Speciale Crop Circles - N° 6, 2003
Camelot Chronicles

 

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Numero 6 - Anno 2003



L'Analisi: "Cum Grano Salis" di M.Campaniolo 

la risposta della Dott.ssa Alessia Maineri - aleskiara@libero.it (Biologa e Membro Gruppo HWH22) - Pag.1 

Mi sento in dovere di replicare a quest’articolo, negli ultimi tempi ampliamente pubblicizzato sul web (www.margheritacampaniolo.it), poiché vi sono alcuni punti che, ritengo, andrebbero chiariti. Riassumendo l'intento sostanziale del “lavoro”, viene sostenuta la “contestabilità” di tutti gli argomenti enunciati dai sostenitori dell'origine "anomala" dei complessi disegni impressi nelle coltivazioni di grano. E, ciò, da un punto di vista strettamente biologico. Vediamo allora di analizzare questa “via interpretativa”. 

Mi trovo abbastanza d'accordo sulla definizione di Poliembrionia e Sterilità, salvo poi dovermi trovare in disaccordo con le affermazioni che seguono circa la natura “eventuale” di questi fenomeni anomali e, ancor prima, circa alcune ipotesi “attribuite” ai sostenitori delle anomalie all'interno delle formazioni. Si afferma, infatti, che -secondo questi ricercatori- tali anomalie comparirebbero, come per magia, da un momento all'altro, a volte nell'arco di una notte, con la comparsa dei pittogrammi. Onestamente non so dove l'autrice abbia sentito o letto una tale dichiarazione. Che io sappia nessuno ha, mai, dichiarato una cosa simile. Gli studiosi del fenomeno si sono limitati a registrare una serie di anomalie riscontrabili all'interno delle formazioni, ipotizzando che possano essere un elemento tipico delle zone interessate da questo fenomeno, e riscontrando in diversi casi l'assenza di tali anomalie in quelle zone che sono state poi catalogate come formazioni "false" o, comunque, riconducibili a mano umana. Hanno quindi semplicemente raccolto degli elementi discriminanti che consentono perseguire un’analisi più precisa e più mirata. 

La presenza o assenza di semi (le cariossidi), il numero più o meno anomalo degli stessi, é si determinata geneticamente -e in questo le do completamente ragione-, ma è, quest’affermazione, sufficiente per screditare i dati raccolti all'interno dei pittogrammi? È, di per sé, esaustivo affermare che, se una pianticella di grano avrà più semi del normale (o non ne avrà per nulla), ciò é determinato, incontrovertibilmente, almeno 60 giorni prima della maturazione? Possiamo così affermare, assolutamente e senza ombra di dubbio, che i fenomeni di Poliembrionia o Sterilità NON hanno alcuna relazione con la comparsa dei Crops? 

Mi sembra un tantino azzardata e superficiale come affermazione. 

Escludere o viceversa avvallare questa ipotesi richiederebbe, a mio parere studi accurati e una raccolta di dati abbastanza seria, una comparazione precisa, non solo delle formazioni rispetto alle regioni della coltivazione non interessate dai disegni, ma anche tra coltivazioni interessate e quelle, invece, mai toccate dal fenomeno, nel contesto della medesima area geografica. Successivamente, sarebbe necessario procedere ad un’elaborazione “a tavolino” di tutti i dati raccolti. Sempre che si prediliga, sia chiaro, il metodo scientifico… 

Bisognerebbe chiedersi, perlomeno, se, i campi interessati dai pittogrammi, lo sono per la prima volta in assoluto oppure se hanno subito, altre volte, in passato, lo stesso fenomeno. Inoltre, bisognerebbe domandarsi (ma questo richiederebbe analisi e monitoraggi continui di anno in anno) se “manifestazioni” di poliembrionia o sterilità si sono presentate per la prima volta o sono già presenti da tempo (in altre parole ricostruire la storia genetica delle pianticelle), trasmettendosi di generazione in generazione. L'ideale –e, forse, condizione assolutamente necessaria- sarebbe avere il quadro completo di queste possibili combinazioni: 

- Campi non soggetti a pittogrammi + assenza di anomalie delle cariossidi, 
- Campi non soggetti a pittogrammi + presenza di anomalie delle cariossidi, 
- Campi soggetti a pittogrammi (storia documentata) + assenza anomalie cariossidi, 
- Campi soggetti a pittogrammi (storia documentata) + presenza anomalie cariossidi. 

A questo punto sarebbe possibile tentare alcune conclusioni. 

Nell'articolo, poi, si afferma che le principali cause di alterazioni, nella presenza e nel numero delle cariossidi, sono da ricondurre a sbalzi termici, periodi di siccità o condizioni ambientali avverse. Niente su cui sia possibile obiettare; ma teniamo presente che ciò non significa –automaticamente- che questa sia l'unica causa possibile, come invece è sostenuto dall’autrice, che esclude eventuali azione “da radiazioni” cui sarebbero sottoposte le formazioni. É, infatti, documentato che tra gli effetti provocati dall'esposizione di tessuti biologici a radiazioni non ionizzanti (quali, ad esempio, le microonde che sarebbero, peraltro, state captate all'interno dei pittogrammi con idonea strumentazione) vi sono proprio l'alterazione dei meccanismi di proliferazione (moltiplicazione) cellulare e la comparsa di sterilità transitoria o permanente nell'organismo interessato. 

Proseguendo nella lettura del lavoro si evince che esisterebbero altri elementi che -inconfutabilmente- dimostrerebbero l’assenza di anomalie all'interno dei “Crop”. 

Piegatura degli steli, allungamento e rigonfiamento degli stessi, minor o maggior presenza di semi con caratteristiche variabili (minore o maggior vitalità), ecc. Tutto ciò sarebbe da ricondurre ad un semplice –ed unico- evento naturale: l'allettamento. 

L'allettamento (il ripiegamento della base degli steli delle graminacee) si innesca in seguito all'azione di venti e piogge. Esso produce effetti visibili differenti e dipendenti dallo stadio di sviluppo in cui si trovano le piantine. Tali effetti, documentati negli studi di Levengood, non sarebbero altro che la “normale” e ben conosciuta differente sensibilità all'azione degli agenti atmosferici dipendente dalle fasi di maturazione delle pianticelle. 

Sarebbe, a questo punto, estremamente utile ricordare che, i fenomeni di allettamento, presentano una caratteristica che non si presenta nelle spighe piegate dai pittogrammi: il parziale scalzamento dell'apparato radicale. All'interno dei crops le spighe ripiegate non espongono le proprie radici e la piegatura avviene principalmente sotto il terreno. Se poi consideriamo i fattori che rendono le coltivazioni di grano più sensibili all'allettamento troviamo che: 

- senescenza (piante che ormai hanno superato la fase maturativa e ciò determina una minor elasticità e resistenza ), 
- presenza di malattie o parassiti, 
- forti piogge, 

sono tra le principali cause determinanti. Troverei, quindi, molto saggio, al fine di chiarire –definitivamente- se le anomalie dei crops siano dovute a cause del tutto naturali o meno, verificare la presenza (o assenza) di tali fattori. 

Non c'é nulla da fare, il ragionamento scientifico procede proprio così, per esclusione o conferma di dati, valutando concretamente quello che ci si trova davanti agli occhi. 

A Levengood, aggiungo, vengono poi mosse molte altre critiche. La principale é quella di aver studiato unicamente piante di grano evitando di rivolgere la propria attenzione ad altre specie. Precisiamo –non mi sto riferendo specificatamente all’articolo in analisi- che diversi dati sono stati raccolti anche per cerchi in coltivazioni di diversa natura: 

- Nel giugno del 1991 analizzò una formazione circolare apparsa a Troy, Illinois, in un prato (quindi un cerchio d'erba in questo caso). Le piantine apparvero anch'esse contraddistinte dalla presenza di nodi ingrossati di oltre il 50% rispetto alle piantine prelevate esternamente alla formazione. Inoltre le foglie sembravano raggrinzite come se fossero state sottoposte ad una forte sorgente di calore. 

- In una piantagione di patate dove comparve una formazione di 200 m. di diametro apparsa l'8 settembre 1992 a Clark, Sud Dakota. Ed anche in questo caso (come dimostrò per le piantine di grano) gli steli delle piantine avevano dei rigonfiamenti oltre misura in corrispondenza delle cavità di espulsione: l'allargamento rispetto ai campioni di controllo prelevati al di fuori della formazione andava dal 19.1% al 27.9%. Inoltre mentre le patate esterne al pittogramma apparivano lisce e prive di macchie sulla buccia, quelle interne al cerchio avevano delle striature giallastre e delle crepe nello strato più esterno della buccia. 

- Nel 1992 ad Austinberg, Ohio analizzò una formazione originatasi in una coltivazione di granoturco 4 formazioni rettangolari al cui interno le piantine erano piegate tutte nella stessa direzione. I campioni prelevati (interni ed esterni alle formazioni) furono inviati a Levengood il quale rilevò che i "pennacchi" delle piantine esterne alla formazione erano ancora chiusi, mentre quelli interni apparivano completamente aperti, come se il tasso di crescita fosse stato enormemente accelerato. 

Ammesso comunque che si riuscisse a dimostrare –ed in questo caso il tentativo è fallito- un’origine totalmente naturale del fenomeno resta, comunque sempre presente, un’importante considerazione: la complessità e la perfezione dei disegni in questione. Se anche si trattasse di “forze della natura” che agiscono sulle coltivazioni di grano, non credo sia possibile un “utilizzo”, per così dire, intelligente, sfido chiunque a dimostrarmi che una pioggia, una giornata ventosa o la danza dei tassi in amore (anche questa la possiamo annoverare tra le ipotesi fantasmagoriche formulate negli ultimi tempi) possa produrre simbologie e forme geometriche così precise ed elaborate! 

Bisogna poi –necessariamente- porsi una domanda. 

Se i Cerchi nel Grano non presentano alcuna delle anomalie ipotizzate dai ricercatori del settore, allora quale è il motivo che spinge -ed é accaduto anche sul nostro territorio nazionale- le forze dell'ordine a recarsi sul posto, con apparecchiature e strumentazioni di vario tipo, presumibilmente alla ricerca di qualcosa da captare? Come si suol dire "dove c'é fumo c'e anche arrosto"…il fumo, da solo, non si produce… 

Ma proseguiamo nella lettura dell'articolo, ed arriviamo alla successiva critica che viene mossa al lavoro di Levengood. Ci fu chi, alla luce dei suoi test di germinazione, avanzò l'ipotesi che le prove condotte potevano non essere valide a causa di un eventuale possibile danneggiamento delle cariossidi dovuto al calpestio all'interno dei Crop Circles. Levengood tenne allora a precisare che le cariossidi furono osservate, una per una, prima di eseguire i test e che non presentavano anomalie visibili che potessero far pensare alla presenza di un danno meccanico. Uso quest’ultimo termine, "meccanico", volutamente, perché il "calpestio" è, per sua definizione, un danno di tipo meccanico e non fisiologico o patologico. Qualsiasi danno di tipo meccanico genera, come immediata conseguenza, un effetto visibile. I tegumenti (tessuti che rivestono e proteggono il seme) sono molto resistenti, e disposti in strati sovrapposti. La loro funzione é proprio quella di proteggere il seme dagli agenti esterni sia di tipo atmosferico e climatico che di tipo meccanico, come, appunto, può essere "il calpestio". Ecco allora che, se i nostri semi hanno questa protezione costante, ben difficilmente saranno danneggiati quando il loro rivestimento esterno é integro. Sono d'accordo con l’autrice quando afferma che non é così automatico affermare che, se ad occhio nudo non ci sono anomalie, allora significa che il seme é sano. Ma questo é un altro tipo di discorso. Il problema non é più "meccanico" ma "patologico". Si parla allora di eventuali funghi, parassiti, anomalie embrionali e quant'altro…ma poco hanno a che vedere con la risposta all'obiezione fatta da Levengood, e potrebbero al limite ricadere nel contesto delineato precedentemente: quello di un’analisi accurata e comparativa della "storia" di ogni singola coltivazione, nella quale annoverare anche indebolimenti dovuti a malattie e anomalie pregresse delle piante in esame. 

Successivamente viene affrontato il discorso relativo al DNA del grano interessato dai pittogrammi. 

Come non dare ragione alla Campaniolo? Non esistono dati ed analisi concrete che comprovino non solo che ci siano anomalie genetiche in queste coltivazioni, ma anche CHE NON CI SIANO! 

A tutt'oggi nessuno ha mostrato i risultati di test genetici e di biologia molecolare eseguiti sul grano dei crops mentre sarebbe di enorme importanza e allora viene spontaneo chiedersi PERCHÉ? Sembrerebbe abbastanza logico (anzi, probabilmente, è la prima cosa che potrebbe venire in mente ad un qualunque ricercatore). Come mai non si sa nulla a riguardo? I dati ci sono o non ci sono? E se ci sono perché nessuno li mostra? Si metterebbe finalmente fine a questa eterna diatriba tra i sostenitori e gli oppositori delle anomalie genetiche. 

Ma di quali anomalie genetiche possiamo parlare? Perché nell'articolo viene sottolineato come ci sia un’enorme differenza tra quelle che vengono definite MUTAZIONI e quelle che vengono definite MODIFICAZIONI GENETICHE. Queste ultime -e solo queste ultime- giustificherebbero un allarme per la salute umana. L’autrice cita gli OGM e dunque potrebbe essere che, per modificazioni genetiche, si intendano quelle che vengono indotte artificialmente. Credo valga la pena di fare un po' di chiarezza perché, spesso, in Genetica, i termini "mutazione" e "modificazione genetica" sono usati per esprimere lo stesso concetto. 

Concetto che si riassume in un cambiamento nel DNA -una modificazione, appunto- nella sua composizione in basi o nel suo contenuto (alcuni tratti di DNA possono essere persi e altri acquisiti). Un cambiamento del DNA ,sia esso naturale o artificiale, produce in ogni caso effetti che possono essere: 

- Buoni (miglioramento di alcune caratteristiche), 
- Dannosi (alterazioni negative, l'esempio classico é quello dei tumori), 
- Neutri (accade anche che pur modificandosi il DNA questo non ha alcun effetto sulla normale esistenza dei target). 

Spesso si associa il termine "naturale" –in maniera automatica- a "buono" mentre "artificiale" viene correlato a "cattivo". Sebbene io non sia una sostenitrice della politica degli OGM, ci terrei a precisare che non sempre la natura genera mutazioni unicamente positive. 

Credo che la priorità sia -lo dico ancora una volta- stabilire, esattamente, quali mutazioni (parlo a livello di analisi del DNA e di geni) colpiscono il grano interessato dai pittogrammi, utilizzando studi comparativi con il grano non interessato dal fenomeno. Cosa non così improponibile visto anche che -come sottolinea la stessa Campandolo- è, ormai, noto l'intero genoma del grano e sono ben conosciute la mutazioni che lo interessano e gli eventuali effetti prodotti. Se é vero che il grano non ha più misteri, dal punto di vista genetico, venga allora sfruttata tale conoscenza e si ponga fine ad ogni diatriba (non discussione, perché per definizione il confronto aperto aiuta l'evoluzione) poiché, generalmente, non portano mai a nulla di buono. 

Se consideriamo, poi, l'effetto prodotto da un irraggiamento sulle coltivazioni direi che, prima di arrivare ad affermare che ciò provocherebbe la morte –immediata- dell'embrione all'interno della cariosside (il chicco di grano) andrebbe, perlomeno, stabilita la dose di irraggiamento cui le pianticelle sono sottoposte. Esiste, infatti, in biologia un concetto basilare che é quello di DOSE/RISPOSTA. 

In parole molto semplici: dosi diverse determinano effetti diversi sul tessuto biologico esposto. Se supponiamo una dose minima di dose (poniamo uguale a 1) ed una dose massima (poniamo uguale a 10) possiamo riscontrare: 

- La dose 1 non produce effetti, 
- La dose 10 provoca la morte, 

Abbiamo, quindi, tutta una gamma intermedia di possibili effetti che stanno tra quell'1 e quel 10. 

Un’ultima considerazione. Circa gli effetti "visibili" e quindi esteriori, dell’avvenuta modificazione genica nelle pianticelle interessate dai pittogrammi l’autrice afferma che non sarebbero presenti poiché non sono state riscontrate nuove pianticelle con caratteristiche evidenti. Ed aggiunge che, se ciò fosse accaduto, lo avremmo saputo all'istante. 

Non entriamo nel merito di quante cose non sappiamo nel momento in cui si verificano…. La recente e passata cronaca – da Chernobyl alla SARS- ne sono un tragico esempio! 

Consideriamo, invece, il fatto, inequivocabile, che -non sempre- mutazioni a livello genetico danno, come effetto immediato, modificazioni morfologiche e funzionali evidenti. Esistono alterazioni che possono restare nascoste e, per un tempo considerevole, non risultano identificabili se non attraverso (lo ripeto di nuovo) un analisi del DNA. In proposito, nel caso degli stessi OGM, é stato necessario mettere a punto delle tecniche di analisi e studio di laboratorio che permettessero un’identificazione “certa” attraverso il loro DNA (e questo importante progetto di monitoraggio sugli OGM é finanziato e portato avanti direttamente dalla Comunità Europea). 

Dire poi che una rivista come Physiologia Plantarum permetterebbe di scrivere a chiunque beh… mi sembra un tantino azzardato! Sarebbe come dire che "cani e porci" potrebbero scriverci!!. Ritengo redattori e i responsabili “sufficientemente” intelligenti. E' vero che non si assumono la responsabilità di quanto sostenuto negli articoli. Ma ciò e assolutamente NORMALE. Per qualsiasi rivista “scientifica”. Peraltro “validarli” significa, comunque, appoggiarne –se non altro- le modalità con cui sono stati redatti e l’impianto “metodologico” alla base. 

Di norma questo succede in ambito scientifico. Quanto risulta illogico ed incoerente non viene avvallato E lo affermo in quanto so bene quali siano le trafile e le condizioni per arrivare a veder pubblicato un proprio lavoro scientifico… 

Non credo le cose siano così scontate e banali come qualcuno desidera far credere: i cerchi nel grano hanno ancora molto da raccontarci… al contrario dei “circlemakers”. 

 

Crisi nell'Ufologia Italiana? Solo FROTTOLE 
a cura di Carlo Sabadin - sabinsky@tiscali.it (Membro Gruppo Camelot, Fondazione Sentinel, Stargate Group, collaboratore Stargatemagazine) - Pag.1

In questo periodo tra le tante affermazioni, commenti, articoli e altro, che possiamo trovare sul WEB sono, letteralmente, incappato, in una “lunga e strana” mail (chiaramente anonima… come ultimamente usa in “alcuni” nostri ambienti virtuali) che cercava –con notevole imprecisione- di inquadrare l’attuale situazione ufologica italiana. Al di là di alcuni aspetti marginali (i soliti “chili” di complimenti abbastanza inutili) si cercava di individuare, in una nota “litigiosità”, in continue diatribe ed in un’atavica incapacità a rapportarsi con i media, la sostanziale motivazione della crisi che –secondo il misterioso autore- investirebbe la ricerca “nazionale” sugli UFO. In realtà, si tratta di cose trite e ritrite, “archeologia ufologica” –o come direbbe qualcuno ufologo-logica-, se mi passate il termine, pensieri a “ruota libera”, assolutamente al di fuori della –attuale- realtà ufologica. Contrapposizioni e “gruppismo” ufologico estremo sono, in realtà, sempre esistiti. In Italia e altrove. Possiamo anche –se proprio lo volete-indicare un momento, relativamente recente, dove tali contrasti sono –in parte- nati e –in parte- si sono esasperati generando buona parte degli attuali problemi. Questo momento storico potrebbe –convenzionalmente- essere individuato, nella seconda metà degli anni ’90, nella presentazione del “famigerato” filmato della –presunta- autopsia aliena (il cosiddetto Santilli Footage). Da quel giorno si è instaurata una sorta di “guerra fredda”, al di là delle singole “appartenenze” –ed, infatti, questa “cosa” supera le associazioni e i gruppi di ricerca-, tra coloro che –per usare una felice battuta… non mia- “ci credono un po’ di più e tra quelli che ci credono un po’ meno”. Sbagliato o, perlomeno, “velatamente” errato. In realtà, la vera contrapposizione era –ed è tuttora- tra coloro che sono assolutamente convinti che il fenomeno sia “naturale” e coloro che, invece, non lo credono (senza specificazioni ulteriori). In quest’ottica i maggiori errori sono stati –purtroppo- commessi dai secondi. Infatti, mentre i primi procedevano in costruzioni metodologiche-investigative certamente pregevoli ed in studi di settore “particolarmente importanti”, i secondi intraprendevano una via di ricerca –tendenzialmente- “chiusa”, senza interessarsi minimamente (salvo saltuarie “polemiche” di bottega) al lavoro degli “altri”. Fortunatamente alcuni, tra coloro che continuavano a sostenere l’origine NON naturale, del fenomeno, studiavano –con impegno, studio e senza eccessivi clamori- gli altri lavori, le altre metodologie, le altre analisi e ricostruzioni. Così, gradualmente, scoprivano che i primi della classe non erano così perfetti. Commettevano errori, facevano “investigazioni incomplete” –e talvolta totalmente inesistenti-, davano ampio risalto ad alcuni risultati e, acutamente, ignoravano altre “conclusioni” (indovinate quali?), si appellavano a codici deontologici che non erano sempre rispettati. Tutto ciò permetteva, attraverso lunghi anni, alla nascita di un “nuovo” raggruppamento di ricercatori –dalle molteplici e differenti provenienze e correnti interpretative- pronto, questa volta, a reggere –benissimo- lo scontro, disponibile ad affrontare qualsiasi confronto (un vero contraddittorio però… non gli sterili ed inutili dibattiti che sembrano imperversare in certe liste e forum), capace di instaurare un ottimo rapporto con i media e ad indicare, senza alcun problema, le contraddizioni e gli errori di chi –forse- si credeva immune e comunque “più bravo”. Questo duro lavoro ha, alla fine, pagato. Il 18 settembre scorso, a Pavia, vi è stata un’importantissima conferenza sui fenomeni di Hessdalen che, a ragione, “qualcuno” ha definito “storica”, una sorta di “spartiacque” tra ciò che vi era prima, la cosiddetta “ufologia moderna”, e quello che vi sarà d’ora in poi. Chiamatela “ufologia scientifica o strumentale”, i termini sono –ai fini di quest’editoriale- ininfluenti, ma quello che, davvero, importa sottolineare è che il termine stesso “naturale” non sembra avere, oggi, cittadinanza in questo tipo di ricerca. Cosa centra tutto ciò con uno “Speciale” dedicato integralmente al fenomeno dei “Crop Circles”? 

Credo che c’entri moltissimo. Anche per il fenomeno dei Crop vi è stato un duro attacco finalizzato a far rientrare le –invece, evidenti, “non convenzionalità” di una parte di cerchi- all’interno del tranquillizzante “guscio” della spiegazione totalmente naturale. Anche in questo caso, fortunatamente, questo nuovo raggruppamento di ricercatori ha utilizzato, con intelligenza e logica, i mezzi a disposizione per ricordare –a tutti- come tale fenomenologia sia addirittura oggetto di “pubblicazioni scientifiche autorevoli” mentre i “lavori” riduzionismi riguardano aspetti estremamente marginali o rappresentano banali tentativi di raffazzonare alcune nozioni di “letteratura” senza alcuna attenzione per le formali ”regole” della comunicazione scientifica (al limite possono contestare la validità di alcune pubblicazioni… vista la assoluta mancanza di argomenti) e dello stesso “metodo scientifico”. E’ poi, curioso, notare come il “primo” gruppo, che faceva –e continua a fare- dell’approccio scientifico una sorta di “bandiera” abbia, anche in questo caso, ignorato tali ricerche –quelle scientifiche- e abbia, invece, sottolineato la pregevolezza di quelle non scientifiche (buone, forse, per essere pubblicate su “Focus"). Comunque sia, la redazione di Camelot Chronicles, ha deciso di dedicare questo “Speciale” proprio ai “Cerchi nel Grano” con diversi ed interessantissimi interventi che cercheranno di portarvi nell’affascinante mondo dei Crop. Un’unica segnalazione: un articolo –che ha subito un “referaggio” tecnico/scientifico- scritto da una biologa che risponde ad uno dei recenti lavori “riduttivi” in materia, riportando –finalmente!- la discussione entro termini scientificamente accettabili… 

Ma Camelot Chronicles è, come vedrete, molto di più ed è nostra intenzione, in quest’ufologia piena di scontri e rivalità, continuare per questa strada. A dispetto degli attacchi informatici, delle polemiche costruite a tavolino, dei personalismi e, perfino, delle “minacce” legali o meno… Ogni volta che si racconteranno le solite storie sui vecchietti armati di corda e paletti e altre amenità varie noi saremo presenti. Con la forza della ragione e della logica. 

In un “mondo ufologico” dove alcuni personaggi –che solo un paio di anni fa non conoscevano, probabilmente, neppure la classificazione Hynek- s’improvvisano “risolutori di misteri”, desidero fare un ultimo, doveroso, appunto. Molti di quei “nuovi“ ricercatori e ricercatrici –dalle molteplici/differenti provenienze e correnti interpretative- pronti a reggere –benissimo- lo scontro, anche con i più noti ed affermati “avversari”, gli ho trovati proprio all’intermo di questa redazione. 

E, vi assicuro, sono vincenti. 

Dott. Carlo Sabadin 


 


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