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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi
Collaboratori
SPECIALE
ABDUCTION
A
Long-Term Scientific Survey of the Hessdalen Phenomenon -
"Journal of Scientific Exploration"
Le scie chimiche
a cura di Raffaele Papaleo,
brazil@katamail.com (Scrittore)
[NdR: Raffaele, giovane scrittore, dopo aver ascoltato una puntata de “Il Triangolo dei Bermuda” su Radio Popolare, in cui si trattava il tema delle scie chimiche, ci ha mandato questo racconto, che volentieri pubblichiamo]
Immaginate di avere una passione che vi accompagni da tempo e che riesca ad allietarvi spesso le giornate. Immaginate inoltre di scoprire, dopo anni di innocenti evasioni, che tale passione altro non sia stata che un’illusione, per di più malefica. Allora vi chiedo: come vi sentireste?
Non sono un pigro di natura, lo sono diventato con il passare del tempo, in modo crescente e meticoloso. D’altronde ogni sforzo eccessivo, ogni periodo di iperattività fisica o mentale iniziava a pesarmi sempre più, a intaccare e modificare qualcosa del mio carattere, tanto da farmi decidere per un cambio radicale e optare per la pigrizia. Si può dunque parlare di questa svolta come di uno strumento di difesa, forse anche di ribellione verso una serie di sforzi che a ben vedere altro non erano che vani.
Non ho però rinunciato al tempo libero che mi rimane dopo il lavoro e l’attività di padre e marito, ho semplicemente scelto degli svaghi consoni alle mie nuove caratteristiche. Ho sostituito così lo sport praticato con lo sport in televisione, le lunghe passeggiate in montagna con i documentari naturalistici, le chiacchierate al bar con le cene in casa tra amici.
Sono dunque un pigro consapevole e maturo che ha trovato il proprio equilibrio tra le mura domestiche.
Ad un solo vecchio passatempo non ho rinunciato - ovviamente poco dispendioso a livello psicofisico: quando ci sono delle belle giornate di sole, esco di casa in macchina e mi metto alla ricerca di una zona verde. Trovato un posto di mio gradimento, individuo un prato situato in una zona tranquilla e mi lascio andare, steso per terra. Non uso coperte o altro sotto di me, preferisco sentire il contatto con la terra, il freddo umido che pizzica gradevolmente il mio corpo. Quando sono ben disteso accavallo le gambe, intreccio le mani dietro la testa, a modi cuscino, e mi godo lo spettacolo. Vi chiederete quale: ebbene mi riferisco al cielo limpido, alla grande distesa di azzurro sopra di noi. In quei momenti svuoto la mia mente, non permetto a nessun pensiero di distrarmi – mia moglie con le autoreggenti, mio figlio che mi guarda con la faccia tenera e un po’ impaurita dopo averne combinata una delle sue, il mio capoufficio che strilla perché abbiamo cambiato la marca del caffè - e inizio a rilassarmi. Sì, mi rilasso. Mi lascio andare, divento corpo privo di mente o, meglio, corpo consapevole. C’è solo il cielo e il mio fisico rilassato.

E’ da tre anni che mi concedo questi momenti, ma è da poco che ho aggiunto una piccola variante. Osservo sempre il cielo, ma il culmine della gioia – molti di voi penseranno che mi accontento davvero di poco – lo raggiungo quando vedo apparire un aeroplano. Seguo il percorso di questo piccolo punto e rimango in attesa che lasci un segno del suo passaggio, la mia nuova passione: le lunghe scie bianco latte.
Non è che il cielo mi abbia stancato, è che le scie lo abbelliscono, lo decorano. E’ il segno della presenza umana nell’elemento naturale. Presenza che dura poco, destinata, come tutto, alla transitorietà – scusate la licenza filosofica.
Fin qui nulla di strano – o quasi – senonchè ho da poco fatto una scoperta che mi ha alquanto turbato. Ma andiamo per gradi.
Circa un mese fa ho seguivo in radio un programma strambo che parlava di UFO, prostitute aliene e altre cose pazzesche. Ammetto di non credere nei fenomeni di questo tipo, però tra le varie cose dette mi colpì un intervento del conduttore che segnalava un pericoloso fenomeno non molto conosciuto. Si parlava delle mie amate scie. Vi chiederete cosa c’è di oscuro in tutto ciò, ebbene ci sarebbero delle scie create appositamente per scopi militari non molto chiari.
Molte scie non sarebbero dunque frutto del passaggio di normali aerei, bensì il risultato premeditato di esperimenti militari.
Lì per lì quella trasmissione lasciò in me solo una piccola curiosità e molto scetticismo. Non volevo ombre sul mio passatempo preferito. La curiosità però vinse pian piano la pigrizia, che pensavo ormai essere solida e inattaccabile, nonché la paura di scoprire una verità sgradevole. Iniziai così a fare delle ricerche su internet e sono venuto a conoscenza di notizie davvero interessanti.
C’è una fitta comunità scientifica e di volenterosi adepti che è a conoscenza dei fatti, che sa. Siamo noi, gente comune, ad essere all’oscuro.
Tutto ciò che ho potuto apprendere dal web mi è stato confermato dalla radio, dallo stesso programma radiofonico che mi aveva messo a conoscenza del fenomeno. Ero sdraiato sul divano, non avevo più voglia di leggere e così presi il telecomando della radio. L’accesi e girai su diversi canali fino a quando riconobbi la voce del presentatore che qualche settimana prima aveva condotto quello strano programma sugli ufo e sulle scie chimiche. Alzai il volume, premetti il tasto Rec e iniziai ad ascoltare.
“ …passiamo ora ad un nuovo argomento, già affrontato in passato. E’ qui con noi, per parlarci delle scie chimiche, il ricercatore italiano Dario Lucarelli”.
“Buonasera a tutti”.
“Buonasera Lucarelli. Vorrei chiederle cortesemente di iniziare questa nostra chiacchierata introducendo l’argomento. Che cosa sono le scie chimiche?”
“Le scie chimiche, o chemtrails, sono scie molto simili a quelle rilasciate dagli aerei civili, con alcune fondamentali differenze a livello di durata, altitudine, forma e soprattutto di sostanza che le compone.”
“Può entrare più nel merito?”
“Certo. Una normale scia non dura, in media, più di venti secondi, una scia chimica può durare anche cinque ore; una normale scia si forma a quote elevate (nove mila metri circa), una scia chimica è visibile anche a bassa quota. La forma è differente: quelle chimiche anziché disperdersi nell’aria si espandono e si allargano centralmente, inoltre si uniscono spesso tra loro formando croci, griglie, strane evoluzioni non spiegabili dal semplice passaggio di uno o più aerei.
Ma quel che più conta è che non sono il risultato della condensazione degli scarichi degli aerei, e dunque composte per lo più da acqua e ghiaccio, bensì sono il risultato di esperimenti di natura chimica, come dimostrerebbero le tracce di silicio e di metalli di altra natura rilevati in queste scie.”
“Ma quale sarebbe il fine di questi esperimenti chimici?”
“Le scie chimiche possono produrre effetti sui sistemi di comunicazione e controllo per fini militari e di difesa, oltre che a determinare dei cambiamenti nelle condizioni atmosferiche”.
“Cosa vuol dire?”
“Molti testimoni affermano di aver notato dei rapidi cambiamenti climatici dopo l’apparizione delle scie e, in alcuni casi, precipitazioni piovose.
A conferma di ciò, nel 1996 il rapporto Air Force 2025 sui futuri scenari di difesa dell’aeronautica militare americana afferma l’importanza di <<…possedere il clima capitalizzando le emergenti tecnologie e concentrandosi sullo sviluppo di quelle più precise per le applicazioni di guerra>> e continua dicendo <<negli Stati Uniti, la modificazione del clima diventerà verosimilmente una parte della politica di sicurezza nazionale con applicazioni sia interne che internazionali>>.
Ma ancor prima, nel 1993, l’aviazione e la marina statunitense, sotto il controllo dell’Iniziativa di Difesa Strategica degli Stati uniti, hanno istituito il Programma di ricerca attiva aurorale con alta frequenza (HAARP), con sede in Alaska, in un terreno di proprietà del Dipartimento della Difesa. Sono in molti a credere che sotto il programma Haarp si nasconda qualcosa di più di semplici modificazioni locali controllate dalla ionosfera. E’ probabile che gli Usa stiano creando nuove armi geofisiche integrali in grado di influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza.”
“Cosa risponde a chi etichetta coloro i quali parlano di scie chimiche come <<Fantasiosi paranoici della cospirazione>>?”
“Rispondo che vorrei esserlo, che mi piacerebbe aver preso un abbaglio. Purtroppo non è così. Diverse prove scientifiche sono lì a dimostrarlo, mi riferisco soprattutto all’analisi della composizione delle scie. Inoltre questi esperimenti non sono sempre stati taciuti. Voglio leggervi a tal proposito una notizia Ansa che si riferisce alle celebrazioni dei 300 anni della capitale degli zar: <<Ci saranno anche scorci di bel tempo artificiale per i potenti della Terra attesi a San Pietroburgo. Le infauste previsioni meteorologiche hanno, infatti, indotto le autorità ad incaricare l’aeronautica militare di mettere a disposizione alcuni velivoli equipaggiati ad hoc, destinati a spargere miscele chimiche in grado di garantire almeno qualche schiarita.>>
“Lei ha appena letto una notizia Ansa che ha un’ampia diffusione, oltre ad aver citato un rapporto militare molto esplicito: sembra dunque che non ci sia molta segretezza sul tema. Forse il problema riguarda lo scarso interesse.”
“L’interesse aumenterebbe se non venissero taciute le conseguenze che queste sostanze chimiche hanno sulla salute.”
“Ci sono prove o studi su queste conseguenze?”
“Sono state visitate molte persone che hanno segnalato la presenza di scie chimiche e che quindi erano sul luogo. I sintomi più ricorrenti, che io stesso ho potuto verificare di persona, sono diversi: vanno dalla tosse secca persistente al capogiro, dalla polmonite alla forte emicrania, e ancora tic nervosi, ansietà, incontinenza, feci sanguinolente, dolori muscolari.”
“Il quadro che si prospetta non è dei più rassicuranti. Cosa ci può dire dell’Italia?”
“In Italia sono sempre più frequenti i casi di avvistamento di scie anomale, non giustificabili dal passaggio di aerei civili, anche se non abbiamo informazioni in merito all’esistenza di un programma specifico come quello statunitense.”
“Grazie mille per le informazioni. Torneremo di sicuro su questo interessante e a tratti inquietante argomento. Ringrazio il nostro ospite. Passiamo ora…
Non so a chi credere, ma qualche dubbio mi è venuto. Ho saputo che ci sono state anche delle interrogazioni parlamentari – qualcuno di voi forse lo sapeva?
Quello che posso dirvi è che continuo a guardare il cielo, ma quando vedo passare qualche aereo mi incazzo e me ne vado. Sì, mi sento preso in giro, come un vero coglione.
Un consiglio: aprite gli occhi amici miei, state attenti, iniziate a dubitare delle cose e soprattutto concedetevi pure la pigrizia, ma non quella mentale.
[NdA: Si ringrazia il sito internet: www.nexusitalia.com, dal quale sono state tratte la maggior parte delle informazioni, contenute nel racconto, sulle scie chimiche.]
Alieno per Caso
a cura di Ferdinando Guazzotti
(Centro Astronomico Ufologico Lombardo)
- pag.10
Seconda Parte
[NdR: la prima parte di questo Libro si può trovare sul Settimo
Numero di Camelot Chronicles]
Nel lungo cammino della Scienza questo celeberrimo rasoio
[NdR: Rasoio di Occam] ha funzionato molto bene nel campo delle
scienze esatte, come Astronomia e Astrofisica che richiedono studi peculiari laddove le
Discipline Celesti rendono indispensabili alcune semplificazioni nella ricerca, ad esempio per ciò che riguarda l’origine delle
nebulose protostellari, come quella che ha dato i natali al nostro
Sole e al relativo Sistema Planetario. Il vulcanismo esteso tra i pianeti di tipo roccioso e le sue lune; le comete, gli asteroidi e lo studio della loro composizione chimica. Il
Rasoio viene ad essere utile anche nel campo di ricerca della struttura delle galassie, in particolar modo della nostra
“Via Lattea” ove vadano ricercate le varie dinamiche all’interno degli ammassi stellari che la compongono. Si potrebbe andare avanti con un più lungo elenco di possibili campi di ricerca, che dovrebbero essere spogliati da contorte teorie, ma non mi pare sia il caso, non vorrei tediare il lettore, anche perchè si potrebbe pensare ad uno sfoggio personale di
saccenza fuori da un contesto che, in effetti, non interessa più di tanto. Per chi ha intenzione di approfondire esistono comunque delle buone
Enciclopedie di Astronomia dalle quali si può apprendere molte cose interessanti.
Ciò che si sottrae più facilmente all’opera demolitrice del Principio d’Occam
è proprio il fenomeno UFO, poichè non esistono a tutt’oggi criteri di valutazione su qualcosa di così sfuggente e difficilmente misurabile con strumentazioni specifiche. D'altronde io stesso nel corso della disamina esposta in questo lavoro, mi sono lasciato andare a fantasticare tra le ipotesi più spinte, per trovare una soluzione all’enigma ufologico. Ma sono più ottimista quando mi lascio trasportare dalla fantasia; tutto questo forse sotto l’influenza di certe letture e film estrapolati dai più famosi capolavori della
letteratura fantascientifica i quali, hanno consegnato alla memoria della nostra generazione valide motivazioni per proseguire su un percorso molto accidentato come è quello di un fenomeno così caustico riguardante i
Dischi Volanti, UFO, o scialuppe spazio-temporali.
Tale debolezza, se così la vogliamo definire, è caldeggiata anche da prestigiosi rappresentanti del mondo scientifico, dotati evidentemente di elasticità mentale, qualità essenziale ed indispensabile in ogni campo, senza porre ostacoli.
Riconosco di non essere stato un perfetto osservatore del notorio Rasoio, pur essendone un convinto apostolo e promulgatore da un punto di vista astronomico; la dimostrazione è verificabile peraltro, nella presente opera riguardante le analisi sull’abitabilità dei mondi sparsi intorno alla nostra galassia, senza dimenticare la stessa possibilità per tutte le altre
sparse nell’Universo.
Gli esobiologi ad esempio, si sono presi la responsabilità di varcare, sia pure ipoteticamente, il confine spaziale posto oltre il
Sistema Planetario di casa nostra, ipotizzando forme di vita più esotiche, dove certe caratteristiche fisico-chimiche degli abitanti di altri pianeti potrebbero sorprenderci per qualche diversità. Tra questi scienziati però domina un senso più razionale ipotizzando che forse sarebbe più sorprendente il fatto di non trovare delle differenze sostanziali se vengono considerate quelle stelle di tipo solare e pianeti di tipo terrestre. Quindi, le coscienze umane non verrebbero turbate eccessivamente. Può bastare per soddisfare il nostro innato
antropocentrismo?
Molti altri invece sono convinti che al di là del nostro Sistema Solare
ci sono altri mondi che offrono le condizioni più svariate per favorire qualsiasi tipo di vita, anche non necessariamente simile alla nostra; ma non è affatto fantascientifico pensare che altre proprietà della materia possano essersi sviluppate in modo diverso generando qualcosa in cui abbiano potuto dar luogo
ad infinite diversità...per infinite combinazioni (questa lapidaria frase la pronunciò il comandante dell’Enterprise in un episodio di Star
Trek). Molto significativa e cade a fagiolo per ciò che possa riguardare la vita nell’universo.
Senza voler fare delle ulteriori polemiche tra i possibilisti e gli
scettici, intendo comunque far presente che l’atteggiamento arrogante di certi personaggi del mondo scientifico non depone certo a favore della loro attendibilità, quando qualcuno di essi appare in televisione e, dichiara facendo
spallucce, che se ne frega mettendo in dubbio o addirittura smentendo tutto il discorso degli esobiologi, volendo forse far credere di saperne abbastanza per esprimere giudizi in nome della
scienza che, come ben sappiamo, ha preso mostruose cantonate
sia in passato che nel presente. Può dire ciò che vuole, ma con questo comportamento superbo ha dimostrato ancora una volta di far parte
(per nostra fortuna), di quella minoranza acidula e spocchiosa
convinta che la Terra sia l’unico pianeta abitato nel contesto galattico in cui abitiamo.
(Il nostro presuntuoso scienziato è sulla lista dei visitatori alieni, per essere prelevato e, allora
rideremo).
Genesi dei termini scientifici
In ufologia e, in altre branche scientifiche si fa spesso uso di certi termini di cui a volte ne ignoriamo il vero significato e nemmeno l’origine. Molte parole e neologismi sono ricorrenti durante le conferenze o in testi di varia tipologia; quasi tutte hanno un’origine che affonda le proprie radici nelle lingue antiche come il greco e latino, le quali sono meno ricorrenti se non negli studi classici; ma proprio da esse vengono ricavati molti dei termini moderni usati poi comunemente che, col tempo si sono trasformate attraverso le varie traduzioni assumendo una forma lessicale diversa dall’originale. Un esempio efficace può tornarci utile nella nostra argomentazione preferita che è l’ufologia; si adopera abbastanza frequentemente la parola
(fenomeno).
Da qui parte tutta una serie di studi e ricerche sulla (fenomenologia), con le inevitabili variazioni sul tema ufologico.
Ce lo insegna un celeberrimo filosofo “Immanuel Kant”. Con la sua
Analitica Trascendentale ci presenta dunque un quadro esauriente nella disamina di ciò che vuole esattamente significare la parola
fenomeno con una frase chiarificatrice: “La sola realtà a noi accessibile è quella che ci viene rivelata dalle sensazioni”.
Così dal greco fainomai = apparire; noumeno = pensare, si fondono due concetti nei quali in prima analisi si dovrebbe considerare un’unica fonte che risente dell’apparenza, la quale ci rende consapevoli di una opinabile realtà, da cui ne derivano delle sensazioni dette appunto
fainomai. In seconda analisi Kant considera anche l’esistenza di
qualcosa, ma che al tempo stesso sfugge ad una possibile verifica,
noumeno.
A complicarci la vita si aggiungono due altre alternative elaborate dal Grande filosofo che, comprensibilmente ha creduto bene di far conoscere a noi lettori del XXI° secolo, senza pensare alle conseguenze
psicologiche, le quali potrebbero pericolosamente insinuarsi nelle nostre menti impreparate e digiune di
nutrimento filosofico. Infatti Egli precisa che esiste una partizione tra
noumeno negativo e noumeno positivo. Con un primo concetto Kant intende far capire che non si può superare la
sfera del pensiero tentando di ricercare qualcosa che potrebbe sconfinare nel
fantastico. Il noumeno positivo invece, dovrebbe concedere il beneficio d’inventario nello sforzo ideale di ravvisare, mediante una cultura più pratica e scientifica, la libera immaginazione, pur osservando scrupolosamente un atteggiamento come si suol dire,
razionale.
In ufologia simili concetti vengono spesso messi in discussione, data la natura del
fenomeno che rende vano ogni sforzo per dare una dimensionalità all’oggetto della discordia.
UFO, aeromobile, velivolo, disco volante. Ma soprattutto i famigerati
umanoidi, presunti piloti dei misteriosi oggetti volanti....
[NdR: fine seconda parte; la terza parte si potrà trovare sul numero nove]
Ghost nei Cerchi nel Grano
a cura di Fabio Borziani,
fabioborziani@libero.it
(Ricercatore Indipendente, www.cerchinelgrano.it
e www.natrix.it)
- pag.11
Stuart Dike del “Crop Circle Connector.com” forniva nel maggio 2004 una spiegazione razionale del perché in un campo di colza nella località inglese di West Stowell fosse nuovamente presente la proposta grafica di un cerchio nel grano apparso l’anno precedente:
www.cropcircleconnector.com/2004/West%20Stowell%20Ghost/weststowellghost2003.html
Semplicemente, o più o meno semplicemente, all’interno della formazione creata nel 2003 il grano abbassato a terra, e lì rimasto dopo la mietitura, avrebbe ostacolato l’attecchimento dei semi di colza seminati in seguito, così che nel corso della successiva primavera là dove era la vecchia formazione si sarebbe mostrato poi il “ghost-fantasma” corrispondente.
Un caso probabilmente analogo si esprimeva nella primavera del 2002 in un altro campo ad Avebury Trusloe. Il 22 luglio 2001 era lì riportato un cerchio nel grano [1]. E nel 2002 i diversi elementi della struttura grafica della formazione erano nuovamente visibili nella colza in piena crescita. Addirittura, pochi giorni dopo la mietitura del cereale, il suolo del campo mostrava ancora la stessa figura
(NdR: Vedi immagine sotto).

Si nasconde un mistero alle spalle di quest’altro presunto ghost? La precedente asserzione di Dike potrebbe ben spiegare la natura di questo accadimento ad Avebury Trusloe.
Ma il tutto è così semplice, esplicito, conclusivo e basta così con questi ghost? Vediamo un po’…
"Crop-fantasma, un argomento spesso citato nelle speculazioni sul fenomeno dei crop circles, potrei dire tanto chiacchierato quanto poco indagato o forse, meglio, assolutamente NON indagato da chi pensa ciò possa costituire un evento con aspetti di straordinarietà."
Così scrive Margherita Campaniolo in “A Ghost Crop Circle” sul proprio sito web personale all’indirizzo internet:
www.margheritacampaniolo.it/crop.htm
Il qui sopra “NON indagato”, affiancato al “tanto chiacchierato”, mi trova concorde sul fatto che importanti studi su questi fantomatici ghost probabilmente non ne sono mai stati fatti.
Al momento però, in mancanza di meglio, concedo alla mia soddisfazione soggettiva di poter consegnare più valore all’esplicita veridicità di una chiacchiera rispetto alla possibile fallacia di un’indagine mal condotta…
Chiacchierando qua e là, presto attenzione a ciò che accadeva nel campo proprio sotto l’insediamento funerario di West Kennet Long Barrow. Nella nottata del 2 giugno 2000 veniva completata una formazione nell’orzo, formazione una cui prima abbozzata versione era già presente la mattinata precedente.
La stagione successiva, il campo era seminato a grano e il corrispondente ghost era fotografato dalla strada statale alla base della collina
(NdR: vedi immagini sotto).

Cosa direbbe ora Stuart Dike in relazione a questo evento?
Qui non siamo di fronte a colza i cui semi non sono stati impiantati nel terreno. Qui siamo di fronte a grano i cui semi sono stati interrati nel suolo dopo che questo è stato arato e trattato per l'imminente stagione e si presume come ogni area del campo si presentasse omogeneamente preparata alla semina. Eppure, il ghost…
"Ciò è visibile principalmente dall’alto, a livello del suolo il fenomeno è quasi indistinguibile."
Questo riporta la Campaniolo e non mi trovo d’accordo, perché sia da lontano quanto anche in prossimità delle aree di campo considerate è possibile notare senza sforzi ciò che riflette pragmaticamente l’espressione visiva della caratteristica dei ghost.
Anche da terra era nei fatti facilmente distinguibile durante l’estate 2004 il presunto ghost di Avebury Avenue.

Ancora Campaniolo: ”Qui non abbiamo un campo a colza bensì un campo "in rigenerazione" ovvero dove si è lasciato crescere dell’erba foraggiera che, nota agronomica, ha la capacità di arricchire il terreno di quelle sostanze nutritive perse in anni di sfruttamento intensivo dei campi. Le zone in verde corrispondono alle parti, quando vi era il crop circle, interessate dallo schiacciamento delle spighe. Lì non è affatto avvenuta una semina differente: le zone "compresse", hanno lasciato sviluppare nello stesso momento, ma in tempi differenti dal terreno circostante, delle erbe spontanee.”
Anche io ritengo che il campo fosse in rigenerazione, però senza erba!
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, so che quando il contadino vuole “rigenerare i campi” o semina qualcosa, oppure non semina niente; e se non semina quel qualcosa, quello non cresce e il campo rimane semplicemente incolto per tutta una stagione. E’ questo il caso in questione.
Dall’immagine si nota “del verde” nelle zone dove era la formazione del 9 agosto 2003. Tralasciando l’idea dell’erba, quel verde potrebbe essere più semplicemente grano… Accade che il disegno è creato, le piante rimangono orizzontali e schiacciate parallelamente al suolo, piove e vengono calpestate, trascorre il tempo e i semi a contatto con il pianeta germinano. Giunge poi la macchina che miete e il contadino lascia sul terreno i segni del proprio passaggio insieme alle piccole verdi piante di cereale che da poco si sono presentate.
Ancora, sempre dall’immagine precedente si evidenzia in lontananza un albero senza foglie, a dimostrarci probabilmente che nel momento in cui quel verde era là forse era autunno, forse era inverno... Passano però le stagioni ed il giugno successivo, proprio mentre io camminavo per quelle aree, quel verde non c’era più. Una fotografia del 1 maggio 2004 è concorde con ciò che vedevo io [2].
Camminandoci sopra, ciò che riscontravo erano i resti disordinati, quanto però piuttosto ben conservati, degli steli delle piante di grano rimasti in loco dall’estate precedente proprio nelle zone dove queste erano state schiacciate e proprio per questo non coinvolte nel processo della mietitura!
Un altro ghost considerato dalla Campaniolo fa riferimento ad una formazione del 2000 [3].
"Qui il campo, dopo la mietitura, non è stato affatto coltivato ma tenuto a riposo. Le piante comunque rimaste al suolo vengono a costituire, a breve come a lungo termine, (ed anche a seguito di particolari condizioni di umidità, precipitazioni ecc…) un microclima ideale per lo sviluppo di piante erbacee. E’ noto inoltre che la decomposizione della "paglia" (intesa come i residui delle piante prostrate) si trasforma in un formidabile fertilizzante ed arricchisce il terreno fino a notevole profondità (questa è una cosa che ci servirà tenere a mente in seguito).".
Ancora una volta le piante erbacee a mio avviso erano invece grano, così come l’anno successivo il campo non era affatto a riposo, ma coltivato ad orzo…
Approfondendo un po’ il discorso su questo campo opposto alla collina chiamata Silbury Hill, ricordo che nel 2000 dopo alcuni giorni di intensa pioggia fu riportato la mattina del 6 luglio una formazione composta da tre cerchi allineati.
Da un esame ravvicinato i cerchi si presentavano ben realizzati e dai contorni netti. Alcuni ricercatori furono nostalgicamente e piacevolmente colpiti dalle forme semplici di questa formazione, come a ricordare il fenomeno quale si mostrava nei primi anni ’90, anche se evidentemente l’effetto sui più fu più modesto in quanto non si trattò di una formazione spettacolare, come invece tante altre apparse nel medesimo periodo.
Successivamente, qualche giorno dopo, in data 23 luglio 2000 si presentava nello stesso campo un secondo cerchio nel grano, questa volta ben più complesso nell’intima struttura geometrica.
La formazione a “sei pentacoli” fu riconosciuta uno degli high-lights della stagione e tutti si interrogarono sull’apparente errore riguardante il posizionamento di uno degli elementi all’interno del cerchio, elemento esplicitamente fuori posto.
Vi erano i visitatori, veniva l’operazione del taglio, il contadino preparava il tutto per l’anno a venire e nell’orzo dell’estate un'altra formazione appariva il 24 luglio 2001!
La visione ravvicinata di questo disegno e della disposizione delle piante di cereale.....
(NdR: Il resto dell’interessante articolo ed ulteriori immagini si possono trovare al sito web:
www.henge.it/dati_articolo.php?IdArticolo=1468, ove è stato inizialmente pubblicato)
Note Bibliografiche:
[1] - www.bertjanssen.nl
[2] - www.busty-taylor.com
[3] - www.cropcircleconnector.com/Sorensen/PeterSorensen99.html
Siti
Web di Paolo Sartorio, Webmaster Camelot Chronicles
www.lacasadipaolo.com
www.skorpions.it
www.gardenmary.com
www.camelotchronicles.com
http://espnnfl.blogspot.com
www.wrestleshop.it
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