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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi
Collaboratori
SPECIALE
ABDUCTION
A
Long-Term Scientific Survey of the Hessdalen Phenomenon -
"Journal of Scientific Exploration"
Appunti di
Viaggio nelle Campagne Inglesi
a cura di Davide Pocchiesa,
davidepocchiesa@virgilio.it
e Silvia Tonizzo, silviatonizzo@libero.it
(Appassionati di Ufologia) -
pag.7
Siamo due studenti universitari,
già da qualche anno abbiamo iniziato ad interessarci a questo singolare e misterioso fenomeno che puntualmente ogni estate si verifica nelle campagne inglesi; i crop circles sono diventati per noi un vero e proprio interesse, anzi, più che un interesse: un viaggio...
La scorsa estate, infatti (erano gli ultimi giorni di Luglio), dopo aver messo via qualche euro, siamo partiti alla volta delle suggestive campagne del Wiltshire in cerca di qualcosa che andasse al di là del resoconto di qualcun altro.

Dopo un primo giorno di ambientamento, la pioggia e la lingua non ci hanno di certo aiutati, abbiamo deciso di recarci in visita alle antiche rovine di Stonehenge. Il viaggio in autobus dalla vicina Salisbury si sarebbe poi rivelato uno dei momenti più misteriosi dell’intera “vacanza”, riguardo a ciò che vedemmo non siamo ancor oggi in grado di fornire una spiegazione concreta.
A metà strada abbiamo cominciato a vedere alla nostra destra (presumibilmente a sud-est) alcune strane luci che ci hanno incuriosito, queste si trovavano poco sopra la linea dell’orizzonte ed erano di colore arancione. Inizialmente tre e disposte a triangolo, sono poi aumentate fino a sei-sette a formare una sorta di cerchio che ci è stato purtroppo impossibile filmare a causa del vetro e degli alberi che si frapponevano alla telecamera facendola andare fuori fuoco :-)
Una volta giunti a Stonehenge abbiamo rivolto lo sguardo al misterioso templio di monoliti soltanto per pochi secondi, il tempo di accorgerci che il fenomeno persisteva. Le luci continuavano a mutare di numero, prima cinque, poi tre, ancora cinque, una... il tutto per almeno un quarto d’ora.
Abbiamo anche pensato che potessero essere elicotteri (la distanza era considerevole) se non fosse che da lì a poco ne passarono alcuni ben riconoscibili e neri proprio nella stessa porzione di cielo.
Di tutta la gente in visita al sito archeologico solamente noi sembravamo interessati a quanto stava succedendo, finché le luci sono improvvisamente scomparse.
Per tutto il resto della permanenza non ci è più accaduto nulla di simile.
In compenso abbiamo conosciuto molte persone durante questo viaggio, tutte in un modo o nell’altro legate ai Crop Circles… forse la cosa più affascinante di quest’esperienza sono state proprio le persone, come questo misterioso fenomeno riesca a far incontrare ed unisca in qualche modo gente tanto distante, tanto diversa, legata da un qualcosa che disegna ogni estate simboli sotto il cielo dell’Inghilterra, richiamo irresistibile per tutti quanti percorrono fino a migliaia di chilometri e giungono lì, dove il grano è testimone di un mistero finora insoluto.
È stato, quando siamo arrivati ad Averbury, dove si trova lo Stonecircle, che
abbiamo fatto il primo incontro con un vero e proprio crop; si vedeva dalla strada, su di una collina relativamente vicina, tanto che lo abbiamo raggiunto a piedi. Era grande, il primo che vedevamo non poteva che parerci grande, ma già era vecchio, questo lo potevano capire anche due novizi come noi. Le spighe nuove avevano iniziato a crescere all’interno dei solchi ormai calpestati chissà quante volte. Ed infatti si era formato il 20 giugno, più di cinque settimane prima.
Il giorno seguente, sempre ad Averbury, da una collina ne avvistiamo un altro. Questo si era formato il 6 luglio, eppure pareva essersi conservato stupendamente. Si trovava a Green Street, nel centro di un campo decisamente esteso, solo linee di un trattore a confondersi con le sue forme.
Scavalchiamo il recinto ed entriamo, in silenzio che il contadino non ci senta. Le spighe erano state accuratamente piegate senza che si rompessero in modo da formare cerchi, o meglio triangoli concentrici di precisione spettacolare. Dall’interno non si poteva distinguere di che disegno si trattasse, per quello sarebbe servito un elicottero, o un ultraleggero (facilissimi da affittare, ma cari), decidiamo comunque di filmare, le batterie della telecamera erano appena state caricate, pronte per l’evento. Ma neppure il tempo d’accenderla e la telecamera già si era esaurita, bip bip, e così i cellulari.
Avevamo letto del verificarsi di questi eventi, l’elettromagnetismo del Crop, si dice... certo che due batterie, entrambe comprate da poco completamente andate, non riutilizzabili!! Ci rassegnamo, da qui in avanti questa vacanza sarà priva di testimonianza filmata :-)
Non potevamo proseguire in quel modo però, muoversi con gli autobus nel sud dell’Inghilterra é un inferno, fortuna solo che buona parte delle proloco fornisce le coordinate di dove si trovano le nuove formazioni.
C’è un’efficacissima rete di passa parola che sgorga e confluisce ad un Bar, il crop circle café, ed uno tra i tanti siti internet:
www.cropcircleresearch.com, che viene continuamente aggiornato grazie alle segnalazioni degli appassionati “croppers”.
Fatto sta che abbiamo fatto l’incontro più importante di lì a poco... Nikola Duper, che ringraziamo infinitamente; e non soltanto perchè con gentilezza incredibile ci ha trasportati ovunque, quanto per l’esperienza che umilmente ha messo a nostra disposizione; esperienza di estati ed estati filmando nelle campagne inglesi, nel bel mezzo, sempre, della terra che si fa mistero.
Ed era proprio di esperienza che avevamo bisogno, ce ne siamo accorti osservando la formazione del 2 Agosto, East Field, Alton Barnes. Dall’alto sembrava un grande biscotto, quadrato e dal perimetro intrecciato ad “S”.
Eravamo eccitati, era enorme, certo ci aspettavamo forse che le spighe fossero piegate con maggiore cura, e che non fosse un poco asimmetrico, ma che importava, era grandissimo e meraviglioso.
Un falso.
Avevano visto mostrare lo stesso disegno in un bar lì vicino la notte prima della comparsa, un’impresa di alcuni “crop-makers”.
La lezione ci è servita.
Sempre grazie a Nikola abbiamo visitato nei giorni successivi diverse formazioni della fine di luglio e inizio agosto :
- 28 luglio, Burderop Down, vicino a Barbury Castle
- 22 luglio, A4 tra Marlborough e Froxfield
- 3 agosto, Morgan’s Hill
- 4 agosto Milk Hill, sotto Adam’s Grave
- fino al crop del 20 luglio, Hackpen Hill
... aspettando un tramonto, in preda alla sete più nera, perchè è anche questo, e soprattutto questo, un crop circle, una comunione profonda e antica con il sacro della terra.
Ora che sta per iniziare una nuova stagione per i raccolti britannici, auguriamo a chiunque vada a cercare una risposta fra le spighe di quei campi, di trovare la sua verità.
Per quanto ci riguarda siamo ripartiti col nostro volo Londra-Venezia in un giorno di sole, fantasticando forse, con un velo di paura, che dall’alto un campo di grano disegnasse i nostri volti.
La Sfera di Fuoco sul Lago di Lugano
a cura di Daniele Rizzo,
allunn@libero.it (Appassionato di Ufologia)
-
pag.7
Era Giovedì 10 Giugno, e dopo una lunga camminata, eravamo appena arrivati alla famosa croce che c'è sulla cima del Monte Lema, appena dopo il confine con la Svizzera italiana. Erano le 14.30/15.00. Insieme a due mie amiche mi stavo riposando sotto la croce, prendendo il sole, mentre qualche manciata di persone (la maggior parte tedesche) passeggiava tranquilla o faceva volare aereoplanini telecomandati.
Ad un tratto, una delle due mie compagne di viaggio, disse ad alta voce di vedere qualcosa di strano: una luce. Io, lì per lì, risi, e le dissi di lasciar perdere, scettico, senza nemmeno guardare. L'altra amica guardò anche lei, e insieme, allarmate, mi dissero che non era la solita lucina che si può confondere. Addirittura una (Rosa) pensava che la forte luce che vedeva fosse un meteorite che si sarebbe schiantato a momenti.

Incuriosito, mi alzai di fretta pregandole di non prendermi in giro! Così, vidi la luce arancione anch'io, ma la mia miopia non mi faceva mettere bene a fuoco l'oggetto... fattostà che lì per lì credevo si muovesse leggermente, e lo confusi con un paracadute che rifletteva la luce del sole (infatti da quella cresta qualcuno si butta facendo "parapendio"). Ma la luce era troppo forte e arancione. Così corsi a prendere gli occhiali (che stranamente mi ero portato dietro quella mattina, esortato da Rosa), e vidi finalmente una piccola sfera arancione, come fuoco, immobile. Quel giorno il paesaggio non era affatto limpido, quindi penso che non poteva trattarsi di un incendio sulle montagne lontane, sennò si sarebbe visto annebbiato e con del fumo. Un aereo? Impossibile, vista l'intensità della luce, il colore della stessa, l'immobilità, e l'altezza a cui stazionava (all'incirca la mia... 1600 m circa). Un lampione?!? ...No.
La luce, crediamo si trovasse all'incirca sopra il lago di Lugano. Con una cartina del luogo abbiamo stimato che l'oggetto si trovava più o meno a 12 km di distanza. Rosa dice che non ne è sicura, dice che forse era sulle montagne che si vedevano appena in lontananza.
Quando inforcai gli occhiali, la luminosità dell'oggetto mi si presentava, secondo la mia stima... come 5 volte Venere circa. Discutendo con le mie amiche, loro sostengono che era molto più grossa di quel che sostenevo. Può darsi che io, essendo arrivato più tardi, l'avessi vista già più piccola. Infatti, la luce si attenuava lentamente col passare del tempo. Dopo 2/3 minuti, credo, l'oggetto si ridusse a un puntino minuscolo, poi scomparve senza lasciare alcuna traccia. Tentai di aguzzare la vista, tentando di scorgere un oggetto opaco o metallico... ma niente.
Galvanizzato dall'evento, quasi incredulo, chiamai mio fratello per comunicargli l'avvenuto.
Pressappoco in quei momenti sopraggiunse un ragazzo, un escursionista come noi, che voleva attaccare bottone. Sentiva di cosa stavo parlando. Venendo dal sentiero che c'era davanti a noi, quindi dando le spalle all'oggetto era impossibile che lo vedesse. Gli spiegammo l'avvistamento, ed ebbe la simpatica idea di chiedere: "Ah sì... dove? Lì dove adesso si vede il fumo?! Eheheh!"... e io, secco: "Non mi pare si veda fumo.".
Un fatto strano: avevamo la macchina fotografica, ma quella mattina si scaricò opportunamente la batteria!
Ma sono contento, perchè finalmente ho visto un U.F.O., e questa volta molto chiaramente... a differenza delle "lucine" che ogni tanto vedi nel cielo, di sfuggita, la notte.
Non vidi nessun'altro agitarsi o puntare il dito verso la luce, anche perchè ero abbastanza preso e non volevo perdere l'attenzione un solo attimo.
Tuttavia, per la chiarezza dell'oggetto in questione e per la presenza di altri due testimoni oculari, sono sicuro che quel pomeriggio ho visto qualcosa di anomalo nel cielo.
Convegno di Tocco da Casauria
Comune di Tocco da Casauria (PE) presso il Convento dell’Osservanza - Sabato 16 e Domenica 17 ottobre 2004
I° Convegno sugli Oggetti Volanti Non Identificati ed Extraterrestri
“UFO, tra Fenomeno ed Attualità: le Riflessioni”
Intervista a Danilo Tacchino,
danitacc@tin.it (Sociologo, Scrittore, Responsabile CUN Piemonte e Valle d’Aosta e Co-Organizzatore del Convegno)
- pag.8
D.: Mi puoi parlare di cosa vuol dire organizzare un convegno di questo calibro: la parte di preparazione, la scelta dei conferenzieri e dei temi da presentare?
D.T.: Un convegno nasce sempre dalla buona volontà di pochi e dalla capacità di questi di coinvolgere tutti coloro che hanno le risorse necessarie e fondamentali per poter concretizzare l'evento.

Nel nostro caso, tutto nasce dall'idea e dall'entusiasmo di Giovanni
Zavarelli, che è fuor di dubbio il “patron” di questo convegno, come d'altronde fu per quello dall'anno passato a Campo di Giove, nel suo paese dove vive.
La coppia di base degli organizzatori è stata quella composta da me e Giovanni. Lui si occupava di identificare il luogo dell'evento e le risorse finanziarie per concretizzarlo, mentre io mi sono occupato di sviluppare il tema, identificare gli esperti relatori adatti, e porre le prime basi per una buona pubblicizzazione. Nell'esperienza dell'anno passato, con una globalità di circa 14 relatori, tutti della medesima logica culturale e associativa, e con l'attività organizzativa partita si può dire a fine gennaio 2003, ce la siamo cavata da signori, senza grandi problemi e difficoltà. Quest'anno invece si può dire che l'organizzazione ha lavorato il doppio perchè, partita come ormai accreditato, agli inizi dell'anno (2004), con la stessa logica mono associativa che tanto bene aveva funzionato l'anno passato, ha dovuto nell'arco di un mese e mezzo, rivedere tutti i relatori in quanto la logica mono associativa non vedeva di buon occhio interferenze di logica diciamo più eterogenea.
Già l'organizzazione stava pensando di rendere più eterogeneo un dibattito consessuale di questo tipo, perché ritiene che sia la logica più valida e più obiettiva, di fronte a ogni tesi e ad ogni ricerca, che si può analizzare, dibattere e anche confutare, secondo le logiche imprescindibili della conoscenza e della ricerca.
Per il tema di quest'anno, ho cercato di identificare una visione globale nella riflessione che partiva dall'interpretazione dell'uomo e dei suoi bisogni di sapere, verso una visione che si sta aprendo a vista d'occhio, oltre le teste degli uomini stessi, e oltre il piccolo spazio planetario sovrastato da enormi immensità e spazi ancora inusitati per la nostra limitata cultura terrestre.
D.: Quanto costa in termini di tempo e di sforzi l'organizzazione di un convegno come questo? Tutto ciò viene alla fine ripagato dalla soddisfazione della buona riuscita?
D.T.: Qui avrei bisogno dell'appoggio di Giovanni per rispondere con completezza.
Il tempo è comunque una costante che parte dal momento del via organizzativo sino alla concretizzazione dell'evento. Tutti i giorni io e Giovanni ci sentivamo telefonicamente per concordare le azioni e passarci le informazioni delle atttività effettuate e delle idee realizzate, lui da Sulmona e io da Torino. Un bel contatto telematico e telefonico giornaliero che colmava più di settecento Km di distanza, ma per gli attuali mezzi informatici è solo un attimo, un atto secondo perso nella velocità multimediale delle nostre tecnologie....
La convinzione, la determinazione, la voglia di riuscire e il desiderio di concretizzare l'amicizia. Questi sono gli ingredienti fondamentali che hanno portato alla realizzazione di questi due convegni abruzzesi sull'ufologia, nati dalla concreta e forte amicizia sempre più solida tra me e Giovanni, che, e voglio ripeterlo per inciso, è la vera anima realizzativa di questi due eventi.
D.: Il convegno di Tocco da Casauria è andato secondo le tue aspettative? Come ti sono sembrati il livello dei conferenzieri, dei temi trattati, l'interesse del pubblico e degli “addettti ai lavori”?
D.T.: Quest'anno il convegno è anche andato oltre le aspettative. Ottimo feeling tra i relatori, ottimi i temi, in linea con la logica del convegno, forse ci voleva un interesse maggiore da parte dell'opinione pubblica e anche degli addetti ai lavori, che con le loro logiche “parrocchiali”, mantengono circoscritta l'informazione su questi temi, e quindi poco efficace nella sua estensione comunicativa.
D.: Quali sono gli interventi che ti hanno colpito di più? E quelli che secondo te hanno destato maggiormente l'interesse del pubblico?
D.T.: Quello di Bolognesi sulla nuova interpretazione Clipeologica, quello di Lavinia Pallotta sull'antropologia delle Abduction, insieme a quello di Ballini che ha trattato le abduction con una logica scientifica e terminologica ineccepibile nei canoni della ricerca, come quella di Sabadin, che con il suo modo inquietante ma realisticamente scientifico, ha dato modo di rendere conto di nuove evoluzioni e situazioni che si stanno creando nel campo ufologico.
D.: Pensi che questo convegno sia un punto di partenza per l'ufologia italiana e che convegni come questi possano portare nuova linfa alla ricerca e alla divulgazione?
D.T.: I punti di partenza per convegni di questo tipo, sono sempre quelli della buona volontà e della voglia di farli per passione e convincimento, con un pizzico di professionalità organizzativa e di fortuna nel saper contattare gli organismi giusti ed efficaci per riuscire a realizzare l'evento. Non dico altro, perchè il resto viene da sè.
D.: Pensi che un evento di questo tipo, organizzato in grandi città del Nord come Torino o Milano, possa avere una buona affluenza di pubblico interessato e partecipe ? Hai in programma qualcosa del genere a breve o a lungo termine?
D.T.: Questa riflessione è quella che prepotentemente ci è venuta alla mente a me e Giovanni, dopo l'esperienza di Tocco. Per il prossimo anno la speranza sarebbe quella di riuscire ad organizzarlo a Pescara. Programmi di convegni o conferenze in altre località piemontesi, sono in lista, ma ritengo sia ancora presto per divulgarne i contenuti in modo esplicito.
Commento di Giovanni Zavarelli,
giovanni.zavarelli@virgilio.it
(CUN Abruzzo e Webmaster www.paolaharris.it
e Co-Organizzatore del Convegno)
- pag.9
Riguardo al Convegno di Tocco da Casauria, considerando tutti gli inconvenienti e le problematiche legate all'organizzazione di eventi di questo genere, posso dirti che sono rimasto soddisfatto a metà. Mi aspettavo un pubblico "leggermente" più numeroso, ma evidentemente la scelta del "Convento dell'Osservanza", arroccato sulle pendici dell'altopiano abruzzese, non ha giocato a nostro favore. Questo significa che l'anno prossimo dobbiamo puntare su un grosso centro come Pescara, con un ottimo collegamento stradale/ferroviario, ma sopratutto con un bacino d'utenza più vasto. Posso garantirti che abbiamo avvisato tutti i “mass media” regionali, Stampa, Radio e TV, inviandogli la brochure con il programma ed i nomi dei relatori, ma evidentemente l'argomento U.F.O. non riscuote l'attenzione che invece meriterebbe...... Forse perchè costringe le persone a porsi domande inquietanti, tipo: Esistono razze extraterrestri? Sono potenzialmente pericolose per noi ed il nostro pianeta? In caso di un attacco militare da parte degli extraterrestri, le nostre forze armate sono in grado di difenderci?
Il programma radiofonico del 1938, "La guerra dei Mondi", ha parzialmente risposto a queste domande, con un Orson Welles che descrive l'invasione dei Marziani sulla Terra, invasione che mette a nudo le carenze della catena di comando americana, assolutamente impreparata a gestire una situazione come quella, neanche lontanamente prevista dai manuali e dalle scuole di guerra. Naturalmente il tono drammatico del conduttore, che descrive istante per istante l'avanzata dei marziani, porta lo scompiglio in tutte le città degli Stati Uniti. Solo il giorno dopo, con l'uscita dei quotidiani, si viene a sapere che è stata solo una finzione radiofonica. Ma questa finzione ha causato morti, feriti e danni incalcolabili. Forse l'uomo della strada, con tutti i grattacapi giornalieri da risolvere, non vuole caricarsi di altri problemi che non può risolvere, quindi preferisce adottare la politica dello struzzo: non li vedo (gli U.F.O.), quindi non esistono.
Invece sono rimasto molto soddisfatto dei relatori, che hanno contribuito a rendere vivo ed interessante l'happening di Tocco da Casauria, grazie anche all'eccellente materiale audio/visivo utilizzato durante i vari interventi. Devo ringraziare di cuore Danilo se ho avuto la fortuna di conoscere relatori in gamba come te
[NdR: Eugenio Ballini], Lavinia Pallotta, Carlo Sabadin, Paolo Bolognesi, Maurizio Baiata, Massimo Centini e Vittorio Piovan. Mentre conoscevo già gli altri relatori, anche loro con un pedigree professionale eccellente, come: Paola Harris, Enzo Braschi, Adriano Forgione, Antonio Lo Campo, Marco Palumbo e Pino Morelli.
Mi è dispiaciuto moltissimo per Adriano, che non ha avuto tempo per illustrarci la sua relazione, ma dobbiamo trarre insegnamento anche da quest’inconveniente, che deve servirci per migliorare l'organizzazione dei futuri convegni.
Danilo merita una citazione a parte, perchè lo conosco da tanti anni e ci lega un rapporto di amicizia solido come la roccia.
Se anche quest'anno siamo riusciti ad organizzare, nel bene o nel male, un convegno come quello di Tocco da Casauria, sfruttando anche l'esperienza del convegno organizzato l'anno scorso a Campo di Giove, lo devo sopratutto ai continui contatti telefonici con lui. Queste telefonate, che hanno annullato la considerevole distanza di 700 km, servivano per tenerci costantemente aggiornati sui vari fronti: lui per tutte le problematiche legate al parco relatori, ed io per tutto quello che impattava sulla logistica del convegno. Fortunatamente ho potuto contare sull'aiuto prezioso di Damiano Galli, residente di Tocco da Casauria, con il quale ho scelto il luogo del convegno. Ma Damiano è risultato strategico anche per tutta l'attrezzatura utilizzata durante il convegno: microfoni, schermo gigante, telecamera, PC, proiettore di diapositive, lettore DVD, ecc., attingendo al suo fornitissimo magazzino. Infatti Damiano fornisce palchi, luci, microfoni, ecc. in tutte quelle manifestazioni che richiedono un'attrezzaturadel genere. Ti consiglio di fare un salto sul sito web:
www.eterlight.com, per saperne di più sulla professionalità della ditta "Eterlight" di sua proprietà.
Damiano si è interessato anche di trovare i finanziamenti per il convegno, battendo cassa al Comune di Tocco da Casauria ed alla Regione Pescara, sfruttando anche l'amicizia che lo lega ad una personalità politica molto in vista nel pescarese. Purtroppo, nonostante le conoscenze politiche, le lungaggini burocratiche di questi Enti rappresentano il vero collo di bottiglia di un’organizzazione "no-profit" come la nostra.
Ma in definitiva, nonostante tutti problemi connessi all'organizzazione di un convegno ufologico, sono pronto a buttarmi in una nuova avventura del genere :-)
Libero Arbitrio & Gruppo Camelot
“II Convegno Ufologico”
27 Febbraio 2005, ore 10.00 - 23.30
Bologna, Luogo da Definire
per informazioni: 333-6619187
annamariamandelli@tiscalinet.it
info@camelotchronicles.com
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