Speciale Crop Circles - N° 6, 2003
Camelot Chronicles

 

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Numero 6 - Anno 2003





La Quadratura del Cerchio (Nel Grano) 
a cura di Nikola Duper - info@x-cosmos.it (Ricercatore Indipendente, Regista, Produttore Video ed Owner di www.x-cosmos.it ) - Pag.1

Ormai è più di un anno che mi vedo invitato come relatore ai vari convegni per parlare di cerchi nel grano e spesso, con mio grande imbarazzo, vengo presentato come un esperto. Certo che questa frase rappresenta per gli organizzatori anche la motivazione per cui invitano qualcuno, ma questo non toglie il fatto che questa definizione mi crea non poco disagio. La verità è che più studio questo fenomeno, più mi confronto con le idee degli altri, più cerco di comprendere con la nostra umana logica, meno ci capisco. È un po' come quando si fa una gita in montagna. Dalla valle ti sembra di avere una meta bellissima, attraente ed unica, però più vai in alto, più scopri che ci sono molte altre montagne, molti altri luoghi bellissimi che vorresti raggiungere e conoscere. Mi conforta che anche molti altri ricercatori, alcuni nel frattempo diventati anche cari amici, spesso affermano di NON sapere e di avere soltanto una serie d’interessanti ipotesi. Però questa condizione potrebbe essere anche quella giusta. Quale migliore strada di ricerca se non quella della consapevolezza di non sapere, volenterosi di apprendere con la necessaria umiltà e l'apertura mentale. Può anche darsi che un giorno riusciremo a capire “tutto”, ma non saremo in grado di trasmettere questa conoscenza con le parole del nostro mondo materiale. Magari sarà qualcosa che non può essere espresso ma vissuto e magari riservato soltanto a noi stessi. Gli altri resteranno in attesa della loro “promozione” come risultato di un grande lavoro di ricerca, discernimento ed umiltà (come dice Michael Glickman). Forse avremo capito che il nostro compito sarà, a quel punto, di assistere con sacrificio ed amore coloro che cercano. Vi sembra di aver già sentito questo discorso? Anche a me! 

Molto spesso mi trovo a leggere gli articoli pieni di certezze e di verità “definitive” che rivelano più che altro le frustrazioni degli autori nella disperazione di liquidare un fenomeno scomodo o di collocarlo in un ambito, evidentemente più congeniale alle loro modeste conoscenze della scienza o del cosiddetto campo paranormale. Naturalmente questi tentativi lasciano sempre a bocca asciutta anche il più volenteroso dei lettori confermando l'unica certezza che oggi abbiamo: si tratta di un mistero molto complesso ed articolato per poter capire le sue origini ed il suo messaggio. Per chiudere la questione: “Nel campo di coloro che cercano la verità non esiste nessuna autorità umana e chiunque tenti di fare il magistrato viene travolto dalle risate degli dei”. (Albert Einstein). 

La stagione inglese del 2003 sarà ricordata come un'altra stagione “anomala”. Abbiamo assistito ad un numero limitato di formazioni di grande complessità e grandi dimensioni, mentre sembra che i falsi siano in crescita. Chiaramente la nostra impostazione mentale consumistica fa sì che il giudizio sia, per modo di dire, negativo. Della serie, pochi miracoli e quindi la stagione 2003 è stata un “miracolino”. Speriamo che il 2004 ci dia un risultato degno della nostra sete di miracoli sempre più grandi con una crescita non inferiore del 2.8% rispetto al 2001. Se Gesù Cristo dovesse tornare, ripetendo il miracolo della moltiplicazione del pane e del pesce, dovrebbe tener conto che questo miracolo deve avere un trend di crescita (in quanto a quantità e peso) non inferiore al programma del governo (non importa quale, intendiamoci). 

Però il 2003 sarà ricordato come il primo anno dei cerchi nel grano in Italia, o meglio, il primo anno con una certa diffusione delle formazioni sul territorio. Si tratta forse di un premio per il lavoro svolto in forma di vari convegni, di libri, di video od altro? O forse è stata raggiunta la massa critica per la manifestazione del fenomeno? Io non lo so, come ho già anticipato all'inizio di quest’articolo, però vi confesso che sono molto contento di poter assistere a questo momento così felice della nostra ricerca. È più che ovvio che avremo a che fare con i soliti “falsari” che cercheranno di confondere le acque, probabilmente animati dal perverso desiderio di prenderci in giro e di screditare il miracolo a noi così caro. Secondo me questi personaggi, nella loro frustrazione, fanno parte del fenomeno in quanto i cerchi nel grano, come tutto l'Universo, si basano sull’equilibrio del bene e male. Prendere in giro il tuo prossimo e burlarsi di qualcosa di così meraviglioso colloca quest’attività, senza alcun dubbio, nell'area del “male”. Questo fatto ci rivela, a mio avviso, una delle poche certezze sui cerchi nel grano: Si tratta di un fenomeno benefico che sta cercando disperatamente di comunicarci che è ora di cambiare “qualcosa”. Infatti non siamo più alla frutta, siamo arrivati al pagamento del conto e l'oste è pure incazzato. 

Ci sono però anche coloro che riconoscono i falsari come gli autori della cosiddetta “land art” (arte paesaggistica). Credo che la questione sia molto semplice, almeno per me. L'arte può essere considerata tale se è finalizzata a darci piacere, stupore, meraviglia. L'artista si firma ed è felice di essere noto; è orgoglioso di farci vedere la sua opera; la sua personalità fa parte dell'opera stessa; non nuoce a NESSUNO con la sua arte! Se i falsari fossero degli artisti non sarebbero dei bugiardi; farebbero la loro arte non di nascosto, nella totale illegalità, ma cercando le persone disposte ad accogliere loro opere sui loro campi (esistono); farebbero la chiara distinzione tra il fenomeno genuino e la loro arte; sarebbero d'aiuto ai ricercatori con le loro esperienze forse utili allo studio. Ci sarebbero ancora mille argomenti, ma non credo che la questione meriti tanto sforzo. Le nostre idee sono talmente distanti che non m’illudo che riuscirò a convincere qualcuno. Infatti volevo esclusivamente illustrare un punto di vista personale. 

Ma torniamo alle questioni interessanti. Oltre per la stagione italiana, il 2003 sarà ricordato anche per una scoperta, da alcuni giudicata come epocale per i cerchi nel grano, fatta da Allan Brown, giovane ricercatore inglese. 

La storia inizia con l'intenzione di Michael Glickman di scrivere un libro sulle formazioni chiamate “quintuplets” (si potrebbero tradurre con “cinquine”) che si ripresentano da circa 25 anni (ma non nel 2003, stranamente... o no?). Si tratta di pittogrammi formati da 5 cerchi che rispettano sempre queste tre regole: 

- I cerchi satelliti sono sempre disposti a croce, quindi a 90 gradi; 
- Sono sempre più piccoli del cerchio centrale; 
- Si trovano sempre tutti alla stessa distanza da esso. 

Molte ricerche sono state fatte sulle graziose formazioni, sempre diverse, che ci deliziavano ogni anno, ma nulla di significante fu scoperto. Michael Glickman ha notato, da buon architetto, che quando cercava di creare, a caso, qualcosa di simile sulla carta, non riusciva a riprodurre l'armonia che presentavano le formazioni genuine. Mentre Michael stava lavorando sul libro, Allan svolgeva il noioso lavoro di raccolta informazioni tra numerosi ricercatori, libri, siti Internet od altro, per poter ricostruire con precisione più “cinquine” possibili. Una vota raccolte le informazioni per circa una quarantina di “cinquine”, Allan ebbe un'intuizione. Ricordandosi che Michael, anni fa, riscontrò il collegamento di una “cinquina” con la quadratura del cerchio, si mise ad analizzare tutte le ricostruzioni da lui effettuate. Per la sua grande sorpresa trovò la soluzione geometrica alla quadratura del cerchio in più di trenta formazioni delle quaranta esaminate. A questo punto la bella scoperta significava anche una brutta notizia per Michael: il suo libro non aveva più senso. 

Ho appreso quest’importante notizia all’inizio dell'estate, quando Michael mi anticipò ciò che sarebbe diventata la lezione più importante (a mio modesto parere) del convegno di Glastonbury. Sono rimasto talmente impressionato dalla ricerca di Allan, che ho deciso di dedicare il mio prossimo documentario proprio a lui e alla sua brillante scoperta. Chi leggerà questo articolo prima del 28 settembre 2003 potrà decidere di venire a Stresa al convegno organizzato da Hera e X-Cosmos per sentire Allan in prima persona. 

Cosa posso dirvi per chiudere questo articolo? Forse che, ogni anno, alla fine di un'altra stagione abbiamo appreso molte cose nuove, ma siamo sempre al punto di partenza, incapaci di trarre una conclusione soddisfacente. Però devo dire che il punto di partenza, di stagione in stagione, di ricerca in ricerca, sta diventando sempre più affascinante ed intrigante. L'unico risultato tangibile è che questo sforzo, come certamente le ricerche in altri campi affini, ci rende migliori e più preparati ad un cambiamento epocale. 

Il grande cambiamento, per i cerchi nel grano o quello che volete, non è più una questione di scelta religiosa e/o filosofica. E una questione di sopravvivenza e arriverà soltanto se dentro di noi si accenderà quel piccolo indispensabile lume, e non per un clamoroso evento esterno che a molti farebbe comodo nella loro proverbiale pigrizia ed il loro opportunismo. 



Domande sul Mistero delle Mosche Morte 
a cura di Stefano Giacomucci - jsteve@libero.it e Fabio Borziani - fabioborziani@libero.it (Ricercatori Indipendenti e Owner di www.cerchinelgrano.it e www.natrix.it ) - Pag.3

Durante il mese di giugno, Francesco Grassi, ingegnere elettronico e membro del CICAP (Comitato Italiano Affermazioni sul Paranormale) ha reso noti i risultati del suo studio riguardante l’anomalia delle “mosche morte” rinvenute all’interno di alcuni crop circles. I risultati dello studio di Grassi, che si può trovare all’indirizzo http://www.cicap.org/crops/006.htm, indicano come causa di questa anomalia l’azione del fungo “Entomophthora Muscae”: una causa naturale, quindi. 
Risultati che non hanno trovato d’accordo alcuni ricercatori, molti dei quali con grande esperienza sul fenomeno dei crop circles. 

Fra questi Stefano Giacomucci e Fabio Borziani, curatori dei siti http://www.cerchinelgrano.it e http://www.natrix.it, curatori dell’edizione italiana del libro “La natura complessa dei cerchi nel grano” di E. Haselhoff, nonché del soggetto del videodocumentario “Il mistero dei cerchi nel grano” e da anni impegnati nello studio dei cerchi nel grano direttamente sui luoghi interessati dal fenomeno. 

Riportiamo di seguito le loro domande ed obiezioni al lavoro di Grassi, apparse anche sul forum di www.cerchinelgrano.it


Stefano Giacomucci: 

Ciao Francesco ottimo il tuo intervento e la trattazione inerente al fungo omicida. Ma rispondi solo a questo: 

Perchè le mosche morte che ho visto in numerosissime formazioni nel corso di questi ultimi cinque anni (e per vederle occorre andare direttamente sui campi... e non confrontarsi unicamente con libri o testi ricavati da internet, ma con la realtà dei fatti deducibile unicamente da un esame diretto mai come in questo caso "sul campo"!) si trovavano morte unicamente all'interno delle formazioni e mai, dico MAI all'esterno nei campi? 

Questo è un dato di fatto che alla luce del tuo anno di ricerche non trova alcun riscontro e non è possibile spiegare, lasciando invero aperta la questione delle mosche morte che troppo euforisticamente e con baldanza hai dato come risolta. 

Domanda semplice, risposta semplice. E per cortesia non mettere in dubbio la soggettività della mia analisi e non considerare la mia testimonianza inutile... decine di ricercatori possono testimoniarti la medesima informazione! 

Funghi intelligenti oltre che assassini? 

Attendo ansioso una tua risposta. 

Salutissimi, 

Stefano Giacomucci 



Fabio Borziani: 

(NdR: il testo in corsivo dopo il simbolo “ >> “ è testo preso dallo studio di Grassi, http://www.cicap.org/crops/006.htm

>> Sarebbe interessante dedicare dello spazio alle considerazioni critiche sui risultati ottenuti, sul metodo e sui tempi con cui sono stati ottenuti ma forse è più opportuno lasciare tutto questo all'intelligenza del lettore. 

Da lettore, intelligente o meno, e soprattutto da conoscitore del "mistero delle mosche morte", mi permetto di criticare i risultati ottenuti da Francesco Grassi: contrariamente alla buona reazione di alcuni interventi in risposta al suo messaggio, io non posso invece che considerare il nuovo articolo sul sito del CICAP come fuorviante, per chi non conosce il "mistero delle mosche morte", e deteriore, per chi invece lo conosce e l'ha potuto sperimentare in prima persona. 

Quando leggo il titolo del suo thread: 

>> Il mistero delle mosche morte: risolto! “ 

Mi aspetto che la sintesi del titolo trovi corrispondenza nello "svolgimento del tema"... 

Quando leggo, ancora: 

>> Il mistero delle mosche morte (di Francesco Grassi) 
>> Anomalia o fenomeno naturale? L'incredibile indagine scientifica che fa definitivamente luce su questo mistero legato ai crop circles. 

Mi trovo di fronte ad un’affermazione perentoria e pretenziosa che necessita di fatti per essere sostenuta. Non riesco ad entrare in merito alla formulazione ed alla procedura dell'indagine scientifica, all'effettiva "scientificità" e al rigore formale della trattazione, a causa della mia impreparazione riferita a quest’ambito. 

A me, però, ciò che più interessa approfondire è il lato pragmatico della questione, contenutistico insomma... Io trovo nell'articolo una gravissima mancanza di fondo, ovvero l'omissione da parte dell'autore di dati e di fatti che io ho riscontrato personalmente: faccio specificamente riferimento alla mancanza assoluta di segni riferibili all'azione del fungo Entomophtora Muscae nelle mosche morte che io ho osservato nella formazione di Windmill Hill 2001, http://www.cropcircleresearch.com/cgi-bin/CCdb2?d=uk01bp, e nella formazione di Pewsey 2002, http://www.cropcircleresearch.com/cgi-bin/CCdb2?d=uk02bq

Secondariamente, ma altrettanto importante è la constatazione della particolare distribuzione delle mosche ritrovate all'interno di entrambe le formazioni nel grano: da ciò che ho potuto osservare personalmente, insieme anche a vari amici e colleghi, le mosche attaccate con il proprio rostro alla parte apicale della pianta di grano sono state riscontrate unicamente su quelle piante di cereale che delimitavano i contorni esterni ed interni della struttura geometrica della formazione stessa. Per quanto possa sforzarmi di proporre ipotesi plausibili sull'origine di questa manifestazione e per quanto mi sia documentato alla ricerca di una spiegazione razionale, al momento non ho nulla che possa esprimermi il motivo per cui queste mosche, che si ritrovano morte (e sembra realmente siano state vittime di una "morte traumatica"), non sono presenti sulle piante di grano appiattito, così come non sono presenti sulle piante di grano rimaste erette all'esterno e all'interno del perimetro della formazione! 

Questi sono fatti, esperienze e testimonianze reali e supportate da riscontri fotografici che io ritengo essere cruciali e in disaccordo assoluto con il suddetto articolo. 

Non posso rimandare questo disaccordo al fatto che Francesco Grassi non fosse a conoscenza di questi fatti (situazione che sarebbe comunque grave perché l'ignoranza non può essere una valida scusante quando un "esperto" si prende l'impegno di esprimere i propri studi su un argomento), perché questi fatti l'autore dell'intervento ben li conosceva! 

E non posso sentirmi soddisfatto della trattazione di un "mistero" quando vengono omessi importanti fatti che io conosco e che io auspicherei venissero considerati quando qualcuno esprime il proprio ostentato proponimento di risolvere "scientificamente" quello stesso mistero. 

>> La fortuna aiuta gli audaci, si sa, e - aggiungerei io - aiuta soprattutto chi ha gli occhi giusti per guardare quello che osserva. 

E mi si scusi se mi permetto ora di citare un brevissimo estratto dell'articolo senza inserirlo nel contesto di provenienza, ma - aggiungerei io - la "fortuna" aiuta chi ha gli occhi giusti per guardare solamente quello che VUOLE osservare. 

Un saluto a tutti, 

Fabio Borziani. 





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