Numero 5, Anno 2003
Camelot Chronicles

 

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Numero 5 - Anno 2003



Un Modello Digitale Semplificato della Valle di Hessdalen 
a cura di Marco Peruzzi, marco@supereva.it, Iacopo Nicolosi, ianicolo@inwind.it e Nicoletta Ricchetti, nicoletta74sp@libero.it (responsabile e ricercatori Progetto Sassalbo) - Pag.1

Nell'articolo, che si può trovare alla pagina web: www.sassalboproject.com/documenti/hessdalen_3dmodel_ita.pdf viene effettuata una ricostruzione 3D della valle di Hessdalen partendo dalle mappe disponibili sul sito http://hessdalen.hiof.no/map e dalle foto gentilmente fornite dal Dr. Massimo Teodorani.

In seguito, in base ai dati forniti da Matteo Leone viene identificato il punto di vista delle foto e il posizionamento dei cluster luminosi ed infine viene analizzata la metodologia di calcolo e triangolazione adottata da Matteo Leone per l'identificazione di una possibile causa della fonte luminosa sulla strada antistante il punto di osservazione (fari di auto).

Durante l'analisi viene Totalmente Confutata tale teoria presentataci da Matteo Leone mediante una duplice riprova:

1 - la strada, come è possibile vedere dalla ricostruzione 3D, Non è Visibile dal punto di osservazione lungo la direttrice che congiunge le luci al punto di vista ma è più in basso nascosta da due crinali e quindi spostata rispetto la suddetta direttrice

2 - i calcoli effettuati da Matteo Leone per la triangolazione sono gravati da alcuni errori fondamentali sufficienti per la loro Invalidazione.

Sono in corso, da parte di personale specializzato, analisi sulle spettrografie delle luci riportate da Matteo Leone, ma anche quelle sembrano non convincere molto...

Analizzando l'articolo pensiamo vi sia sufficiente materiale per discutere sull'articolo di Leone, sull'opportunità o meno della pubblicazione e su un possibile mancato controllo di qualità da parte della redazione di www.itacomm.net/ph (NdR: sito web del Centro Italiano Progetto Hessdalen)


Considerazioni.... 
a cura di Carlo Sabadin - sabinsky@tiscali.it (Fondazione Sentinel, Stargate Group, collaboratore Stargatemagazine)
- Pag.1 

Ho letto e riletto con estrema attenzione i vari botta e risposta che hanno seguito la messa "on line" dell'intervento di replica del dott. Massimo Teodorani. Ma, in particolare, ho impiegato parte di questo tempo per rivedere il "rebuttal" del dott. Matteo Leone, preparato in questi mesi, la "risposta" (comprensiva di introduzione in italiano) del noto ricercatore ed astrofisico e, soprattutto, per riflettere e decidere -viste alcune implicazioni assolutamente personali della vicenda- se intervenire o meno. Anzi, qualcuno che aveva apprezzato questo mio silenzio forse resterà deluso e questo mi dispiace. Comunque sia cerchiamo, se possibile e "a mente fredda", di vedere i diversi "piani di lettura" attraverso i quali è nata e si è sviluppata questa intricata situazione.

Innanzi tutto vediamo l’aspetto giornalistico della questione.

"La forza propulsiva di Teodorani e' assolutamente indiscutibile", scriveva Renzo Cabassi, non molto tempo fa, su questa lista mentre, Nico Conti, ammetteva che allo stesso Teodorani bisognava riconoscere "l'enorme mole di lavoro prodotta sul fenomeno". Le reazioni visibili su "ufo-italia" mi sono sembrate, in verità, alquanto eccessive ma affronteremo questo argomento in un secondo tempo e, peraltro, sempre in questa sede, vi era stato chi, nei giorni successivi al Convegno di Firenze aveva scritto: "Dirò semplicemente che chi si ritiene arrivato e capace solo di apportare critiche finalizzate alla distruzione del lavoro altrui, forse sarebbe il caso che lasciasse e permettesse ad altri di operare in maniera più costruttiva". Evidentemente, quindi, le reazioni registrate nel "dietro le quinte" mostravano lo stupore di alcuni ricercatori relativamente alle affermazioni di Leone ma nessuno di questi ricercatori ha scritto o pubblicato nulla. Si è -come era doveroso fare- aspettato la pubblicazione dell’articolo di Leone, pubblicato sul sito del CIPH ed immediatamente pubblicizzato su tutte le liste, newsgroups, bollettini informativi, siti ecc. A questo punto il risalto mediatico dato al lavoro di Leone era notevole ed indiscutibile e Teodorani prepara una replica. Il giornale periodico Camelot Chronicles fornisce lo spazio ed in tempi brevissimi l’articolo è "on line". Non capisco, sinceramente, come la semplice pubblicazione abbia creato un tale "disagio" per qualcuno. Il comitato di redazione di CC è formato da persone assolutamente diverse per opinioni, personalità, correnti interpretative del fenomeno. E, conseguentemente, vi sono opinioni molto diverse su Hessdalen e, nello specifico, sul lavoro di Teodorani. La sola cosa importante -e non ve ne sono altre per la redazione di un giornale- è stabilire se un determinato lavoro rispetta quei minimi requisiti "tecnici" (in senso giornalistico e non scientifico) per essere pubblicato ed auspicare che interessi i lettori. Per il caso in oggetto la risposta è positiva in entrambi i casi. In effetti, questa pubblicazione ha permesso una maggiore visibilità per il sito (e conseguentemente per il giornale) diventando -proprio grazie alla velocità di messa "on line"- una sorta di "scoop" giornalistico. Non vedo, quindi, quale sia il problema. Anche perché sono molti i "colleghi" che hanno messo a disposizioe il "proprio" spazio per la replica di Teodorani (ED ALCUNI -CARO RENZO- SONO MOLTO PIU’ VICINI, A TE, DI QUANTO IMMAGINI) ed altri lo hanno semplicemente "scippato" o se preferite RUBATO pubblicandolo sul loro sito senza averne l’autorizzazione (ma questi ultimi li conosciamo e non ci stupisce più di tanto). Noi siamo, semplicemente, arrivati prima. E non vedo il motivo per rammaricarmi di ciò.

Ma vediamo adesso un altro aspetto della vicenda. Quello squisitamente tecnico.

"E’ mio parere che sia Massimo Teodorani sia Matteo Leone (nei loro articoli originali) abbiano dato un ottimo esempio di come la metodologia scientifica possa essere applicata all'analisi di casi ufologici interessanti. Sono sorpreso che nessuno di questa lista abbia MAI speso una sola parola per commentare i contenuti e i contributi scientifici degli articoli (disponibili on-line da tempo) ma che invece si perda tempo a discutere animatamente di questi retroscena, tipici di un litigio da bar." 

Ciò che scrive Michele è estremamente interessante ed ampiamente condivisibile. Nel senso che questa doveva essere la sola via da SEGUIRE dopo il reply di Teodorani e non "assurde ed incomprensibili" richieste di censurare, o -in pratica è la stessa cosa- di "pressioni" per ottenere una sorta di "auto-censura" da parte di Teodorani. Qualche "timido" tentativo in tal senso vi è, a dire il vero, stato soprattutto dopo l’intervento di Moroni, ma è stato davvero abbastanza circoscritto. Nello specifico non contesto (almeno non completamente, ma prevedo altri e futuri interventi) la presunta "minuziosa documentazione" che Michele riconosce al lavoro di Leone (peraltro non bastano grafici e formule ed, in generale, un po’ di generica "letteratura" a dare "prestigio" ad un certo tipo di analisi!) ma trovo (come Teodorani documenta -secondo me in modo eccellente- tecnicamente) sbagliato l'oggetto dell’indagine e indiscutibili -opinione personale ma vedo condivisa da molti- errori metodologici nell'acquisizione dei dati da parte del ricercatore del CISU. L’interpretazione proposta in termini di "fenomeno conosciuto" si dimostra così errata perché errata è la base del "rebuttal" e perché -sostanzialmente- Leone non ha capito (o ha male interpretato) il modus operandi adottato da Teodorani nell’effettuare le proprie misurazioni. Che poi è quello corretto. Conseguentemente le numerose pagine di fisica ottica che accompagnano l’analisi di Leone diventano così abbastanza inutili (anche se utili per una propria cultura personale) nel contesto generale del discorso e, relativamente all’oggetto specifico del "rebuttal". Ugualmente condivisibile l’affermazione contraria di Teodorani relativamente alla presunta validità scientifica della cosiddetta "ufologia testimoniale", che Leone sostiene nel suo articolo. Per quanto ogni tipo di tentativo in tal senso sia, in ufologia, benvenuto ed auspicabile, siamo ben lontani da aver raggiunto un livello accettabile nell’applicazione "pratica" di tali metodologie. Ed utilizzando la legge di propagazione dell’errore di Gauss alle diverse variabili analizzate durante la stima dell’errore non risolve di certo il problema e, certamente, non fornisce elementi paragonabili a quelli ottenibili con un’analisi strumentale! Cosa rimane, alla fine, di questo lungo (anche per la sua gestazione) e complesso lavoro? Rimangono, a mio parere, alcune interessanti osservazioni e spunti avanzati da Leone (che necessitano, però, di essere meglio definiti ed elaborati) e l’affermazione -decisamente, a questo punto, banale- che "alcune luci" (MA NON QUELLE A CUI LEONE SI RIFERISCE NEL REBUTTAL) possono essere spiegate, anche ad Hessdalen, in termini convenzionali. Affermazione condivisibile da tutti. Anche -credo- da parte di Teodorani. Concludo questa parte -condividendo in pieno lo spirito dell’intervento di Michele- auspicando che, comunque, in questa sede e, altrove, vengano affrontate e confrontate le tematiche in oggetto che sono IMPORTANTISSIME per tutta la ricerca ufologica e non solo per Hessdalen.

Arriviamo così ad una altro aspetto della questione. Quello "pubblico" e di come è stato affrontato e recepito dai ricercatori.

Come ho ricordato in precedenza, purtroppo, l’intera questione è, per così dire, partita molto male. Addirittura con una richiesta personale -indirizzata personalmente a me in questa lista ed in modo pubblico- di "far levare" l’intervento di presentazione dell’articolo. Richiesta totalmente irricevibile perché, come spiegato in precedenza, non sono il deus ex machina di Camelot Chronicles ma uno dei tanti che sono nel comitato direttivo del giornale. Ugualmente irricevibile la richiesta, successiva, fatta all’intero giornale perché si tratta di una notizia (ed del lavoro ad essa collegato) MOLTO IMPORTANTE che tutti avrebbero (come ricordato prima) voluto pubblicare. E qualcuno, infatti, la pubblica UGUALMENTE anche senza averne l’autorizzazione (e senza neppure citare la fonte)! Ho così assistito ad infinite discussioni -spesso trascinate all’inverosimile- ma non ho visto NESSUNO accettare l’offerta di replica che altri membri del comitato direttivo hanno più volte avanzato. Sinceramente non ho capito il perché e mi piacerebbe molto capirlo…

Infine vi è un ultimo ma -per me- decisivo piano di lettura. Quello privato che riguarda i rapporti personali. Quello decisamente più doloroso.

Da persone che stimo e rispetto -e che considero amici- mi sarei aspettato almeno una telefonata. Ciò che personalmente penso (o forse dovrei dire pensavo?) di Hessdalen (ed in particolare del CIPH) lo potete trovare sul sito del MOSAC o della Fondazione Sentinel. Non ho cambiato parere e ho sempre dato ampio risalto, in tutti i modi possibili, alle iniziative e alle attività di chi svolge o promuove la ricerca "strumentale". Non avrei MAI lontanamente immaginato un simile trattamento o messaggi "privati" che si riducono -nella sostanza- a semplici "ricatti" e ad infantili "ripicche" simili a quelli di un bambino capriccioso di 4 anni e non alle legittime osservazioni di un "collega" (che ho sempre stimato, apprezzato, ecc.) che poteva tranquillamente parlarmi DIRETTAMENTE e, se lo desiderava, avere tutto lo spazio necessario per replicare ad affermazioni che lui riteneva offensive ed ingiuste. Ma questa -logica- richiesta non c’è stata. E neppure una logica e chiarificatrice telefonata. Qualcuno mi ha fatto notare come, evidentemente, questo non era importante. Non era la replica -doverosa e legittima- che si cercava (e che interessava) ma era forse qualcos’altro. E, forse, una telefonata non poteva essere fatta perché difficilmente si potevano sostenere ragioni non difendibili. La mia impressione sull’intervento di Leone al Convegno del CISU è -per molti che mi leggono su questa lista- nota. Insieme ad altri sono rimasto stupito dalle sue conclusioni e, come altri, ho atteso di leggere il suo articolo per esprimere un mio parere sul suo lavoro. Il "rebuttal" non mi ha fatto cambiare opinione (e per quanto ne so neppure agli altri) ma ha confermato le mie prime impressioni. Non credo, però, che ciò debba essere considerato sufficiente per trasformarmi automaticamente in imputato e per subire "conseguenze" indirette che, peraltro, potranno danneggiare altri e non il sottoscritto. Comunque sia …nessun problema. Prendo atto di tutte le decisioni che chiunque, liberamente, prende. E se proprio qualcuno vuole affibbiarmi un ruolo preferirei quello di difensore "d’ufficio" di Teodorani, il quale, non avendone assolutamente bisogno (come esaurientemente dimostrato nella sua replica -opinione non solo personale-) mi renderebbe estremamente facile il lavoro…

Concludo con qualcosa di propositivo.

Ho letto di diffamazioni, offese, responsabilità degli editori, ecc. In realtà, credo che l’unica cosa giuridicamente rilevante nell’intera vicenda sia il "palese" utilizzo di materiale protetto da copyright ricordato da Teodorani. Per quanto possibile, cercherò di fare opera di convincimento affinché tale violazione (ricordo che, entrambi gli articoli, non sono stati pubblicati su riviste scientifiche e, specificatamente, in relazione a quello di Teodorani la menzione del copyright è evidente) non determini ulteriori conseguenze. Anzi sono certo che questa è l’intenzione dello stesso Teodorani che non credo sia animato da intenti vendicativi e maligni.

Ringrazio chi ha letto fino alla fine questa mia lettera e chiudo (per me qui) la discussione. Se qualcuno lo desidera gli risponderò in privato. Ci saranno, anche molto presto, occasioni per affrontare, da un punto di vista tecnico, la questione che ci interessa in convegni, conferenze ed articoli ma l’intera vicenda è stata, personalmente, molto dolorosa. Cercherò per un po’ di tempo di evitare interventi in lista, ma seguirò come sempre le interessanti notizie e discussioni che vengono postate.

Molto amareggiato e deluso ma assolutamente a posto con la mia coscienza, Carlo Sabadin
 



Ombre sulle Luci di Hessdalen 
a cura di Corrado Malanga - malanga@dcci.unipi.it - (Stargate Group, www.sentistoria.it ) - Pag.1

Dal nostro osservatorio, oltre ad osservare gli ufo osserviamo anche gli ufologi. 

Una volta, ormai tanto, tanto tempo fa, quando eravamo ufologi, non capivamo cosa stesse succedendo attorno a noi. Molte volte non capivamo perché per esempio il dottor Pinotti si preoccupava del contenuto dei nostri interventi a San Marino e ci telefonava dicendoci, con premurosa dovizia di particolari, su cosa dovevamo fare il nostro intervento. Altre volte non capivamo perché il CISU si mostrava cosi perfidamente astioso contro di noi, solo perché sostenevamo che gli ufo esistono. Mi ricordo di un caso passato alla storia come l’atterraggio di Soave, dove il CISU di allora, mi mise letteralmente i bastoni fra le ruote quando mi recai sul posto. I carabinieri del luogo erano stati avvisati dal CISU che io avrei fatto un’incursione nel nord Italia per andare a verificare di cosa in vero si trattasse. Trovai stranamente una accoglienza pessima da parte del capitano della locale stazione dei carabinieri che mi trattò come un impostore. Per fortuna avevo già avuto modo di parlare con un piantone di turno e così seppi che l’accoglienza che avevo avuto era un regalo delle paroline che il CISU aveva soffiato all’orecchio del povero capitano, il giorno prima. 

Arrivo sul posto e trovo la padrona del campo dove era atterrato l’ufo, furibonda contro alcuni esponenti del CISU che il giorno prima gli avevano estorto una confessione che, l’indomani mattina suonava sui giornali locali pressappoco così… 

"Alcuni ubriachi hanno avvistato delle luci presso Soave, le tracce sul campo sono state fatte dal figlio della padrona del campo che faceva motocross o forse da alcuni buontemponi che volevano fare uno scherzo…." 

La verità era ovviamente ben diversa. 

Il mio rapporto, se non ricordo male, comparve sul giornalino di Pinotti (CUN) che lo pubblicò solo per far dispetto a quelli del CISU…. Questo era il loro atteggiamento serio di ricercatori ancor più seri. 

Mi ricordo di una polemica a seguire con il CISU che ovviamente sosteneva che ero un incompetente perché sostenevo che l’erba del campo era stata "cotta" come se fosse stata messa in un forno a microonde. Si poteva anche percepire un forte odore di acido fenilacetico sulla superficie dell’erba, dovuto a forti processi di fermentazione evidentemente dovuti al calore a cui l’erba stessa era stata sottoposta, senza carbonizzare. La cosa interessante fu che l’obbiezione del CISU si basava sul fatto che io ero incompetente e che il forte odore che si sentiva era chissà cos’altro. Invece secondo il CISU, l’erba era stata bruciata mettendo un grosso bidone sfondato sul campo, cospargendo di benzina il fondo del terreno circondato dalle pareti del bidone e successivamente spegnendo il fuoco. Tale operazione secondo il CISU aveva prodotto tre cerchi perfetti, di circa un metro e cinquanta centimetri posti a triangolo a distanza di circa otto dieci metri tra loro. 

Allora mi trovai di fronte ad un commercialista, un prete fallito, un eterno studente di fisica del primo anno fuori corso, che dicevano a me che facevo la sintesi organica da venti anni in laboratorio, che odore doveva avere l’acido fenilacetico. 

Ovviamente lasciai correre perché, lavorando in una struttura come il CUN vidi che Pinotti non aveva piacere di instaurare polemiche col suo ex allievo Edoardo Russo(CISU). Anche il quella occasione il debunking effettuato dal CISU fu spinto al massimo, con il tentativo di denigrare la mia professionalità e soprattutto mistificando i fatti, occultando le prove e minacciando i testimoni dell’avvistamento. Senza contare che era evidente anche per un neonato, che quando uno brucia erba in un campo, rimangono residui carboniosi neri e non si sviluppa acido fenilacetico ma acqua ed anidride carbonica (inodori). 

A distanza di anni il CISU non ha perso il vizio di pisciare fuori dal vaso ed a farne le maetaforiche spese in questi giorni è il loro ex amico, ex simpatizzante Massimo Teodorani. 

Il nome di Teodorani è molto noto negli ambienti della ricerca ufologica perché è uno dei promoter italiani della ricerca sui fenomeni di Hessdalen. Teodorani ha condotto diverse campagne di studio a Hessdalen e molti sono i suoi articoli pubblicati sul sito ufficiale della ricerca in quel campo. 

Premetto che non sono d’accordo sulle ipotesi esplicative dei fenomeni di Hessdalen pubblicate da Teodornai e ritengo che tale ricercatore abbia commesso l’errore di pensare che la ricerca scientifica la possa capire solo chi ha una sorta di "sangue blu" dettato dall’aver frequentato l’università, aver conosciuto alcuni personaggi con qualche influenza nel settore, appartenere ad un gruppo di lavoro che si cela dietro una certa serietà professionale. 

Credo che oggi come oggi, Teodorani avrà cambiato almeno in parte, idea in quanto il suo collega più giovane del CISU, Matteo Leone, laureato in fisica (Ph.D. in storia della fisica) pubblica su internet un articolo in cui con dovizia di particolari sostiene che Teodorani ha preso una bella cantonata... 

(NdR: il resto dell’articolo può essere visionato alla pagina web: http://www.sentistoria.it



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