Fabrizio Monaco, “Il Philadelphia Experiment “, nelle Fonti), recuperato mediante il FOIA (Freedom Of Information Act) ed estratto dall'archivio
dell'ONR, ossia dall'Ufficio Ricerche Navali della Marina militare americana si dichiara, esplicitamente, che
l'ONR non è mai stato coinvolto in esperimenti simili, citandone la data di nascita nel 1946, mentre l'esperimento sarebbe stato compiuto nel 1943. Il nome, poi, deriverebbe da un, non meglio definito, progetto di routine, svoltosi a Filadelfia durante la Seconda Guerra Mondiale, e si aggiunge che un esperimento volto a rendere una nave invisibile è possibile solo nella fantascienza.
Tutto ciò per dire come, secondo questo tipo di ricostruzione, l'intera vicenda non sarebbe altro che una burla organizzata…. Ma la storia continua su Area51....
FONTI E RIFERIMENTI :
- W.L. Moore & C. Berlitz, "Esperimento Filadelfia", Sonzogno, 1979.
- N. Conti, "Dossier Teletrasporto". Vedi: http://village.flashnet.it/users/rm5992ax/IndiTT.html.
- P. Toselli, "L'Esperiemento di Filadelfia... e bruciarono per 18 giorni", Fonte CISU. Vedi:
http://www.arpnet.it/ufo/allende.htm.
- J. Vallée, "Revelations", Robert Laffont, Parigi, 1992.
- F. Monaco, "Il Philadelphia Experiment ", Extraterrestre. Vedi:
http://www.isolachenonce-online.it/utenti/di_tutto/extraterrestre/
tabloid/dirittodisapere/philadelphia_experiment.html.
- J. Randles, "Ritorno al futuro", Gruppo Editoriale Armenia, Milano, 2002.
Biografia di Cesare Musatti
[NdR: Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Musatti]
Cesare Musatti è stato il fondatore della psicoanalisi italiana.
Nacque a Dolo (VE), sul Brenta il 21 settembre del 1897. Il padre era socialista amico di Giacomo Matteotti e fu anche deputato al Parlamento Italiano. Subito dopo aver finito il liceo classico, Cesare si trasferì a Venezia per iscriversi a matematica. Successivamente passò a lettere e filosofia.
A diciannove anni, fu chiamato al servizio militare. Fu assegnato a Roma; dopo un periodo di addestramento a Torino, fu mandato nel 1917 al fronte come ufficiale, con impegni marginali. Terminata la guerra, tornò a Padova, per concludere gli studi. Scelse ancora filosofia, poiché alla cattedra di psicologia sperimentale vi era Vittorio Benussi. Cesare si laureò nel 1922 e l’anno successivo divenne assistente del Laboratorio di psicologia sperimentale. Nel 1927 Benussi, a causa di una grave forma maniaco-depressiva si uccise con il cianuro, lasciando tutto nelle mani di Musatti e Silvia De Marchi.
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Nel 1928 Musatti divenne direttore del Laboratorio di psicologia. La Società di psicoanalisi fondata nel 1925 venne limitata a causa dell’opposizione del regime fascista e per le leggi razziali del 1938, che colpirono pesantemente i membri ebrei della Società. Musatti venne allontanato, lo stesso anno, dall'insegnamento universitario e declassato a insegnante di liceo.
Dal 1940 divenne professore di Filosofia presso il Liceo Parini di Milano.
Nel 1943 Musatti si trovò insieme a Lelio Basso, Ferrazzutto e alcuni vecchi socialisti, con l'intento di creare un partito erede dell'antico Partito Socialista Italiano, gli fu dato l'incarico di trovare il denaro per una prima organizzazione e di allacciare rapporti col Partito comunista clandestino. Musatti continuò a lavorare anche durante la guerra, fino a quando fu costretto a trasferirsi a Ivrea, ospite dell’amico Adriano Olivetti. Qui, con il suo sostegno fondò un centro di psicologia del lavoro. Ricoprì anche l’incarico di Direttore della Scuola Allievi Meccanici, cioè di studenti per diventare operai meccanici specializzati. Successivamente fu richiamato dall'esercito per andare sul fronte francese.
Nel 1947, terminata la guerra ottenne all'Università Statale di Milano la prima cattedra di psicologia costituita nel dopoguerra in Italia, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, dove insegnò fino al 1967. Fu a Milano che Musatti ebbe il periodo più florido nella ricerca scientifica: gli studenti affollavano sempre le sue lezioni. Dopo aver insegnato all’Italia la psicologia della Gestalt, divenne il primo studioso italiano di Psicoanalisi. Fu il primo a far conoscere in Italia la cosiddetta “Psicologia della Forma” con importanti lavori di livello internazionale. Studiando quella “della suggestione e dell'ipnosi” approdò alla psicoanalisi freudiana, tenne il primo corso presso l'Università di Padova nell'anno accademico 1933-34 e divenne uno dei primi e più importanti rappresentanti italiani. Musatti fu il leader indiscusso nel dopoguerra, quando comparve il suo “Trattato di psicoanalisi”, pubblicato da Einaudi nel 1949. Le teorie di Freud non furono prese bene, sia dalle università che dalla Chiesa Cattolica, forse anche a causa dell'isolamento culturale dovuto al Fascismo.
Nel 1955 fu direttore della “Rivista di psicoanalisi”. Musatti scrisse anche libri di letteratura tra cui “I pronipoti di Giulio Cesare”, con il quale nel 1980 vinse il Premio Viareggio. Fu per ben due volte Consigliere Comunale di Milano, dove fu anche consulente del Tribunale dei Minori. Fu sempre sostenitore della pace, del progresso dei lavoratori, dell'emancipazione femminile, dei diritti civili.
Morì a Milano il 21 marzo 1989. Le sue ceneri sono conservate, secondo le sue ultime volontà, nel piccolo cimitero di Brinzio (VA)......
[NdR: continua su http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Musatti]
Biografia di Adriano Olivetti
[NdR: Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti]
Adriano Olivetti, figlio di Camillo Olivetti, fu un industriale ed un uomo politico di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra.
Nacque ad Ivrea l'11 aprile del 1901 da una famiglia benestante che poté pagargli gli studi: nel 1924 conseguì la laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino e, dopo un soggiorno di studio negli Stati Uniti durante il quale poté aggiornarsi sulle pratiche di organizzazione aziendale, entrò (1926) nella fabbrica paterna ove, per volere di Camillo, fece le prime esperienze come operaio. Divenne direttore della Società Olivetti nel 1933 e presidente nel 1938.
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Si oppose al regime fascista con momenti di militanza attiva (partecipò con Carlo Rosselli, Ferruccio Parri, Sandro Pertini ed altri alla liberazione di Filippo Turati). Durante gli anni del conflitto bellico, in cui Olivetti era inseguito da mandato di cattura per attività sovversiva, riparò in Svizzera. Rientrato dal suo rifugio alla caduta del regime, riprese le redini della azienda.
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Alle sue capacità manageriali che portarono la Olivetti ad essere la prima azienda del mondo nel settore dei prodotti per ufficio, unì una instancabile sete di ricerca e di sperimentazione su come si potessero armonizzare lo sviluppo industriale con la affermazione dei diritti umani e con la democrazia partecipativa, dentro e fuori la fabbrica. Nel 1945 pubblicò L'ordine politico delle Comunità che va considerato la base teorica per una idea federalista dello Stato che, nella sua visione, si fondava appunto sulle comunità, vale a dire unità territoriali culturalmente omogenea e economicamente autonome.
Nel 1948 fondò a Torino il "Movimento Comunità" e si impegnò affinché si realizzasse il suo ideale di comunità in terra di Canavese. Il movimento, che tentava di unire sotto un'unica bandiera l'ala socialista con quella liberale, assunse nell'Italia degli anni Cinquanta una notevole importanza nel campo della cultura economica, sociale e politica. Sotto l'impulso delle fortune aziendali e dei suoi ideali comunitari, Ivrea negli anni cinquanta raggruppò una quantità straordinaria di intellettuali che operavano (chi in azienda chi all'interno del Movimento Comunità) in differenti campi disciplinari, inseguendo il progetto di una sintesi creativa tra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica.
Fu sindaco di Ivrea nel 1956 e nel 1958 venne eletto deputato come rappresentante di "Comunità". Studioso di urbanistica, diresse il piano regolatore della Valle d'Aosta e fu anche presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica.
Il 27 febbraio 1960 morì improvvisamente durante un viaggio in treno da Milano a Losanna: al momento del suo decesso l'azienda fondata dal padre e da lui per lungo tempo diretta vantava una presenza su tutti i maggiori mercati internazionali, con circa 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all'estero....[NdR:
continua su http://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti]
GARDEN MARY
The Country
Side of Life, di Biganzoli Sabrina Bouquet Floreali, Realizzazione Bomboniere, Oggettistica
Country,
Candele e Gadgets,
P.za Falcone e Borsellino, 1 - Tel/Fax: 0331.734.009
21010 Cardano al Campo (VA)
info@gardenmary.com - www.gardenmary.com
HWH22 Presenta:
“PARANORMAL - UFO”
SABATO 25 NOVEMBRE 2006, ORE 15
Interverranno:
F.Almacolle,I.Diceglia, V.Rocchi, C.Sabadin
CENTRO CONGRESSI R.DAGRADI, VOGHERA, PV
Via Kennedy55 - info: resources.admin@hwh22.it
Il Gruppo Camelot, in collaborazione con Camelot
ChroniCast, Organizza:
“BARCAMP
CAMELOT”
Prima “Non Conferenza” Ufologica Italiana
GENNAIO 2006 - MILANO
per info, luogo e data: www.camelotchronicles.com
Sono Aperte le Iscrizioni alla
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Info: www.sentinelitalia.org
Numero
9 - Numero 11
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