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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi
Collaboratori
SPECIALE
ABDUCTION
A
Long-Term Scientific Survey of the Hessdalen Phenomenon -
"Journal of Scientific Exploration"
Stagione 2004:
le “Grandi Manovre” sui Cerchi nel Grano
a cura di Alessandro Luè,
alexlue@libero.it
(Membro Gruppo Camelot e Collaboratore X-Cosmos) - pag.1
Dopo quasi tre settimane passate nel Wiltshire, in Inghilterra, per cercare di capirci qualcosa di più riguardo alla realtà dei cerchi nel grano,
a fianco di alcuni tra i maggiori studiosi, è tempo ora di tracciare un bilancio di quanto sta avvenendo attorno a questo interessante fenomeno.
Preciso da subito che quanto andrò ad esporre lo farò a titolo personale.
L’esperienza è di sicuro una di quelle che ti rimangono dentro e di cui farai tesoro conservandola fra le più preziose: fare ricerca al fianco di seri studiosi è qualcosa che fa bene all’animo oltre che all’intelletto. Gli uomini con cui ho avuto l’onore di “convivere” tra le campagne inglesi sono lodevoli davvero su tutti i punti di vista, dal lavoro sul campo fino ad arrivare al loro continuo, vitale e prezioso mettersi in discussione, al non smettere mai di farsi domande e al non fermarsi davanti a semplicistiche e riduttive spiegazioni di comodo.
Ma la stagione 2004 è stata segnata senza dubbio dalla pesante “ombra” dei falsari di cui spesso, e forse troppo, si sta parlando. Italia e Inghilterra, ma probabilmente il discorso si può estendere benissimo ad altre nazioni, sono oggi “invase” da commenti, notizie ad hoc, servizi e rivelazioni che oggi come non mai sembrano voler convincere l’uomo della strada che, con il fenomeno dei cerchi nel grano è anche possibile farsi una gran bella risata, propugnando la tesi superchiacchierata di
assi, corde e paletti.
Da noi, in Italia, è ormai il secondo anno (praticamente da quando, nel 2003, i cerchi nel grano hanno incominciato ad essere segnalati cospicuamente sul nostro territorio nazionale), che assistiamo alle deplorevoli azioni di sedicenti “ricercatori”, che invece di rimboccarsi le maniche e darsi da fare con indagini sul campo, hanno preferito mettersi a parlare dei crop circles come una nuova forma d’arte (“Land Art”), nonché mettendosi a capo di fantomatiche bande di vandali-circlemakers, sostenendoli ed incentivandoli nelle loro opere criminali, quali appunto la realizzazione di cerchi nel grano in proprietà altrui.
Come altro le vogliamo definire quelle attività che comportano la violazione e la manomissione di un terreno, se non opere vili e criminali? E’ sempre bene ricordare che un campo è casa e cosa del legittimo proprietario, che proprio per questa sua proprietà suda, spende..... e magari anche piange.
E poco importa che ora, dopo che agli stessi è stata fatta notare la giusta perseguibilità legale di tali gesti, i messaggi di tali “studiosi” appaiano un po’ modificati, e con un velato invito ai vandali di chiedere il permesso al proprietario del terreno.
Pensano questi signori che siamo tutti fessi?
Pensano forse che la gente, ricercatori e gente comune, non sia in grado di ragionare con la propria testa e rendersi conto della figura e del comportamento che stanno portando avanti?
Come si sentirebbero se una mattina, al loro risveglio, si trovassero la casa devastata ed imbrattata da altri “artisti”? Ma facciamo i seri, per carità!
Ma sempre in Italia, e strettamente legata a questa compagnia, ve n’è un’altra, rappresentata dal CICAP (Comitato Italiano Controllo Affermazioni sul Paranormale), sempre presente massmediaticamente a ribadire che i cerchi nel grano sono solo una burla, che non c’è nessun mistero se non la grande abilità dell’uomo.
Benissimo. Ne prendiamo atto.
Ma che ci faceva allora in Inghilterra, qualche settimana fa, un rappresentante del CICAP in compagnia del tristemente famoso circlemaker inglese Matthew Williams?
(NdR: interessante a riguardo è l’articolo “Crop Circle e Proprietà Privata”, riportato sempre in questo numero)
Il sospetto che fosse lì per depistare le ricerche di seri studiosi (anche perché, a quanto pare, è il terzo anno che il CICAP sceglie l’Inghilterra come meta delle proprie “vacanze” estive) è diventato presto realtà: il tizio, infatti, si muoveva coi falsari e pare che il gruppo si sia intascato un bel gruzzoletto per realizzare cerchi falsi. Ma chi metteva questi soldi? Non si sa.
Ma non è questo l’unico fatto strano dell’estate inglese: alcuni turisti, infatti, raccontano di alcuni personaggi decisamente “sospetti”, che pare conoscessero forse fin troppo bene i cerchi che li portavano a visitare, così come “sospetti” sono senza dubbio altri due ragazzi che indicavano la presenza di un cerchio nel grano che, una volta da noi raggiunto, era praticamente quasi invisibile dalla strada. Come facevano i due a sapere della presenza del cerchio?
Insomma, da questi fatti decisamente poco chiari e da altre informazioni che abbiamo raccolto vivendo direttamente le vicende sul “campo” (aggiungiamo anche il fatto che la stampa inglese non ha esitato a ospitare articoli sui falsari), pare di assistere ad un grande movimento di forze e di persone, molto ben coordinato, teso a minimizzare la reale portata del fenomeno dei cerchi nel grano, fenomeno, in realtà, ben lungi dall’essere risolto.
In Inghilterra, così come in Italia (dove i fautori della “Land Art” sono sostenuti anche da personaggi che recentemente hanno cercato, invano, di minimizzare la fenomenologia delle “Luci di Hessdalen”) e così come molto probabilmente in altre zone interessate dai cerchi nel grano, questo meccanismo sembra già essere entrato in azione.
Una coincidenza? Non penso proprio.
Troppe forze, troppi uomini e mezzi per un fenomeno che per molti di loro non esiste!
Intorno a questo desolante scenario, però, e dico pure fortunatamente, si potrà sempre contare su un grande numero di ricercatori pronti a studiare seriamente i cerchi nel grano, senza dogmi e senza meschine operazioni a danno della reale natura del fenomeno.
(NdR: articolo condiviso con il sito web: www.x-cosmos.it
)
Media ed Esperienze di Comunità
Il Rapporto tra Ufologia e Mezzi di Informazione
Tesi di Laurea di Alberto Remigio Ruvolo,
albertoruvolo@hotmail.it
- pag.1
Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano - Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Linguaggi dei Media - Anno Accademico 2003-2004
Relatore: Chiar.mo Prof. Cesare Rivoltella, Correlatore: Chiar.mo Prof.Ruggero Eugeni.
Indice
INTRODUZIONE - p. 4
1. - L'UFOLOGIA - p. 8
1.1. - Che cos’è l'ufologia? - p. 8
1.2. - Genesi dell'ufologia. - p. 9
1.2.1. - 24 Giugno 1947. Nasce l'ufologia. - p. 11
1.3. - Evoluzione del fenomeno. - p. 14
1.3.1. - II caso Roswell - p. 16
1.4. - Debunking e Cover up - p. 19
1.4.1. - Il contattismo. I casi Adamski e Menger - p. 22
1.5. - II dibattito ufologico - p. 28
1.5.1. - Allen Hyneck e Jacques Vallée - p. 30
1.5.2. - I due fronti del contendere - p. 32
2. - MEDIA, UFOLOGIA ED ESPERIENZE DI COMUNITA' - p. 34
2.1. - Le comunità ufologiche. II loro ruolo e la loro funzione - p. 34
2.1.1. - Struttura dei gruppi - p. 38
2.1.1.1. - Men In Red - p. 39
2.1.1.2. - Gruppo Camelot - p. 40
2.2. - Considerazioni sull'ufologia italiana - p. 41
2.2.1. - Il Cicap - p. 42
2.3. - Il valore dei media - p. 45
2.3.1. - Il caso Raeliani - p. 46
2.3.2. - Riderci sopra? - p. 48
2.3.3. - La cospirazione - p. 50
2.4. - Discorsivizzazione dei temi ufologici - p. 54
2.4.1. - Televisione. The X-Files - p. 56
2.4.2. - Libri. David Icke. - p. 60
2.4.2.1. - Il segreto svelato - p. 61
2.4.3. - Il Fumetto. The Invisibles - p. 65
2.5. - Riflessioni sulla sceneggiatura, le fonti e l'originalità del soggetto ufologico - p. 67
2.5.1. - Steven Spielberg e George Lucas - p. 71
3. - I MEDIA E GLI U.F.O. - p. 76
3.1. - Infotainment - p. 76
3.2. - La teoria del rilascio graduale di informazioni - p. 81
3.2.1. - I rettiliani sono ovunque - p. 83
3.2.2. - Tutto e il contrario di tutto - p. 85
3.3. - Umberto Eco e la sovrainterpretazione - p. 90
CONCLUSIONI - p. 96
BIBLIOGRAFIA - p. 99
(NdR:
qui di seguito vengono pubblicati solo l'introduzione ed i paragrafi
2.1.1.2 e 2.2)
Introduzione
Ho sempre subito un forte fascino per le storie singolari, per tutti quei particolari episodi che vengono definiti incredibili perchè considerati difficili da accettare.
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Così il mio interesse, nel corso del presente lavoro, ha voluto concentrarsi proprio sulla loro invenzione, domandandomi nello specifico fino a che punto un'idea originale potesse essere frutto della fantasia o piuttosto, un simulacro della verità. Quanto ci può essere di vero in un film come Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo? E in una serie televisiva come The X-Files? Soggetti così particolari sono più difficili da inventare o piuttosto, da accettare come aventi un fondo di verità?
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E’ proprio alla ricerca di queste risposte e sotto la marcata influenza di prodotti mediatici quali: il telefilm The X-Files, le pellicole Indipendence Day e Men in Black e i testi di un autore come David Icke che sono approdato verso il macrogenere ufologico, con l'intenzione di soffermarmi ben oltre quel 5% di oggetti volanti non identificati che vengono definiti con il termine di U.F.O.
Ho preferito dirigermi alla volta di quelle misconosciute branche quali la protoufologia e la clipeologia, con il solo fine di evidenziare l’esistenza di una nutrita letteratura in materia. Una produzione che secondo I'opinione di molte persone è stata celata al grande pubblico, prendendo come simbolo quella vasta campagna d'avvistamenti che coinvolse, attorno alla metà dello scorso secolo, l’intero territorio americano e non solo. La cittadina di Roswell, nello stato del New Mexico, divenne l'emblema della demistificazione sugli U.F.O. e questo perchè le autorità, per mezzo dei media, comunicarono che quei numerosi oggetti visti solcare il cielo altro non erano che semplici palloni sonda.
Si capisce pertanto, come da quel momento, il pubblico cominciò a nutrire forti dubbi sulla natura delle notizie a cui era sottoposto ed a intuire che forse, proprio come accaduto in guerra, i mezzi d'informazione venivano controllati dalle autorità con intenti propagandistici.
Così mentre i cittadini rivendicavano il loro diritto all'informazione, il governo era impegnato a trovare un'adeguata linea di condotta, domandandosi fino a che punto fosse opportuno informare il cittadino.
I mass media scoprirono tardi l'ufologia, solo nel 1947 con il caso di Kenneth Arnold, ma se ne innamorarono subito. A dispetto delle restrizioni a cui erano sottoposti, sfruttarono le nuove opportunità tecnologiche per la ricerca e la divulgazione di nuove fonti. Si scoprì che gli U.F.O. erano tutt'altro che un fenomeno nuovo, e a questo proposito vennero diffuse particolari testimonianze riguardanti numerose culture tribali e fra cui, ad esempio, quella africana dei Dogon, che attraverso il rito ha tramandato vaste conoscenze astronomiche e antropologiche riguardanti navi spaziali o della discesa di visitatori dallo spazio.
E' prevedibile supporre come la gestione dell'informazione da parte dei media ha rappresentato, e lo è tutt'ora, uno dei motivi di scontro all'interno del mondo ufologico, che noteremo costituito da un fronte scettico e da uno possibilista.
All'interno di quest'ultimo verranno analizzate le teorie riguardanti la presunta opera di demistificazione attuata dai mezzi d'informazione, evidenziate con i termini di: debunking e cover up.
Le tematiche ufologiche verranno messe in relazione alla produzione di numerosi registi e sceneggiatori, analizzate come fonti d'ispirazione. A questo proposito, mi soffermerei sulla produzione di Steven Spielberg e George Lucas con I'intento di evidenziare principi ripresi e di leggere e capire l'incredibile discorsivizzazione che funge da accompagnamento a queste pellicole.
La teoria del rilascio graduale d'informazioni, è una di queste e rappresenta il perno teorico dei gruppi ufologici più radicali, secondo cui la notizia dell’esistenza degli U.F.O. e degli extraterrestri dovrebbe avvenire in maniera graduale. Al fine di evitare un crollo dei valori sociali.
Partendo da questi concetti verrà analizzato il campionario umano che li sostiene, che si scoprirà impressionante proprio in virtù dell'originalità delle loro rivendicazioni e del fervore con cui le sostengono. Costoro non sono più ufologi, ma i cosiddetti teorici del complotto e che attribuiscono la gestione della materia U.F.O. ad un'elite occulta e malvagia, che governa i paesi attraverso le multinazionali ed i colossi editoriali. Un gruppo di tecnocrati che avrebbe stretto un patto scellerato con gli extraterrestri. Promettendo loro silenzio e copertura sulle loro ignobili gesta (rapimenti e sevizie sugli esseri umani), in cambio di innovazioni tecnologiche.
Lo ammetto, tra contenuti taciuti e demistificati lo scenario si presenta ingarbugliato. Ma è proprio questo il suo giocoforza, l’elemento che conferisce all'ufologia quel misterioso fascino mediatico.
Si può iniziare a parlare di U.F.O. e poco dopo scoprirsi a discutere di rettiliani, di astronavi Vimana, di rapimenti alieni o perfino del rapporto astroarcheologico che lega il complesso piramidale di Giza alla residenza di George Lucas. Perchè alla fine parlare di ufologia è un po’ come parlare di calcio: è solo un grande lavoro di linguistica scandito da pochi goal e da qualche bella azione.
2.1.1.2 Gruppo Camelot
II Gruppo Camelot è un agreement [1] nato nel 2002 da diversi ricercatori specializzati in diverse discipline e provenienti da diversi gruppi di studio comunque riconducibili alla problematica U.F.O. Si definisce <<un raggruppamento eterogeneo dove tutte le correnti interpretative e i differenti approcci multidisciplinari alle materie sono presenti e ne costituiscono la forza primaria.>> [2]
Esiste una suddivisione per competenza (portavoce e addetto stampa, responsabile web, responsabile sicurezza), ma non una struttura di comando. Nel loro sito internet questo viene ben rappresentato da una distribuzione prossemica che vede i propri membri attorno ad una tavola rotonda che sottintende un convivio. Un luogo di libera discussione che origina la rivista web: Camelot Chronicles. Un valido e gratuito periodico d'informazione, non inferiore ad analoghe pubblicazioni vendute in edicola. L'associazione al Gruppo Camelot è gratuita e aperta a tutti. Ogni candidatura viene analizzata e decisa dai soci, che hanno inoltre la facoltà di indicare possibili candidati. Le iniziative a carattere pubblico quali convegni, conferenze e rassegne sono numerose e simili a quelle dei due gruppi più famosi: C.U.N. e C.I.S.U.
Un'analogia metodologica che secondo qualcuno sarebbe indice di un accordo sotteso, atto ad evitare una dannosa concorrenza. Un'accusa ripresa nel loro sito internet, in cui viene smentita l'esistenza di <<una famigerata Carta che sarebbe stata alla base di qualche oscura operazione di accentramento, di controllo di gruppi e di associazioni, di limitazione di libertà e modus operandi altrui...>> [3]
Ritengo invece che la discussione tra i diversi gruppi sia invece molto spesso aspra perchè rivendicante risultati, fonti, metodologie ed esposizione ai media.
In questo gruppo vengono condivise informazioni, mezzi tecnici e/o scientifici, i propri referees nei media e l'assunzione di qualsiasi impegno avviene a titolo personale e non coinvolgendo le singole associazioni di appartenenza. Nell'analisi del loro agreement, un vero e proprio atto di impegno regolato da tredici punti, si evidenziano specifici obblighi comportamentali relativi a determinate situazioni.
Ad esempio si dice che ogni membro deve presentare se stesso nei rapporti con testimoni o con i media anche come Gruppo Camelot. Oppure, al punto cinque, si decide che comunicati comuni verranno decisi esclusivamente in relazione ad attacchi di qualsiasi tipo e che riguardano la dignità e l'immagine del gruppo.
Interessante anche l'obbligo di rendere pubbliche ai membri eventuali fonti riservate e l'obbligo di non fare uso di informazioni confidenziali a terze persone.
2.2. - Considerazioni sull’ufologia italiana
Secondo il dottor Carlo Sabadin, membro della Fondazione elvetica Sentinel e anche del Gruppo Camelot, << in Italia come altrove la storia dell'ufologia moderna è costellata di battaglie legali, polemiche, contrasti, rotture emblematiche e scissioni tra i più diversi gruppi ed associazioni di ricerca. C'è tuttavia da essere ottimisti sulla nuova figura dell'ufologo. Una figura priva di condizionamenti di tipo associativo e disponibile ad impegnarsi in indagini serie e costruttive con qualunque collega a prescindere dall'appartenenza.>> [4]
Condivido inoltre la sua divertente illustrazione del ruolo del web nel dibattito ufologico; esso avrebbe la funzione di aver alimentato e dato fiducia alle contestazioni <<...agit-prop che si innescano a telecomando e che tentano di esportare discussioni da una mailing list ad un'altra, lamer, troll e presunti comandanti spaziali che cercano di abbindolare creduloni e sprovveduti in varie discariche virtuali, ecc. >> [5]
Note Bibliografiche
[1] - E' la stipulazione di un atto di concordia tra diversi soggetti per concorrere insieme verso obbiettivi comuni.
[2] - Cfr., in Internet, Gruppo Camelot. Chi siamo?, www.gruppocamelot.too.it
[3] - Ibidem
[4] - Sabadin, Carlo, ufologia oggi. In Internet, www.gruppocamelot.too.it
[5] - Cfr., in Internet, Intervista a Carlo Sabadin, http://art.supereva.it/centrostudifortiani/intervista-Sabadin.html
Harappa e Mohenjo-Daro: le Civiltà Sconosciute dell’Indo
a cura di Franco Bertelegni,
hertzi@tiscali.it (Membro Gruppo HWH22) e
Fabrizio Rondina - fabrizio.rondina@tin.it
(Presidente Gruppo HWH22 e Membro Gruppo Camelot) -
pag.2
Le civiltà della Valle dell'Indo vengono fatte risalire dai testi tradizionalisti a circa 2500 anni prima della nostra era, ma la datazione è senza dubbio errata, come hanno potuto stabilire di recente, con ricerche più approfondite, studiosi pakistani, britannici, sovietici, statunitensi e tedeschi, concordi nell'affermare che la città di Mohenjo-Daro (le cui rovine si trovano nel Pakistan meridionale, tra Larkana e Kandiaro) era già sicuramente fiorente 5-6 mila anni or sono.
| Ce lo provano, tra l'altro, i chicchi di grano rinvenuti tra i ruderi, la cui età è stata stabilita e che, piantati, ci hanno dato, a distanza di tanti millenni, una sorta di frumento a noi assolutamente sconosciuta, dal potere nutritivo molto superiore a quello delle varietà che vengono attualmente coltivate. Anche attraverso questo piccolo prodigio il pubblico è giunto a conoscere la città di Mohenjo-Daro, senza sapere che la scoperta delle sue rovine ha colmato una notevole lacuna archeologica, aprendo, nello stesso tempo, molti altri appassionanti interrogativi. |
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Fino a poco più di mezzo secolo fa gli studiosi delle civiltà indiane si trovavano di fronte a una curiosa situazione: disponevano, cioè, di un testo a carattere filosofico-religioso, riferibile a un popolo di alta cultura e stilato circa quattromila anni or sono e, secondo alcuni, anche prima (il Rgveda, o "Veda degli Inni"), mentre non erano riusciti a rintracciare una sola opera d'arte, una sola costruzione anteriore al III secolo prima di Cristo.
Fra questo periodo, posto già sotto l'influsso dell'arte persiana e greca, ed il favoloso tempo del Rgveda non c'era che un grande punto interrogativo, reso ancora più sibillino da pochi, frammentari ritrovamenti: resti di mura, armi e suppellettili di bronzo, uno stranissimo sigillo con la rappresentazione di un ignoto animale cornuto e alcune parole in caratteri indecifrabili affiorato ad Harappa, nella cosiddetta "Terra dei Cinque Fiumi", circa 200 chilometri a sudovest di Labore.
Solo nel 1921 l'archeologo indiano Daya Harappa, con alcuni indovinati scavi condotti nel luogo che ora porta il suo nome, mise alla luce i resti di una città antichissima, i cui abitanti non conoscevano il ferro, servendosi (almeno a quanto risulta dai rinvenimenti) soltanto di strumenti di pietra e bronzo, ma avevano evidentemente raggiunto un alto grado di cultura, com'è dimostrato dai ruderi di una solida costruzione a cono tronco (si pensa a un silo) e da un torso maschile la cui perfezione è tale da sbalordire.
Un anno dopo, altri archeologi indiani ricevettero l'incarico di disseppellire le rovine di un tempio buddista del II secolo d. C. su un'isoletta del fiume Indo, a 700 chilometri da Harappa, una formazione collinosa che gli indigeni chiamano Mohenjo-Daro, "la Collina dei Morti".
Gli studiosi fecero effettuare i lavori del caso e, con loro grande sorpresa, videro affiorare sotto le mura del tempio un edificio ancora più antico, che rivelò poi particolari comuni a quelli della misteriosa "Civiltà di Harappa". L'opera venne continuata dal governo pakistano e, condotta a termine, rivelò un'intera città di estensione notevole, dalle strade regolarissime, tutte disposte in senso nord-sud ed est-ovest.

Questa città dev'essere stata abitata per millenni da un popolo di agricoltori e coloro che vi risedettero debbono averla ricostruita chissà quante volte, facendola rinascere come una fenice dalle distruzioni operate forse dalla guerra, forse dalle inondazioni, forse da altri sconvolgimenti naturali. Organizzata secondo una geometria perfetta, la città comprendeva abitazioni, negozi ed edifici pubblici. Finora sono state scoperte sette città sotto le rovine di quella cui abbiamo accennato, la meno antica. E altre ancora si rinverrebbero, probabilmente, se si potessero continuare gli scavi, cosa impossibile, perché si è ormai giunti all'attuale livello dell'acqua....
[NdR: l’interessante articolo continua al sito web: www.hwh22.it/xit/S18_clipeologia/valleindo.html]
GARDEN MARY
L’Arte del Fiore, di Biganzoli Sabrina
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