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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi
Collaboratori
SPECIALE
ABDUCTION
A
Long-Term Scientific Survey of the Hessdalen Phenomenon -
"Journal of Scientific Exploration"
Eilean Moore: l’Isola dei Misteri
a cura di Paolo De
Gaetano, centroricerchecs1@libero.it
(Resp. Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria, Membro Gruppo Camelot e Stargate Toscana)
Vivendo in un paese di mare mi ritrovo spesso ad assistere a splendidi tramonti, con una brezza fresca ed umida che ti fa rilassare e ti scioglie i pensieri, così, quando posso, mi ritrovo sulle spiagge del mio paese in zone tranquille a riflettere o scrivere, e proprio oggi ho rispolverato un vecchio mistero del mare, il mistero delle isole Eilean More e la scomparsa di tre uomini posti lì a salvaguardia e custodia del faro.
In pieno atlantico ad un centinaio e più chilometri dalle Isole Ebridi, si trovano le Isole Flannan chiamate dai viaggiatori i “sette cacciatori”; tra queste vi è l’isola Eilean More, la più grande e la più settentrionale come posizione.
| A queste isole venne dato il nome di San Flannan, da un vescovo del XVII secolo, che qui eresse anche una cappella. Su Eilean More c’era una ricca quantità di pascoli e spesso i pastori vi portavano i greggi in pascolo, ma stranamente mai nessuno che vi abbia passato una sola notte, in quanto si raccontava che su l’isola abitasse il piccolo popolo, entità elementali che incutevano timore.
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Non appena i traffici mercantili iniziarono a solcare più frequentemente queste zone di mare, intorno al XIX secolo, le navi che tagliavano da nord a sud sulla rotta di Clydebank, spesso si andavano a schiantare contro le Flannan. Questa situazione portò la sovrintendenza inglese settentrionale nel 1895 a programmare la costruzione di un faro su Eilean More, faro che sarebbe stato punto di riferimento per quella zona di mare.
Per l’inizio dei lavori si dovette aspettare due anni e gli stessi perdurarono per molto tempo, prima di essere completati. Le difficoltà furono tante, il continuo mare in tempesta, una costruzione che doveva sorgere su un picco a oltre 60 metri di altezza, resero la costruzione del faro davvero difficile.
Nonostante le difficoltà, il faro venne inaugurato nel dicembre del 1899. La sua luce avrebbe illuminato quelle sinistre scogliere. Ma non tutto andò come previsto, infatti undici giorni prima del Natale del 1900 il faro era già spento, perché?
La sovrintendenza cercò di verificare immediatamente l’accaduto. Qui erano stati inviati quali custodi del faro tre persone di esperienza, James Ducat, Donald McArtur, Thomas Marshall, possibile che tutti e tre erano misteriosamente assenti? Cosa era successo?
Il 26 Dicembre del 1900 l’alba si apprestava a essere chiara e limpida, con un mare finalmente calmo. La nave Hesperus potè salpare per condurre il sig.Joseph Morr a verificare il mistero.
Stranamente vicino all’isola il mare si presentava grosso e dopo tre tentativi si potè attraccare.
Nessun segnale era stato ricevuto alle segnalazioni della nave in arrivo. Morr raggiunge il recinto del faro ed inizia a salire chiamando a viva voce i tre custodi, senza ottenere nessuna risposta.
Giunto dentro il faro con altri due marinai, vide con angoscia che tutto era in ordine!! Nessuna cosa era fuori posto, letti in ordine, camino con ceneri fredde, orologio a muro fermo, niente di niente, solo su una lavagnetta erano scritte alcune note datate 15/12/1900 ore 09.00, il giorno in cui il faro si spense!!!
Venne controllata anche la struttura di illuminazione del faro, ma anche lì tutto era in ordine, stoppini imbevuti e puliti, pronti per l’accensione.
Mistero fitto, la squadra rientrò a Lewis con i regali di natale e senza una risposta. Le ipotesi si susseguirono ma nessuna convincente, non essendo stati ritrovati i corpi cosa presumere? Si pensò che tutti e tre siano stati vittime di una tempesta, che li travolse sul molo facendoli precipitare in mare, il problema è che il 15 dicembre era stata una giornata calma con mare piatto!!
Confermato anche dal transito della nave Archer, il capitano Holman che transitò in prossimità dell’isola, e che rilasciò questa dichiarazione aggiungendo che il faro era già spento al suo passaggio.
Altra ipotesi fu l’omicidio, un raptus di follia di uno dei tre che uccise i compagni e si tolse poi la vita, ma nessuna prova a suffragio di tale ipotesi venne mai riscontrata. Un onda anomala? Investì improvvisamente i tre dal molo? Ma si evidenziò che uno dei tre era sicuramente nel faro, in quanto mancavano solo due dei tre impermeabili di protezione, mentre il terzo era al suo posto, pur vedendo gli amici in difficoltà non si sarebbe precipitato verso di loro con un minimo di protezione, insomma un mistero agghiacciante e irrisolto. Mai nessuno ne ha più fatto suo il caso, ma in fondo su cosa indagare?
Le mie ipotesi si aggiungeranno alle miriadi di altre ipotesi che negli anni si susseguirono..... forse la stessa forza che agisce nel triangolo delle Bermuda ha fatto capolino da queste parti, magari più che una forza è un qualcosa di più materiale..... di mobile, di pilotato..... oppure è una forma di abduction in grande stile alla X-Files, luogo ideale, fuori dal mondo, desolato, tranquillo, dove indisturbati i cari grigi hanno messo sotto vuoto altro materiale biologico molto utile..... o è davvero una forza sovrannaturale che si è ribellata, incattivita dalla nostra devastante e invadente civiltà tecnologica che sta cancellando definitivamente da ogni landa del mondo, quel senso di magico che si perde nella notte dei tempi, in echi lontani, nei boschi vivi e popolati da creature eteree e fantastiche, ormai relegate da una nefasta umanità come leggende, su vecchi libri in oscure e dimenticate biblioteche.
Circlemakers: una Risposta Personale
a cura di Emiliano Rizzo,
emiliano_rizzo@tin.it (Ricercatore Indipendente e Membro Gruppo Camelot )
Arte intesa come specchio dell'umano intelletto.
E l'uomo si sa, ama farsi notare. Ama farsi amare, da un pubblico o da una persona in particolare.
Ama inventare, stupire. Ma c'è anche chi non ha una vena artistica. E allora lo vediamo ubbidire a comandi.
Vediamo l'aspetto umano che ha meno scrupoli. Guerre per difendere altri esseri umani, guerre per prevaricare.
Il dubbio umano, l'errore, la colpa e il perdono. L'uomo ama mischiare cose diverse, ama socializzare, confrontarsi. Ama fare esperienze nuove. La culinaria, l'arte di mischiare i cibi nella speranza che il gusto si possa migliorare. E via di questo passo. Credo che il lettore intelligente possa capire da solo l'utilità dell'ingegno umano e dove invece, la noia prende il sopravvento.
Non posso certo biasimare per questo gli artisti, anche se un tempo l'arte era veicolo di un messaggio sacro.
Oggi rimangono solo brandelli.
E allora per essere artisti oggi bisogna stupire, colpire nell'inconscio, usare il... mistero.
Mischiare sacro col profano, sì siamo proprio bravi noi umani a voler fare confusione.
Troppo ordine oggi, in questo secolo ventesimo, troppa scienza, che cataloga, che informa, che distingue "l'oglio dal grano".
Ecco quindi che anche in ufologia, termine tanto bistrattato che ormai non ci si raccapezza più sul suo significato, gli ufo fanno capolino sui campi di grano. Gli ufo, oggetti volanti non identificati, dove tra tutte le ipotesi la più ardita e affascinante dice che alcuni di essi siano astronavi extraterrestri.
Al cui interno, viaggiano i cosiddetti alieni. Se un'astronave aliena atterra su un campo, lascerà quasi inevitabilmente una traccia al suolo, una bruciatura, un campo elettromagnetico anomalo.
Insomma, una firma, per avvertirci : qua ci siamo passati noi. Noi alieni, grazie al nostro ufo.
Ufo che voi non conoscete e ignorate, ma che altro non è se non un veicolo volante interplanetario.
Ecco che la faccenda inizia a complicarsi. Sferette luminose, lampi nel cielo, ufo, vengono avvistati finalmente sopra un campo di grano. L'indomani mattina, sulla perpendicolare di quella misteriosa luminescenza ecco apparire un disegno. Un agro-glifo, un crop circle, un cerchio nel grano. Cerchi singoli dapprima, poi con gli anni sempre più complessi.
Oppure più complessi anche prima senza che nessuno se ne fosse mai accorto.
Alla mente saltano le linee di Nazca, e tutto ciò che dall'alto meglio si può ammirare.
Anche la scienza, nel suo piccolo, ci si è messa per capire il fenomeno di questi disegni nei campi coltivati.
Sono state rilevate anomalie, come per esempio il fatto che le spighe o i semi delle coltivazioni al centro della formazione, hanno una crescita maggiore rispetto a quelle raccolte alla periferia.
Oppure sono stati trovati minerali che solitamente non dovrebbero esserci in un campo di grano, come ad esempio il mercurio.
Potete trovare la ricerca scientifica nel merito, su ogni serio sito di divulgazione ufologica, o perlomeno i link alle riviste scientifiche che ne hanno divulgato le ricerche.
Ma il compito del ricercatore, soprattutto in questo settore è molto faticoso, anche perchè non si capisce bene la sua utilità.
Certo, c'è in ballo il sapere dell'umanità.
Ma noi essere umani, l'abbiam detto prima, non siamo tutti uguali.
Qualcuno vuol sapere, conoscere, e qualcun altro forse no.
C'è chi fa ricerca, in ogni settore, e chi invece inquina la ricerca.
Chi vuol mantenere pulito l'ambiente, e chi invece no.
Chi agisce per il bene comune, e chi no. E via di questo passo.
Siamo tutti capaci di capire che questa natura è intrinseca in ognuno di noi. Sappiamo sempre cosa un'azione ci regalerà come reazione futura alla nostra scelta odierna.
Compio un omicidio, prima o poi finisco in galera.
Marino la scuola, prima o poi la mamma lo verrà a sapere. O magari no.
E se non lo viene a sapere? Ecco il senso di colpa che a molti sale a galla.
Che ci possiamo fare?!
Tornando al discorso ufo e crop circle, quindi, ecco che finalmente un gruppo di "land artist" esce allo scoperto, per modo di dire. Alcuni cerchi li han fatti loro, il loro gentile senso umano e la loro santa ispirazione artistica, han creato la volontà e poi materialmente il crop circle tanto desiderato. Non ci interessa sapere se sono gli ufo a farli.
Non ci interessa sapere chi è il reale creatore di tutti i crop circle.
L'importante è inquinare la ricerca.
L'importante, ancora una volta, è creare confusione.
Incertezza, cosicchè tutti gli uomini vedano con i loro occhi la fragilità dell'essere umano.
Non ci sono risposte, le domande annoiano e basta.
Non sappiamo chi siamo, e non dovete saperlo neppure voi.
Quindi ringraziamo questi simpaticissimi artisti.
Più ci confonderanno, più ci renderanno felici.... a nostra insaputa.
Angolo della Posta - La Voce di Parsifal
a cura di Carlo Sabadin -
sabinsky@tiscali.it (Membro Gruppo Camelot, Fondazione Sentinel, Stargate Group,
Collaboratore Stargatemagazine)
Salve Carlo,
leggo sempre con estremo interesse la vostra rivista che, numero dopo numero, è diventata anche un po’ la mia
Camelot Chronicles; non voglio però farvi troppo complimenti che meritate tutti, ma chiederti una cosa per me molto importante.
Sto leggendo su alcuni Forum e Liste che certi appassionati di queste materie non perdono mai occasione per affermare che
loro non sono ufologi, che loro sarebbero solo dei ricercatori, che gli ufologi perdono tempo a litigare tra loro tralasciando la ricerca, che bisognerebbe superare le barriere associazionistiche, che la vera ricerca sarebbe alla fine quella che ognuno di
noi liberamente decide di intraprendere, eccetera. Tutto questo mi lascia alquanto
perplessa.
Voglio precisare che io non sono una ufologa e credo che per diventarlo si debba studiare davvero molto e non basti scribaccare qualche cosa ogni tanto in qualche Forum; credo che la capacità di fare un’indagine si acquisisca solo all’interno di associazioni dove persone più esperte ti possano insegnare le giuste procedure da usare; inoltre, pur non essendo un’ufologa, ho letto nei vari anni le infinite polemiche che sono nate tra i vari gruppi, associazioni, e così via; credo che questo avvenga in tutto il mondo e non sia questa gran novità!
Mi sembra invece da veri ingenui pensare che tutto possa essere cancellato dicendo semplicemente: cambiamo tutto, o superiamo le beghe tra gli ufologi e i vari gruppi.
Poi che cosa rimarrebbe? Rimarrebbero dei ricercatori non ufologi e che quindi
non conoscono l’ufologia? Che dovrebbero fare cosa? Studiare gli avvistamenti?
Ma dove stanno i loro studi e le loro ricerche? Ma sanno queste persone cosa significa un’indagine ufologica e se lo sanno, ma dove hanno imparato a farla? Forse mi sbaglio e userò un’espressione troppo forte, ma che cavolo vogliono questi? Vogliono ammazzare gli ufologi?
Mi sembra solo tanta invidia…..
Scusami tanto per questo sfogo un poco sconclusionato, ma mi piacerebbe sapere proprio cosa ne pensi; anche in privato se vuoi.
Ciao e grazie ancora per la vostra fantastica rivista.
Barbara Marinari
(Provincia di Vicenza)
Cara Barbara, non solo la metto “in pubblico” (e te la linko in prima pagina) ma credo che, al di là di tutto, tu abbia già risposto alla maggior parte delle domande che -legittimamente- ti poni. In passato alcuni “ufologi” tentarono di spostare l’attenzione del fenomeno (e della ricerca) dagli UFO.... proprio sugli “ufologi” (si chiamavano “monneristi”). Tale operazione fallì miseramente, ma, senz’altro, rappresentava un tentativo - per quegli anni- molto interessante. Ma anche “loro” avevano capito che per tentare di “far fuori” l’ufologia e gli ufologi.... bisognava -PRIMA!- diventare ufologi….
Grazie mille! Sono io che ringrazio te per la tua “divertentissima” lettera!
Carlo
GARDEN MARY
L’Arte del Fiore, di Biganzoli Sabrina
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