Numero 7, Anno 2004
Camelot Chronicles

 

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SPECIALE UFOLOGIA ITALIANA

 


Alieno per Caso (parte 1) 
a cura di Ferdinando Guazzotti (Centro Astronomico Ufologico Lombardo) - Pag.8

Presentazione 

Con la presente e non indifferente fatica letteraria, in parte autobiografica ed in parte saggistica, il sottoscritto autore del presente libro intende offrire un utile contributo ad una già intricata e assai problematica materia di studio dedicata ad un fenomeno ormai noto in tutto il mondo. Tale materia è conosciuta con l’appellativo di “ Ufologia “. 

E’ abbastanza risaputo che il campo di ricerca di siffatto problema è piuttosto inflazionato nel novero dei cosiddetti ufologi, in cui ognuno si è profuso con ipotesi di ogni tipo per trovare una spiegazione al fenomeno più dibattuto ed opinabile di questo secolo. Va comunque detto che esso è di pertinenza più specifica nel campo dell’Aeronautica dove l’acronimo UFO era usato molto prima che si manifestassero nei cieli di tutto il pianeta e, venisse interpretato alla stregua di velivolo alieno o similare. 

La ragione per cui venne decisa questa definizione lo si doveva a determinate situazioni tecniche, che vanno fatte risalire al tempo dell’ultima Guerra Mondiale. Nell’ambiente dei cosiddetti addetti ai lavori, militari, piloti e personale responsabile dell’aviazione militare americana, si soleva usare un particolare acronimo per dare un’identità a quei velivoli non identificabili. Infatti, all’inizio l’acronimo “U.F.O.“ era da ascrivere al fatto che durante le ostilità nelle quali prendevano parte diverse nazioni, le cui rispettive aeronautiche coinvolte nelle varie azioni, venivano usati dei velivoli (spia), a volte senza pilota che s’ infiltravano nei cieli nemici muniti di apparecchiature fotografiche per carpire postazioni segrete, impianti bellici, depositi di carburante o basi mimetizzate. 

Questi aerei non potevano essere identificati perchè erano privi di sigle, inoltre volavano a quote molto elevate quindi, difficilmente intercettabili dalle contraeree. I velivoli spia dunque, erano “ Unidentified Flying Objects “. Praticamente UFO. Nel corrispettivo lessico italiano, si noti, si interpreta tuttora con un altro acronimo: “O.V.N.I.“; Oggetto Volante Non Identificato. 

Fu proprio intorno a quegli anni 1945 - 46 che vi furono i primi avvistamenti. Erano dei curiosi velivoli di forma discoidale e pare sorvolassero i cieli di tutto il pianeta, il loro caratteristico modo di volare era a dir poco insolito ma al tempo stesso straordinario, mai visti oggetti del genere. Silenziosi, velocissimi, folgoranti accelerazioni dopo brevi soste; un volo che ricordava in qualche modo quello dei pipistrelli, a balzi e zigzaganti. Era assai difficile immaginare che vi fossero all’interno dei piloti, senza che fossero sbattuti in ogni direzione nell’abitacolo a causa delle manovre impossibili da eseguire con aerei convenzionali. Erano davvero oggetti volanti davvero inclassificabili, ma soprattutto Unidentified; non identificati. Questi aeromobili non rientravano in nessuna categoria di aerei conosciuti. Ad essi venne appunto attribuito il celeberrimo acronimo UFO, secondo il criterio anglosassone ormai noto a tutti. 

In Italia però il fenomeno era più circoscritto ed etichettato con un termine più popolare e in voga, ma anche più comprensibile: Disco Volante o Piatto Volante, a causa della caratteristica forma che li rendeva anacronisticamente riconoscibili da altri velivoli cosiddetti normali o convenzionali; in effetti il termine UFO era completamente ignorato tra i civili di quel tempo; furono i primi ricercatori a rendere macchinosa e farraginosa una nascente disputa sul come dannazione si poteva dare un logismo abbastanza elegante per lo studio del fenomeno in modo definitivo che andasse bene per tutti, doveva quindi essere qualcosa a livello internazionale, riconoscibile in ogni angolo del globo; era più che evidente non rischiare definizioni che si sarebbero prestate ad equivoci catastrofici. 

Tale situazione avrebbe rovinato sicuramente la già traballante reputazione di coloro che coraggiosamente si dedicavano allo studio del più controverso fenomeno della storia umana. 

Pensiamo solo per qualche istante all’effetto introspettivo o psicologico al quale avrebbero potuto trovarsi ad esempio, gli studiosi italiani dei dischi o piatti volanti? 

Discovolantologi? Piattovolantologi? Oppure l’orribile Ovniologo, il quale sarebbe stato facilmente scambiato per uno specialista di una non ben nota malattia infettiva? 

Era più che mai urgente un termine foneticamente più accattivante e congeniale; la soluzione del problema venne così risolto con il già collaudato acronimo: “ UFO “ che presentava una metrica più lineare e suggestiva, con uno smalto più autorevole. 

Era anche necessario eliminare qualche elemento d’imbroglio che non soddisfaceva completamente coloro che del fenomeno incominciavano ad interessarsi a tutti i livelli; gli studiosi degli UFO dovevano assumere dunque, un’effettiva e prestigiosa identità. Venne così coniato ex-novo un termine che mise d'accordo una buona parte di coloro che avevano creato senza saperlo, una nuova materia di studio. 

Così nacque l’Ufologia che generò automaticamente gli Ufologi, due neologismi che si sposarono perfettamente, forse esistevano già prima che arrivassero gli stessi UFO; dovevano per forza di cose chiamarsi così. Purtroppo gli ufologi non hanno a tutt’oggi una vita facile a causa di querelle ideologiche provocate da alcune schiere di benpensanti (con i piedi ben piantati sulla terraferma...), che non si lasciano coinvolgere da quelle assurde fantasticherie. 

Negli ultimi tempi si è così deciso di porre un termine agli attacchi discriminatori degli scettici ad oltranza che mantengono il loro status, ma che rompono continuamente le scatole agli ufologi con atteggiamenti provocatori. 

Si è pensato così di aggirare elegantemente l’ostacolo con un geniale ritocco alla Ragione Sociale senza scosse cosmiche. Infatti, prende sempre più piede: “Ricercatore Indipendente“. Un termine che risolve in parte un larvato imbarazzo, quando qualcuno viene presentato come ufologo, talvolta guardato con sospetto e tenuto in disparte alla stregua di un lebbroso... o come un alieno. 

Bisogna tenere sempre in conto l’onnipresenza degli astronomi che, come ben sappiamo, sono sul piede di guerra con gli ufologi da un’eternità. Ma non tutti grazie al cielo... qualcun altro ha ben più ampie vedute nei riguardi di certi colleghi meno perspicaci non desiderosi di allargare le proprie conoscenze. 

Un buon numero di scienziati, meno arroganti all’onor del vero, decisero di considerare seriamente una fenomenologia più meritevole di attenzione di quanto si poteva credere senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. A ben vedere, se facciamo un saltino nel passato, osserveremo che alcuni postulati scientifici venivano forzatamente resi incrollabili da un ostinato e, quantomeno ampolloso dogmatismo, refrattario a nuove spinte innovative capaci di semplificare le contorte teorie di una ormai desueta scienza osservante e allineata con le vecchie dottrine. 

A far cambiare risolutamente il loro atteggiamento borioso giunse inaspettato un filosofo inglese del XIV Secolo; un certo Guglielmo d’Occam, il quale elaborò un principio notevolmente rivoluzionario per quel tempo battezzandolo: “ Rasoio “. 

L’applicazione del notorio Rasoio d’Occam dunque, è un principio che si basa sulla semplificazione di tutto ciò che nella ricerca scientifica appare superfluo, che ha un valore solo contingente, riducendo drasticamente all’essenziale, (radendo via) ogni ipotesi contorta che potrebbe rallentare ed ostacolare la ricerca in questo modo il Sig. D’Occam diede proverbiali fendenti a colpi di rasoio a quel dogmatismo che imperversava in certi ambienti che necessitavano urgentemente di essere rinnovati e che, prima o poi, avrebbero perso quello smalto di ostentata sapienza. Era inevitabile. Fu, in effetti, una valida svolta che però non poteva a sua volta offrire certezze infallibili, semmai garantire un percorso più lineare, senza ostacoli imprevisti. 

[Fine Prima Parte, la Seconda Parte si può trovare sull'Ottavo Numero di Camelot Chronicles] 



Profilo dell’Autore 
a cura di Jaco Zaraleomicini - Pag.9

Già il titolo è abbastanza significativo per presentare questa prima Opera Letteraria, in cui l’autore mette alla prova la propria personalità.Il libro dall’impronta pacatamente umoristica, non deve far credere che voglia mettere in ridicolo un argomento così intrigante qual’è l’Ufologia, quantunque si percepisca anche un tipico senso autoironico sparso tra le pagine dell’opera. Egli racconta alcuni episodi a titolo delle proprie esperienze con l’intenzione di fornire un opinione del tutto personale riguardo agli avvenimenti intercorsi in un particolare periodo in cui il fenomeno Ufo ebbe a manifestarsi sul pianeta, dove egli stesso venne coinvolto. 

Le strane vicende sono descritte in modo piacevolmente scorrevole e, a tempo debito, sa essere oltremodo ponderato quando si tratta di esprimere pareri o logiche valutazioni di una certa importanza; l’autore calandosi nel ruolo di osservatore esterno viene ad assumere una posizione di neutralità per poter giudicare il più serenamente possibile certe problematiche con equilibrio e discernimento, pur ammettendo che qualche argomento non è proprio nuovo ma anzi, alcuni concetti appaiono superati alla luce di nuove correnti di pensiero. 

È pur vero scoprire con quanta soverchia attenzione egli usi la metafora come espressione compitamente arguta e, spesso caustica, con la quale esercita il proprio sottile umorismo al momento adeguato. La sua intenzione è quella di impostare il tutto secondo una particolare scelta, la cui versificazione è decisamente diretta ad una tipologia di lettori dotati di senso dell’Humor e, soprattutto, con tendenze ufologiche, quando vengono a presentarsi tematiche scientifiche poco appetibili. 

L’autore sembra voglia esprimere ad ogni dissertazione che possa presentarsi all’attenzione del lettore, una dialettica istintiva, ma anche creativa, quel tanto che basti per uscire dignitosamente da certi schemi mentali dettati da una tipica ampollosità scientifica più ortodossa dalla quale mantiene prudentemente le opportune distanze, per poter poi scavalcare con allusiva impertinenza, desueti postulati conseguenti. 

Si denota inoltre, tra le qualità dello scrittore una personale raffinata e mirata conoscenza delle varie discipline scientifiche di volta in volta chiamate in causa per fornire valide spiegazioni o chiarimenti e, proponendo in alternativa, concetti che a volte si rendono poco o nulla digeribili al palato dei puristi, probabilmente indignati per tanta impudenza; egli possiede dunque una naturale capacità di esporre idee e tesi più spinte, dando al lettore la netta sensazione che tutto sia semplice e scontato. 

Saltuariamente esercita la divulgazione scientifica attraverso le onde hertziane di una radio locale insieme ad altri ufologi che, con il loro appoggio morale e professionale danno più lustro alla trasmissione, decisamente di tendenza eterodossa e, un tantino trasgressiva e provocatoria. 

Non solo; la sua passione per l’Astronomia l’ha portato a fondare, circa 25 anni orsono, un prestigioso Gruppo di astrofili che, con l’appoggio finanziario delle Autorità Comunali ha dato vita ad iniziative culturali di notevole pregio, coinvolgendo personaggi di spicco del mondo scientifico interessando la Stampa e Televisione Nazionali. Conseguentemente molti insegnati delle scuole locali elementari e medie, ma anche quelle dei comuni limitrofi sono seriamente interessati alle tematiche proposte; compresa anche la più controversa Ufologia che, ha pungolato la curiosità dei giovani studenti, facendo di loro proseliti e fedeli discepoli. Molto probabilmente questo Eclettico Personaggio lascerà un eredità positiva del proprio entusiasmo,dispensando conoscenze e cognizioni altrimenti negate con insegnamento tradizionale. 

Pur non possedendo un istruzione accademica e neppure classica secondo i canoni prescritti, l’autore comunica un proprio virtuale dialogo con il lettore, esprimendosi con uno stile semplice e riservato, senza ostentare competenze per le quali peraltro, non prova alcuna necessità di dimostrare; altro elemento di spicco è una completa disponibilità a dividere con il lettore i vari punti di vista che si presentano nelle pagine tra concetti e tesi. La mancanza fisica con l’interlocutore si palesa per una evidente ragione logistica, per cui egli offre l’opportunità di immaginare le probabili domande alle quali risponde in modo esplicito. 

In un contesto educativo ed intellettuale egli si rimprovera di non aver avuto delle opportunità significative ove arricchire la propria cultura; per questa ragione si sente colpevole di essere stato, in senso lato ( il peggior nemico di se stesso ), forse a causa di qualche ragione recondita inconscia. Ma oggi, è l’artista che emerge dall’uomo, lo scrittore, il creativo che produce le prove delle proprie capacità e della sensibilità con le quali ha maturato quelle esperienze illuminanti che lo hanno accompagnato durante il lungo e difficile percorso della sua vita. Infatti, tutto ciò che sa e, che apprende in continuazione, viene associato alla febbrile attività della ricerca e dell’approfondimento, per elaborare, selezionare e, infine realizzare un progetto culturale alquanto appetibile, ma soprattutto proposto con l’impegno dimostrato da buon ricercatore, senza petulanze accademiche. Il presente lavoro è decisamente qualcosa di originale che l’autore offre ai propri lettori, vagliando le fonti d’ informazione espone a proprio giudizio ciò che ritiene più valido pur nella consapevolezza dei limiti che umanamente emergono; ma alla fine riesce a ad offrire un positivo contributo agli appassionati, ma anche a coloro che hanno avuto a che fare con il fenomeno. Con questo egli intende dare più ampio respiro ad alcune ipotesi più vicine forse, alla comprensione del problema. 

È da considerarsi una fortuna saper riconoscere e raccogliere sul proprio cammino certe conoscenze per poterle forgiare e poi attivarle attraverso il tema più caro agli ufologi; l’autore intende sottolineare la propria ignoranza accademica, compiacendosi sarcasticamente di non sapere un po di tutto. Ciò sta a dimostrare ancora una volta con quale impeccabile autocritica sappia misurare le proprie debolezze e difetti nonchè le limitate forze tipicamente umane. 

Queste lacune e punti deboli egli spera,vengano accettate come qualità, cercando di essere il più convincente possibile per scagionarsi dal fatto che non può esibire alcuna laurea in facoltà artistiche, umanistiche, scienze politiche o scientifiche; Nessuna specializzazione in aree di comunicazione psicologica, sociologica e quant’ altro. Nulla di tutto ciò, ma lascia credere il contrario di tutto; prova lampante che, al di la di un innato spirito graffiante, beffardo, satirico e caustico, risulta abbastanza evidente una buona fetta di autostima. A buon diritto dunque, lo scrittore e saggista si propone ad ogni critica ma anche ad apprezzamenti, che non mancheranno, ve lo assicuro. 

 

Il Papiro Tulli: Vero Mistero o Falso Clamoroso? 
a cura di Stefano Panizza, s.panizza@libero.it (Membro Centro Studi Fortiani) - Pag.10

Le prime notizie, tali da avere una certa risonanza fra il pubblico, di questo misterioso documento risalgono al 1953. È la rivista inglese di fenomeni fortiani “Doubt” che accoglie il primo articolo sull’argomento. È scritto da Boris de Rachewiltz, principe ed egittologo sudtirolese, autore di diversi saggi sugli antichi egizi. 

In esso riporta la traduzione dal geroglifico di un papiro originale dell’epoca di Thutmosis III (1504-1450 a.C.) appartenente, si dichiara, alla collezione del prof. Alberto Tulli, che, prima della sua morte, fu per diversi anni direttore del Museo Egizio Vaticano. 

Il documento in ieratico (una sorta di geroglifico semplificato), parziale ed in pessime condizioni, era stato messo a disposizione dell’autore dal fratello dello scopritore, Gustavo, che mai ebbe occasione di negare la veridicità di questo suo gesto di disponibilità. 

In esso si narra che “ …il ventiduesimo anno, il terzo mese d’inverno, alla sesta ora del giorno, gli Scribi della Casa della Vita si accorsero che un cerchio di fuoco stava venendo in cielo…..aveva un odore pestifero. Il suo corpo era lungo una pertica (N.d.A.: 52,30 metri) e largo una pertica. 

Ora, dopo che furono trascorsi alcuni giorni da quest’evento, ecco!, questi fatti divennero più numerosi d’ogni altro. Essi splendevano nel cielo più del sole ai limiti dei quattro pilastri della volta celeste. (…) Potente era la posizione dei cerchi di fuoco. L’esercito del Faraone assistette e Sua Maestà era in mezzo ad esso. (…) Quindi essi salirono ancor più in alto diretti a sud. Pesci e uccelli caddero dal cielo. Fu un portento quale mai avvenne sin dalla fondazione di questa terra!” 

Siamo di fronte ad una manifestazione ufologica, intesa come ad un qualcosa non spiegabile anche per noi uomini moderni, oppure la verità è molto più semplice? 

Vediamo insieme di analizzare il problema. 

La storia del papiro, finita presto nel dimenticatoio, è stata ripresa con successo, nel 1963, dal ricercatore ed ufologo fiorentino Solas Boncompagni. 

Anche il Rapporto Condon, lo studio della casistica ufologica fatto da un gruppo di scienziati su incarico del governo U.S.A., si era occupato del problema. 

Si fece una precisa richiesta al Vaticano per richiedere chiarimenti ma le risposte, evasive e tendenti a minimizzare il tutto, della Santa Sede non permisero di fare chiarezza sulla vicenda. 

Innanzi tutto è importante ricordare che l’egittologia ufficiale non ha mai riconosciuto l’attendibilità del papiro in oggetto. 

Troppi dubbi rimangono legati alla sua vicenda: nessuno, salvo Rachewiltz, lo ha mai visto, poco chiare rimangono le notizie del suo ritrovamento e non si sa dove sia andato a finire. 

Un archeologo inglese, che letto il testo pubblicato nella sopraccitata rivista, lo aveva giudicato appartenente non agli Annali di Thuthmosis III ma un normale rituale del Libro dei Morti e di epoca ben più tarda. Senza considerare che, a suo dire, la traduzione era completamente errata. 

Al contrario secondo un’egittologa, che ha voluto mantenere l’anonimato, la traduzione sarebbe sostanzialmente corretta ed anche la struttura grammaticale compatibile con il periodo di Thuthmosis. 

Pareri, dunque, diametralmente opposti. 

Il Vaticano, dal canto suo, ha sempre dichiarato di non essere mai stato proprietario del documento in questione. 

Il prof. Tulli si era recato al Cairo, su incarico pontificio, per visionare, e possibilmente acquistare, materiale egizio. Secondo le notizie in possesso della Santa Sede, il papiro era stato da lui visto al Cairo presso l’antiquario Tano ma mai acquistato per il suo prezzo eccessivo. Forse quest’ultimo gli si permise una ricopiatura, per una cifra più modesta, poi tradotta dallo ieratico al geroglifico. Quella poi vista e riportata in italiano dal principe sudtirolese. 

Appare, però, strano che l’antiquario abbia permesso all’archeologo italiano di trascriverne la scrittura perché in tal modo il testo originale perdeva molto del suo valore commerciale. È importante, anche, ricordare che il collega che lo accompagnava, l’Abate Etienne Drioton direttore del Museo del Cairo, riteneva che il documento descrivesse la caduta di un meteorite o comunque solamente di un fenomeno atmosferico particolare. 

Secondo l’ufologo Renato Vesco, invece, in esso possiamo leggere una testimonianza indiretta dell’eruzione vulcanica che distrusse l’isola greca di Santorini nel 1.400 a.C. Infatti il papiro descriverebbe, a suo dire, una serie di trombe d’aria ed una importante attività elettrica dell’atmosfera, fenomeni collaterali ad un fenomeno eruttivo. 

Secondo alcuni archeologi, al contrario, quelli descritti non sarebbero eventi reali ma forme allegoriche di eventi politici e sociali, come guerre e moti di rivolta popolari. In altre parole non andrebbero presi alla lettera ma interpretati. 

Una possibile dimostrazione di questa teoria potrebbe essere la coincidenza temporale fra il manifestarsi di questi fenomeni anomali e la presa di fatto del potere da parte di Thuthmosis. Fino ad allora la reggenza era stata affidata alla odiata zia Hatshepsut. 

La narrazione di questi segni celesti voleva essere la celebrazione di tale avvenimento? In altre parole si voleva sottolineare che gli dei erano favorevoli a questa successione al trono? Forse. 

Oppure il tutto potrebbe avere un collegamento con l’esodo degli Ebrei dall’Egitto che, secondo molti ricercatori, sarebbe avvenuto durante il regno di Thuthmosis. 

Da fonti storiche sappiamo che esso venne accompagnato dalla cosiddetta “colonna di fuoco”, spesso descritta come un cerchio fiammeggiante. 

Diverse fonti indipendenti, dunque, fra le quali anche Plinio il Vecchio e l’astronomo del 1600 Hevelius, potrebbero aver descritto un medesimo fenomeno celeste, spesso citato come una cometa. Di essa, infatti, si parlava come di un “nodo di fuoco” o di una “forma di disco”. 

È ciò di cui ci narra il papiro Tulli? Forse. 

Il professor Nolli, nuovo direttore della sezione egizia del Museo Vaticano, sembra avere le idee abbastanza chiare in proposito. 

Secondo la sua opinione, l’originale del papiro è un falso, con diverse cancellature sospette, e il Tulli, un egittologo non particolarmente preparato, non sarebbe stato in grado di rendersene conto. Altri, ovviamente, la pensano diversamente, sostenendo, al contrario, la preparazione dell’archeologo, altrimenti mai avrebbe potuto ricoprire l’incarico affidatogli, ed esprimendo la convinzione che le abrasioni siano molto antiche, quasi che qualcuno, intenzionalmente, avesse voluto nascondere, fin dai tempi remoti, qualcosa di importante. 

Recentemente, però, lo studioso Franco Brussino sembra aver posto parola fine alla lunga diatriba. 

Comparando la “Egyptian Grammar”, pubblicata nel 1927 dal famoso egittologo Gardiner, con il testo del papiro Tulli, avrebbe trovato che tutte le frasi riportate in quest’ultimo documento sono tratte, esattamente, dalla sopra citata pubblicazione scientifica. 

Una sorta di burla, dunque, architettata antecedentemente al 1934, data dell’apparizione ufficiale del papiro. 

In altre parole il professor Tulli avrebbe visionato un documento falso, invecchiato artificialmente e valutato ad un prezzo esorbitante per conferirgli maggior credibilità. Poi, forse, come suggerisce un altro studioso, Gilberto Sozzani, accortosi della propria ingenuità, lo avrebbe fatto opportunamente sparire. 

Mistero risolto? Forse …… 

Bibliografia: 

- UFO dossier x – Autori vari – Fabbri Editori 

- UFO notiziario n.40 gennaio 2003 – Il caso del papiro Tulli – Michele Manher – Gruppo Editoriale Olimpia 

- UFO il dizionario enciclopedico – Roberto Malini - Demetra 

- Manoscritti segreti – Paolo Cortesi – Newton & Compton Editori 

- www.egittologia.net  

[NdR: l'articolo è presente anche alla pagina web: http://art.supereva.it/centrostudifortiani]



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