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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi Collaboratori
Numero
8 - Anno 2004
Abduction e Divulgazione
a cura di Lavinia Pallotta,
galactica@infinito.it (Membro Gruppo Camelot, Presidente Fondazione Sentinel, Collaboratrice MOSAC)
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La ricerca, in qualsiasi campo, se non viene supportata da una giusta divulgazione, che induca la società a prendere atto della sua esistenza, e impedisca ai Poteri, resi spesso apparentemente indifferenti dagli interessi, di ostacolarla, resta, nella migliore delle ipotesi, conoscenza di pochi e per pochi. Ne consegue una sua non-applicabilità, dovuta all’isolamento di cui soffrono gli studi di “frontiera”, per mancanza di fondi e per il fatto che i Media, il più delle volte, si guardano bene dal dedicarvi spazio e attenzione, con onestà.
Per restare nell’ambito italiano (che comunque non è molto diverso dagli altri), l’ufologia è proprio uno di quegli studi di “frontiera” che maggiormente si è trovato a subire le conseguenze della studiata indifferenza e/o ridicolizzazione da parte dei Media.
Oggi però, che abbiamo pubblicazioni scientifiche che attestano la non-convenzionalità di alcuni, importanti, fenomeni, lo scetticismo di comodo, fatto di risatine nervose e omissione di dati, non sembra più proponibile agli occhi di chi vuol sapere e non “credere”.
In un quadro finalmente in evoluzione, che potrebbe aprire una breccia nell’omertà divulgativa portata avanti fino ad ora, il tema ABDUCTION sembra, tuttavia, ancora lontano dal ricevere una serena attenzione da parte del pubblico.
Questo fenomeno è quello che più si presta, nell’immaginario collettivo, a fantasticherie hollywoodiane, probabilmente perché presenta gli aspetti più inquietanti e difficilmente verificabili in senso oggettivo dell’ufologia. Proprio per questo motivo, la sua trattazione da parte dei Media dovrebbe essere obiettiva e completa. Viceversa, generalmente è parziale (improntata alla sua spettacolarizzazione) o è addirittura assente.
Non migliore la situazione per quanto riguarda l’editoria, che sembra aver rinunciato alla traduzione o alla semplice ristampa di libri sull’argomento (Hopkins, Mack, Turner, Mantle sono ormai introvabili e chi non li ha deve leggerli, se può, in lingua originale), tanto che la recente pubblicazione di “Progetto Omega” di Kenneth Ring, molti anni dopo quella americana, ha qualcosa di “miracoloso”.
Chi scrive partecipa ormai da diversi mesi, assieme al noto ufologo Carlo Sabadin, ad una trasmissione radiofonica mensile, che ci permette di affrontare le diverse tematiche ufologiche nella più completa libertà (meraviglioso organo d’informazione la radio!). Impossibile dunque non approfittarne per parlare di abduction.
Devo ammettere che è questo l’argomento che, paradossalmente, ho l’impressione interessi meno al pubblico dei “profani”, forse perché è quasi sconosciuto, nella sua accezione più seria.
Eppure quello dell’abduction, qualsiasi sia la verità che nasconde, è un problema fondamentale, che sembra riguardare tutti i Paesi del mondo e aver “accompagnato” la storia della nostra civiltà nei secoli. Forse, conoscendo la Verità su questo fenomeno, potremmo addirittura comprendere meglio la nostra storia e le peculiarità della nostra specie.
La comunità ufologica, seppure divisa nell’interpretazione del fenomeno, è per forza di cose a conoscenza della sua esistenza e della sua portata. Il resto della popolazione, escluso naturalmente gli addotti, i probabili addotti e chi vorrebbe fortemente esserlo per sentirsi “speciale” (capita anche questo, perché no?), o non ne ha mai sentito parlare, o ci ride sopra.
Ne deriva una sorta di ghettizzazione dell’informazione a questo riguardo, su Internet o nelle conferenze, che però rischiano di restare all’interno di un circuito se non chiuso, per lo meno élitario.
Ad uno studio rigoroso del fenomeno, dovrebbe seguire una corretta opera di divulgazione, affinché gli addotti non vengano più isolati come persone con semplici problemi psicologici (per altro sconosciuti), e i “non-addotti” non vengano indicati come tali, in modo che possano cercare al di fuori dell’ufologia l’origine dei loro problemi.
Internet, che garantisce ancora la circolazione dell’informazione (Urbani permettendo), non può e non deve avere censure e censori. Di conseguenza, in un campo delicato come lo studio dell’abduction, non solo sarebbe auspicabile si arrivasse alla sperimentazione di un metodo d’indagine assolutamente oggettivo e incontestabile, ma i ricercatori interessati dovrebbero riuscire a formare un “fronte comune” che incrini il voluto disinteresse dei Media principali, da una parte, e dall’altra risollevi questa “branca” dell’ufologia dalla melma fatta dai vaneggiamenti di chi, su Internet, si spaccia per un alieno, di chi cerca disperatamente l’etichetta di addotto, o di chi vuol fornire cure miracolose per ammantarsi del magico alone di Salvatore dagli ultra-poteri, che meglio sarebbe lasciare ai personaggi di “X-MEN”, gettando ulteriore discredito verso uno studio già di per sé difficile, e creando, nel contempo, un danno a coloro per i quali l’abduction costituisce una realtà, MAI accettata con facilità e leggerezza.
Dal giorno in cui scrivo questo articolo, sono imminenti sui teleschermi italiani, gli episodi di “TAKEN” di Spielberg, a lungo attesi. Come ha detto un mio caro collega, probabilmente questa serie indurrà più gente ad avvicinarsi all’ufologia, per quanto, a mio parere, possiamo scordarci che porti un contributo alla sua credibilità. Non è questo, d’altra parte, l’intento del bravo regista, questo spetta a noi ricercatori, e il momento mi sembra ormai giunto, se sapremo coglierlo.
Abduction: la Paraskizofrenia Psicopatologica di un Fenomeno Reale
a cura di Corrado Malanga,
malanga@dcci.unipi.it (Ricercatore Ufologico Gruppo StarGate Toscana)
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Introduzione
Questo articolo è stato scritto per gli esperti di psicologia o comunque per quelli che lavorano nel settore delle abduction e si basa solamente ed unicamente sulle esperienze che in sedici anni di lavoro, abbiamo potuto trarre lavorando sul campo, utilizzando tecniche di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) di cui l’ipnosi fa parte. Molti dei concetti espressi saranno nuovi anche per gli esperti del settore perché in queste righe, descriviamo il modo di approcciare, secondo noi, un fenomeno sconosciuto alla psicopatologia ufficiale. Dunque siamo i primi nel mondo a descrivere in queste righe come secondo noi, sia possibile in parte almeno, affrontare il problema relativo alle abduction aliene.
La psicologia freudiana viene definitivamente abbandonata per una visione più junghiana della psiche umana. Così anche Neumann ed Hillman trovano posto con Eric Fromm nella descrizione dell’essere umano. Riteniamo che la teoria delle reattività di Adler sia ancora, almeno in parte utilizzabile, così come l’idea del daimon di Hillman sia affascinante ma decisamente poco funzionale.
In questi anni ci siamo serviti per i nostri studi di tipo sperimentale delle tecniche ipnotiche di Milton Ericson, dei suggerimenti di Rossi, delle idee di Bandler e Grinder. Dunque ci siamo serviti di tutto ciò che la psichiatria moderna condanna ma che le tecniche di psicoanalisi utilizzano quotidianamente per evitare la schiavitù da psicofarmaco ed il ricorso all’elettroshock.
Tutti gli studiosi del problema abduction al mondo hanno fino ad oggi considerato l’addotto, come qualcuno su cui elaborare o verificare le proprie teorie dimenticando che l’addotto non è una mucca da mungere e nemmeno un malato da curare.
Noi oggi intendiamo difendere l’addotto dall’ultimo e più ingrato rapimento che viene effettuato su di lui. Dal rapimento che gli umani fanno su di lui per utilizzarlo quale carne da cannone, quale esperimento, cavia, da cui estrarre informazioni sugli alieni.
Nessuno pare si sia ricordato che l’addotto è un essere umano che prima è stato violentato dagli alieni, poi dai militari di governi ombra ed infine dai sedicenti studiosi di rapimenti alieni, ultima terribile mostruosità, creata dall’ignoranza umana, al solo scopo di poter dire qualcosa che nessuno ha mai detto prima, per cercare il riconoscimento di una società moderna, nel tentativo di passare alla storia.
Se è solo per questo, i sedicenti esperti di abduction stiano pure tranquilli… anche Hitler è passato alla storia! E di libri che raccontano i vissuti degli addotti senza comprenderli, esorcizzarli, metabolizzarli e risolverli è pieno il mondo. Così gli addotti si trovano come mucche munte, buone solo per il macello perché nessuno alla fine dei giochi, ha saputo risolvere i loro problemi …. E tutto ciò accade sotto gli occhi impassibili dei nostri esperti.
Antefatto
Quando si parla di abduction, si parla sempre di alieni e poco, molto poco di addotti.
Questa lacuna va ora colmata.
Bisogna che qualcuno lo faccia perché il fenomeno di abduction che è solamente e totalmente reale, non viene sapientemente interpretato dagli psicologi, psichiatri, psico.. qualcosa.
Chi è venuto, come noi in questi anni, a contatto con decine di persone che hanno manifestato la sindrome da abduction, ha percepito, forse solo a livello emozionale, forse a livello empatico, forse nel vero senso sperimentale del termine, le sensazioni e le comunicazioni degli addotti.
Loro vengono da te e ti chiedono … mi dica che sono pazzo così sono contento e torno a casa
felice...
Il preferire di essere dichiarato finalmente pazzo e mettere a posto nel tuo cervello tante cose è quello che tutti ti chiedono.
Essere dichiarati pazzi diviene una necessità storica.
Il presunto sedicente pazzo, sa che i modelli mentali della nostra società, modelli mentali che presto definiremo, sono chiari ed indiscutibili. I modelli mentali recitano così…. Hai una visione od una percezione di qualcosa che non esiste? Bene… sei malato mentale.
Che male c’è ad essere malati mentali? Ci potremmo chiedere noi: nessuno. Così, a qualcosa di reale ma di terribile e di sconosciuto, che fa paura, che ti distrugge la vita, le notti ed i giorni, la famiglia… si preferisce credere che in fondo, si è pazzi.
Così gli altri, quelli che ti dicono tutti i giorni, che ti fanno capire con piccoli gesti molto significativi, tutti i giorni, che sei pazzo avrebbero finalmente ragione.
Tu saresti pazzo ma il mondo attorno a te sarebbe salvo. Sarebbero salvi i tuoi figli, i tuoi genitori, i tuoi amici. L’unico veramente pazzo saresti solo tu e non le persone a cui vuoi bene. Le persone a cui sei legato sarebbero salve dalla tua pazzia perché tu li vedresti come “contaminati” dal problema, all’interno del problema alieni, ma sarebbe una tua percezione falsa distorta dalla tua pazzia e non quindi realtà oggettiva.
Io sono pazzo ma la mia famiglia è salva!
Mi dica che sono pazzo così torno a casa contento….
Questa frase me la sono sentita dire molte volte per telefono, in faccia, per lettera, via e-mail.
E’ quando io dico .. signora, per me lei non è affatto pazza… e cerco di spiegare cos’è la pazzia e cosa la normalità…. Dall’altra parte del telefono c’è il silenzio totale, un buco nero nel quale, mentre parlo, cerco di scrutare, di ascoltare un respiro… niente.
E’ tutto congelato!
Finisco di parlare e aspetto che il mio interlocutore, a cui ho detto tutto il contrario di quello che vuole sentirsi dire, mi dica:
….non è vero niente, lei è un buffone con delle strane idee in testa, me lo avevano detto di non parlare con lei….
Invece dopo un lungo respiro il mio interlocutore esordisce dicendomi…
Lo sapevo, lo sapevo che non ero pazzo e che quelli che credevo fossero i sogni che mi hanno ossessionato per tuta la vita non erano semplici sogni, così anche i miei figli… allora è vero …. E come posso difendere la mia famiglia?
Di fronte ad una ripetuta sequenza di soggetti che rispondevano nello stesso modo alle nostre obiezioni abbiamo deciso di fare qualcosa. Certo avevamo deciso di applicare il concetto di sperimentare la psicologia. Ancora una volta era necessario stabilire se i fenomeni che ci venivano raccontati erano veri e se veri in quale misura.
Dopo sedici anni di lavoro avevamo capito che dietro le allucinazioni presunte dei nostri addotti invece c’erano solo verità.
La psicologia e la psichiatria moderna, se di moderno si può parlare, pensavano di trovarsi di fronte a soggetti schizofrenici la cui schizofrenia manifesta, era sicuramente dovuta a cause di vissuti familiari per gli psicologi ed a cause organiche per gli psichiatri.
Gli psicologi tendono sempre a giustificare le psicopatologie con i vissuti familiari. Tutto ciò, male non sarebbe, se gli psicologi sapessero che esiste anche un fenomeno detto abduction nel quale i pazienti, che loro considerano malati, hanno realmente avuto a che fare con gli alieni.
Per gli psichiatri invece il chiarimento di questo fenomeno è precluso perché loro pensano che il tutto sia relegato fisicamente ad un mal funzionamento del sistema percettivo umano e, l’unico sistema di evitare danni peggiori consiste nel farmacologizzare il paziente che così non risponderà più in modo indesiderato a certe pulsioni stravaganti, anzi, non risponderà con l’andare del tempo più a niente.
Cassano fa l’elettroshock tutti i martedì a buoni e cattivi relegati nel suo sfortunato reparto.
Dopo stanno tutti meglio… è la risposta dei suoi dottori… già ma cosa vuol dire stare meglio? Non rompere più i coglioni ai medici del reparto?
Un caso storico è quello di un addotto di Livorno che dopo tanti anni che diceva di parlare con gli alieni fu sottoposto ad una serie di elettroshock.
Alla fine è uscito veramente di cervello! Ed ha perso coscienza di chi era lui stesso.
Parlando in una conferenza sulle abduction con i Professor Rossi dell’università di Genova, noto psicoanalista, non avendo lui nessuna nozione del problema abduction ma da persona illuminata avendo avuto voglia di ascoltare disse ad un certo
punto..bhè certo anch’io circa dieci anni fa, ho avuto una paziente una volta che in manicomio mi veniva dietro dicendo che era stata contattata dagli alieni che gli avevano messo qualcosa nel naso (un microchip appunto nda.) e forse oggi avendo sentito la conferenza del professor Malanga bhè.. dovrei rivedere alcune cose…
Rivedere dunque alcune cose. Già ma chi le può rivedere queste “alcune cose”: Gli psichiatri ? che credono che il cervello umano sia una macchina e se non funziona si fa qualcosa di meccanico per farla funzionare, o gli psicologi, che di fronte ad una sintomatologia che non conoscono, l’unica cosa che possono fare è applicare i modelli mentali di un qualcosa di molto simile che hanno imparato a scuola?
Sono uno psicologo, mi si presenta un paziente che dice di vedere gli alieni davanti al suo letto, …(in realtà una volta si diceva che aveva visto i diavoli per un problema culturale storicistico). Io da psicologo so che i miei modelli mentali mi impongono di dire che sicuramente il mio paziente ha avuto una allucinazione e cerco di motivare questa allucinazione. E così vengono fuori le figure dei padri padroni delle madri castranti delle sorelle streghe assassine.
Lo psicologo non riesce a capire perché il paziente, a cui si è scoperta la natura della sua follia, nonostante ciò, una volta manifestatala al paziente stesso, questo non guarisca….
Eppure c’è scritto sui libri di psicologia e di psicoanalisi che se il paziente riconosce la natura delle sue turbe è sulla strada della guarigione attraverso un processo di sublimazione e digestione mentale della malattia.
Invece qui non c’è nessuna guarigione anzi…. Il soggetto che si è sentito dire che si tratta di incubi dovuti ai rapporti falsati con il padre cade in uno stato di depressione. Come mai? Forse il nostro paziente o meglio il suo inconscio ha capito benissimo che il suo dottore interlocutore non ci ha capito niente e comincia a credere di rimanere malato per tutta la vita?
D’altra parte non c’è scritto da nessuna parte che esistono gli alieni e che rapiscono gli umani. Sui libri non c’è scritto e nessuno degli psicologi del mondo se ne è mai accorto. Incredibile ma vero! Lo psicologo e lo psichiatra applicano quelli che sono i così detti modelli mentali, vigenti, quei processi automatici che il nostro cervello ha imparato ad eseguire perché qualcuno gli ha detto, nel corso della sua vita, che questi modelli sono affidabili.
Esistono grosse differenze metodologiche tra psicologi e psicoanalisti. Alcuni di loro credono sommariamente di non dovere fare rivivere i traumi al soggetto paziente ma farglieli solo intravedere mentre gli altri sostengono che, per essere riconosciuto e sublimato, il trauma, vada rivissuto anche con una certa violenza.
Ho potuto notare anche in questi ultimi anni, dopo aver parlato con numerosi psicoterapeuti una certa tendenza a confondere le metodologie pragmatiche con nuove metodologie new ageiane.
Il sintomo di tutto è dovuto al fatto che lo psicologo si rende perfettamente conto che non riesce a risolvere i problemi semplicemente dando retta a quello che è scritto sui libri e così prova i fiori di Bach, la meditazione trascendentale, qualcuno usa stupefacenti, trasformando la professionalità del curatore nella mente dello stregone che a colpi di pejote, tenta comunque di rovesciare una situazione per lui confusa, in qualcosa di mistico.
Il tentativo per noi è lodevole e sicuramente offre più garanzie che affidarsi al Prozac di Cassano, ma comunque manca di un minimo di chiave di lettura ed è perciò destinato a fallire comunque. Non si può infatti curare una malattia che malattia non è.
Già: infatti gli addotti non sono malati mentali ma corrono il rischio di diventarlo se il loro problema non viene riconosciuto dalla società che li circonda.
Nella società, infatti, quello che quasi sempre purtroppo conta è il riconoscimento.
Per essere introdotto nella società devi essere qualcuno, fare qualcosa, essere di un gruppo, appartenere ad un partito ad una religione… se non sei niente di tutto questo non esisti.
Dunque un isolato, uno che non appartiene a clan e che non pensa le cose che pensano gli altri, è fuori.
Essere fuori della società vuol dire non avere il riconoscimento all’esistenza di coloro che invece appartengono a quella società.
Sei fuori, non conti, anzi, qualcuno pensa che ti dovresti auto eliminare e qualcun altro pensa che ti potrebbe dare una mano ad eliminarti. Il soggetto tende ad auto eliminarsi ad autoescludersi anche perché si sente escluso, non riconosciuto e non riconosce più se stesso come appartenente a nessun clan a nessuna società.
Lui stesso, se non ha fatto un esame di profonda autocoscienza e non ha capito che si è non perché si appartiene a qualcosa, è finito. Non riconoscendo se stesso non riconosce nemmeno le sue esperienze ed il viaggio verso la vera follia è segnato da questa importante tappa di partenza.
E’ facile trovare esempi di quello che diciamo e sosteniamo da anni.
Se voi telefonate in America ad un professore universitario e vi risponde al telefono la moglie del professore, questa non si presenterà con il suo nome e cognome ma dirà semplicemente… sono la moglie del professor tizio….
In America le mogli dei professori sono come le mogli dei presidenti, orpelli in aggiunta al maschio e si presentano come tali.
Sei gay? Non puoi stare nella società “normale”… sei normale? Non puoi stare nella società dei Gay, ma quando non sei niente non puoi stare da nessuna parte, nemmeno nel tuo corpo ed a volte qualcuno di loro tenta il suicidio nel tentativo di andare da un’altra parte, in un posto da cui non si torna e dovunque questo posto sia ti devono tenere… se invece al di là non esiste nessun posto, meglio! almeno avremo finito di soffrire e nella morte cerchiamo quella identità che in vita non possiamo avere, siamo niente bene! È nella morte il niente quindi è lì che devo andare.
E’ inutile dire che molti dei nostri addotti hanno pensato al suicidio e molti lo hanno anche tentato fallendo miseramente e sempre. Qualcun altro invece, sul quale non abbiamo potuto lavorare si è purtroppo spinto oltre, perché il suo ciclo di utilizzo da parte degli alieni era finito e poteva dunque eliminarsi non valendo più niente neanche per gli Altri.
In quest’ottica gli psicologi e soprattutto gli psichiatri possono fare dei danni irreparabili sugli addotti che non sanno di esserlo.
Una prima storia interessante: il caso di Anna
Il caso di Anna (NdA: Anna è un nome convenzionale) lo dimostra. Conosco questa giovane donna durante un convegno organizzato in una cittadina di montagna. La località è una nota località sciistica italiana e la ragazza allora ventisettenne è una direttrice di un ufficio per il turismo. Dopo la mia conferenza sul fenomeno della abduction mi prende da una parte e mi racconta un strana storia. Avevo visto che quando parlavo delle esperienze dei nostri addotti, aveva assunto una strana postura nello stare seduta, ascoltava come se fosse bloccata da quello che dicevo, si riconosceva in quello che dicevo.
Io non do mai l’impressione di aver capito che mi potrei trovare di fronte ad un addotto totalmente incosciente di ciò.
Ad un certo punto la ragazza decide di raccontarmi la sua strana esperienza che in poche righe desidero riproporre al lettore.
La ragazza mi racconta che quando aveva quindici anni ed era in campeggio, era stata violentata. Era andata dalla madre e gli aveva raccontato tutto. La madre porta la ragazza dal ginecologo che non confermerà la sua storia. La ragazza insiste a dire e sostenere che è stata violentata, i genitori non ci credono. La ragazza non sa descrivere i suoi od il suo violentatore. La psicologa da cui la ragazza viene condotta a forza, sosterrà poi che il violentatore, la cui faccia non si vede e non si sa chi sia e non è possibile identificare, è in realtà la faccia del padre della ragazza. La ragazza si sente violentata dal padre che si oppone ai suoi comportamenti ed è quindi lui la faccia nascosta dall’inconscio della ragazza. La psicologa sostiene che la ragazza odia il padre.
La ragazza che non odiava affatto il padre crede che cominciando ad odiarlo uscirà dal suo problema e segue il consiglio della psicologa che però abbandonerà sapendo dentro di sé che non ha scoperto la verità.
Alla fine del racconto io chiedo alla ragazza perché mi abbia raccontato questa storia e cosa c’entrino gli alieni… la ragazza scuote la testa come per scacciare una mosca che la sta solleticando all’interno del cranio e mi dice… non lo so!
Come non lo sai, pensaci bene, gli dico io che in realtà lo sai bene… e lei risponde sempre più smarrita ed impaurita… non lo soooo……
La ragazza mostra un segno di incapacità nel continuare a gestire la situazione e sta per piangere.
Io tergiverso e la riempio di parole inutili ma nel contempo ascolto quello che fa e come si muove ed alla fine gli dico… Guarda che si può ricostruire quello che realmente è successo perché il tuo cervello è come un hard disk a sola scrittura. Tutto quello che ti è successo è stato registrato, magari non sai più dove hai messo la registrazione ma se vuoi possiamo provare a ricostruire la situazione cioè a trovare il nastro di quell’avvenimento… lei mi guarda, c’è una veloce pausa storica, poi…
Sì, facciamolo, mi risponde ma è pericoloso?
Cosa è pericoloso? Gli rispondo
No l’ipnosi quella roba lì….
Non c’è bisogno dell’ipnosi, gli dico io, si tratta solo di parlare…
E comincio a fargli ricordare lo strano episodio della presunta violenza carnale. Raccontami tutto daccapo gli dico e lei comincia.
E’ importante ascoltare all’inizio il soggetto e dopo interagire senza pietà con il soggetto, utilizzeremo la Programmazione Neuro Linguistica che usa i movimenti del corpo, la voce e le contraddizioni, i contrasti dei ricordi e li esalta e li mette in luce.
- Ero lì,
- Lì dove?
- In campeggio,
- Cosa è successo?
- Mi sono sentita prendere da dietro e mi ha portato nella tenda,
- Mi ha portato è singolare, allora era una sola persona?
-…mmmmm sssì, non ci avevo mai pensato prima..
- Come non ci avevi pensato? Ti hanno violentato e tu non ci avevi pensato?
- Non so perché, ma non ci avevo mai pensato prima..
- E nella tenda cosa c’era?
- Non so, non si vedeva niente,
- Ma lui lo vedevi in faccia?
- No, non lo vedevo,
- Allora era buio?
- No, non era buio,
- Allora perché non lo vedevi?
- Non lo so (!?), non lo vedevo, ma non era buio,
- Di che colore era la tenda?
- Dall’esterno era bianca,
- Bianca? Una tenda da campeggio bianca? È un colore un po’ inusuale per una tenda da campo, il bianco è anche un colore molto sporchevole e poi, dentro ad una tenda da campeggio bianca c’è un sacco di luce?
- Strano sssii non torna….
- Come mai non torna?
- Non so, qualcosa nel ricordo non torna….
- Nella tenda cosa c’era ?
- Un tavolo, mi ha sdraiato su un tavolo,
- Com’era questo tavolo?
- Non lo so, non lo ricordo,
- Era caldo o freddo (il ricordo delle sensazioni attiva il ricordo delle immagini, nda)?
- Era freddo era di metallo,
- Un tavolo di metallo in una tenda da campeggio?
- Già non ci avevo mai pensato prima,
- Cosa faceva quello che ti aveva preso (non dico né lui, né lei, né l’alieno, né l’assassino, dico “quello” e basta nda),
- Mi aveva bloccato,
- Allora ti aveva messo le mani da qualche parte per bloccarti?
- No….. non mi toccava,
- Ed allora come facevi a stare immobile su quel lettino di ferro in una tenda bianca che non faceva passare la luce, chi ti teneva?
- Qualcuno mi teneva le spalle da dietro … erano in due,
- Erano alti o bassi?
- Erano bassi,
- Allora li hai visti?
- No no, non li ho visti, erano scuri,
- Ma se sai che erano scuri vuol dire che li hai visti? E le mani com’erano?
- Avevano le dita lunghe (la donna si scuote come se avesse un brivido di freddo),
- Che odore c’era (ricostruzione del ricordo dei sensi, nda)?
- Puzzavano, puzzavano forte (con meraviglia),
- Ma questa tenda bianca vista dall’esterno, com’era fatta?
La donna si gira come se ricordasse di essere lì, come se il suo inconscio ricordasse i movimenti che aveva fatto allora.
- Ma non è una tenda, sembra una cosa tonda ora che la vedo bene (lei sta utilizzando il presente… ora che la vedo bene….nda),
- Ma tu sei in campeggio?
- Mah, ora che lo vedo bene non c’è nessuno e non è nemmeno un campeggio,
- Ma tu dove eri a fare il campeggio?
- Ero in Francia,
- In Francia?
- Sì, ero in Francia a fare le vacanze,
- E la tua mamma?
- Era rimasta in Italia,
- Ma allora come hai fatto ad avvisare la tua mamma come mi avevi detto prima?
- Non so allora,....non so forse non era quella volta....(smarrimento e mancanza di ricordo coerente temporalmente)
- Ti diceva qualcosa quello nella tenda?
- Sì, mi diceva di stare tranquilla,
- E come te lo diceva?
- Non lo so, non sembra che sentissi quelle parole con le orecchie, ma nella testa,
- E tu lo capivi?
- Sì,
- E che lingua parlava?
- Francese,
- E tu lo capivi?
- Sì, sì: io lo so bene il francese…
Blocchiamo qui questa prima parte del ricordo e dico al soggetto: ma come….? Non ti ricordavi che eri in Francia quando questo è successo?
La ragazza smarrita dice che se lo ricorda molto bene ora ma prima credeva che la cosa fosse successa in Italia a casa sua ma a casa sua in effetti nessuno era mai stato al campeggio …lei era stata al campeggio solamente in Francia nella sua vita….
Dunque la testa di questa ragazza aveva fatto un involontario tentativo di incollare delle cose: la cosa bianca che aveva pensato fosse una tenda dunque doveva essere in campeggio. Il presunto violentatore non era solo e parlava mentalmente in francese ma la ragazza non aveva collegato il fatto di essere in Francia.
La ragazza, al suo ritorno dalle vacanze, dopo qualche tempo, si era come per riflesso condizionato, ricordata di un qualcosa che era successo mesi prima ma per lei era successa in quel momento li. Non aveva saputo collocare, né spazialmente né temporalmente, l’accaduto e quindi usciva da modelli mentali del savio. Dunque la ragazza era matta e la sua “mattia” era dovuta al padre che, per effetto della psicologa, la nostra ragazza, dovrà odiare. Odiare per guarire come dietro il consiglio della stessa psicologa.
Dopo il nostro colloquio la ragazza recupererà la vera natura dei suoi ricordi e non odierà più il padre che non c’entrava proprio niente con tutta questa storia.
La ragazza comprenderà cosa c’è dietro quell’esperienza e risolverà d’un sol colpo i suoi rapporti con gli altri.
Per risolvere i rapporti con gli alieni il discorso sarà molto differente e richiederà un ulteriore lungo interiore sforzo di volontà, ma questo noi, in quel caso non abbiamo potuto farlo.
La ragazza rispondeva ovviamente positivamente a molte delle domande del nostro test di auto valutazione ed aveva una grafia che presumeva che la donna fosse assolutamente normale e non schizofrenica, così come il suo comportamento nei pochi giorni in cui l’abbiamo frequentata mostrava una chiara capacità di correlarsi con altri alla perfezione.
Angeli e Demoni
A questo punto della nostra analisi psicologica è bene aprire una parentesi sulla differenza che esiste tra un addotto maschio ed un addotto femmina. In realtà le differenze sono molte: l’esperienza di una donna addotta è di per sé, più invasiva che non quella di un maschio addotto. La donna si sente invasa nel proprio corpo oltre che nella propria mente.
Racconta e descrive nei minimi particolari di quando viene fecondata artificialmente dall’esterno, con un apposito marchingegno a forma di tubo che “spinge qualcosa” all’interno della sua vagina. L’esperienza è traumatica perché il soggetto femmina vede e forse capisce, che si sta lavorando attorno ai suoi genitali. L’ipnosi mette in questi casi in evidenza la paura che il proprio corpo venga profanato: la donna piange, si agita e si dispera in ipnosi, rivivendo, come se fosse lì ed ora, la terribile sensazione.
Ed ancora: la donna addotta, descrive quando il solito tubo, dopo circa tre mesi le viene riavvicinato alla zona vaginale e qualcosa questa volta, le viene succhiato via.
Quel qualcosa si rivela, ad una attenta ricostruzione in ambiente ipnotico, un feto. Un feto però con connotati differenti da quelli mostrati da un feto terrestre.
E’ molto più piccolo ed ha caratteristiche decisamente aliene.
La donna che subisce questa specie di stupro esogeno al pianeta, mostra sempre ed indifferentemente dalla tipologia di feto partorito, un rapporto di amore madre figlio o figlia verso quella cosa che gli è stata tolta.
Anche se il feto alieno è decisamente diverso dai nostri bambini, la femmina che subisce questa esperienza considererà da quel momento in poi, quel figlio, un figlio suo.
E non è assolutamente importante che il ricordo sia un ricordo ricostruito nei minimi particolari, con l’ipnosi o la PNL. Basta un sogno, un sogno che quasi sempre ci viene raccontato nei primi colloqui, che abbiamo con questi soggetti, per rendere consapevoli le donne addotte che possiedono un figlio perduto da qualche parte, un figlio che non è di questo mondo, dunque un figlio alieno.
Nel test di auto valutazione che pratichiamo sui nostri addotti esiste una domanda precisa che suona più o meno così…..
Hai mai sognato di avere un figlio che non è tuo?
La domanda mostra una contraddizione nei termini ma la contraddizione è solo apparente.
Come fa un figlio mio a non essere mio?
La contraddizione viene totalmente scavalcata dall’inconscio dell’addotto che risponde positivamente.
…Sì, ho sognato di aver un figlio che non è mio!
E quale potrebbe essere la spiegazione di tutto ciò?
La moderna psicanalisi, cioè la psicanalisi che è già dominio di un periodo storico passato, direbbe che la voglia di una donna di maternità frustrata porta il sogno della maternità stessa a compensazione di quel desiderio irrisolto.
L’uomo necessario affinché una donna debba rimanere incinta è sublimato con la figura di un alieno, un uomo superiore, il migliore per il figlio che si desidera, un uomo quasi dio perché alieno a questo mondo nel quale la figura maschile viene rifiutata.
Ora però bisogna sottolineare come la figura maschile in questa società viene rifiutata sulla base di stereotipi familiari che non sono stati minimamente capiti e digeriti dalla femmina figlia.
Neumann, allievo storico di C. G. Jung, che parla degli stati di sviluppo femminili, parla della donna del primo tipo (ce ne sono tre di tipi secondo lui), che crede che il mondo sia solo al femminile e che l’essere maschile serva solo per la riproduzione. In questo contesto è evidente che la addotta di Neumann del primo tipo, che poi sovente è rappresentata dalla figura di femmina che crede di vedere la Beata Vergine Maria, sublima il maschio in un extraterrestre dio o semidio.
Coloro che credono nelle visioni della Beata Vergine che, guarda caso, sono per il 90% femmine castrate nell’animus, cioè non conoscono la parte maschile che è dentro di loro, sognano maschi senza volto e ritengono che la Madonna sia la donna da imitare poiché è l’essere femminile perfetto che è rimasta incinta anche senza un rapporto vero sessuale con un uomo.
La bimba che abita una famiglia in cui esiste una madre serva ed un padre padrone ma che dentro di sé si ribella a quella situazione, rivendicando il suo ruolo di donna, anche e spesso inconsapevolmente, finisce poi per odiare a tal punto la figura del maschio da sublimare la figura della donna e renderla stereotipatamente falsa e Madonna.
La Madonna che vuole la Chiesa Cattolica ovviamente e non la vera Madre di Gesù con i suoi veri problemi di un tempo: accudire al bimbo, lavare i panni, essere in un mondo palestinese e maschilista comunque succube di un marito padrone di pecore e di femmine.
Dunque l’addotta donna di Neumann del primo tipo tenderà a credere che l’extraterrestre l’ha eletta comunque a madonna e che lei sia comunque madre di qualcuno che sia un dio.
Queste donne sono caratterizzate da difficoltà nei rapporti con il partner maschio e, anche se vorrebbero comunque in alcuni casi avere rapporti, alla fine si dileguano in una fuga motivata da paure terribili e sostenute dal fatto che sia necessario rimanere pure.
Anche in questi casi la psicanalisi contemporanea pensa di trovarsi di fronte a persone affette da forti turbe sessuali e processi castrativi che frustrano l’adempiersi della normale femminilità.
La spiegazione invece può essere decisamente differente.
La donna si sente addotta a livello inconscio ed ha capito che qualcuno ha fatto qualcosa a livello dei suoi genitali che va contro la sua volontà.
Dunque si tratta di violenza carnale!
Tale violenza è sovente resa inaccettabile, ma il processo di dissonanza cognitiva che è dentro di noi fa miracoli e tenta di raddrizzare una penosa e terribile situazione.
Il processo di dissonanza cognitiva è quel processo secondo cui, una verità sgradevole viene reinterpretata dal subconscio in modo da renderla sopportabile al soggetto che l’ha vissuta.
Il principio dunque della storiella della Volpe e l’Uva.
L’unica possibilità di rendere accettabile la violenza sessuale subita è data dal fatto che a violentarti sia stato Dio stesso.
Dio, sotto forma di alieno o sotto forma di figura angelica non ha importanza poiché oggi come oggi, il dio delle nuove generazioni appare sempre più simile ad un alieno tecnologico, in grado di creare molti miliardi di anni fa, la razza umana.
Dunque un padrone spaziale ha fatto su di noi quello che può essere fatto su una creatura di sua produzione, la femmina dell’uomo.
Ed ecco riapparire sotto forma di storia e di leggenda la sindrome di Anna e di Maria, due delle tante donne del vecchio e del nuovo testamento, ingravidate dal soffio divino.
Il sociologo oggi spiegherebbe queste situazioni con il tentativo della donna sottomessa di avere un ruolo nella società patriarcale antica e palestinese, recuperando la stima del capo famiglia, dimostrando che in fondo ella è una pedina del volere di Dio. Dio, per creare, sceglie la donna e non ha bisogno dell’uomo. Il proporre in una società del tutto maschilista, come quella ebraica, la figura di una donna che da un lato è svincolata da quella del maschio padrone, nell’atto della riproduzione, ma che ha egualmente bisogno di Dio per procreare, rappresenta un escamotage di non poca valenza.
L’archetipo di sant’Anna dunque si riproduce nelle società poco colte e maschiliste anche del mediterraneo cattolico, in un mondo dove le visioni della Beata Vergine certamente non mancano. Sovente il vedere l’invisibile appare come un bisogno di sostegno e se la società che ci circonda non ci aiuta nell’essere accettati come persone e non come cose, ecco che si forma nella nostra testa la possibilità di essere parte del gioco, richiamati in causa dal dio o dall’extraterrestre di turno.
Non esisterebbe altra soluzione se non la morte per suicidio, quello non tanto prodotto da noi su di noi, ma quello prodotto dalla società sul singolo.
La figura femminile in certi ambienti, se dotata di carattere ed elevato spirito egoico, può tendere giustamente a riaffermare con forza e violenza, quella che è la sua posizione nella società e non decidere di rimanere, quale serva, nascostamente infedele, accanto ad un maschio padrone.
Se il nostro addotto femmina dunque racconta che Gesù è venuta a trovarla, secondo noi, il risultato di questo vissuto poco compreso e metabolizzato va probabilmente rivisto e corretto.
….Gesù era alto e biondo e vestito di bianco ed aveva gli occhi con la pupilla verticale….. e curava la mia mamma che era affetta da un cancro con la macchina per curare le malattie (la madre è effettivamente guarita da un cancro nda)…. Nel sogno mia madre era in un cilindro di vetro, tutta nuda, sospesa in un liquido ed attaccata a dei fili. Quella era la macchina per salvare la vita di mia madre…. Poi vengono i diavoli ma io li scaccio leggendo il Vangelo.. i diavoli sono piccoli, scuri con una testa molto grossa ed hanno dita lunghe.
Puzzano ed hanno quattro dita per mano….
Ma io non ci credo che li ho visti perché, quando li vedo, prego e loro scappano…(? nda).
Così descriverà alcune sue esperienze una ragazza, nipote di due vescovi cattolici, con madre fervente credente, che da piccola voleva farsi suora ma che ora si è sposata ed ha due figli e vive in Sardegna.
Durante una nostra conferenza in Sardegna la ragazza assisteva ad una descrizione degli alieni che noi di solito monitoriamo attraverso le dichiarazioni degli addotti ed ha avuto una forte crisi isterica.
Il mondo della realtà rifiutata cozzava contro il mondo della sua realtà costruita, facendo sì che ci fosse ribellione nel corpo e nella mente, quale reazione ad una non accettata situazione, però riconosciuta, a livello inconscio dal soggetto stesso.
L’archetipo nascosto nelle righe del nuovo ma anche del vecchio testamento è incredibile.
…I figli di Dio vennero sulla Terra e videro che le figlie dell’uomo erano belle e si accoppiarono con loro….
Se si fa caso a questo ultranoto passo del vecchio testamento, non si dice le figlie di Dio videro che i figli dell’uomo erano belli…
Il passo è totalmente rivolto alla figura maschile del dio maschile di una società maschile e per una donna di Neumann che vuole evolversi non ci sarà che la possibilità di vedere un mondo al femminile comandato da un solo maschio, Dio.
Il resto rimarrà un mondo al femminile in cui le mogli, si confrontano con le amiche, le sorelle, le nuore e le suocere ma un mondo in cui la figura del maschio risulta assente se non per procreare e se questa figura viene sostituita dalla divinità maschio, tutto ciò ben venga poiché questa figura rappresenta la liberazione della donna dalla sua schiavitù dal maschio anche nell’atto di procreare in una società maschilista.
Se l’addotto, con poca cultura e soprattutto legato a figure genitoriali castranti e possessive, non è seguito ed indirizzato ad un riesame del vissuto, in chiave decisamente più realistica, finisce nel ripercorrere quella strada che porterà, soggetti di questo tipo, in accordo con quanto sostiene Eric Fromm nella sua fondamentale opera dal titolo “Essere o Avere”, ad associare la figura dell’alieno Dio, ad una figura di padrone super partes a cui tutto è concesso. IL rapporto con l’alieno dunque diventerà ancora più turbolento poiché da una parte esiste la necessità di giustificare il comportamento dell’alieno quale padrone totale dell’addotto e dall’altro rifioriscono le memorie del dolore sia fisico che morale che si accumulano durante i processi di abduction. Dunque ecco che l’addotto diventa martire di una chiesa che si rifà alle tradizioni locali ma che ha connotati anche di tipo scientista. Nascono così i peggiori movimenti di tipo ideologico quali Scientology, l’ideologia di Rael o l’idea che alcuni stigmatizzati come Giorgio Bongiovanni in Italia abbiano a che fare con le figure alieno-cristiche del terzo millennio.
Dunque se ciò è vero dobbiamo riconsiderare le figure di alcuni contattisti che sostengono che Dio è l’alieno, come figure di soggetti, se non schizoidi, addotti realmente ma incapaci di comprendere quella realtà reale che li ha visti protagonisti, per mancanza dei requisiti fondamentali, di una buona cultura personale.
La figura dell’addotto martire è propria dell’addotto femmina e nel caso di addotti maschi, questa non è mai stata da noi evidenziata, escludendo quelle figure maschili che si sentono contattisti e non quindi contattati.
Dunque l’adotto martire religioso si è creato dentro di sé, a livello subconscio una valida motivazione per la sua dicotomica sofferenza:…
Dio vuole così, l’alieno mi ha scelto per i suoi invisibili scopi, sia Dio che l’alieno sono comunque esseri superiori quindi perfetti, sono belli ed hanno ragione, hanno ragione anche nel farmi soffrire perché evidentemente a noi, non è dato di capire ma un giorno
capiremo…..
E’ dunque facile confondere per uno psicologo al lavoro con un vero addotto, una turba skizoide religiosa da una situazione di vera abduction modificata da processi di dissonanza cognitiva e si tende a fare di tutte le erbe un fascio.
Una donna che secondo Neumann appaia più evoluta (Neumann le definisce del secondo tipo, nda.) avrà un rapporto totalmente diverso con l’alieno che viene periodicamente a distruggere la sua vita.
In generale maschi e femmine addotti evoluti, che per fortuna ci appaiono la maggioranza, sono totalmente atei, odiano la religione cattolica ma non sanno bene perché. Questo odio ha radici storiche nell’infanzia dei giovani addotti. Loro credono invece in una civiltà buddistica di tipo orientale, sono quasi sempre vegetariani e rispettosi degli animali anche se, e sembra in forte contrasto, sono amanti e praticanti di arti marziali, meditazione trascendentale yoga, respirazione orientale ed altre pratiche non classiche della nostra cultura. Tutti ritengono che i nostri governanti siano dei bastardi speculatori ed assassini e tutti ritengono che la razza umana non è fatta di esseri eguali tra loro, sono cioè, in senso non negativo del termine, profondamente razzisti.
L’idea di essere diverso, si potrebbe spiegare con l’idea dell’essere stato scelto ma presto, l’essere stato scelto non si rivela un essere stato pre-scelto per caratteristiche quali: la bontà, la bellezza, la rettitudine, la capacità di fare comunque qualcosa in più.
Il soggetto si rende conto che è stato scelto in base a fattori genetici di cui non comprende l’importanza.
Dunque l’addotto appartiene ad un gruppo di fortunati od ad un gruppo di sfortunati e chi lo può dire?
……io sono utile a loro e quindi sono utile a qualcosa…….
L’uomo a volte si accontenta di essere considerato dagli altri in un mondo in cui nessuno ti aiuterebbe o ti stimerebbe per quello che sei ma solo per quello che fai, se quello che fai rispetta i canoni di una società in cui l’unica cosa che conta è apparire ed avere successo.
Ancora una vota scatta il rapporto di tipo sadomasochistico tra l’addotto e il rapito.
Il masochista, in questo caso l’addotto, in fondo risulta contento se è stato preso perché farebbe così parte di un meccanismo che lo aiuta a rendersi consapevole di servire a qualcosa. Questo qualcosa appartiene ad una sfera dell’invisibile, dell’impalpabile, dell’irraggiungibile, in parole povere al magico mondo dell’irreale.
In una società in cui tutto quello che è reale ci fa schifo, abbiamo bisogno di qualcosa di noi che abiti l’irreale per sentirci comunque utili a quella dimensione visto che qui le cose vanno male.
L’alieno che ci tortura e ci usa rappresenta un tramite attraverso il quale noi diamo il nostro contributo alla sfera dell’irreale, dove è sì pur vero che l’alieno ci fa soffrire ma ci considera seppure nella sofferenza.
E’ sempre meglio essere fatti soffrire che essere praticamente trattati quali inesistenti!
….Qualcuno finalmente si interessa di noi facendoci soffrire ma almeno si interessa di noi…
Il soggetto addotto vive dicotomicamente questa sensazione: ha paura dell’alieno che tornerà e chissà cosa vorrà fargli ma dopo qualche tempo ne sente la mancanza e lo rivorrebbe vedere:
Assurdo! Qualcuno potrebbe pensare, e si riaffaccia l’idea che siamo davanti ad una persona con multipli modelli comportamentali.
Se non si chiarisce con l’addotto subito questo comportamento l’addotto tende ad isolarsi sempre più in una esaltazione egoica che lo vuole indiscusso personaggio chiave della vicenda e non semplice marionetta in mano aliena.
Si può notare e esaltare questo tipo di reazione soprattutto nel gruppo di sostegno di più addotti. L’impatto che molti hanno con la stessa realtà, si ribalta nel cercare di far accettare a tutto il gruppo la tua idea di realtà e dunque si ottengono dei forti scontri tra addotti che, in contrasto con altri, sostengono alla fine che solo loro sono i veri addotti con una sorta di soddisfazione personale, non sapendo che sarebbe meglio per loro non esserlo mai stati.
Oppure nel gruppo si esalta l’idea che qualcuno può essere stato addotto da una particolare razza mentre l’altro sia stato addotto da alieni differenti nel tentativo di continuare nella farsa mentale dell’essere stato prescelto e non scelto, semplicemente come marionetta vivente.
IL DIAVOLO HA SCELTO ME! Sembrano recitare con orgoglio, ricadendo qualche minuto dopo questa affermazione nella paura più totale del prossimo rapimento.
Non è raro che il soggetto in questione analizzi se stesso come un qualcosa di diverso e cerchi di esaltare queste differenze mostrandole all’inquirente come prova della diversità.
Le cicatrici vengono mostrate con orgoglio come marchi di guerra ed a sostegno delle proprie teorie, ci si convince presto di avere anche facoltà paranormali, di leggere nel pensiero e di vedere l’aura della gente.
Intendiamoci, a volte tutto ciò sembra essere vero ma le facoltà paranormali non devono erroneamente essere prese come un dono della diversità, magari come un dono dell’essere stati prescelti.
Si tratta di ben altro e comunque, probabilmente, di reazioni della ghiandola pineale a delle forti sollecitazioni a cui il paziente è stato sottoposto durante l’esperienza di rapimento. Un fenomeno collaterale e secondario sicuramente non voluto dagli alieni ma una risposta del chimismo della serotonina deacetilasi, decisamente più umana di quanto non si possa pensare.
[NdR: questo interessante articolo si può trovare anche alla pagina web:
http://www.sentistoria.tk]
Alieni: Abili Ipnotisti
a cura di Thomas Benedetti,
thomasbenedetti@tiscali.it (Ricercatore Gruppo StarGate Triveneto)
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Spesso, nel tentare di comprendere il fenomeno dell’interferenza aliena, ci si chiede come tali entità riescano, durante il rapimento, a indurre uno stato di coscienza alterata, nei soggetti addotti, con un grado di apparente facilità e come riescano ad eliminare i ricordi collegati convincendo, almeno a livello conscio, il soggetto, che sia tutto frutto di attività onirica.
Riassumendo l’attività di importanti ricercatori nell’ambito dello stato alterato di coscienza (Milton Erickson, Jay Haley, Ernest Rossi, Roberto Assagioli, Pierre Janet) e rapportando quest’ultima al lavoro svolto sul campo con addotti si è notata una incredibile analogia con la fase dell’abduzione (rapimento alieno).
Tali analogie sono Amnesia, Dissociazione, Catalessi, Allucinazione (esse possono permettere di vedere qualcosa che non esiste, di non vedere qualcosa che c’è o di vedere quello che c’è in modo diverso), Distorsione del tempo e Suggestione post ipnotica.
Esse si alternano o si manifestano assieme a seconda del grado di coscienza alterata. A dire il vero tale fenomenologia è similare ad un particolare stato di coscienza alterata che viene chiamato ipnosi. Quindi, più precisamente, esiste un’analogia tra l’ipnosi e lo stato di coscienza del rapimento alieno ed entrambe richiamano una fase del processo naturale di veglia - sonno comunemente chiamato dormiveglia o anche stato ipnagogico. In tale stato si manifestano onde Theta riscontrabili anche durante la trance ipnotica.
Quindi l’ipnotista e l’alieno sfruttano lo stesso processo naturale, con l’unica differenza che mentre il primo ha il consenso del soggetto interessato il secondo compie la sua azione contro la volontà dell’addotto. Il passaggio dalla fase di sonno al dormiveglia è essenziale poiché solo nella fase ipnagogica vi è contatto con il mondo esterno e vi è reazione a leggeri stimoli esterni, cosa che non avviene per l’appunto quando si dorme. Quindi l’alieno arriva mentre il soggetto dorme e, attraverso le emissioni dell’impianto, lo risveglia leggermente portandolo nella fase ipnagogica. Essa ha caratteristiche diverse a seconda dello sviluppo, riscontrando catalessia e scarsa o lenta risposta alle sollecitazione esterne nella fase più vicina al sonno mentre mobilità e un buon grado di risposta alla sollecitazione nella fase più vicina alla veglia. E’ importante nella prima fase del rapimento, che l’addotto mantenga una fase ipnagogica profonda, poiché da una parte reagisce agli stimoli e dall’altra sviluppa ancora la catalessi; passaggio essenziale per l’incolumità dell’alieno nel caso qualcosa andasse storto. Quando, attraverso le suggestioni esterne, il lavoro dell’alieno inizia ad attecchire, l’addotto viene portato in una fase più superficiale (sempre dormiveglia). Ciò permette di sviluppare il processo allucinatorio iniziato e di far riprendere l’uso dell’attività motoria. Interessante precisazione riguarda il vantaggio intrinseco che tali entità guadagnano utilizzando, a differenza nostra, un linguaggio simbolico molto più consono per comunicare alla mente in tale stato, la quale guadagna il simbolismo dell’inconscio anche se esso non è totalmente sviluppato o presente.
L’attività motoria e il processo allucinatorio (quest’ultimo, se voluto, presente anche durante l’ipnosi), servirebbe a creare situazioni favorevoli allo scopo stesso dell’abduzione, riproducendo, ad esempio come spesso accade, un familiare o qualcuno di vicino, che persuaderebbe il soggetto ad essere accondiscendente.
La necessità dell’alieno di portare il soggetto coinvolto ad uno stato di dormiveglia vicino al conscio, è legata all’immediatezza delle risposte e delle suggestioni, cosa che non accade invece in uno stato vicino al sonno. Però si è riscontrato a volte in alcuni soggetti che sviluppano un buon grado di riconoscimento delle suggestioni, per lavoro svolto con l’ipnosi o attraverso tecniche e abilità personali, che il rapimento si svolge rimanendo nella fase ipnagogica profonda (vicino al sonno), ciò comporta la necessità di trasportare il soggetto immobile.
Capito quindi che l’abilità dell’alieno, come quella dell’ipnotista, sta nell’usare quello che la mente mette a disposizione, rimane un’altra questione importante che riguarda il rapimento… il ricordo di questo.
Anche qui ci vengono in aiuto gli studi sull’amnesia sviluppata durante l’ipnosi, condotti in particolare da Milton Erickson.
“L’amnesia è facilmente strutturabile se ci rendiamo conto di quanto le informazioni siano stato-dipendenti. Col termine “stato-dipendenti” si intendono informazioni dipendenti dalla fisiologia e dal contesto… Vi è un legame tra i vari stati di “consapevolezza” o di iper / ipoeccitamento, infatti accade che vi sia una continuità di ricordi tra una trance e l’altra o tra una notte di sogni e l’altra così come tra uno stato di veglia e un altro”. Tutto ciò, durante il rapimento, si manifesta anche quando l’addotto ricorda solo pezzi di ambientazioni aliene, poiché sin da subito sa se, in quei luoghi, ci è già stato altre volte. Magari non li identifica chiaramente ma riconosce di esserci stato altre volte… associa a quel dato ricordo anche le sensazioni (situazioni analoghe danno ricordi analoghi).
Lo stesso Erickson individua tre ragioni per lo sviluppo dell’amnesia: distrazione dell’attenzione, collegamento al flusso dei pensieri precedenti e interruzione dei nessi logici in corso. Tutte figlie del funzionamento della mente poco sopra espresso… quante volte “si perde il filo del discorso” e si ha la necessita di ritornare all’inizio del concetto, ricercando la giusta sequenza dei nessi logici persi. Oppure quando si cambia stanza per prendere un oggetto, si arriva e si scorda cosa c’era da prendere, allora si ritorna alla prima stanza per ricordare. L’amnesia quindi è una costante nella nostra vita… naturale potremmo dire.
Ciò si nota anche nelle ipnosi, il soggetto sviluppa amnesia al risveglio di tutto quello accaduto durante la trance. (vi sono comunque delle tecniche per fa ricordare). Ricorda, ad esempio, i concetti iniziali espressi in merito alla piacevolezza di stare sdraiato sul divano… niente altro. Molte volte è cosciente di un buco di tempo, ma se si ha l’accortezza di riprendere la posizione dell’inizio della trance e i concetti nel medesimo modo, perderà anche questo riferimento; durante la trance ipnotica (stato ipnagogico) il soggetto può svolgere qualsiasi attività e perderne il ricordo al risveglio. Quindi se prima del rapimento il soggetto dorme e dopo il rapimento ritorna a dormire, della trance intermedia ne perderà il ricordo conscio.
Anche qui quindi come sopra sia l’ipnotista che l’alieno sfruttano un meccanismo proprio e naturale della mente, il forte nesso logico tra un ricordo e l’altro; anche qui con l’unica differenza che l’alieno non chiede il permesso a nessuno.
Come abbiamo detto, i ricordi sono fortemente stato dipendenti, situazioni e stati analoghi richiamano ricordi analoghi. Ecco perché nei soggetti addotti vi sono le così dette cause scatenanti, situazioni che si incontrano nella quotidianità e che richiamano i ricordi di un rapimento e lo stress collegato. Il soggetto, ad esempio, va dal dentista e si siede nella poltroncina, sente l’ansia ma pensa riguardi la visita, chiude gli occhi e vede quattro piccole figure attorno a lui…. Ma allora perché nel momento in cui si riaggancia il ricordo l’amnesia non sparisce? La ragione comunemente accettata e che il subconscio impedisca al conscio di rivivere ricordi traumatici…ma a dire il vero non tutti i rapimenti sono traumatici o non tutta la fase del rapimento è traumatica. Quindi?
Nella quasi totalità delle volte in ipnosi si usa dare degli ordini post ipnotici, tali ordini non sono altro che suggestioni protratte nella fase di veglia. Sarebbe necessario soffermarsi molto per analizzare le varie tipologie di suggestioni e il loro uso, ma per brevità è possibile affermare che esse hanno l’obiettivo di far eseguire delle operazioni fisiche e/o mentali ai soggetti senza che questi abbiano consapevolezza cosciente della ragione che li spinge ad eseguire tali operazioni.
Quando un soggetto in uno stato cosciente inizia a ricordare (non quando prova a ricordare) sviluppa uno stato di ansia profonda, ciò contrasta con il recupero stesso del ricordo. La paura, l’ansia e il panico sono nomi diversi per identificare ad intensità diverse una sensazione accompagnata da un monoideismo. Il soggetto vuole solo uscirne, andare via, scappare, ecc… di qui l’incapacità di un viaggio introspettivo equilibrato e l’impossibilità di recuperare dell’altro oltre al flash back.
Tutto ciò porta a pensare che l’alieno sfrutti uno stato di ansia collegato con il rapimento, amplificandolo e ampliandolo a tutta l’interferenza, attraverso quello che noi chiamiamo ordine post ipnotico. L’obiettivo è di impedire il ricordo nel momento in cui il soggetto scavalcasse per ragioni esterne (stress da dentista) il primo lucchetto delle memorie stato dipendenti.
Un terzo lucchetto può essere identificato con la difficoltà di riconoscere vero un fenomeno che socialmente viene deriso e relegato alla pura fantasia, oltre che vissuto dell’addotto come illogico e quindi impossibile. Per l’addotto è impossibile che qualcuno venga a rapirlo di notte senza che lui se ne accorga, è impossibile che passi attraverso i muri per uscire dalla camera, è impossibile che esistano esseri senzienti diversi dagli uomini, ecc… tutto questo giustifica l’addotto a spiegare consciamente le strane sensazioni e i strani ricordi come attività onirica. Per fortuna poi l’inconscio ci mette del suo….
A questo punto è palese che la nostra mente risulti limitata in certi aspetti e, per quello che concerne gli addotti, lasci ampio movimento agli alieni e ai loro giochi di illusioni. Inevitabile è porsi la domanda: hanno sfruttato qualcosa che la mente umana ha messo a loro disposizione o hanno modificato/creato la mente umana ad hoc?
Da questa risposta ne deriva la visione del contesto, perché nel caso in cui loro siano in grado di sfruttare quello che la mente gli mette a disposizione significa che hanno trovato l’uomo, si sono accorti di quello che aveva, se lo sono studiato e poi raggirato. Ma se diversamente, come credo, l’uomo era qualcosa di diverso, costretto in una situazione limitante anche attraverso la mente, ciò ci pone ad avere una visione molto più radicale del contesto.
A voi la conclusione!
[NdR: per contattare l’autore: email: thomasbenedetti@tiscali.it, tel: 349-0698050]
Bibliografia
- Milton H. Erickson, Le nuove vie dell’ipnosi, Astrolabio, Roma 1978
- Cesare de Silvestri, il mestiere del psicoterapeuta, Astrolabio, Roma 1999
- Giuseppe Ducci, “La relazione terapeutica in ipnosi”
[NdR: lo stesso articolo si può trovare alla pagina web:
http://www.sentistoria.tk]
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