Numero 8, Anno 2004
Camelot Chronicles

 

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Web www.camelotchronicles.com

Tutti i numeri del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot e dei suoi Collaboratori

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SPECIALE ABDUCTION

A Long-Term Scientific Survey of the Hessdalen Phenomenon - "Journal of Scientific Exploration"

Editoriale - Pag.1 
E se ammazzassimo gli “ufologi"?
Un cordiale saluto ai sempre più numerosi lettori (grazie mille!), che dimostrano inequivocabilmente come questo “progetto” sia sempre più sentito come un vero “must” per appassionati e ricercatori. Una rivista web tecnicamente all’avanguardia, per contenuti (questo lo sapevamo da tempo.... date un’occhiata alla “concorrenza”) e “forma” (il nuovo webmaster sta facendo un lavoro eccellente! Grande Paolo!) che, inoltre, arriva sempre un po’ prima degli altri… come potrete, da soli, constatare leggendo gli articoli (davvero imperdibili!) di questo numero....
A proposito.... ma perché quel titolo: “E se ammazzassimo gli “ufologi?”....
Leggete la posta di Parsifal e lo saprete....
Un ringraziamento, personale, al nostro coordinatore editoriale per avermi ceduto questo spazio....
Grazie Eu!
        Cordialmente
                 Carlo Sabadin


Intervista: Dr.Derrel Sims
a cura di Lavinia Pallotta, fenice@lifegate.it 
(Presidente Fondazione Sentinel e Membro Gruppo Camelot)
- pag.1

In occasione del "Secondo Congresso Regionale di Ufologia -
Città di Seveso" che si terrà venerdì 15 Ottobre 2004, vi sarà l'importante presenza, tra i vari relatori, del Dr.Derrel Sims ( psicoterapeuta e tra gli studiosi più importanti del fenomeno "Abduction") e della Dr.ssa Giulia D'Ambrosio (Psichiatra e Presidente Gruppo Parsec); vi proponiamo qui di seguito la lunga intervista gentilmente concessaci dal Dr.Sims, pubblicata in modo completo. 


D.: Chi è Derrel Sims? 

D.S.: Sono un ipnoterapeuta, un ricercatore ufo a tempo pieno e ho anche una licenza di investigatore privato, in Texas. Il mio interesse e lavoro, principale, nel campo ufologico, è quello di trovare persone che sostengono di avere avuto esperienze con entità aliene. Il mio compito consiste nel verificare se esistono effettivamente delle prove fisiche a supporto di tali casi.


D.: Quando hai cominciato ad interessarti di abduction e per quale motivo? 

D.S.: Si potrebbe dire che ho cominciato a studiare questo fenomeno perché sono, a mia volta, un addotto. La mia prima abduction risale al 1952, e fu davvero un’esperienza pesante. Nel tempo in cui si svolse, ero consapevole che ci fosse qualcosa nella stanza. Non stavo dormendo, ero sveglio e non ero paralizzato, mi potevo muovere. Non riuscivo a capire cosa fosse quella “cosa”; ma potevo vedere che era molto alta (io ero un ragazzino), magra.


Non riuscivo a spiegarmi cosa fosse, perché i bambini vedono le cose in maniera diversa rispetto agli adulti. La prima cosa che notai fu che aveva grandi occhi neri, perfettamente rotondi, diversi, quindi, da quelli che vediamo nei film di Hollywood, più ellittici. Un’altra cosa che notai fu che non aveva genitali, seno né ombelico. Ora, che sono un ricercatore, naturalmente non sono più così confuso: se manca di genitali, non può riprodursi, se non ha mammelle, non può allattare, se non ha l’ombelico, non può essere nata…Insomma, ora so qualcosa in più di ciò che c’era in quella stanza, rispetto a quanto potessi sapere allora!


D.: Quali sono le tecniche che, generalmente, utilizzi per recuperare i ricordi degli addotti e come fai a capire se si tratta di ricordi veri? 

D.S.: La differenza tra MEMORY e MEMOREX. Sono tre domande in una.

La prima, ha a che fare con il modo in cui otteniamo informazioni dalle persone che crediamo essere attendibili. Avere anche mille persone, che mi raccontano storie false, naturalmente non mi sarebbe d’aiuto, Mi farebbe retrocedere nella ricerca. Per questo, per me, è imperativo avere informazioni che siano credibili e ragionevolmente provabili.

Sono stato un agente di polizia. Quando svolgi determinate attività, a contatto con gente di tutti i tipi, sviluppi una buona capacità di capire se la persona ti sta dicendo la verità, o sta mentendo. A questo ho aggiunto e poi sviluppato altre tecniche, altri training. Ora posso insegnare nei college cosa guardare e osservare se si vuol capire se qualcuno sta dicendo la verità. Non è una sbruffonata, ci sono abilità che devono essere sviluppate. Se c’è effettivamente una presenza aliena su questo pianeta, che compie delle abduction, si tratta di una cosa da prendere sul serio e dobbiamo essere certi delle nostre informazioni.

Se la persona passa il mio test visivo, ascolto il suo “percorso linguistico”: le parole chiave che usa, possono rivelare molte cose. Se supera tutto questo, le faccio compilare un modulo, e la osservo mentre lo compila, le sue reazioni. Poi, una volta compilato, ne studio la calligrafia: se ha una propensione a mentire, ad imbrogliare, ad esagerare, la calligrafia lo mostra. Così, molto prima di fare delle domande, so di quella persona, più di quanto lei sappia di se stessa.

Seconda domanda: come si fa a recuperare i ricordi. Prima di tutto, bisogna dire che esistono due gruppi di persone e che da questo tipo di esperienze escono due tipi di persone diverse. Il primo gruppo è costituito da quello che chiamiamo “addotti”, e che si sentono tali (come lo ero anch’io). Poi c’è l’altro gruppo: sono persone che escono da queste esperienze credendo in una “consapevolezza cosmica”, e si sentono in qualche modo scelti, o prescelti. A queste persone viene fatto credere, dagli alieni, un’altra storia, che non corrisponde minimamente a quello che è successo loro realmente. Si chiama SCREEN SAVER MEMORY. Il termine “screen memory” deriva da Freud e si riferisce a persone traumatizzate che sviluppano questo tipo di falsa memoria. Il termine screen saver fa, ovviamente, riferimento al computer: se muovi il mouse scompare lo screen saver, che non è la vera memoria, il vero contenuto del computer. In questo senso può essere paragonato alla falsa memoria dei contattati. Io voglio oltrepassare la screen saver memory per arrivare alla vera memoria, e ci sono delle tecniche che permettono di farlo benissimo. Personalmente uso l’ipnosi molto raramente, e solo quando la persona lo richiede.

Per i contattati, scoprire ciò che è accaduto loro realmente, è una sorta di violenza, che cambia radicalmente la loro visione della realtà.

L’ultima questione: oltre all’ipnosi utilizzo delle tecniche “consapevoli”. Ci sono modi che permettono di avere accesso al subconscio di una persona, mantenendo la persona allo stato cosciente. Non c’è bisogno di ricorrere all’ipnosi per farlo. Molti non sono in grado, e la usano. In questo caso, il problema che può presentarsi, è che se ipnotizzi la screen saver memory della persona, otterrai un’illusione invece della verità. Ciò che avrai fatto, sarà aver creato un contattato, che ha effettivamente vissuto un’esperienza, ma non ne conosce la realtà.


D.: Sei conosciuto in tutto il mondo per le tue ricerche sugli impianti. Secondo la tua esperienza, tutti gli addotti presentano impianti? 

D.S.: Gli impianti sono molto, molto rari. Del centinaio di possibili addotti che esamino ogni anno, pochissimi hanno degli “oggetti”, e solo una minima parte di questi sono effettivamente degli impianti.
Un mio ex-collega sta “seminando” molte informazioni a riguardo di impianti in ogni genere di persona, ma questo non è vero. Non lo è mai stato ed io non l’ho mai detto. Gli impianti sono davvero rarissimi.


D.: Ti sei fatto un’idea sulla possibile funzione, o le possibili funzioni, di questi impianti?

D.S.: Sì..

D.: E me la puoi dire..?

D.S.: No… Probabilmente lo dirò l’anno prossimo. 
Per il momento posso dirti quello che non sono: non sono dei transponder, non servono cioè a trovare le persone a cui sono stati inseriti. Non è per questo che sono stati progettati, non è questa la loro funzione.
Sto scrivendo un libro a riguardo, dove pubblicherò tutte le mie ricerche. Un libro di 300 pagine assieme ad un CD ROM, perché ci sono molte fotografie e se dovessi metterle tutte nel libro, diventerebbe troppo costoso. Io voglio che il mio lavoro sia accessibile a tutti e il miglior modo per farlo è metterlo su CD ROM.
 


D.: Quello delle abduction non sembra essere un fenomeno recente. Il caso dei coniugi Hill risale al 1961, ma ci sono “indizi” che indicherebbero abduction in un passato più remoto. Nelle tue ricerche hai mai notato un cambiamento, magari un’evoluzione, nelle modalità in cui si presenta questo fenomeno, oppure azioni e situazioni sono sempre le stesse, nonostante il passare del tempo?

D.S.: Quello delle abduction, nella gran parte dei casi, è un fenomeno “solido”.

Esistono casi simili a quelli dei coniugi Hill e si tratta di interventi chirurgici, medici. Donne che affermano di avere subito inseminazioni artificiali, di essere rimaste incinte…

Ma le abduction vanno avanti da parecchio tempo. Già nel 1952, lo so perché l’ho subita. E l’abduction che ho vissuto nel 1952 non è uguale a quella che sperimentano alcune persone oggi.

Esistono notevoli differenze in molte storie di abduction. Quando si tratta di CONTATTATI, i loro racconti sono molteplici e presentano cose come l’essere stati ad una “suprema scuola di consapevolezza” e tutto sarà meraviglioso. Questo non vuol dire che le abduction debbano essere necessariamente negative. 

Quello che dico è che, mentre gli ADDOTTI riportano storie “solide”, con i CONTATTATI si hanno racconti molte volte diversi e la ragione è semplice, secondo me: loro ricordano ciò che gli alieni fanno loro credere.


D.: Hai fatto una differenza tra “addotti” e “contattati”. Ma essere addotto o contattato, dipende dalla persona o dal rapitore?

D.S.: Entrambe le cose. Lascia che ti faccia due esempi: immagina che l’addotto sia un topolino da laboratorio (io non credo che lo sia, ma immaginiamolo). Gli alieni lo tengono per la coda, gli fanno fare ciò che vogliono, lo fanno girare, lo fanno saltare, lo fanno alzare sulle due zampe e ridono. Lui fa tutto ciò che gli dicono di fare. A lui imprimeranno i ricordi del contattato.

Poi ce n’è un altro: si ribella, combatte, non obbedisce, e così gli permettono di ricordare, per punirlo, in qualche modo.

Ma non c’è differenza, entrambi hanno subito le stesse esperienze. Il problema è: chi ricorderà che cosa?


D.: Alcuni ti criticano perché dicono che non mostri le prove di quanto affermi. Cosa rispondi, se vuoi rispondere?

D.S.: (Sorride). Una volta venne da me un uomo. Stavo tenendo una conferenza in università. Si avvicinò a quello che avevo esposto e mi disse: “Questo è tutto ciarpame”.

“Davvero? Qual è la sua professione?” Gli chiesi.

“Sono ingegnere qui in università”

“Splendido, mi fa piacere sentirlo. Come fa a sapere che è tutto ciarpame?!

“Ma cos’altro può essere? Sciocchezze!”

“Lei non è ingegnere!”

“Sì che lo sono, ho una laurea e delle pubblicazioni”.

“No, non lo è”.

“Perché dice questo?”

“Perché un ingegnere è un uomo di scienza. Per studiare un caso vorrà esaminare le prove. Ho 400 pagine di prove scientifiche solo su di un singolo impianto. 400 pagine!

Non sono neanche sicuro che lei sia qualificato per guardarle, ma non fa alcuna differenza, perché lei non è uno scienziato comunque. Se lo fosse avrebbe chiesto prima di vedere i dati.”

È curioso che non ci sia nessuno che mi chieda prima di vedere i dati, e a volte mi domando se questo non sia tipico di persone che non scoprono niente per conto loro, e sono gelose.. Non so.

Per molto tempo ho tenuto per me alcune informazioni e poi un mio collega entrò in collaborazione con un’altra persona. Cominciarono a parlare di queste ricerche e le misero in un libro, e le pubblicarono come un loro lavoro.

Perché credi che io non voglia “dar via” a chiunque tutte le mie informazioni, per poi fargliele pubblicare in un libro come suoi studi?

Quando pubblicherò un mio libro, tutti potranno leggerlo e giudicare.

Ma alcune mie ricerche sono state di fatto pubblicate dalla Royal Society Chemical Engineers. Dove sono, invece, le loro pubblicazioni?


D.: Ho letto in un articolo che avresti lavorato ad un’arma per neutralizzare gli alieni. È vero o si tratta solo di un “gossip” ufologico?

D.S.: In ufologia girano parecchie storie e certe volte è difficile distinguere tra lo humour, l’illogico e ciò che potrebbe anche essere vero. La cosa migliore, in questi casi, è chiederlo direttamente alla persona. Quindi: grazie di avermelo chiesto!

La mia risposta è: è vero che credo che un alieno possa essere catturato. Non ho detto gli alieni, ho detto un alieno.

Perché? Perché gli alieni hanno una costituzione fisica. Anche noi esseri umani l’abbiamo, ed è per questo che possono catturarci. 

Qualsiasi cosa abbia una fisicità, può esserlo. Noi abbiamo elaborato qualche idea su come catturarli, e speriamo di migliorarla in futuro.


D.: Hai mai provato ad interagire coi rapitori? 

D.S.: Sì. Quello che ci siamo detti è questo: se le esperienze di abduction sono reali, e lo sono, deve esserci qualche modo per intervenire, interferire, causare uno sconvolgimento dello schema dell’abduction. Cosa accadrebbe in questo caso?

Feci un tentativo. Una delle persone che avevo in cura venne da me, disperata: hanno detto che mi uccideranno, se ti darò altre informazioni, e poi toccherà ai miei figli.

Promisi di aiutarla a difendere se stessa e i suoi figli.

In stato di ipnosi le programmai due tipi di reazione, da mettere in pratica una volta si fosse ritrovata nuovamente davanti all’alieno: le dissi che la sensazione, prima di una abduction, di paralisi, è solo una suggestione, a cui lei obbedisce. La volta successiva avrebbe dovuto resistere, rompere lo schema, e così fu. 

Quando la donna tornò da me, mi raccontò tutta l’esperienza, nei particolari: nel momento in cui aveva resistito, l’alieno era rimasto incredulo, e le si era avvicinato, forse per punirla. Lei, allora, come da mia programmazione, lo aveva colpito agli occhi. Mi descrisse ciò che accadde: non rimase ferito, non emise un grido, non si comportò in alcun modo si sarebbe comportato uno di noi…perché loro non sono come noi. LORO NON SONO COME NOI. 

Ed è per questo che sono qui. Qualsiasi cosa cerchino, che noi abbiamo, non sanno come ottenerla. Ecco perché sono ancora qui.


D.: Ma cosa vogliono esattamente? 

D.S.: Non possiamo esserne certi, ma noi abbiamo qualcosa… ti faccio un esempio: noi utilizziamo una piccolissima percentuale delle nostre capacità cerebrali. 

La domanda è: chi credi che possa utilizzare il restante potenziale del nostro cervello? Qualcuno che viene da molto, molto lontano, per procurarsi ciò che abbiamo. Il fatto è che stanno ancora sperimentando come poterlo fare.

Qualunque sia il motivo per cui sono qui, non è l’oro, non è il denaro. Non sono interessati al pianeta. Tutto quello che a loro interessa siamo noi, e solo alcuni di noi. Per essere più specifici, solo la linea familiare, la linea genealogica. 

E neanche tutti, solo alcuni membri della famiglia.


D.: Dunque non è una questione d’intelligenza? 

D.S.: Non sono interessati al quoziente intellettivo. Ci sono addotti che sono dei geni, ma la maggior parte è composta da gente normale. Ma tra gli addotti ci sono anche persone mentalmente disabili.

I Grigi fanno ciò per cui sono programmati a fare. Se fai qualcosa di insolito o persino violento durante l’abduction, non sanno più come comportarsi, non capiscono. Così tornano indietro col “dottore”, simile a loro ma più alto. Lui sa cosa fare. Si tratta di un personaggio “oscuro”, che sembra poter provare delle emozioni e si comporta in maniera “affettiva”. Sa che in questo modo l’addotto sarà più accondiscendente. 

Si potrebbero definire come una sorta di SS aliena.

Quello che vogliono veramente non lo diranno a nessuno. L’unica cosa che so per certo è che gli alieni mentono, mentono sempre.

Come quando stavo nella CIA. Cosa credi che facessimo? 

Mentivamo alla gente. Gli alieni non si comportano in modo diverso dal nostro. Mentono.

Non credo che stiano interferendo con la nostra coscienza. La loro è un’operazione chirurgica. La mia domanda è: perché lo stanno facendo?

Se fossero così potenti, da poter fare qualsiasi cosa, perché nascondono la verità?

L’addotto vede che hanno una tecnologia superiore, e li crede onnipotenti, ma qualcosa non funziona. È una menzogna, non è vero niente.

Loro fanno ciò che sono istruiti a fare, e c’è qualcuno che dice loro cosa fare, che non è il piccolo alieno del cosmo… è qualcun’ altro.

Esiste una struttura, accanto alla presenza aliena, vasta e differente, di cui la comunità ufologica non ha neanche un’idea.

Intervew: Dr.Derrel Sims
by Lavinia Pallotta, fenice@lifegate.it (President of Fondazione Sentinel and  Member of Gruppo Camelot)
English Version

D.: Who is Derrel Sims? 

D.S.:
I’m a hypnotic therapist and also a full time UFO investigator.... continue on the PARSEC/Primo Contatto Web Site

I Misteri di SHGb02+14a
Un Segnale dallo Spazio Profondo Mille Anni Luce
introduzione a cura di Luigi Drago, drago@fondazionesentinel.org (Membro Gruppo Camelot e Fondazione Sentinel) - pag.1

In questi giorni è stata divulgata la notizia da parte dei media (NdA: vedi qui per la rassegna stampa: www.fondazionesentinel.org/documenti_ufo/rassegna stampa/rassegna stampa 2004.htm), che il radiotelescopio di Arecibo (Portorico) ha captato un segnale artificiale, questa notizia ha dato una scossa negli ambienti scientifici e ufologici.
Come era logico intuire sono iniziate discussioni via web e gli articoli giornalistici si sono susseguiti molto rapidamente, ma ancora una volta ho assistito la convergenza del tutto sui due fronti, "scettici" da una parte, e "credenti dall'altra", mi chiedo se si possa continuare con questo metodo nel fare divulgazione, dove il merito viene scavalcato dalla interpretazione che a tutti i costi si vuol dare per far avanzare di più un fronte oppure l'altro, sono proprio convinto che questo sistema non porta da nessuna parte, ma crea solo confusione, una confusione che "qualcuno" cerca veramente e stimola, sapendo che questa non fa sviluppare processi veri di ragionamento, i quali potrebbero aprire nuove vie, che comprometterebbero nella loro divulgazione di massa alcune verità imposte.

Pertanto ho ritenuto importante chiedere il parere di Massimo Teodorani, in quanto in più di una occasione ha dimostrato che si può stare lontani dallo "scetticismo" e dal "fideismo", ed incentrando il proprio ragionamento sul merito, esterna il proprio pensiero in maniera asettica, cosa non facile di questi tempi, ma che un professionista deve provare ad assumere.
Chiudo con le mie impressioni personali, nell'augurarvi buona lettura ringrazio anche Massimo Teodorani per la sua cortese disponibilità.

I Misteri di SHGb02+14a
a cura di Massimo Teodorani, Ph.D., mteodorani@ira.cnr.it e mteodorani@ira.cnr.it (Astrofisico - CNR-IRA - Stazione 
Radioastronomica di Medicina, 40060 Villafontana (BO) )
- pag.1

La notizia diffusa sul fantomatico oggetto SHGb02+14a, come un possibile target SETI, è a mio avviso decisamente prematura. Ma soprattutto va ricordato che la comunità SETI Internazionale, ha dei protocolli ben precisi che richiedono che prima della pubblicazione della "scoperta" e, a maggior ragione, della semplice registrazione di una "sorgente sospetta" come questa, vengano tempestivamente comunicate le coordinate dell'oggetto a tutti gli altri centri che dedicano parte del loro tempo alla ricerca SETI nella banda radio, altrimenti nota come "Microwave Observing Project" (MOP). Ciò significa che sulla base della filosofia su cui è basato il progetto SETI classico, lo stesso segnale deve essere rilevato da qualunque altro osservatore al mondo dotato di strumentazione adeguata a rilevare segnali debolissimi come questo. In particolare, il segnale emesso dalla sorgente deve provenire dallo stesso punto della sfera celeste, ovvero avere le stesse coordinate. Oltre al fatto di emettere a 1420 megahertz (la frequenza a cui l'idrogeno assorbe ed emette energia: il modo migliore e più economico per trasmettere efficientemente segnali intelligenti), una delle marcature più importanti di un segnale SETI classico è che esso deve essere caratterizzato da effetto Doppler caratteristico di un pianeta che ruota e che è la sorgente da cui proviene il segnale. Difatti il segnale proveniente dall'oggetto SHGb02+14a è caratterizzato da un effetto Doppler, ma da esso si calcola in questo caso una velocità di rotazione di gran lunga maggiore di quella prevista per un pianeta: la velocità di rotazione dedotta dal "drifting" osservato è dell'ordine di 40 volte la rotazione della Terra. Inoltre proviene da una zona dove non risulta esistano stelle e quindi pianeti rotanti attorno ad esse. Si potrebbe anche pensare ad un "pianeta artificiale" del tipo di quelli previsti dalla teoria del fisico Freeman Dyson. Purtuttavia questo presunto pianeta si trova posizionato in una zona deserta, ovvero non vicina a stelle. La teoria prevede invece che le "sfere di Dyson" popolate da civiltà biologiche debbano comunque trovarsi ad orbitare attorno ad una stella e non nel nulla cosmico (a meno che non ci transitino momentaneamente), mentre il solo buon senso ci insegna che un pianeta di tipo standard che emette segnali intelligenti non può esistere senza un suo Sole. Potrebbe forse trattarsi invece di una specie di "ripetitore" posizionato in quella zona da qualche civiltà intelligente che vive molto lontano da quel punto, perchè più agevole per trasmettere il segnale senza sostanziali attenuazioni. Oppure potrebbero esistere civiltà intelligenti di tipo robotico, magari basate sul Silicio e non sul Carbonio, che vivono su mondi artificiali che non hanno bisogno di un Sole vicino. Ogni speculazione potrebbe apparire al momento prematura, ma forse ci può servire a pensare a nuovi modi di reimpostare eventualmente questa ricerca.
Purtuttavia, pur giudicando altamente improbabile che il segnale sia emesso da un oggetto astronomico ancora sconosciuto, nemmeno io mi sento di escludere che possa trattarsi di un artefatto strumentale, oppure di un segnale spurio proveniente da qualche sonda non catalogata che si trova casualmente a passare per quelle coordinate della sfera celeste, oppure di una frode perpetrata da hackers, forse abbastanza facile da realizzare con un "vettore pubblico" come il SETI@home. Io mi auguro non sia così, perchè se così fosse, visto il clamore suscitato da questa notizia, c'è il rischio che i fondi già molto carenti destinati al Progetto SETI collassino in maniera preoccupante. Ecco perchè ci è richiesta la massima riservatezza, e soprattutto cautela nel rilasciare notizie ai media. C'è gente che silenziosamente lavora duro e con costanza e prudenza e non sarebbe affatto carino che tutti pagassero per la non cautela e/o la megalomania di un solo gruppo per quanto prestigioso e di potere. Inoltre, un briciolo di "etica internazionale" imporrebbe che un sospetto di questo genere debba venire condiviso con tutti gli altri osservatori mondiali prima della pubblicazione su una rivista divulgativa come New Scientist, se no c'è quasi da pensare allo strapotere di qualcuno esteso anche al ramo SETI. E comunque prima di pubblicare su una rivista informativa come quella sopraddetta (per quanto prestigiosa), occorre aver prima pubblicato un dettagliato articolo tecnico a cui fare riferimento. Cosa che, mi sembra, non è stata fatta. 
Ora che la notizia è stata diffusa, ammesso che il segnale non sia una frode, il passaggio di un satellite sbarazzino oppure un artefatto, e sempre che qualcuno si decida a divulgare le coordinate precise al secondo d'arco, si stia pur certi che altri ricercatori osserveranno la stessa sorgente per cercare una conferma. Da un lato ci saranno quelli che non troveranno nulla e, paghi di questo, dopo poco tempo liquideranno la questione in poche battute. Da un altro lato ci saranno quelli che qualcosa troveranno, ma se lo terranno per sé senza clamori o pubblicazioni, almeno fino a quando non ci sarà una solida conferma. Poi ci saranno quelli che, desiderando approfondire, nell'arco dei prossimi mesi e anni vorranno scandagliare nell'intorno delle coordinate del punto sospetto, per vedere se l'oggetto, pur essendo lontanissimo, ha anche un forte moto proprio, ovvero è in moto traslatorio oltre che rotatorio. Purtroppo, vista la rigidità del progetto SETI voluto e imposto dagli americani, nessuno permetterà queso approfondimento, perchè ufficialmente le "sfere di Dyson", ovvero specie di arche celesti in moto nello spazio verso nuovi lidi vitali, non esistono, mentre esistono solo pianeti classici. 
Anche ammesso che si accetti questo vincolo, ritengo comunque che Il Progetto SETI classico, così come è stato progettato, sia in sé un progetto di grande valore scientifico e certamente lo sostengo con decisione. Penso comunque che dobbiamo avere la pazienza di aspettare diversi anni o decadi prima di poter dire l’ultima parola. Non dimentichiamoci che se avremo un risultato multiplo, potremmo dare un contributo importante alla “statistica galattica”: «Quante civiltà di tipo antropomorfo per KiloParsec Cubo possiamo vedervi da qui adesso?». Qual è la loro distribuzione in coordinate galattiche?». Se immaginiamo, per esempio, che chi usa le stesse nostre tecniche di comunicazione (radio) sia al nostro stesso livello tecnologico, allora quello che potremmo scoprire col SETI MOP è un mero (ma estremamente istruttivo) "effetto di selezione". Potrebbe anche essere che le “civiltà antropomorfe” - quelle che usano ancora le onde radio - abbiano vita brevissima per cui il SETI MOP potrebbe non rivelare niente o quasi nei prossimi 20 anni. Ma vale la pena di continuare spingendo le tecnologie SETI ai massimi livelli, ovvero aumentare il numero di canali disponibili simultaneamente per la ricezione ed estendere la banda indagata dagli spettrometri, fino a quando l’intera sfera celeste non sarà continuativamente scandagliata. Un risultato definitivamente negativo potrebbe dirci che l’”era delle macchine a vapore” dura molto poco nelle civiltà galattiche, ma non che ET non esista affatto nell’universo. Potrebbero esserci anche altre vie scientifiche per cercarli.


Referenze principali:
- http://www.newscientist.com/news/nographic.jsp?id=ns99996341 
- http://planetary.org/news/2004/seti_signal_0902.html 


Questo numero è dedicato alla memoria del grande ricercatore ed ufologo recentemente scomparso:

John Mack

 

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