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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi Collaboratori
SPECIALE
CROP CIRCLES
Report Conferenze ed Incontri
- Pag.14
"Tavola Rotonda: la Notte degli
UFO -
II", relatori vari, Pavia, 11 Luglio 2003, Pavia, a cura di Lucio “Warp”
Deplano - “UFO: Mistero Senza Tempo”, relatori vari, Pergine Valsugana,Trento, 9 Agosto 2003, a cura di
Wren - “Oltre Hessdalen.... Quando lo Studio degli UFO diventa
Scienza”, relatore Massimo Teodorani, Ph.D., Pavia, 18 Settembre 2003, a cura di Stefano Panizza
- "Cerchi nel Grano, Messaggi tra Cielo e
Terra", relatori vari, Stresa, Verbania, 28 Settembre 2003, a cura di Emiliano
Rizzo - “Crop Circles: il Mistero dei Cerchi nel
Grano”, relatore Dr. Carlo Sabadin, Budrio, Bologna, 9 Ottobre 2003, a cura di
Wren - “VI Meeting Internazionale di Ufologia: Essi
Sono
Qui”, relatori vari, S.M.Maddalena, RO, 17-19 Ottobre 2003, a cura di Stefano Panizza
"Tavola Rotonda: la Notte degli UFO -
II", relatori vari, Pavia, 11 Luglio 2003, Pavia, a cura di Lucio “Warp”
Deplano
Dal sito
www.ufologia.net, Lucio Deplano: Cari amici......parlo per me ma la serata oltre ad essere stata Fantastica (e finita oltre le 3 off stage) come materiale proposto e spiegato dai relatori, ed aver riscosso un buon successo come pubblico, ha di nuovo sottolineato la QUALITÀ e la competenza dei relatori (c'ero anch'io, ma mi escludo
[NdR: noi invece lo includiamo come relatore competente e di qualità] perché chi legge il forum Marziano di questo sito,
www.ufologia.net, sa benissimo cosa ho esposto, e l'articolo richiesto da Carlo è praticamente pronto........).
Ma conoscere Scalambra, Duper, De Bortoli e seguire la relazione precisa e dettagliata degli amici del gruppo HWH22 prima sulle ricerche dell'amico "Anomaly Hunter" Alberto "Dad" Pilolli su Eros 433, e a seguire la visione di PROVE su fenomeni e presenze particolari riscontrate nell'area Combo ed in particolare nella zona 2Y, mi ha emozionato.

Ho visto per la prima volta un filmato proposto da Nicola Duper (tecnico di supporto video a giornalisti che ha collaborato con tutte le TV nazionali) dove una signora americana lascia accesa la telecamera su una formazione (crop circle) inglese......... (si dimentica di spegnerla) e nell'arco di pochi minuti passano oltre 20 BOL, alcune seguendo parecchio i dettagli del Crop Circle, altre sfuggono dal basso verso l'alto.... ha inoltre inserito il suo pensiero da professionista su filmati relativi al fenomeno (essendo anche documentarista questo è un parere prezioso) ed anche una sua idea sul fenomeno... Comunicazione da Sentire.......
Guido Scalambra del Gruppo Stargate Lombardia ha esposto un'analisi ineccepibile sul crop di Crabwood dello scorso anno (l'alieno con CD) Sottolineando l'ambiguità che il fenomeno propone (su questo non saprei come illustrare il suo pensiero…bisognerebbe scrivere un mezzo libro, comunque molto vicino al mio pensiero sul fenomeno).
Io ho illustrato Proto Umani, arte Organica ed anomalie sul territorio marziano identiche a cose presenti sulla Terra.
Una nota curiosa è stata quella di Carlo Sabadin, che, in stile "Sarabanda", leggeva ad esempio un articolo di Focus (di questo mese) con il titolo: “I Marziani Esistono”, e poi, illustrando che quanto scritto nell'articolo era una citazione di un libro (anch'esso sul tavolo) di 5 anni prima, se non più, lanciava la rivista alle spalle..... Teatrale ma preciso ed efficace.......
E su altri argomenti trattati, altre riviste sono volate..... Ma prima i contenuti sono stati citati..... e poi sviluppati dai relatori presenti con cose anni luce lontane dall'attuale a livello editoriale e non...
Chi c'era ha visto e partecipato... per chi non c'era... alla prossima......

Non ho mai visto tante PROVE nella stessa serata. Ma forse più che prove e sensazionalismo, ho visto coerenza e capacità di chi fa ricerca...... Voglia di confronto e di condivisione di materiali interessanti e PULITI.... NON deformati dalla lente miope dei media....... NON opacizzati da chi l'ufologia la intende come stile di vita, e non come momento di crescita dato da studi interdisciplinari, alla ricerca di risposte che genereranno nuove domande..
E da chi come me non ha bisogno di vedere un UFO (e non ne ho mai visto uno) per diventare Ufologo o ricercatore libero o indipendente che sia....... ma che da tempo ha sempre considerato con serietà e rispetto tutti quelli che lavorano attivamente al fenomeno e producono, non solo impressioni, ma trasmettono Emozioni.
E la chiave del fenomeno è la trasmissione Emozionale.... E stasera è stata Positiva.
Grazie a tutti..... Per aver non solo esposto la parte fisica di quanto illustrato, ma anche di aver permesso a chi c'era di condividere l'esperienza personale che è stata la fonte di ogni ricerca ad una risposta.......... Soggettiva ed unica, ma complementare a quella di chi c'era ad ascoltare.
“UFO: Mistero Senza Tempo”, relatori vari, Pergine Valsugana,Trento, 9 Agosto 2003, a cura di
Wren
Si è svolta presso la nuova sede dell' Associazione "Graal", in un ameno maso tra boschi nei pressi di Pergine Valsugana, la conferenza dal tema "UFO: mistero senza tempo (i tanti aspetti di un fenomeno non solo di oggi)". La sala, arredata piacevolmente in stile medievale, ha accolto i numerosi partecipanti, tra esperti ed appassionati del settore.
Antonio Bruno, libero ricercatore e Presidente dell'Associazione ospite, ha introdotto le diverse argomentazioni e moderato l'incontro, dando prova, oltre che della rinomata ospitalità trentina, delle sue già note conoscenze e capacità.
Il primo a prendere la parola è stato il Dott. Carlo Sabadin (Fondazione Sentinel - Stargate Group - Collaboratore Stargatemagazine). Tema della sua esposizione è stato l'approccio parafisico alle tematiche ufologiche. Un lungo intervento, cui la professionalità e le profonde e ampie conoscenze del relatore hanno dato particolare spessore, che ha ripercorso la storia dell'ufologia attraverso i suoi più illustri, e a volte controversi, rappresentanti (da Keel a Vallee), ricollegandosi ai numerosi aspetti che tale approccio coinvolge, quali le dimensioni parallele, i viaggi nel tempo, il paranormale, con sapienti ed interessanti collegamenti con la sociologia, la filosofia, la religione. Il Dott. Sabadin, che si definisce "un ufologo pro- ETH eretico", ha spiegato, presentando la sua relazione, come sia importante cercare sempre nuovi approcci alle tematiche ufologiche, per poter riuscire a trovare delle risposte.
Ciò che realmente preme ad un vero e serio ricercatore del settore non è tanto riuscire a dimostrare ad ogni costo l'esistenza degli "omini verdi", quanto il voler trovare una risposta su cosa davvero siano gli UFO, intesi, come dice il nome stesso, come "oggetti volanti non identificati".
Fenomeni tuttora da spiegare ma, come hanno più volte ricordato i relatori, realmente esistenti e registrati strumentalmente.
Di altrettanto particolare interesse è stata in seguito l'esposizione di Paolo Bolognesi, (Collaboratore del Centro Italiano Studi Ufologici; Stargate Group), che ha suggerito una spiegazione del fenomeno UFO totalmente terrestre.Punto di partenza sono state le impronte di piedi umani ritrovate in Tanzania nel 1978, dette "impronte di Laetoli".Sono impresse su ceneri fossili e la datazione scientifica ufficiale le fa risalire a circa 3.700.000 anni fa. Si tratta però di impronte totalmente differenti dall'australopiteco presente allora, e perfettamente simili invece a quelle di un uomo moderno. Rimane un mistero tuttora insoluto per gli esperti il ritrovarsi ad esaminare impronte uguali a quelle di un uomo di oggi lasciate però ben 3.700.000 anni fa (ricordando che il solo "homo sapiens" è apparso sul pianeta circa 400.000 anni fa).
Questo ha portato Bolognesi a proporre un'affascinante teoria:
l'impronta potrebbe appartenere ad un ramo dei primati evoluto similmente a come si è evoluto il nostro, ma più di 3 milioni di anni prima. Tali progenitori dell'uomo moderno potrebbero poi essersi estinti per svariate ragioni, ma se così non fosse potrebbero esistere sulla terra a tutt'oggi, opportunamente celati, nostri simili con un bagaglio storico maggiore del nostro di più di 3 milioni di anni, durante i quali è logico supporre si sia avuto un loro sviluppo tecnologico per noi ancora inimmaginabile e frutto del quale potrebbero essere anche gli UFO. Quest'affascinante teoria, assieme ad altre nuove e rivoluzionarie ipotesi sull'origine degli UFO, è alla base del nuovo libro di Bolognesi, scritto a quattro mani con Sabadin, in uscita il prossimo inverno. Saggio che sicuramente, visti i presupposti, non deluderà quanto a documentazione e professionalità, né mancherà di far discutere gli esperti del settore.
Sono stati infine proiettati dei filmati di notevole interesse per i presenti, tra cui da ricordare soprattutto quello riguardante le famose "luci di Hessdalen" (Norvegia), che ha particolarmente appassionato il pubblico in sala.
Sia dopo ogni esposizione, sia alla fine della conferenza, si sono spontaneamente aperti numerosi dibattiti in sala tra il pubblico interessato, informato e partecipe.Uniche note polemiche sono state quelle pressoché unanimi riguardanti l'attuale panorama ufologico italiano, il cieco osteggiare dell'ambiente scientifico verso l'ufologia e le tematiche ad essa connesse, e l'arretratezza dell'Italia rispetto alla maggior parte degli altri paesi per quanto concerne il proporre o il sostenere un qualsiasi progetto di interesse e studio di tali fenomeni.
Molti i presenti che gremivano la sala, tra ricercatori e semplici appassionati provenienti da ogni parte d'Italia (il 'record' quanto a distanza chilometrica se lo è aggiudicato un ragazzo che giungeva da Lecce). Tra essi segnaliamo diversi rappresentanti dell’Associazione "Graal", dirigenti dell’elvetica "Fondazione Sentinel", esponenti del MUR (Movimento Ufologico Ravennate) e membri del controverso forum "AVDL" fondato dal sedicente 'alieno' A.R.B.E.L. Il prolungato ed interessante dibattito finale ha protratto l'incontro, iniziato nel primo pomeriggio, fino all'ora di cena, quando un terrestrissimo richiamo del cibo ha infine fatto sciogliere il gruppo e salutare i partecipanti.
“Oltre Hessdalen.... Quando lo Studio degli UFO diventa
Scienza”, relatore Massimo Teodorani, Ph.D., Pavia, 18 Settembre 2003, a cura di Stefano Panizza
[NdR:
report inserito anche nel sito del Centro Studi Fortiani: http://art.supereva.it/centrostudifortiani
]
Il Gruppo Camelot ed il Gruppo MOSAC hanno organizzato a Pavia, nella sala climatizzata de “La Raclette Caffè-Bistrot”, un interessantissimo incontro con il dottor Massimo Teodorani, astrofisico, per parlare della fenomenologia di Hessdalen e di tutti i processi ad essa correlata.
Il dottor Sabadin (Fondazione Sentinel), in qualità di moderatore, ha spiegato al numerosissimo pubblico presente come la serata si inquadrasse perfettamente nel modo scientifico, razionale e scevro da sensazionalismi, di condurre la ricerca ufologica da parte delle associazioni che avevano promosso tale incontro.
Teodorani si occupa da anni in campo accademico di ricerche nel settore della fisica stellare, trovando, però, il tempo anche per studi meno ortodossi, come può essere catalogato, secondo alcuni, quelli relativi ad Hessdalen. E questo nonostante da più parti si facciano tentativi di ridurre la portata del suo lavoro.
Ha tenuto fortemente a sottolineare che le sue analisi si basano esclusivamente sul metodo scientifico. Sono i numeri e le statistiche a parlare. Nei suoi discorsi non troveremo parole come “dischi volanti” o “omini verdi” ma semplicemente (si fa per dire) e frequentemente il termine “anomalie”.
Purtroppo i fondi per la ricerca sono pochi, spesso dati da privati o fondazioni “no-profit”, mentre i fenomeni del tipo Hessdalen sono numerosi in tutto il mondo. Ciò nonostante lui ed il gruppo norvegese con il quale collabora sono riusciti a capire, perlomeno, cosa “non sono” queste cose che si vedono. Gli elementi a disposizione non sono tanti però e, quindi, al massimo si possono formulare solo delle ipotesi, neanche delle teorie.
Il personale scientifico è di natura interdisciplinare: vi sono fisici, tecnologi, informatici etc di vari paesi stranieri. Nell’osservatorio permanente installato nella valle norvegese si utilizzano radar, magnetometri, videocamere di diverso tipo etc.
Hessdalen si trova nella Norvegia centro meridionale, in una zona montagnosa al confine con la Svezia. Cosa si vede di strano in questo luogo?
Si possono citare le sfere multicolori rotanti e pulsanti in modo irregolare e silenzioso. La pulsazione sembra caratterizzare la prima fase dell’apparizione. A volte si parla di flash improvvisi, catturati grazie alle lunghe pose delle apparecchiature fotografiche, con un’energia sviluppata fino a 100 kilowatt. Le luci rimangono visibili al massimo per 2 ore e presentano un diametro variabile dai 40 cm ai 30 metri. La velocità stimata è arrivata anche a 60.000 km/ora con traiettorie spesso oscillanti. Non sempre si vedono il cielo, ma anche nei pressi del suolo e lasciano tracce radar anche quando scompaiono dal campo ottico.
Si registrano costantemente, in corrispondenza delle loro apparizioni, delle perturbazioni magnetiche. La cosa ha fatto suggerire ad alcuni che ci possa essere una correlazione con l’attività solare. Inizialmente ciò era avvalorato da quella che sembrava una corrispondenza fra il loro manifestarsi e i picchi dell’attività della nostra stella. Successive e più approfondite statistiche hanno però smentito tale possibile collegamento. Ciò non toglie che potrebbe in alcuni casi esserci un’interazione ma non spiegherebbe l’intera fenomenologia. Sicuramente, in moltissimi casi, non si tratta ne di plasma ne di gas ionizzato, ma piuttosto di un solido (!!) illuminato.

Alcuni hanno ipotizzato un meccanismo di formazione simile a quello stellare. Grazie ad una sorta di forza centrale attrattiva il plasmoide si accrescerebbe continuamente aumentando progressivamente la propria densità. Ad un certo punto, come capita a tutti gli astri in formazione, il corpo si espanderebbe improvvisamente e rapidamente. Se fosse così ci si aspetterebbe una diminuzione della temperatura. Ad Hessdalen questo, però, non succede perché la temperatura rimane costante ma, soprattutto, l’aumento della luminosità della figura non è dovuto ad un suo espandersi intrinseco ma alla formazione di tante altre piccole luci che fanno da corollario. In natura non sembra esistere nulla di simile.
In alcuni casi si è parlato di fulmini globulari, con i quali hanno sicuramente delle caratteristiche comuni. Inoltre la presenza di quantità abbondanti di quarzo e rame nel sottosuolo può avere, forse, una qualche correlazione con il fenomeno, suggeriscono alcuni. Sono stati anche registrati banali segnali radio di lavatrici e di sommergibili russi, ma anche emissioni anomale.
Alcuni scettici hanno voluto vedere nel fenomeno il risultato di semplici riflessioni di gocce d’acqua in atmosfera oppure giustificare la forma, spesso bizzarra, di queste luci come il risultato dell’interazione dei flash delle macchine fotografiche con il battito d’ali, particolarmente frequente, di alcuni insetti. Oppure fari di automobili che si muovono sui tornanti delle montagne. Vale lo stesso discorso fatto poc’anzi; in certi casi tali spiegazioni possono essere plausibili, ma non vanno alla radice del problema.
Esiste, poi, l’ipotesi SETV, che prevede che il fenomeno abbia una matrice aliena. Da un punto di vista teorico e scientifico, usando determinate ipotesi di partenza, la Terra potrebbe essere stata visitata ben 10.000 volte, nel corso della sua storia, da ipotetiche civiltà extraterrestri. E questo senza dover scomodare avvistamenti di dischi volanti o rapimenti alieni visti, secondo il relatore, come probabili conseguenze di effetti allucinatori.
Gigantesche arche spaziali nelle quali possono vivere milioni di individui potrebbero essere stazionate nel nostro sistema solare. Sulla Luna potrebbero esistere basi in cui vivono e lavorano abitanti di altri mondi. E sarebbero giunti fino a noi, grazie ad immense quantità di energia, riuscendo a curvare lo spazio tempo.
I nostri attuali radiotelescopi e satelliti artificiali sono in grado di misurare le orbite di oggetti nello spazio anche di piccoli dimensioni. Potenti telescopi ottici riescono a catturare anche le luci più flebili e la loro analisi ci direbbe se sono emesse da semplici asteroidi o da qualcosa di meno convenzionale.
Sulla nostra vecchia Luna, a volte, si notano strani bagliori, spesso giustificati come conseguenza di sassi che rotolano dopo un terremoto. In poche parole se gli alieni avessero qualche manufatto tecnologico nel nostro sistema solare sarebbe perfettamente rilevabile.
La ricerca accademica, purtroppo, non è, continua il relatore, così cristallina ed indipendente come potrebbe sembrare. Esistono gruppi di potere, una sorta di mafia per usare le parole di Teodorani, che permettono la pubblicazione solo di notizie che non vanno contro la tradizione scientifica imperante. Il nuovo, le critiche non vengono accettate. Se si riuscissero a capire tali fenomeni luminosi si metterebbero le premesse per un loro futuro utilizzo come importante energia alternativa, sperando sempre in un non loro cattivo uso dei militari.
Ritornando alle caratteristiche del fenomeno si nota che le maggiori apparizioni sono tra le 22.00 e le 1 di notte e si concentrano nel periodo invernale (forse anche grazie alle maggiori ore di buio). Si distribuiscono su tutto il cielo e anche vicino alle montagne. Sembrano, quando sono vicino al terreno, prediligere gli alberi.
Lo stesso relatore ed un suo collaboratore, il dottor Montebugnoli, hanno osservato una palla luminosa a 90 metri da loro, con un diametro stimato in 40 cm ed una emissione di energia calcolata in 150 watt. Interessante sarebbe conoscere se il fenomeno ha una influenza sull’attività elettrica del cervello. In un'altra occasione videro un triangolo di luci avvicinarsi e poi posizionarsi ad una certa altezza sopra di lui. Probabilmente si trattata di un velivolo militare della vicina base Nato, anche se il comportamento in volo aveva poco di convenzionale. Il testare armi e aerei segreti in zone dove ci sono fenomeni luminosi controversi potrebbe essere un modo, ha proseguito, per mimetizzare meglio le attività militari.
Spesso sembrano riunirsi in un unico punto. Ad una visione più dettagliata sono state viste, in alcuni casi, con una sorta di prominenza che ne usciva dal globo principale. Vi sono luci che “sputano” luci, in modo istantaneo, come se fosse una covata di uova, bagliori che si dividono od esplodono. Appaiono sfere alle quali sono come “incollate” altre sfere più piccole, come piccoli satelliti. Vi sono luci che cambiano forma. In un caso fotografico sembra di intravedere la forma di un gatto! Tutte osservazioni osservabili in dettaglio grazie anche ad una atmosfera, spesso, particolarmente tersa.
In un caso, dove era stata osservata una luce vicino ad un sasso del diametro di 4 metri, sono state rilevate delle sferette di ferro. Non si è compresa la possibile, qualora ci fosse, correlazione.
Hessdalen non è, però, la sola zona dove di manifestano questi fenomeni. Anzi, forse, risulta fra le meno interessanti, anche se fra le più studiate. Negli ultimi anni sembra, addirittura, che il fenomeno stia calando forse anche per uno studio più accurato e meno aneddotico degli anni scorsi. In maniera più spettacolare li troviamo in Usa, in Canada, in Russia, in Australia, in Gran Bretagna nella zona dei Monti Pennini, con tantissime testimonianze fotografiche.
Nel lago Ontario, ad esempio, che forse è il luogo di maggior interesse mondiale, le luci si vedono immergersi, con una notevole frequenza, nelle sue acque.
Recentemente si è recato, con altri scienziati, nel deserto di Sonora, in Arizona, munito di telescopi ad alta risoluzione, magnetometri, fotocamere digitali ed altra strumentazione per analizzare una fenomenologia che ricorda quella della valle norvegese.
Sono state rilevate interferenze elettromagnetiche non identificate che facevano scattare i flash delle apparecchiature, impazzire gli strumenti e, addirittura, aprire il baule dell’automobile con cui erano giunti sul posto.
Sono stati visti fenomeni convenzionali come miraggi, luci di abitazioni ed altre manifestazioni, facilitate dalla turbolenza dell’aria del deserto. Anche il puntatore laser di un fucile di un militare americano di pattuglia venne registrato dalla strumentazione.
Confrontando le fotografie del cielo notturno con apposite mappe stellari furono rilevate diverse immagini luminose non identificate. Sicuramente in alcuni casi si è trattato di flares militari usati per ingannare i missili a guida infrarossa. La cosa strana è che non si sono visti gli aerei che avrebbero dovuto lanciare tali falsi bersagli.
In un caso è stata vista una luce con tre protuberanze. In altri oggetti in cielo fissi, solidi ed in rotazione. Sono state rilevate in pose fotografiche tracce mai identificate non riconducibili ad aerei, satelliti o stelle.
E’ interessante osservare come tutte le persone coinvolte in questa ricerca sul campo manifestassero, in loco, segni di nervosismo ed in generale problemi di relazione interpersonale. Forse la causa è da ricercarsi in un'esposizione ad onde a bassa frequenza.
A Palo Alto, in California, Teodorani ha avuto la possibilità di incontrarsi con Peter Sturrock, diventato famoso per le sue ricerche scientifiche in campo ufologico, che si è dimostrato molto aperto a queste tematiche.
In Italia si è accennato, oltre che alla più famosa Sassalbo, anche ai Monti Sibillini. Poca, però, è la documentazione. Sicuramente in alcuni casi le luci avvistate potevano ricondursi a satelliti artificiali o al passaggio della stazione spaziale internazionale, ma in molti casi sono rimaste non identificate.
Dai dati rilevati non si è però in grado di capire se esiste un filo conduttore che unisce tutti i fenomeni luminosi anomali del mondo. Anche nelle magnetosfere di alcuni pianeti del nostro sistema solare assistiamo a qualcosa di similare, con temporali e fenomeni collegati.
Interessanti le repliche del prof. Adalberto Piazzoli, fisico all’Università di Pavia nonché noto esponente del CICAP, presente fra il pubblico in sala.
Ha fatto notare come gli studi, alla fine, non siano stati particolarmente approfonditi ne completi e i dati raccolti nelle campagne d’osservazione non siano stati adeguatamente ed esaurientemente esposti in grafici dettagliati.
A suo parere le ipotesi suggerite sono scarsamente credibili. Ad esempio nella valle norvegese non esiste tanto quarzo e rame da giustificare fenomeni di tipo elettrico. E poi, soprattutto in campo scientifico, e più in generale in quello filosofico, non si possono formulare teorie ad hoc e troppo fuori dagli schemi per spiegare un processo che accade.
Sulla presenza di Et nel nostro sistema solare il prof. Piazzoli si è dimostrato totalmente scettico. I calcoli teorici che hanno suggerito una loro visitazione così marcata sul nostro pianeta sono, a suo dire, veramente molto teorici ed inoltre, ha continuato, gli alieni avrebbero manifestato la loro presenza in modo palese.
Riguardo Hessdalen forse, ha concluso, si tratta di un insieme di fenomeni naturali ed artificiali molto più banali e comuni di quanto si è ritenuto di credere.
Il dottor Teodorani ha replicato che coloro che stanno studiando seriamente il fenomeno stanno valutando tutte le possibili ipotesi, senza preclusioni preconcette, basandosi unicamente sui dati oggettivi. Importante è il lavoro di scrematura da tutti quegli elementi che possano, in un qualche modo, inquinare il fenomeno. Ciò non impedisce di provare un fascino, quasi ipnotico, davanti a queste manifestazioni così spettacolari e così sfuggenti.
Ha poi espresso una breve considerazione sul possibile modo di comunicare di ipotetici visitatori extraterrestri. Sicuramente non manderebbero segnali radio per non tradire la loro presenza. Piuttosto verrebbero personalmente e con molta circospezione. In fondo non possono immaginare quale possa essere la nostra reazione. Per questo, ha proseguito, il programma Seti rischia di essere totalmente inutile. Il rappresentante del CICAP ha ricordato, però, che la Terra, da ormai 50 anni, sta involontariamente inviando nello spazio i segnali delle trasmissioni televisive. In altre parole civiltà extraterrestri che avessero sviluppato un sistema di telecomunicazione tradirebbero comunque, entro un ceto numero di anni luce, la loro presenza.
Interessante l’intervento di un rappresentante del Gruppo Camelot che, unitamente ad altri componenti dell’associazione, si è recato recentemente, per alcuni giorni, nella valle norvegese per studiare il fenomeno.
Fra le cose particolari osservate ha ricordato una luce lampeggiante arancione che poi lentamente si è affievolita e scomparsa. Poco dopo, però, comparve un’altra luce, del tutto simile alla precedente, un poco più spostata verso est ma fissa in cielo. In altre occasioni hanno notato diversi flash improvvisi della durata approssimativa di mezzo secondo.
In conclusione della lunga ed appassionante serata il dottor Teodorani ha voluto sintetizzare in poche frasi il suo pensiero.
Sicuramente il fenomeno di Hessdalen è molto più remoto di quanto si possa pensare, forse collocabile ad inizio del 1900. Vi sono testimonianze, controverse però, che lo retrodaterebbero alla meta dell’800. Più in generale in tutto il mondo vi sono petroglifi vecchi di migliaia di anni che riportano rappresentazioni di globi di luce; quindi il fenomeno sembra ripresentarsi fin dalla notte dei tempi.
E’ dubbio se queste manifestazioni luminose possano nascondere una qualche forma di intelligenza. Alcuni anni fa era stato lanciato un fascio laser contro una di queste luci anomale, la quale sembrava avere in un qualche modo risposto, modificando, ad esempio, la frequenza della propria pulsazione. Non fu, però, più possibile ripetere l’esperimento perché si temeva che i raggi laser potessero accecare, o più in generale, disturbare i piloti degli aerei che transitavano nella zona. In ogni caso questa sorta di reazione, che noi definiremmo intelligente, potrebbe essere una caratteristica, perfettamente naturale, del fenomeno.
Di una cosa l’astrofisico sembra sicuro: in base alle nostre attuali conoscenze scientifiche ciò che accade, a Hessdalen ed in altre parti del mondo, non sembra un fenomeno naturale.
[NdR: un ulteriore report della conferenza si può trovare al sito
http://www.ufologia.net, a cura di Lucio Warp Deplano
]
"Cerchi nel Grano, Messaggi tra Cielo e
Terra", relatori vari, Stresa, Verbania, 28 Settembre 2003, a cura di Emiliano
Rizzo
[(NdR: lo stesso report è stato riportato anche sul sito:
http://www.x-cosmos.it]
La conferenza si è svolta a Stresa, al centro congressi di Piazzale Europa, 3. La sala conferenza era enorme forse 400 posti, e ricorda una di quelle nuove sale cinematografiche dove i posti in prima fila sono posti più in basso di quelli nell'ultima fila, in modo da avere una visuale ottimale per tutti.
Sono arrivato alle 10:00 quando la conferenza iniziava alle 9:00, ma a causa del black out della notte precedente molta gente non ha potuto prendere i treni, alcuni hanno dovuto desistere, altri più fortunati hanno trovato un passaggio in auto.
La conferenza era organizzata dall'Associazione Nuova Hera Edizioni Hera e dall’Associazione X-Cosmos con il patrocinio del Comune di Stresa. Questo in breve il succo del convegno come leggiamo dal manifesto pubblicitario: "CERCHI NEL GRANO MESSAGGI TRA CIELO E TERRA"
La misteriosa conoscenza criptata nei simboli dei cerchi nel grano. L'analisi scientifica del fenomeno Il ruolo della fisica e della meccanica quantistica e l'esistenza dei mondi paralleli. Suono, microonde e campo magnetico terrestre e solare nel meccanismo creativo. Le relazioni tra i cerchi nel grano e la geometria sacra, filosofia, ermetismo e alchimia nel linguaggio simbolico dei cerchi nel grano.
Sicuramente la presenza di autorevoli relatori non poteva deludere le aspettative del pubblico presente in sala, ed infatti così non è avvenuto. Ricordo i relatori, Steve Alexander, Allan Brown, Eltjo Haselhoff, Nikola Duper, Adriano Forgione, Karen Douglas, Michael Glickman e al termine della conferenza un breve spazio per le domande del pubblico. La conferenza è terminata attorno alle 20:30.
Steve Alexander è un giovane ragazzo che, avendo l'opportunità di vivere nel sud Inghilterra, ha presentato un suo video di riprese aeree e fotografie delle formazioni che si sono verificate quest’anno in Inghilterra. Un primo assaggio esclusivamente visivo che ha permesso al pubblico presente di entrare in sintonia con il fenomeno così complesso e affascinante dei crop circle.
È stata quindi la volta di Allan Brown che è stato introdotto da Duper, ricercatore indipendente nonché esperto di video processing. Duper ha svolto altresì il ruolo di traduttore e di collante tra i vari relatori, una sorta di Claudio Bisio con molto senso dell’humour, un grosso punto a vantaggio che sembra essere una componente mancante in alcuni ricercatori troppo paranoici.
Allan Brown ha esposto la teoria delle quintuple. Esposta la prima volta circa 15 anni fa ma accantonata in quanto mancavano maggiori testimonianze riguardo questa tipologia di formazioni.
Il relatore sostiene, e a ragion di causa, che alcune formazioni rappresentano quella che può essere definita la regola della "quadratura del cerchio". Questa pratica geometrica veniva ricercata da studiosi di esoterismo, o semplici religiosi e matematici nell'antichità, laddove si presentava la necessità di spiegare la natura divina della materia. Scopriamo che esotericamente il numero 4 rappresenta il quadrato, ovvero la materia e per associazioni di idee la figura UOMO nella sua complessità e dualità.
Il numero 5 rappresenta il pentagono, quindi anche la stella a 5 punte. Altro elemento fondamentale è il cerchio, ovvero la divinità. Ma anche il simbolo della Terra. Perciò si analizzerà la relazione tra il cerchio ed il quadrato. Successivamente il problema si svilupperà a trovare una soluzione, tuttora inspiegata, al procedimento per riuscire a disegnare un quadrato avente lo stesso perimetro del cerchio dato. La famosa, appunto, quadratura del cerchio.
Sui libri attuali di geometria i diversi procedimenti arrivano infatti a calcolare questo dato con una precisione del 99,75% (se non ricordo male), mentre a detta di Brown i cerchi nel grano ci espongono i procedimenti per raggiungere una approssimazione del 99,99%. La discussione si sposta quindi su diverse tipologie di crop circle che dimostrano vari procedimenti per raggiungere tale risultato.
Rammento che questo tipo di formazioni iniziano ad interessare Brown 14 anni fa. E ogni anno, queste formazioni quintuple, cioè composte da 5 cerchi, si formeranno ogni anno. Dopo la scoperta del messaggio nascosto da queste formazioni, le stesse non sono state più trovate. Come se il creatore di questa tipologia di cerchi avesse raggiunto il suo occulto scopo.
Pertanto da circa un anno le formazioni quintuple sono scomparse dalla tipologia del fenomeno. Anno appunto in cui Brown ha fatto quest’importante scoperta. Si può solo aggiungere la considerazione personale dell'autore, “non abbiamo ancora scoperto chi sia l'autore di questi disegni ma sicuramente era a conoscenza della quadratura del cerchio e il fatto che rimanga tuttora sconosciuto rappresenta un mistero nel mistero”.
Questa sembra appunto una peculiarità del fenomeno crop circle, un mistero che non ha a tutt'oggi una spiegazione plausibile e che presenta diverse tipologie di messaggi nascosti e diverse chiavi di lettura.
È la volta quindi di Haselhoff, fisico che si interessa anch'egli al fenomeno da circa 14 anni. Il suo approccio è prettamente materiale in quanto studia le anomalie fisiche delle componenti biologiche dei crop circle. Espone quindi le sue ricerche già pubblicate su riviste scientifiche quali ad esempio Physiologia Plantarum. Mostra tramite immagini l'allungamento dei nodi delle spighe di grano facendo notare il diverso comportamento dei campioni prelevati al centro, all'esterno e al punto mediano di alcuni cerchi.
Espone altresì l'ipotesi secondo la quale, questo tipo di comportamento potrebbe essere dovuto ad un’esposizione termica molto alta. Una forma di energia sferica che emettendo calore sarebbe coadiuvatore dell'origine del fenomeno. Infatti fa notare come le spighe se venissero riscaldate ad alta temperatura agevolerebbero la loro piegatura sul terreno. A testimonianza di ciò mostra diverse fotografie di crop circle nella quale si possono evincere i segni di esposizione termica.
Punto a favore di questa ipotesi solo anche bruciature trovate su alcune spighe, e una disidratazione delle stesse. Sempre comunque in relazione a un irraggiamento geometrico di energia termica. Al centro è più alto per poi sfumare diminuendo di intensità verso la circonferenza del cerchio.
Và da sé che in alcuni cerchi queste anomalie non si presentano, proponendo per questi ultimi una versione umana al procedimento del disegno pittorico impresso nel campo di grano.
Mostra inoltre una foto molto curiosa, nella quale si può vedere una casetta per uccelli il cui tetto è coperto di polvere, ma che mostra delle piccole bruciature di forma sferica. Infatti il testimone raccontò come alcune piccole sfere di luce avrebbero attaccato inspiegabilmente la casetta per uccelli, lasciando appunto i segni ivi mostrati. Racconta inoltre Haselhoff, altri testimoni che gli hanno raccontato di aver visto un uccello in volo che cerca di prendere col becco una di queste sfere di luce.
È la volta quindi di Nikola Duper, che espone umoristicamente alcune sue esperienze occorsegli durante le varie riprese dei suoi documentari girati in Inghilterra riguardo appunto i crop circle. Un breve promo dei suoi lavori viene proiettato per aprire la sua relazione in merito. Espone quindi una serie di fotografie e disegni inerenti alle finora 14 formazioni scoperte in Italia.
Anzitutto fa presente al pubblico che l'ipotesi delle BOL, Bolls OF Light come anomalia visiva legata ai crop circle è effettivamente presente come testimonianza. Queste luci sferiche non sono solo state viste da numerosi testimoni, sia abitanti del luogo che turisti e ricercatori, ma sono state fotografate e nondimeno ci sono vari filmati, almeno 14 che testimonierebbero l'esistenza di questa forma di energia. Ovviamente Duper non può escludere a priori anche altre ipotesi portate come possibili spiegazioni di questo fenomeno, portando come esempio le ipotesi di fulmini globulari, mulinelli di vento, piccoli animali in amore, e altre tra le quali anche la matrice umana del fenomeno.
Fa comunque notare al pubblico che in alcuni casi si presentano anomalie fisiche sul terreno con modificazioni biologiche delle spighe del grano e delle varie coltivazioni, e altri parametri che ci permetterebbe di suddividere i crop circle in diversi insiemi, in maniera tale da dare libertà ai vari ricercatori di analizzare con maggior dettaglio una certa tipologia rispetto ad altre.
Prende la parola Adriano Forgione. Grande conoscitore di archeologia esoterica espone la sua opinione personale riguardo il fenomeno dei crop circle, accompagnando la sua esposizione ad immagini che paragonano diverse simbologie magico-esoteriche ad alcune formazioni apparse nei campi coltivati. Da notare che salta immediatamente all’attenzione, durante le varie relazioni, che i crop circle non sono prerogativa delle coltivazioni di grano, ma che si trovano anche in campi di colza, patate, mais, carote ecc.
L’ipotesi di Forgione è quella secondo la quale la Terra e i suoi abitanti sarebbero vicini ad una trasformazione, una sorta di salto vibrazionale che ci porterà ad una nuova dimensione di coscienza. Fa quindi notare come molte formazioni rappresentano simbologicamente il Sole e come questo sia appunto legato a mutazioni genetiche umane, dovute nel corso della Storia, al fenomeno delle esplosioni solari che attraverso l’irraggiamento di energia verso la Terra, avrebbe coinvolto direttamente il DNA umano. Accenna alla frequenza interna terrestre che appunto negli ultimi venti anni sta lentamente ma progressivamente aumentando, arrivando oggi a circa 14HZ. Fenomeno, secondo appunto le ricerche di Forgione, legate alle radiazioni Solari. Ne deduciamo che anche il Sole sta cambiando “vibrazione”?
È il turno di Karen Douglas, ragazza inglese che ci espone una sua personale esperienza di contatto con il fenomeno crop circle. La Douglas ci racconta di come sia venuta a conoscenza di un gruppo di ricercatori americani composti da scienziati qualificati che si sono interessati ai crop circle andando in Inghilterra. Questi pare abbiano sperimentato un approccio diretto col fenomeno, per capire se era possibile un interscambio con le probabili sfere di luce, ipotizzando quest’ultime come l’origine di questo fenomeno. Ci racconta che questi scienziati, avevano con loro apparecchiature luminose e fonti sonore con registrazioni di presunti UFO con le quali hanno tentato appunto la loro sperimentazione, inviando luci e suoni nel cielo per capire se fosse possibile attendersi una qualche risposta. Prendendo spunto da questo tipo di approccio, il gruppo della Douglas composto da sette persone ha avviato una simile ricerca, aggiungendo l’aspetto spirituale attraverso meditazioni guidate. Dopo vari appostamenti notturni, nelle quali cercavano questo “contatto” e dopo l’avvistamento di una formazione di luci anomale nel cielo, sembra che la comparsa di una formazione in un campo di grano nei paraggi abbia dato una risposta, in tal senso positiva a questo tipo di approccio. Pare che infatti la formazione comparsa sia nientemeno una composizione di disegni visualizzati mentalmente durante le loro meditazioni collettive.
È la volta infine del ricercatore Michael Glickman, anch’egli si occupa del fenomeno da almeno 14 anni. Inizialmente approccia il pubblico avvertendo di non essere uno scienziato e che la sua ricerca è proiettata anzitutto ad un lavoro interiore, proponendoci una interpretazione dovuta essenzialmente all’intuito e alle percezioni sensoriali non riconosciute dalla scienza ortodossa. Per introdurre il discorso mostra una foto, nella quale un sasso di circa 200 kg è appoggiato sulla cima di un albero a 15 metri dal terreno. I crop circle sono solo una delle tante fenomenologie “misteriose” con cui la scienza ufficiale evita di “sporcarsi le mani”, probabilmente la paura di non riuscire a razionalizzare un dato fenomeno è troppo alto per dedicare delle ricerche. Tanto è vero che lo studio di questo tipo di fenomeni viene denominata di frontiera, o anche ricerca borderline, avvenimenti ed esperienze che proprio perché sfuggono alla logica materialistica vengono semplicemente ignorati da quanti hanno deciso di fare della materia il loro scopo di vita. Glickman prosegue esponendo la sua teoria, dove particolare valenza ha il quadrato, le linee e i nastri. La sua opinione è paragonabile per certi versi a quella di Forgione, ma con piccole e sostanziali differenze. Il passaggio dalla terza alla quinta dimensione. Che stà avvenendo passando attraverso la quarta in questi ultimi anni.
Come questo è possibile e come viene spiegato? La terza dimensione era nel passato, la quarta è una transizione nel presente, la quinta è la successiva tappa di cui faremo esperienza. Ci racconta di come possiamo notare, ponendo la nostra attenzione, ad alcuni segnali che illustrano questa modificazione della realtà percepibile. E di fatto, i crop circle sono una parte di questi segnali, ovvero si modificano anno dopo anno accompagnandoci in questa trasformazione diventando più complessi man mano che questa trasformazione avviene. Dai semplici cerchi singoli a formazioni con più cerchi. Poi la comparsa di linee, poi i quadrati. I quadrati composti da cerchi, poi composti da linee e infine da nastri. Questo è il passaggio tra la terza dimensione, il triangolo, alla quinta, il pentagono. Un ampliamento di dimensione raccontato dalle formazioni di questi anni che ci descrive in dettaglio come questo accade. Una sottile espansione della realtà, nella quale i vari strati si stanno staccando, dove ogni Uomo e Donna ha già inevitabilmente scelto la realtà nella quale vive e vivrà. Senza possibilità ormai di tornare indietro e cambiare strada. Perciò avvertiamo una sfaccettatura dell’interpretazione del reale sempre più frastagliata, dove oramai è quasi impossibile trovare persone che cambiano opinioni. I matti e i savi camminano nella stessa dimensione, ma in realtà sono distanti come se un muro li avesse oramai divisi per sempre. A detta di Glickman questa trasformazione avrà il suo massimo apice nel 2012, anno profetizzato dal calendario Maya e da almeno una formazione apparsa in un crop circle, quella che rappresenta un cerchio al cui interno è disegnato un quadrato suddiviso in centinaia di quadrati, il numero di questi piccoli blocchi è appunto la distanza in settimane tra la comparsa del crop circle e il 2012.
Tirando le somme, bellissima conferenza, in ogni senso. Bravissimi i relatori e gli organizzatori. Una conferenza intelligente, per nulla noiosa che è riuscita a proporre numerosi spunti per ulteriori ricerche future. I miei più sinceri complimenti a tutti.
“Crop Circles: il Mistero dei Cerchi nel
Grano”, relatore Dr. Carlo Sabadin, Budrio, Bologna, 9 Ottobre 2003, a cura di
Wren
Si è svolta il 9 ottobre nella sala 'Auditorium' di Budrio (BO) la conferenza organizzata dall'Ass. Culturale "Libero Arbitrio" dal tema 'crop
circles: il mistero dei cerchi nel grano', relatore il Dott. Carlo Sabadin ("Fondazione Sentinel", Stargate group, Collaboratore Stargate Magazine, "Gruppo Camelot").
Il relatore ha iniziato il suo intervento mostrando alcune immagini di crop circles e ripercorrendo esaurientemente quello che è stata la storia del fenomeno fino ai giorni d'oggi, ricordando anche come, benché esso abbia 'preso piede' nella cultura pubblica dall'inizio degli anni '80, tale fenomeno in realtà sia presente documentatamente anche nel nostro passato ben più remoto, partendo dal medioevo (o prima, poiché alcune informazioni provengono da Lione nel lontano 815 d.c.) per risalire fino ai giorni nostri. Fenomeno tra l'altro già affrontato dalla scienza in passato, come ad esempio in un tentativo di studio di uno scienziato inglese, Robert Plot, nel 1677.
Ha ricordato poi quelle che sono state le varie ipotesi, più o meno scientifiche e/o probabili, avanzate negli anni '80 per spiegare i crop circles, fino alla famosa dichiarazione del 1991 di Douglas Bower e David Chorley, i due signori di mezza età che 'confessarono' pubblicamente di esserne gli autori, per mezzo di semplici pertiche e corde.
Da allora vi è stata una proliferazione di 'crop-makers', vista per alcuni addirittura come una forma d'arte, tanto che è noto che nel 1992 si tenne per essi addirittura un concorso internazionale i cui risultati furono giudicati straordinari anche dalla rivista Science.
A questo punto, ripassata la storia del 'fenomeno crop-circles', Sabadin ha introdotto l'argomento specifico della conferenza, ovvero gli studi scientifici, correttamente e professionalmente svolti nonchè pubblicati, che finora sono stati fatti su alcuni crops.
Il relatore ha sottolineato, e in seguito ricordato durante la serata, come oggettivamente la maggioranza dei crop circle apparsi negli ultimi vent'anni sia frutto di espressioni artistiche o burle dei già citati crop-makers, ma che questa spiegazione sulla loro formazione, pur coprendone la stragrande maggioranza, non riguarda TUTTI i crop circles conosciuti.
Sabadin ha precisato come l'interesse del suo intervento vertesse non tanto sulla bellezza e scenicità o meno dei crops dal punto di vista artistico, ma quanto sulla loro importanza scientifica.
Alcuni di essi, infatti, presentano tutta una serie di anomalie di vario genere che i land artists non sono assolutamente in grado di riprodurre, e che sono però state rilevate in una decina di crops oggetto di accurati e autorevoli studi scientifici.
Tali studi sono gli unici svolti finora con metodologia e rigore scientifico, referati e pubblicati su riviste tecniche scientifiche di indubbia serietà e spessore, quali il 'Physiologia Plantarum' e il 'Journal of Scientific Exploration'. Si tratta di diverse pubblicazioni (tra cui ricordiamo, a titolo esemplificativo, quelle di Levengood -una assieme a J. Burke- fino al comment di Eltjo Haselhoff, ecc.)
Queste mostrano inconfutabilmente, relativamente ai crops studiati, la non convenzionalità del fenomeno.
Il relatore ha quindi spiegato, dettagliatamente ma in maniera semplice e chiara per il pubblico, con l'ausilio di alcune immagini, tutta la gamma di anomalie rilevate su tali crop-circles, le ricerche svolte in merito (accompagnate da dati e valori studiati), nonchè i risultati raggiunti nelle citate pubblicazioni.
In seguito a questa esposizione l'intervento di Sabadin si è portato quindi ad analizzare le eventuali risposte dell'ambiente scientifico alle pubblicazioni citate, criticando fortemente il fatto che tali risposte, quando si sono avute, sono state portate su piani differenti e non possono quindi essere catalogate al livello scientifico dei citati lavori perché di essi non possiedono né l'accurato studio diretto, né referaggi, né pubblicazioni scientifiche.
Come ha detto Sabadin: "Per fronteggiare tali lavori dall'indubbia serietà e spessore scientifico, bisognerebbe fare altri lavori che seguano l'iter dei primi, ovvero: 1) identificare diverse tipologie di formazioni apparse in tutto il mondo; 2) prelevare campioni di misura e controllo; 3) effettuare analisi e test; 4) dimostrare la falsità dei risultati di Levengood e Haselhoff e/o la natura fraudolenta; 5) pubblicare i risultati su qualche rivista accreditata scientificamente. Questo finora non è ancora stato fatto, ma anzi si è arrivati ad affiancare a tali serie pubblicazioni, lavoretti apparsi in riviste del CISCOP o periodici qualsiasi che scientificamente hanno lo stesso valore di Novella 2000. Lavori, per così dire, che non hanno nulla della metodologia scientifica che andrebbe utilizzata in questi casi, e possono al massimo essere catalogati come semplici opinioni. Opinioni tra l'altro in parte magari autorevolissime di scienziati e in parte addirittura meri lavoretti di semplice ricerca in internet da casa da parte di persone totalmente estranee all'ambiente scientifico e ad un’adeguata preparazione in materia, a cui proposito tralascio ogni commento...".
Sabadin ha ribadito come il tema della serata fosse ricordare la situazione di studio sui crop circles e le conclusioni finora accertate dal solo punto di vista rigorosamente scientifico, spiegando al pubblico in sala il concetto di 'omologazione', e ha poi proseguito: "Se vogliamo procedere con un approccio epistemologico le cose si svolgono così: un ricercatore svolge delle ricerche e pubblica uno studio su una rivista scientifica; seguono altri lavori di altri ricercatori, con processi di revisione, o commenti su lavori precedenti, che ricordo NON necessitano di ulteriori processi di revisione in quanto l'impianto base - articolo di riferimento- ha già superato i parametri di revisione previsti. Questo si chiama 'accordo intersoggettivo' e, in attesa di omologazione, rappresenta lo stato dell'arte sull'argomento oggetto della discussione."
Ha poi continuato: "Il punto è: esistono ad oggi commenti, lavori, articoli in senso contrario pubblicati su riviste accreditate analoghe? La risposta è NO e anzi semmai ciò che si ha, anziché controbattere tali teorie, le conferma. Quindi ciò che ci dice il panorama scientifico oggi sono finora i lavori di Levengood ed Haselhoff, che mostrano con studi rigorosi e prove per ora inconfutabili la NON convenzionalità del fenomeno."
Infine il relatore ha fatto un breve ma esauriente ed interessante riassunto su quanto accaduto al II° Congresso Internazionale sui Cerchi nel Grano, avvenuto il 28 settembre scorso al Palazzo dei Congressi di Stresa (VB). In particolare ha descritto l'intervento durante il Congresso di Eltjo Haselhoff sulle nuove certezze recenti in materia di crop circles, esponendo le nuove importanti ipotesi scientifiche a riguardo.
Concluso il suo intervento Sabadin ha ceduto la parola al pubblico, meno affollato del solito (a causa probabilmente anche del giorno feriale) ma sempre informato e interessato.
Si sono avuti alcuni interventi appropriati su varie curiosità relative alle diverse anomalie approfonditamente spiegate nell'ora precedente.
Uno di essi ha dato nota di se per la sua particolarità, oltre che per aver impegnato la pazienza del relatore (e dei presenti che dopo un po' davano segni di stanchezza) per una buona mezz'ora. La persona in questione ha esordito con domande tipiche del normale appassionato in materia; domande poste all'inizio con tono cortese, e allo stesso modo risposte. In seguito ha iniziato a parlare in termini alquanto 'tecnici' (spiazzando un poco il resto del pubblico, che oggettivamente faticava a tratti a seguire il discorso) estraendo da una borsa una serie di fotografie, ma portando il discorso su aspetti del tema che Sabadin, rispondendogli, ha sottolineato quanto non fossero di attinenza col proprio intervento, volto non tanto all'estetica dei crop quanto alle anomalie di essi, e non tanto a ipotesi e illazioni quanto a dare un panorama di quanto finora è stato studiato e pubblicato con rigore scientifico (precisazione questa, ha ricordato, da egli già ribadita durante la serata). In seguito Sabadin, dopo più di venti minuti di ripetitiva e improduttiva discussione, ha deciso che erano tempo sufficiente per la pazienza propria e di chi aspettava di poter porre i propri quesiti e ha, leggermente alterato, risposto all'interessato quanto a suo avviso egli fosse stato mandato lì col solo palese scopo di arrecare disturbo, dato che continuava a ripetere gli stessi quesiti, peraltro fuori tema. Dopodiché ha concluso tale discussione, che iniziava ad assumere toni decisamente tesi, passando parola al resto del pubblico per ulteriori domande. Dopo aver risposto a quelle che mancavano, ha ringraziato i presenti e, conclusa la conferenza, si è preso una "meritata pausa fuori per una sigaretta".
“VI Meeting Internazionale di Ufologia: Essi Sono
Qui”, relatori vari, S.M.Maddalena, RO, 17-19 Ottobre 2003, a cura di Stefano Panizza
[NdR:
report inserito anche nel sito del Centro Studi Fortiani: http://art.supereva.it/centrostudifortiani
]
Si è svolto a S.M. Maddalena (RO) il VI meeting internazionale di ufologia organizzato dall’U.S.A.C. (Centro Accademico Studi Ufologici) con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del comune di Occhiobello.
Per motivi di lavoro abbiamo potuto raggiungere la località del convegno solamente il sabato, perdendoci quindi la serata di apertura del venerdì.
I lavori del weekend sono stati aperti dal presidente dell’U.S.A.C., il prof. Sebastiano Di Gennaro che, dopo aver ringraziato il numeroso pubblico presente in sala, ha presentato il primo relatore della giornata: Simone Colzani (collaboratore U.S.A.C.), che ha parlato dei tragici eventi accaduti l’11 settembre 2001 negli Stati Uniti.

La vicenda ha avuto anche una piccola valenza ufologica perché, dai filmati e dalle fotografie del luogo dell’incidente, si era potuto notare un piccolo oggetto luminoso, mai identificato con sicurezza.
Il Colzani ha sottolineato come l’abbattimento delle Torri Gemelle ed il crollo di una parte del Pentagono siano stati, oltre che drammatici, anche una sorta di spartiacque fra come era il mondo prima e come è ora. Dopo 50 anni di pace in Occidente questo evento ha finito, forse, per togliere molte certezze.
Poco dopo l’accaduto, stranamente, furono subito individuati i colpevoli e, vista la loro provenienza geografica e religiosa, si innescò quella sorta di “scontro di civiltà” fra la cultura occidentale e quella musulmana.
Negli U.S.A. gli eventi dell’11 settembre sono stati paragonati, dal relatore, ad una seconda Pearl Harbour perché anche in questa occasione sembra che il governo fosse già a conoscenza di quanto sarebbe successo. Ormai anche la storiografia ufficiale riconosce che il presidente Roosvelt sapeva che i giapponesi stavano preparando l’attacco aereo alla base navale americana.
In altre parole in entrambi i casi il governo era preparato ai tragici eventi.
Per avvalorare questa ipotesi sicuramente “coraggiosa” il Colzani ha elencato una serie di notizie che gettano qualche sospetto su ciò che in realtà accadde quel giorno a New York.
Innanzitutto la prima cosa strana fu che 4 aerei poterono sorvolare in piena libertà, e per ben 2 ore, una vasta area comprendente una decina di stati, finendo per precipitare sugli obiettivi senza che nessuno fosse intervenuto.

Poi fu subito individuato il mandante, un certo Osama Bin Laden, senza che fossero mai presentate prove concrete a suo carico. I colpevoli vennero presentati su un “piatto d’argento”, nonostante mancasse quella che gli inglesi chiamano la “smoking gun”, la pistola fumante, cioè la prova inequivocabile della loro colpevolezza. Questo fatto innescò una serie di sospetti che si sono concretizzati nella stesura di alcuni libri, con una verità differente da quella che ci hanno raccontato i media di tutto il mondo.
Anche la storia stessa di Bin Laden da adito a qualche sospetto. Questo miliardario ingegnere arabo, educato in Occidente, fu usato dagli U.S.A., sempre secondo il relatore, come “amico” nella resistenza afgana contro l’invasore sovietico, senza dimenticare i rapporti di affari con la famiglia Bush.
Nel 2001, addirittura, pare che Bin Laden, ricoverato per malattie renali all’American Hospital di Dubai quando era già un uomo ricercato per vecchi attentati, non solo non venne arrestato ma, anzi, secondo alcuni, si incontrò con alcuni esponenti dei Servizi Segreti americani.
Altra cosa strana fu che nel maggio 2001, quindi pochi mesi prima dell’attentato, Germania e Russia avvisarono il governo americano, decifrando alcuni messaggi in codice della rete terroristica di Al Qaeda, che si stavano preparando nel suo territorio azioni terroristiche di ampia portata.
Inoltre, senza un apparente motivo di natura finanziaria, nei giorni antecedenti il crollo delle Torri Gemelle, il Down Jones, l’indice statunitense del mercato borsistico, calò ripetutamente. Ciò significa che gli operatori economici stavano prevedendo una consistente perdita nel valore delle aziende quotate nel listino. Su cosa si basava questa loro aspettativa, in mancanza di segnali evidenti di una crisi improvvisa?
La domanda che si è, poi, posto il relatore è la seguente: gli U.S.A. cosa hanno fatto per prevenire gli attentati?
Pare che già nell’estate del 2001 l’esercito americano si stesse preparando per la guerra in Afghanistan, dislocando migliaia di soldati in Medio Oriente, fatto alquanto strano perché poi la decisione di attaccarlo venne presa come conseguenza degli attentati dell’11 settembre.
Sembra che i Talebani stessero ostacolando la costruzione di un oleodotto, impianto cruciale per lo sfruttamento delle risorse petrolifere. E fu per questo motivo che gli “States” invasero l’Afghanistan, additando, poi, come scusa ufficiale, gli eventi terroristici.
Sempre nell’estate di quell’anno venne arrestato in Canada un agente segreto americano. Pare che fosse riuscito a far fuoriuscire dalla prigione un proprio biglietto manoscritto nel quale ipotizzava che, di li a poco, aerei civili si sarebbero schiantati contro il World Trade Center e che delle bombe sarebbero cadute sul Pentagono.
Chiaroveggenza, coincidenza o verità nascosta?
Come è spiegabile l’impreparazione degli U.S.A. all’attentato?
Per il relatore non lo è, perlomeno con argomenti convenzionali.
Secondo la versione ufficiale i piloti-terroristi degli aerei dirottati avevano disabilitato i meccanismi di identificazione delle rotte, per impedire di rilevare il cambiamento delle traiettorie dei velivoli.
La cosa strana è che questa operazione impedisce si l’intercettazione da parte dei radar civili, ma non di quelli militari, sui quali i tracciati degli aerei dovevano far apparire, con estrema evidenza, che stava succedendo qualcosa di molto sospetto. Il Norad, l’efficiente sistema di monitoraggio altamente tecnologico nordamericano, non poteva non aver notato nulla di strano. E ricordiamoci che, in caso di allarme, ai veloci aerei militari sarebbero bastati pochi minuti per raggiungere gli aerei dirottati.
Inoltre, secondo molti ufficiali della nostra aeronautica intervistati, è impensabile che dei piloti dilettanti, definiti degli “incapaci” dai loro istruttori, siano riusciti a pilotare velivoli di una tale complessità e a compiere manovre particolarmente difficili, come ad esempio la virata necessaria per colpire la seconda torre.
Questo ha fatto supporre l’installazione su di essi di un sistema di radiocomando, una forma di tecnologia già disponibile.
Altra cosa curiosa è che siano state fornite le generalità dei piloti suicidi dopo appena 36 ore dall’accaduto, nonostante non figurassero nomi arabi fra l’elenco dei passeggeri e non potessero essere stati ritrovati i documenti, per la grande distruzione esistente fra le macerie.
La cosa tragicomica è che alcuni dei nomi forniti appartenevano a persone decedute in precedenza oppure risultavano ancora vive.
Risulta pure strano che la sera precedente gli attentati i terroristi festeggiassero ciò che stavano per compiere a base di donne e vino, considerando il loro integralismo e fanatismo religioso.
Perché, poi, non è stata ritrovata la scatola nera? Essa è testata per resistere anche agli urti più violenti.
Inoltre, inspiegabilmente, gli aerei erano quasi vuoti, cosa strana considerando il lungo tragitto che erano destinati a compiere.
Sembra, poi, abbastanza probabile che gli edifici siano crollati perché minati. Infatti il carburante degli aerei non avrebbe potuto far raggiungere alla struttura la temperatura necessaria per la fusione dell’acciaio e quindi farla crollare.
A conferma di questa ipotesi ci sono gli strani rumori percepiti dai pompieri che erano giunti di soccorso sul posto e il rilevamento sismografico di 2 detonazioni registrato a 30 km da New York poco prima del crollo delle torri.
Perché, inoltre, i terroristi non hanno scelto un obiettivo in grado di produrre danni ben più consistenti e duraturi, come ad esempio, una centrale nucleare che si trova non lontano dalla Grande Mela?
Una curiosità: esiste una pubblicità di una marca di frigoriferi pubblicata poco prima degli attentati che ritrae un aereo civile in rotta di collisione con una delle Torri Gemelle. Una coincidenza? Forse. Per quanto riguarda lo schianto dell’aeroplano sul Pentagono, l’anomalia più evidente è che, in base ai danni riscontrati, non sembrerebbe trattarsi di velivolo ma di un missile. Il “buco” riscontrato nell’edificio sembra poco compatibile con uno schianto aereo.
Inoltre non esiste nessun video, nonostante il popolo americano sia famoso per il suo desiderio maniacale di andarsene in giro armato di videocamera alla ricerca di qualcosa di interessante da riprendere. Poi, i testimoni, sono quasi inesistenti e non vi sono tracce al suolo di un primo impatto, come ci viene raccontato dalla versione ufficiale dell’incidente.
E come si spiega l’inefficienza delle batterie antiaeree che circondano il Pentagono?
Anche la vicenda dell’aereo caduto in Pennsylvania, grazie al coraggio dei passeggeri che hanno disarmato i dirottatori, ha diversi lati oscuri. Sembra più probabile un suo abbattimento in volo, a titolo precauzionale, dopo essere stato colpito da un missile americano.
Il Colzani ha, quindi, concluso il suo intervento sostenendo che gli Stati Uniti, sapendo in anticipo ciò che sarebbe accaduto, abbiano utilizzato i tragici avvenimenti come giustificazione per dichiarare guerra ai Talebani e agli altri Paesi che, in un modo o nell’altro, erano e sono di ostacolo alla politica americana.
E di questo inganno si è fatta complice anche la stampa internazionale che si è sempre accontentata della versione ufficiale degli avvenimenti e non è mai voluta andare oltre le apparenze.
Perché, poi, non si è mai costituito un comitato dei parenti delle vittime per fare chiarezza, nonostante i punti oscuri della vicenda siano evidenti?
Dopo questo intervento, non strettamente ufologico ma comunque interessante, ha parlato il dott. Carlo Sabadin (fondazione Sentinel, Stargate group) che ha relazionato sul fenomeno di Hessdalen.
Ha voluto innanzi tutto ringraziare il pubblico in sala, compiacendosi per la presenza contemporanea di studiosi ed appassionati che spesso, nel corso dell’anno, si sono scontrati con appassionate battaglie di pensiero.
Il relatore ci ha raccontato che la teoria più accreditata, fra gli scettici, è che le luci di Hessdalen siano dei semplici fulmini globulari e che, quindi, non abbiano nulla a che fare con un discorso ufologico.
Secondo Sabadin, invece, non c’è assolutamente niente di accertato ed ogni motivazione suggerita, se da un lato può spiegare una parte della fenomenologia, dall’altro non può giustificare l’intera casistica. Ad esempio l’attività solare, la piezoelettricità, nuove forme di energia sono tutte spiegazioni parziali e non esaustive.
E’ stato, poi, fatto un excursus storico degli studi effettuati sulla valle norvegese, passando per i lavori di Teodorani, di Montebugnoli e del C.N.R. Ha ricordato che l’U.S.A.C. stessa, organizzatrice del convegno, aveva offerto agli studiosi un “cannone” a raggi ultravioletti, da utilizzare nelle loro campagne di osservazioni. Strumento, pare, mai utilizzato.
Negli ultimi anni è sembrato che il problema fosse finito nel dimenticatoio. Ora, alcune recenti conferenze svoltesi in Italia, e specialmente a Pavia, hanno riaccesero un vivo interesse per la questione. E questo nonostante questa estate fosse stato sferrato un attacco, dalla grande risonanza mediatica e con finalità riduttive al fenomeno, secondo il relatore, da parte di Matteo Leone del C.I.S.U.
Secondo Sabadin questa aggressione si è rivelata misera ed inconcludente.
In pratica si è trattato della confutazione del lavoro svolto da Massimo Teodorani, ritenuto dai critici incapace di comprendere che le luci studiate altro non erano che il riflesso di fari di automobile.
Egli, a sua volta, non ritiene esauriente la spiegazione che vede come matrice del fenomeno una sorta di plasma tenuto unito da una forza centrale perché non giustifica, tra le altre cose, la luminosità rilevata.
Il team del “Progetto Sassalbo” ha, a sua volta, confutato il lavoro di Leone trovandovi diverse inesattezze. Ad esempio la raccolta dei dati è apparsa lacunosa e l’indagine superficiale. Le luci sono spesso apparse in zone lontane da qualunque rete viaria e la loro luminosità era troppo intensa per essere quella di semplici fari di automobili.
Teodorani non esclude a priori neppure l’ipotesi ETH, cioè la presenza extraterrestre che è, comunque, tutta da dimostrare.
Vi sono, però, diversi scienziati che stanno attuando un progetto di ricerca di presenze aliene nel nostro Sistema Solare, chiamato S.E.T.V. Esse potrebbero essere rilevabili nella fascia asteroidale oppure nei cosi detti punti lagrangiani (n.d.a. in pratica sono dei punti di stabilità che esistono fra due corpi celesti, ad esempio fra la Terra e la Luna, dove un oggetto può rimanere catturato nel reciproco campo gravitazionale; luoghi ritenuti ideali per crearvi delle colonie spaziali). Al momento non esistono prove scientifiche di tali presenze extraterrestri.
Secondo l’astrofisico ci troviamo di fronte a “oggetti solidi illuminati”, un qualcosa che in natura non sembra avere riscontri.
Se tale ipotesi venisse confermata potrebbe trattarsi dell’agognato riconoscimento che l’ufologia aspetta da anni? Hessdalen ha, forse, portato questa disciplina nel mondo della Scienza? Forse, ma il fenomeno è stato ancora troppo poco studiato per poter arrivare a delle conclusioni definitive.
E’, però, importante e corretto, come al contrario sembrano fare certi studiosi, non doversi inventare ipotesi forzatamente naturali ad hoc pur di non considerare altre motivazioni considerate si eretiche, ma forse più adatte a giustificare le osservazioni.
Il Sabadin ha quindi concluso il suo intervento elencando gli aspetti ancora non spiegati del fenomeno di Hessdalen, come la solidità di alcune formazioni e l’accensione e lo spegnimento improvviso di diverse formazioni luminose apparse.
La parola è poi passata a Carlo Morsiani (membro dell’Usac) che ci ha parlato di “Ufo: cover-up e mind control”.
Ha sottolineato con forza che esiste una sorta di congiura, nella quale sono coinvolte istituzioni pubbliche e private, che vuole che la gente si dimentichi che la realtà è ricca di cose strane e inspiegabili. E dal momento che questa fenomenologia sembra in aumento, sia in termini qualitativi che quantitativi, basti pensare alla presenza inconsueta dei cerchi nel grano nel nostro Paese, il controllo dell’informazione ha assunto nuovi connotati.
Il pensiero potrebbe correre alla trasmissione televisiva, in onda settimanalmente su La7, “Stargate”. Mentre nelle sue prime edizioni, condotte da Roberto Giacobbo l’argomento “misteri” era trattato con equilibrio ed apertura mentale, in quella attualmente in programmazione, sotto la guida dell’archeologo Valerio Massimo Manfredi, esso viene ridimensionato e privato di qualunque motivo di speculazione.
Da citare sono anche le diverse interviste a Margherita Hack che sovente vengono diffuse in televisione allo scopo di negare sistematicamente l’esistenza di avvistamenti a carattere ufologico di matrice misteriosa.
Un salto all’indietro, dunque, guidato, secondo Morsiani, da una organizzazione ben precisa.
Nei confronti delle scienze di frontiera, ufologia in primis, esiste tolleranza zero. E la cosa appare normale in questa pianificazione, logica ma contorta. Se si ammettesse anche uno solo dei fenomeni strani tutti gli altri chiederebbero a gran voce “diritto di cittadinanza”. Infatti se esiste un filo conduttore che li unisce, riconoscerne uno, indirettamente, significherebbe avallarne molti altri.
Allo stesso modo vi sono stati scienziati di valore che, per le loro idee controcorrente, non sono entrati nella storia della Scienza.
Uno di questi è stato sicuramente Ruggero Maria Santilli che, nei suoi esperimenti negli Stati Uniti, ha scoperto il modo per trasformare i residui radioattivi in isotopi non pericolosi. Così come ha indicato la via per ricavare dai rifiuti energia, acqua ed ossigeno ed avere automobili con motori non inquinanti.
Un cover-up scientifico, dunque, e non solo ufologico e questo per interessi economici ben consolidati.
In questa politica di disinformazione trova spazio, secondo il relatore, anche il programma Seti. Perché spendere tanti soldi in una ricerca se essa ha pochissime possibilità di portare a risultati concreti, visto che la gamma delle frequenze analizzate è piuttosto limitata?
Uno dei cardini di questo sistema di obnubilazione della realtà è, secondo l’autore, il cosi detto “mind control”. In parole semplici è un sistema, che fa uso di radioonde e di microimpianti intercerebrali, per controllare la mente ed il comportamento delle persone, in ogni parte del mondo.
Con onde particolari si possono impartire agli individui dei comandi a distanza e, più in generale, addormentare ed addomesticare le coscienze.
Possiamo, noi, difenderci da questa forma di moderna schiavitù? Secondo Morsiani si.
Secondo la sua opinione il cervello può essere considerato una interfaccia fra il corpo fisico e quello eterico (n.d.a. ricordiamo che esso è un duplicato del corpo materiale, infatti lo si definisce anche “doppio”, ma è costituito da una materia più sottile e leggera e sopravvive alla nostra morte).
E’ una sorta di antenna tv che trasmette le idee della mente dal corpo astrale a quello sensibile. La mente, ci ha ricordato, funziona anche in presenza di un encefalogramma piatto perché esso è in grado di rilevare solo i segnali che gli arrivano dall’organo materiale.
Il relatore ha, però, concluso con una nota di ottimismo.
Le potenzialità umane sono così grandi come poco utilizzate. Pensate, ci ha detto, alle onde telepatiche in grado di viaggiare istantaneamente in ogni punto dello spazio. Noi abbiamo tante facoltà, dobbiamo solamente cercare di estrapolarle.
Ci ha poi suggerito che è possibile difendersi da quelle interferenze maligne che condizionano la nostra esistenza. Sono sufficienti apposite tecniche di yoga di controllo del respiro. Alla fine, ci ha rassicurato, la nostra mente non solo diventerà impermeabile a tutto ciò che è negativo ma si caricherà anche di energie positive.
Il meeting è proseguito con la relazione di Mario Pettinella (membro dell’Usac) che ha illustrato la cosmogonia secondo la visione vedica, confrontandola con la teoria del Big Bang. Entrambe cercano di dare delle risposte a quelle domande che l’Uomo si chiede da sempre, ma mentre la scienza materialistica occidentale si preoccupa di capire “come” è nato l’Universo, l’antica cultura indiana vuole approfondire il “perché” di un inizio dei tempi.
Due modi diversi, ma complementari, di affrontare un medesimo tema.
Se possiamo fare un piccolo appunto al relatore è quello di aver appesantito la trattazione con una terminologia non facilmente comprensibile a chi non è un cultore di religioni indiane.
La sessione serale si è aperta con l’esposizione dell’ing. Alfonso Rubino avente come argomento la “Geometria segreta del crop circle pordenonese”.
Ha mostrato tutta una serie di analisi, non chimiche o fisiche, ma geometriche di questo pittogramma apparso in un campo di orzo in provincia di Pordenone.
Esso emana quello che il relatore ha definito una “energia geometrica”, presente peraltro anche in alcuni monumenti del passato.
L’”Intelligenza” che si nasconde dietro al fenomeno vuole, ci ha confidato, che noi utilizziamo il nostro intelletto per capire la complessità celata da una figura apparentemente semplice. Vuole, in altre parole, che applichiamo le nostre facoltà mentali non a scopi prettamente materiali, come facciamo di solito, ma ad un qualcosa di astratto e spirituale.
Il messaggio che Essi ci vogliono comunicare è di non essere continuamente condizionati da istinti egoistici ma di rivolgere i nostri pensieri anche a finalità altruistiche ed a quella dimensione metafisica e superiore non immediatamente percepibile.
Interessante è stato, poi, il filmato che ha mostrato quali soluzioni geometriche siano state utilizzate per la realizzazione della figura nel campo coltivato e quali sviluppi possano avere. Ne risulta una immagine molto armonica, quasi sacrale con il disegno di una stella a 7 punte. In essa sembra trovare soluzione anche il problema della quadratura del cerchio.
Essa si presenta come due anelli concentrici perfettamente tagliati nel centro da una barra che fuoriesce in ugual misura dal perimetro più esterno. L’immagine è completata da tre punti posti in modo equidistante alla fine e in mezzo all’asta divisoria.
Il relatore ha concluso che pure i falsari sono importanti in questo disegno divino.
Forse inconsapevolmente creando quei pittogrammi, e cercando dunque di riprodurre la loro bellezza geometrica, utilizzano l’intelligenza per quegli scopi astratti e spirituali come sembra voleva quell’Intelligenza Superiore che, secondo Rubino, si cela dietro il fenomeno.
A seguire ha parlato la d.ssa Esen Sekerkarar (ricercatrice e giornalista turca) sul tema “Ufo reality”.
Ha iniziato con una breve carrellata storica del fenomeno ufo nell’antichità.
Fin dalla notte dei tempi l’Uomo ha sempre rappresentato, in pitture rupestri inizialmente poi in quadri ed altre forme artistiche, strani oggetti e creature.
Come sappiamo la storia dell’arte ha sempre considerato queste raffigurazioni delle espressioni mitologiche, o comunque fantastiche, e delle forme rituali.
In molti casi è sicuramente vero; certe immagini inducono, però, a riflettere.
La studiosa ha citato il disegno, rinvenuto nel suo Paese, di quello che viene definito un “astronauta”. Dalla posizione delle braccia, e più in generale dalla postura del corpo, l’uomo rappresentato sembra comandare una capsula spaziale.
Ma forse l’oggetto più famoso che la Turchia può vantare, come possibile indizio di un passato altamente tecnologico se non addirittura di un contatto con una civiltà extraterrestre, è la statuina di Toprakkale. Il manufatto, rinvenuto nell’omonima cittadina nella parte orientale del Paese, è costituto da un pezzo di roccia modellato a forma di astronave. Si distinguono chiaramente la sua struttura affusolata, un essere antropomorfo acefalo e gli ugelli di scarico.
Il pezzo, conservato in un museo archeologico, non è però, stranamente, visibile al pubblico. Lo studioso tedesco Michael Hesemann cercò, qualche tempo fa, di chiedere chiarimenti al direttore dell’istituto nel quale era stato collocato, ed eventualmente di acquistarlo. La risposta, lapidaria, fu che non poteva essere mostrato perché si trattava di un falso senza valore ma che, nonostante questo, non poteva essere venduto.
La dottoressa ha, poi, illustrato alcuni fra i casi ufologici più eclatanti accaduti in Turchia negli ultimi decenni.
Il 17 settembre 1985 alcuni testimoni in barca a vela videro vicino ad Istanbul, presumibilmente da alcuni km di distanza, un oggetto molto luminoso. Rimase sopra le imbarcazioni diversi minuti nell’oscurità della notte prima di scivolare via velocemente. L’atmosfera rimase calda per molto tempo ancora dopo che il fenomeno era scomparso. La radio di bordo, rimasta muta ed inutilizzabile per tutta la durata dell’apparizione, riprese poi regolarmente a funzionare.
Esperienza definita shockante dai testimoni.
Alle ore 22,00 del 2 febbraio 1989 dieci oggetti sferiformi sorvolarono l’aeroporto di Ankara e segnalarono la loro presenza sui tracciati radar del medesimo. Furono inseguiti, ma inutilmente, da aerei militari (1 F16 e 4 Phantom) levatesi prontamente in volo. La velocità con cui si allontanarono lasciò interdetti i piloti lanciati ad intercettarli.
Ha, poi, citato un episodio avvenuto il 26 gennaio del 1983 in cui, fra i testimoni, vi erano importanti personalità politiche, fra le quali il futuro Primo Ministro turco.
Interessante è stata la possibile correlazione suggerita fra fenomeni tellurici e manifestazioni luminose anomale.
Il 1999 sarà ricordato per la massiccia ondata di avvistamenti nel Paese della mezzaluna rossa e per i terremoti di particolare violenza che lo colpirono.
Nella zona di epicentro, già un mese prima delle manifestazioni, vi furono tantissime segnalazioni, fino a 20 al giorno, di fenomeni luminosi in atmosfera, molte delle quali anche filmate.
Molti studiosi ipotizzarono si trattasse di “luci terrestri”, insorgenze spesso correlate a movimenti della crosta terrestre. La cosa strana, però, era la durata, insolitamente lunga, del fenomeno.
E se, come pare, tale processo rimase non ben chiarito, cosa hanno significato queste coincidenze?
Forse “Qualcuno”, ha ipotizzato la studiosa, sta osservando la nostra Terra e gli avvenimenti naturali nei momenti più estremi?
Particolarmente interessante è il racconto di 3 guardie rurali di uno strano episodio avvenuto il 7 giugno 2001. Erano le ore 22,00 quando notarono un oggetto brillante, dalla forma tondeggiante, che si innalzava dal terreno. Era circondato da una fila di aperture simili a finestre, dalle quali filtravano luci rosse e gialle. Il suo movimento fu osservato, tramite binocoli, anche da ben 7 gendarmi, che stavano transitando nella zona.
Il caso, come risulta evidente, riveste una straordinaria rilevanza per la qualità della prova testimoniale perché, le persone che hanno assistito al fatto, fanno parte delle forze dell’ordine. Tra l’altro le loro deposizioni, raccolte in modo indipendente, concordavano perfettamente.
La stessa considerazione può essere espressa per quanto è avvenuto il 27 gennaio 2002, quando 20 ufficiali di polizia osservarono in cielo, per 5 ore consecutive, uno strano oggetto che non riuscirono ad identificare.
Oppure quando, alcuni mesi prima, precisamente il 7 agosto 2001 alcuni aerei militari, in fase di addestramento, cercarono inutilmente di inseguire un “qualcosa” di inconsueto che, a 4.500 metri di altezza, accompagnava le loro acrobazie. Da sottolineare che lo spazio aereo, essendo in programma delle operazioni militari, non poteva essere stato occupato da nessun altro velivolo.
La Turchia, come moltissimi altri Paesi del mondo, è stata teatro di avvistamenti di misteriose figure umanoidi.
Il 7 giugno 2001 in un campo di tabacco, posto sulla costa egea, 3 contadini notarono, ad una quindicina di metri avanti a loro, una sagoma dalle fattezze antropomorfe ma anche dai tratti robotici.
La sua altezza venne stimata in circa un metro, e tale era anche la sua distanza dal suolo.
Sembrava indossare una specie di tuta gelatinosa. Cominciò, poi, lentamente a salire fino a fermarsi sopra le fronde di un albero. Uno dei testimoni ne approfittò per scagliargli contro alcune pietre raccolte nel terriccio circostante. A questo punto l’essere, o qualunque cosa fosse, forse impaurito, schizzo via alto nel cielo in pochissimi istanti.
La relazione si è poi conclusa con la proiezione delle immagini di una ipnosi regressiva.
Essa venne condotta su una giovane donna turca dal noto studioso del fenomeno dei rapimenti John Mack. In una atmosfera di palpabile sofferenza la paziente raccontò della nascita prematura di un piccolo essere vagamente umanoide che lei stessa aveva concepito alcuni mesi prima.
Anche in Turchia, dunque, troviamo conferma di tutta la fenomenologia che caratterizza, in modo diretto ed indiretto, il panorama ufologico.
Alla domenica mattina i lavori sono ripresi con l’attesa relazione del prof. Corrado Malanga (ricercatore e libero docente dell’Università di Pisa).
Il suo rapporto ha fatto perno sulla registrazione audio, fatta ascoltare in sala, di una classica ipnosi regressiva.
Il soggetto è una donna italiana di 43/44 anni, madre di 3 bambine piccole.
Il tutto nasce dallo strano sogno di una delle sue figlie. Una notte, urlando e piangendo disperata, chiama la mamma, cercando di spiegare che un brutto geco era entrato nella stanza e che l’aveva ferita sulla schiena. La donna, sorridendo, cerca di tranquillizzarla, spiegando che si è trattato solo di un brutto sogno. La povera bambina non ne vuole, però, sapere di rasserenarsi ed insiste che l’animale era stato li con lei, di fianco al suo letto. La mamma comincia un pochino a preoccuparsi perché sente che nella voce della sua piccola c’è una emozione inconsueta. Gli da allora una occhiata alla schiena dove la bambina dice di sentire dolore. Con suo grande stupore, ed un filo di angoscia, vede quelle che hanno tutta l’apparenza di essere delle profonde unghiate.
Gli viene consigliato di rivolgersi al professor Malanga che, come aveva letto e gli era stato raccontato, si sta da tempo occupando di fenomeni che possono avere una qualche correlazione con quanto gli è accaduto.
Viene sottoposta ad un test di autovalutazione, uno strumento mirato a conoscere se il paziente può essere stato oggetto di un così detto rapimento alieno.
In risultati del questionario, ed un colloquio tra i due, nel quale la donna stranamente cambia in parte la versione della sua prima testimonianza ( “….non mi sono precipitata nella stanza ma ero già presente quando il tutto è successo…”), convincono lo studioso che il caso merita di essere approfondito.
Viene sottoposta ad una ipnosi regressiva e, dopo le opportune sequenze previste da tale procedura, la donna comincia a raccontare.
Ricordiamo che questa tecnica mira a conoscere ciò che si cela nella nostra parte più intima, l’inconscio, cioè quella componente senza filtri della nostra personalità che non può mentire. In altre parole essa dice la verità o quella che, comunque, essa ritiene tale.
La donna ricorda distintamente di essere nella stanza con sua figlia, di vedere una luce alla finestra e di essere uscita da essa fluttuando fin sopra la cima degli alberi. Li un oggetto circolare luminoso sembrava attenderli.
Dentro di lei il panico e l’agitazione stavano raggiungendo livelli quasi insopportabili.
La scena si sposta, poi, dentro un ambiente ovattato.
Vi sono esseri dalle fattezze antropomorfe bassi, calvi, dal colore grigio-marrone e dalle mani con 4 dita particolarmente affusolate. Gli occhi sono grandi, neri e allungati. La bocca e i denti sono appena accennati. Non sono mai chiaramente visibili perché la scarsa illuminazione sembra posta alle loro spalle.
Nota, però, chiaramente un individuo alto apparentemente privo di emozioni. E’ particolarmente orripilante con una lunga cresta che gli parte dalla testa e gli scende lungo la schiena.
La sala è ricca di strani contenitori dall’apparenza di vetro ed arredata con quello che sembra un tavolo operatorio.
La donna, rivestita da una specie di camice, si sente toccata e l’attenzione degli esaminatori sembra rivolta alle sue gambe. Poi comincia a percepire come un movimento, una vibrazione dentro la pancia ma non riesce a capire cosa gli stiano facendo. Sembrano, comunque, restii a toccarla con parti del loro corpo.
Guardandosi attorno vede che c’è un altro essere umano, probabilmente un rapito come lei, al quale stanno facendo un qualche cosa sulle braccia. Con terrore le sembra di scorgere le fattezze della propria figlia. Lo sguardo, poi, si pone con più attenzione su quei cilindri trasparenti che avevano subito catturato il suo interesse. Gli sembra di intuire una figura umanoide rugosa e non ben formata, come abbozzata, con una testa sproporzionatamente grossa rispetto al corpo.
Ma le sorprese non finiscono qui.
La donna ha la sensazione di fluttuare e di “volare” per poi ritrovarsi all’interno di uno dei contenitori.
Ad un certo punto, aguzzando la vista per essere sicura di quanto stava osservando, vede, all’interno di un altro dei contenitori, …..se stessa.
Cosa significa tutto questo?
Secondo il relatore questi extraterrestri rapitori fanno delle copie biologiche di tutti coloro che sequestrano.
Si spiega così il “viaggio” della donna, o meglio della sua coscienza, dal primo contenitore al secondo in cui la figura informe si modella e diventa il suo perfetto duplicato.
Sarebbero, poi, questi duplicati a ritornare sulla Terra con tanto di coscienza del soggetto, perché l’assenza prolungata di un individuo apparirebbe sospetta. Quando poi hanno terminato tutti i loro esperimenti ricambierebbero il duplicato con il corpo originale. La cosa sarebbe dimostrata, secondo Malanga, dal fatto che ai presunti rapiti mancano inspiegabilmente dei ricordi, anche importanti. Questo succederebbe perché il vissuto della copia, nella sua breve esperienza terrena, non verrebbe, poi, trasferito nella memoria dell’ organismo originario.
E di quest’ultimo gli alieni, alla fine, che cosa se ne fanno? Potrebbero utilizzarlo come deposito di una loro “memoria”. Secondo il relatore, in alcune ipnosi, lui ed i suoi collaboratori sarebbero riusciti, con una metodologia particolare, a trovare la chiave d’accesso a questi ricordi esogeni. Avrebbero udito rievocazioni di mondi lontani e sconosciuti.
L’ultima scena del dramma, perché probabilmente in questo modo lo si può definire, vede lei e la sua bambina rientrare nella propria camera da letto passando dal ….soffitto, con la sensazione di attraversare una superficie liquida. La scena potrebbe ricordare quella, vista tante volte sul piccolo schermo, di quel conduttore televisivo che introduce la puntata della serata entrando sistematicamente in un misterioso apparecchio circolare, chiamato “stargate”.
Giustamente Malanga si è chiesto quali possono essere i limiti dell’ipnosi.
Un primo ed importante fattore discriminante è controllare la presenza o meno di “emozione” nel racconto del paziente.
Dove c’è passione, trepidazione ed eccitazione è altamente probabile che il ricordo sia vero. E poi vi sono alcune macchine, particolarmente sofisticate, che riescono “leggere” quale parte del cervello venga attivata durante la narrazione e quindi a sondarne la sua autenticità.
Secondo il professore il soggetto in questione ha vissuto una esperienza reale, magari fondendo in unico, ma in parte incoerente racconto, diverse esperienze di rapimento. In fondo le razze aliene sono diverse e spesso in lotta fra di loro. E’ come se uno dei nostri animali venisse analizzato da diversi veterinari.
La presenza, poi, nella borsetta della donna di disegni, fatti dalla propria bambina, di strane creature, senza una particolare motivazione, sembra avvalorare questa come la causa della spinta inconscia, altrimenti ingiustificabile.
Un brevissimo intervento di Luigi Fanton (ricercatore), per annunciare la nascita di un apparecchio in grado di produrre bioenergia, ha fatto da collante con il successivo relatore: Giuseppe Garofalo (membro dell’Usac) che ha parlato di “Crop circle di Melara e presunto atterraggio ufo a Pellagra”.
Nei giorni fra il 14 e 15 giugno 2003 compare a Melara, località fra Rovigo e Mantova, un pittogramma in un campo di grano.
Il caso viene segnalato dal pilota di aeromobili Gino Bianchi, che lo osserva durante uno dei suoi voli con il Cessna. Avvisa immediatamente il prof. Sebastiano Di Gennaro con il quale si reca sul posto il giorno 18.
Purtroppo il frumento era già stato trebbiato, probabilmente perché il proprietario del campo non vedeva di buon occhio l’interesse che stava sorgendo per il fenomeno. Ciò nonostante si sono potute rilevare diverse caratteristiche interessanti.
La formazione, visibile solo dall’alto, si presenta con un disco centrale circondato da 3 figure discoidali più piccole poste al suo esterno (un fatto curioso è che questa figura ricorda un particolare di un agroglifo apparso il 14 di aprile del 2002 in Inghilterra).
Le spighe sono intrecciate a spirale, sovrapposte ed in senso orario, salvo che in una situazione. Viene anche trovata una piuma di colomba conficcata in uno stelo, come se esso si fosse prima aperto e poi chiuso.
Le analisi hanno segnalato la presenza di tracce di carbonio microcristallino, in pratica grafite, ma nessuna radioattività o allungamento dei nodi negli steli. Interessante è la presenza di curve, di anse nei pressi della loro radice.
L’episodio ha anche assunto tinte tragiche per la morte misteriosa di un geometra.
Alcuni giorni prima del manifestarsi del pittogramma un uomo anziano, abitante nella zona, era sparito senza lasciare alcuna traccia di se.
Le battute di ricerca con cani ed elicotteri non avevano dato alcun risultato positivo.
Dopo alcune settimane viene ritrovato cadavere e completamente nudo ad alcune centinaia di metri dal campo in cui si era formato il cerchio. Nessuno riusciva a spiegarsi, fra le altre cose, come mai i segugi, che avevano setacciato accuratamente la zona del ritrovamento, non avessero in precedenza trovato nulla. Qualcuno, però, ricordò che proprio in quel appezzamento di terreno essi sembravano impauriti e disorientati….
Il corpo, all’apparenza come mummificato, viene portato prima a Padova e poi a Rovigo per l’autopsia ma, a quanto pare, non si è giunti a nessuna conclusione certa sulle cause della morte.
Nell’aprile era comparso in zona un altro cerchio con la caratteristica, riscontrata anche in un pittogramma inglese, di avere il punto, in cui fa perno la spirale, non esattamente al centro della figura. Morocutti del Cicap, analizzando semplicemente la fotografia in bianco e nero del pittogramma pubblicata sul quotidiano locale la Gazzetta di Mantova, e senza recarsi sul posto, aveva stabilito trattarsi inequivocabilmente di un falso, nemmeno troppo elaborato, costruito con assi e corde.
Altro cerchio lo abbiamo avuto nella zona di Pellagra. Una formazione che ricorda quella del film “Signs”. Poco visibile dalla strada, si presenta in parte devastata e dai contorni poco netti. Da un lato del bordo si era formata una specie di pancia intervallata dalla mancanza ciclica di piantine. Al suo interno il 50% delle colture erano scomparse.
Per apprezzarne la forma e l’estensione era necessario porsi in una postazione sopraelevata.
Dalle analisi effettuate sono emerse diverse cose interessanti. Le piantine sembra siano state sottoposte ad una intensa fonte di calore, come se si trattasse di microonde, e sono state rilevate tracce di muffe e di grafite, similmente a quanto è successo a Melara.
Il terreno, ricco di quarzo, era, stranamente, impermeabile e pareva aver subito una forte pressione dall’alto.
Sono, anche, stati trovati insetti morti disidratati.
In un vicino allevamento di animali da latte erano state registrate alcune mutilazioni al bestiame, ma, almeno in questo caso, pare siano state trovate spiegazioni convenzionali soddisfacenti.
Ultimo caso illustrato, ma non per questo meno importante, quello di Treviglio.
Il 3 agosto di quest’anno viene rilevato un interessante pittogramma composto da diversi cerchi accostati a coppie. Anche in questo caso la vegetazione sembrava aver subito uno schiacciamento dall’alto, tale da far supporre l’atterraggio di un velivolo dalla forma comunque particolare, forse extraterrestre. Ad avvalorare questa suggestiva ipotesi l’avvistamento in quel periodo nella zona di diversi oggetti luminosi non identificati.
La parola è, poi, passata a Fabio Saccomani (membro dell’Usac) che ha relazionato su “Cerchi nel grano: ultima stagione inglese ed analisi annesse”.
Ricordiamo che ha fondato con Nikola Duper un sito internet, denominato X-Cosmos, che si occupa di tematiche legate al mondo del mistero. Molto interessante, al suo interno, un database contenente l’elenco dei 19 cerchi nel grano, con fotografie ed informazioni, apparsi, quest’anno, nella nostra penisola.
Un primo accenno, nella presentazione del fenomeno, al pittogramma pordenonese di Ranzano.
Una figura esattamente in linea con la pista di atterraggio della vicina base aerea di Aviano. E’ un caso? Potrebbe esserci un collegamento fra cerchi nel grano, linee energetiche della Terra, acqua nel sottosuolo e installazioni militari, come altre situazioni sembrano suggerire? Forse.
L’agroglifo friulano è diventato meta di una sorta di pellegrinaggio da parte di appassionati e curiosi. In un mese pare sia stato visitato da almeno 6.000 persone con il risultato, però, causa il continuo calpestio, di rovinarsi progressivamente.
Particolarmente accattivante lo studio presentato sui fenomeni collaterali collegati alle manifestazioni inglesi.
Sono state mostrate fotografie, fatte all’interno di alcune formazioni, dove le persone appaiono come sdoppiate, come due figure accostate e dai contorni sfumati, e non esattamente sovrapposte.
Anche la linea dell’orizzonte ed il cielo avevano una connotazione con tonalità biancastre, con cambi di luce non percepiti ad occhio nudo.
In alcuni casi questi strani processi si sono ripetuti anche all’interno di luoghi chiusi. In un episodio, verificatosi in una birreria, nelle immagini sviluppate sembra di intravedere un volto umano, intento ad osservare la scena circostante, e si nota chiaramente un fascio luminoso che pare accarezzare il volto di una delle persone fotografate.
Questi fenomeni, accaduti più volte ed in modo improvviso, non sembrano dovuti a malfunzionamenti dell’apparecchiatura fotografica.
Secondo il relatore sono, invece, le manifestazioni degli Esseri Guida, entità superiori che cercano di guidarci nel nostro cammino spirituale. Forse anche per questo che rimanere dentro la figura di un cerchio nel grano ci fa sentire ricaricati di una energia positiva.
Queste “sacre guide” riuscirebbero a venire in contatto con noi attraverso operazioni di “canalizzazione” effettuate da persone paragonabili a “medium” in grado di accedere al livello di questi Esseri.
La stagione inglese dei crop circles è stata condizionata dalla siccità, presente un po’ anche in tutta Europa. La bella stagione ha fatto maturare in tempi più brevi le formazioni cerealicole, con il risultato che la loro mietitura è stata anticipata. Forse anche per il minor tempo a disposizione, in quei campi, definiti “storici” per la comparsi ripetuta negli anni di agroglifi, quest’anno non è comparso nulla.
E’ molto frequente, ha riferito, quando si cammina all’interno delle formazioni vedere elicotteri neri e addirittura aerei bombardieri volare a bassa quota. Non dimentichiamoci che il sud dell’Inghilterra è ricco di basi militari sotterranee nascoste nei boschi.
Un piccolo accenno alla recente conferenza sui cerchi nel grano tenutasi a Glastonbury per citare gli studi, particolarmente approfonditi ed innovativi, dello studioso inglese A. Brown sul problema della quadratura del cerchio, la cui risoluzione si riscontra in numerose formazioni.
Dalle analisi effettuate su campioni prelevati il relatore non ha riscontrato alcuna modificazione genetica, probabilmente perché le spighe analizzate appartenevano a vecchie formazioni. E neppure è stata riscontrata alcuna forma di disidratazione, verosimilmente per la scarsità di piogge in quel periodo.
Di maggior soddisfazione è stata la raccolta di materiale fotografico, con la ripresa di numerose sfere volanti luminose.
La televisione inglese, originariamente interessata in modo equilibrato al fenomeno, sembra, secondo lo studioso, aver cambiato atteggiamento. Ora farebbe una sistematica e ben pianificata opera tendente a ridimensionare, se non ridicolizzare, gli studi sul tema.
Ma come si fa a capire se una formazione è autentica oppure no? Non è facile.
Anche una figura apparentemente semplice può essere vera perché può nascondere una geometria particolarmente complessa.
Un cerchio artefatto, anche se molto articolato ma grazie a programmi computerizzati, richiede al massimo dalle 10 alle 12 ore di lavoro; lascia, però, la traccia inequivocabile di buchi nei quali sono stati piantati i paletti usati allo scopo.
La relazione si è conclusa con una interessante domanda. Perché i cerchi nel grano si manifestano soprattutto in certe zone e non in altre?
Difficile dare una risposta, ma non potrebbe essere perché proprio in quei luoghi ci sono coloro che li studiano? Può essere..
Il congresso è continuato con una esposizione, interessante ma al contempo informale, di Giovanni Mongini (scrittore e critico della fantascienza cinematografica).
Ha tracciato un accattivante parallelismo fra fantascienza e ufologia. Cosa lega gli appassionati di queste due discipline?
Sicuramente la curiosità di conoscere, la voglia di andare al di là delle informazioni preconfezionate, il sognare. Un sognare forse diverso ma non troppo. Gli ufologi sognano la verità, i fantascientifici il futuro, entrambi uniti, però, dallo stimolo di imparare continuamente.
Forse la fantascienza ha in parte realizzato le proprie aspettative, anche se in misura minore rispetto alle previsioni; leggendo i suoi romanzi di qualche decennio fa si prevedeva una scienza del XXI secolo molto più progredita di quanto non lo sia diventata. Basi sulla Luna e atterraggi su Marte, così spesso profetizzati, sembrano ancora piuttosto lontani. Ha, comunque, anticipato molte scoperte ed invenzioni, grazie all’uso ponderato della logica mentale ed a scambio di informazioni con il mondo scientifico. L’ufologia, al contrario, ha purtroppo molte delle sue aspettative ancora nel cassetto.
Il relatore non si è neppure risparmiato una frecciata al mondo della Scienza, accusandola di chiusura mentale, di negare a priori, di presunzione e alla fine di essere incapace di sognare, facendo quadrato attorno alle proprie certezze.
Interessanti sono i casi riportati di pressioni subite da alcuni registi cinematografici di film di fatascienza, da parte di personaggi di varia natura.
Ad esempio nel corso delle riprese del film “Indipendence Day” l’aeronautica americana negò l’uso dei propri velivoli per le scene di combattimento fintanto che fossero stati presenti accenni all’Area 51.
In altre situazioni la presenza dei MIB (men in black) fu drasticamente censurata.
Altro caso il Santilli Footage. Come molti ricorderanno Carlo Rambaldi, divenuto famoso per aver creato l’alieno del film “E.T.”, durante la trasmissione televisiva “Misteri” di alcuni anni fa dichiarò, senza ombra di dubbio, che il filmato dell’autopsia era un falso. In realtà, a microfoni spenti, confessò al Mongini che qualcuno lo aveva costretto a fare questa dichiarazione tranquillizzante.
Ha poi preso la parola Maurizio Baiata (produttore di video, già direttore della rivista Stargate) che ha parlato di “ufo e intelligence: la negazione plausibile”.
Secondo la sua opinione esiste a livello mondiale un’opera di cover up di informazione ad ogni livello: politico, militare e religioso.
Uno studio programmato fatto di divulgazione di notizie vere unite ad altre false, allo scopo di creare confusione e allontanare le menti dalla verità.
Esisterebbe un’organizzazione occulta, di cui alcuni componenti anche nel nostro Paese, in grado di manovrare i destini dell’Umanità.
Tutto ciò che contrasta l’ordine imperante viene boicottato ed eliminato come dimostrano i casi Di Bella, la New Age ed altri. Il tutto, secondo lui, con il consenso della Chiesa Cattolica.
Un esempio di verità nascosta è il lungo black out che ha colpito alcuni mesi fa la città di New York ed il territorio circostante. Ad oggi nessuno sa dire con certezza cosa sia successo veramente e quali siano state le cause. E’ credibile tutto ciò? Secondo Baiata no.
Nel 2004 dovrebbe andare in onda sulle reti Mediaset un documentario, di sua produzione, che narra la storia del cover up ufologico a partire dagli anni ’50. Il filmato è già stato proiettato sul canale di lingua inglese “SF CHANNEL” con il titolo “Out of the blue”, con ottimi riscontri di audience.
Ha, però, denunciato le difficoltà che sta incontrando per poterlo proporre in Italia al grande pubblico. Il motivo? L’argomento viene ritenuto troppo scomodo.
Si è poi parlato del famoso caso ufologico “Guardian” sottolineando come sia stato definito da molti ricercatori un falso, quando invece la documentazione che lo riguarda sembrerebbe autentica.
Infine un interessante accenno al problema “Fatima”.
Come molti sanno nel corso del 2000 la Chiesa ha rivelato quello che lei stessa ha dichiarato essere il terzo segreto di Fatima. In esso si parla di un cardinale in veste bianca a cui qualcuno sparerà.
Secondo Baiata il vero documento contiene ben altro, cose ancora troppo imbarazzanti per essere rivelate. Forse si parla di guerre apocalittiche, di conflitti mondiali, della distruzione di Gerusalemme.
Profezie confermate da altri veggenti come Nostradamus, il Ragno Nero ed altri.
Senza dimenticarci che esisterebbe nelle segrete del Vaticano un filmato originale sulle manifestazioni di Fatima.
I lavori sono poi proseguiti con Matteo Tenan (segretario dell’Usac) con la relazione su “Venti anomalie della nostra civiltà”.
Ha presentato quelle che, secondo la sua opinione, possono essere considerate delle inspiegabili contraddizioni che ci accompagnano e ci condizionano nella vita di tutti i giorni.
Ha citato anomalie legate al computo del tempo, con i mesi non sempre di 30 giorni ed la durata del dì fissata in modo arbitrario, nonostante la rotazione della Terra attorno al proprio asse sia sempre variata nel tempo.
Venendo alla lingua italiana e alla sua grammatica ha citato l’uso improprio della doppia negazione ed il cambiamento di significato di una parola nel corso degli anni.
Non si comprende, poi, come mai i sistemi operativi dei computer tendono a peggiorarne le prestazioni, si usino le fonti di energia meno efficienti e si vogliano diffondere stili di vita dannosi al corpo e alla mente.
Perché nei razzi vettori e nelle astronavi destinate ad andare nello spazio si usano propellenti molto pericolosi, tali da trasformare questi velivoli in vere e proprie bare volanti? Un mistero.
Risulta ugualmente incomprensibile il tipo di radiazione elettromagnetica utilizzata dal programma Seti per tentare di comunicare con eventuali fratelli dello spazio. Essa tende a perdere energia molto rapidamente e dunque le possibilità di essere raccolta da un pianeta abitato in qualche stella lontana sono veramente minime. Una spesa inutile dunque. Molto più efficienti appaiono le basse frequenze.
Anche il sistema di funzionamento del nostro televisore appare inspiegabilmente antiquato. Le immagini che noi vediamo sono il risultato dell’utilizzo ponderato di tre colori: il verde, il blu ed il rosso. Perché non si usa un tipo di applicazione che usa tutti i sette colori, in modo da creare una visione più realistica?
Perché non si dice chiaramente che i nostri apparecchi televisivi emettono ioni positivi dannosi per la salute e non si fa nulla per cercare di limitarne le uscite?
Come mai lo Stato permette la vendita del fumo ma in tanti luoghi è vietato fumare?
Perché gli Stati condannano l’omicidio ma, in alcuni di essi, la pena di morte, una forma di assassinio, è legalizzata?
Che senso ha continuare a praticare l’anestesia nelle operazioni chirurgiche con i metodi tradizionali, a volte particolarmente pericolosi, quando gli stessi risultati, e senza rischi, si otterrebbero con l’agopuntura?
Perché si continua ad insegnare nelle scuole che, in campo biologico, i caratteri acquisiti non si possono trasmetterete per via ereditaria, quando molte evidenze suggeriscono che modificano il patrimonio genetico?
Quante bugie intorno alla clonazione!
Perché non si cercano di sviluppare gli studi di W. Reich sul controllo meteorologico visto che nel pianeta ci sono zone con gravissimi problemi climatici?
Perché non si dice chiaramente che lo scudo spaziale americano, essendo rivolto verso lo spazio, non può servire a controllare i pericoli provenienti da una potenza straniera ma piuttosto ad una minaccia esogena al nostro pianeta?
La Bibbia stessa è ricca di contraddizioni comunque da sempre mai contestate.
Ultimo relatore della serata, ma non per questo meno importante, Salvador Freixedo (decano dell’ufologia spagnola) con un tema di ampio respiro: “ufologia oggi”.
In un italiano comprensibile a parlato a braccio di quello che lui definisce l’ovniologia e non l’ufologia per non sentirsi un servo del sistema americano.
Un personaggio sicuramente di carisma e carattere che ha abbandonato il potente ordine religioso dei Gesuiti, tra le altre cose, per una sua visione non ortodossa dell’Antico Testamento.
Ha ribadito con forza che gli alieni sono già fra noi e che le prove della loro presenza sono inequivocabili.
Lui stesso ha visto diversi oggetti volanti non identificati, ma tanti casi non servono più a cambiare la realtà delle cose.
Molte notizie non vengono divulgate perché sono agghiaccianti. “Loro” sono i nostri creatori e non si fanno tanti scrupoli nei nostri confronti. Ne esistono di buoni e di cattivi come fra gli uomini. Hanno poteri inimmaginabili. Usano l’energia cerebrale anche per uccidere e ci adoperano come meglio vogliono.
A loro sembra molto interessare l’eccitazione, i sentimenti che producono le masse di gente.. Prima la loro attenzione era indirizzata sui santuari e suoi luoghi di culto dove le folle si radunavano per pregare, con notevole trasporto emozionale. Ora la moltitudine sembra preferire gli stadi sportivi dove la trepidazione e l’eccitazione non sembrano mancare. Perché? A cosa gli servono? Una cosa sembra certa: non sono molto evoluti moralmente.
Il programma Seti? Una perdita di tempo e di denaro.
“……è come se gli Italiani cercassero le tracce degli Etruschi in Cina…….”
L’Uomo è, poi, molto più vecchio di quanto ci vogliano far credere. Forse la sua nascita può essere retrodatata, addirittura, di centinaia di milioni di anni ……
Purtroppo il notevole ritardo, rispetto al programma, con cui è iniziata la conferenza ci ha consigliato, a malincuore, di far ritorno verso Parma.
In conclusione abbiamo assistito ad un ottimo ciclo di conferenze con ospiti variegati ma dalle relazioni sempre stimolanti. Un piccolo appunto all’organizzazione, se ci è concesso, è l’invito a rispettare maggiormente i tempi previsti onde evitare ritardi che, spesso, sono stati veramente importanti.
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