Numero 6, Anno 2003
Camelot Chronicles

 

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Web www.camelotchronicles.com

Tutti i numeri del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot e dei suoi Collaboratori

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SPECIALE CROP CIRCLES


Attorno alla tavola rotonda: Intervista ad Ufologi Famosi: P.De Gaetano, G.Scalambra ed E.Russo 
a cura di Eugenio Ballini - eug67@supereva.it (Membro Fondazione Sentinel e Gruppo Camelot, Owner Camelotlist, Italianufo e Vareseufo)  - Pag.11

Paolo De Gaetano 

[Responsabile Regionale del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria, membro Stargate Toscana, Referente per lo Stargate Magazine in Calabria, Membro Gruppo Camelot - centroricerchecs1@libero.it

D: Quando, perché ed in che modo ha iniziato ad interessarsi all'ufologia? 
P.D.G.: i miei primi interessi all'età di 12 anni furono per il paranormale specialmente per la fenomenologia fantomatica e poltergeist, ampliai verso i vent'anni i miei interessi sugli ufo perché situazioni (mutilazioni, abduction, avvistamenti e cospirazioni governative) nuove giunsero ai miei interessi in modo naturale. 

D: Dia una definizione di se stesso come ufologo. 
P.D.G.: Convinto delle proprie idee, caparbio, sincero, di una elasticità mentale fenomenale, grande amico. 

D: Come vede l'ufologia nostrana all'interno dell'ufologia mondiale? 
P.D.G.: Forte per i gruppi liberi....che cooperano e lavorano per interessi comuni e di vera ricerca della conoscenza, per l'altra parte NO COMMENT è superfluo dare giudizi... 

D: Qual è stata la ricerca ufologica che più le ha fatto pensare? 
P.D.G.: Senza dubbio Roswell. 

D: Qual è stata invece la ricerca che più la ha appassionato? 
P.D.G.: Il caso Zanfretta, il caso Lonzi, Caponi, e del Sauro del Po....sono molto legato allo studio della razza rettiliana........ 

D: Quali sono i cinque ufologi stranieri che più ha ammirato in questi anni? 
P.D.G.: Ho qualche difficoltà con i nomi ...penso perdonerai...comunque ricordo vediamo Hynek, Friedman, Sims, Guerin, Hopkins, Jacobs, beh.... 

D: Quale sarebbe il suo sogno ufologico per il futuro? 
P.D.G.: Contattare di persona una razza aliena ma senza esserne circoscritto!! Un contatto a tu per tu voglio sentire con le mie orecchie pardon con la mia mente cosa vogliono, che fanno, da dove sono venuti, e come sono collocati sulla terra. [NdR, aggiunta successiva all’intervista: non amo diatribe e scontri di nessun genere tra i vari gruppi sia associativi che indipendenti, vorrei che ogni discussione condivisibile o non rimanga in binari di dialogo corretti chiari e senza asti o dispettucci da persone poco mature, ogni eventuale divergenza deve essere rispettata e mantenuta nelle proprie posizioni se non conciliabili in comportamenti consoni a persone mature, facendo sì che l'ufologia non sia un campo di scherno e battaglie ma un mondo di ricerca libera dove si muovono tanta professionalità ed esperienze utili a tutti coloro che in questo campo danno impegno, tempo, e passione.] 


Guido Scalambra 

[Ricercatore Ufologico, Responsabile Regionale del Gruppo Stargate Lombardia, Membro Gruppo Camelot – infomail.grsg-l@tiscali.it

D: Quando, perché ed in che modo ha iniziato ad interessarsi all'ufologia? 
G.S.: Sono stato sempre curioso e, mai soddisfatto delle spiegazioni canoniche, della scienza guidata dalle corporazioni. Praticamente non mi sono mai fatto gli affari miei e la locuzione "Perché?", è sempre uscita dalla mia bocca. 

Comunque sin da bambino ero attratto dall'argomento, da adolescente poi ho cominciato a raccogliere materiale e compiere ricerche. Dopo più di 30 anni non mi sono ancora fermato. 

D: Dia una definizione di se stesso come ufologo. 
G.S.: Non mi considero un ufologo, preferisco un libero pensatore e ricercatore. Credetemi, pensare in libertà oggi pare divenire cosa rara. Poi essere liberi significa anche che nessuno ti ha "accreditato"...... e, non prestare "servizi" a chicchessia. IO voglio conoscere e capire come e perché nell'ombra, qualcuno agisce a nostra insaputa. 

D: Come vede l'ufologia nostrana all'interno dell'ufologia mondiale? 
G.S.: Tolti i casi di veri e validi ricercatori e innovatori, la nostra ufologia è al passo con l'andamento del "Bel Paese", 

Minimale! In questo paese fare ricerca, informazione o investimenti è in tutti i campi desolante, è difficile per parecchi prendere posizione, siamo alle solite! Tutti al "Centro!". L'arte dell'apparire, dell'acquisire riconoscimento da parte dell'istituzione politica, scientifica o religiosa è sport nazionale! 

D: Qual è stata la ricerca ufologica che più le ha fatto pensare? Qual è stata invece la ricerca che più la ha appassionato? 
G.S.: I rapimenti Alieni, siamo riusciti a cominciare a vedere chi siano i nostri visitatori, o è meglio definirli occupanti. 

E' difficile dire quale più mi abbia appassionato. Vedo tutti gli argomenti legati uno con l'altro. Tutto sembra essere unito a comporre un enorme mosaico. Come analizzare gli avvistamenti non prendendo in esame i rapimenti o il fenomeno dei crop circles, o le vestigia archeologiche di un passato scomodo? Voglio dire che non mi voglio specializzare su un mono-argomento, come vorrebbe la nostra società.

D: Quali sono i cinque ufologi stranieri che più ha ammirato in questi anni? 
G.S.: Non ci ho mai pensato, mi è difficile stilare classifiche, ognuno ha i suoi pregi. Ho sempre ammirato le persone per il loro comportamento, chi sa ascoltare, chi non ti prende in giro, chi non si sente il "Dio di turno". 

Sinceramente se dovessi dire un nome ammirato, farei quello di un uomo, che ufologo non è, almeno credo..........Gino Strada

D: Quale sarebbe il suo sogno ufologico per il futuro? 
G.S.: Ognuno a casa sua, Alieni per primi. Magari potrebbero imparare a chiedere a comunicare, con l'uomo della terra, in quanto poi non proprio arretrato. L'umanità ha imparato a proprie spese, che dietro la frase"per te è incomprensibile"c'è sempre stata una fregatura. Siamo esseri capaci di etica, creatività e sentimento, non è poco! 

In ordine alfabetico potrebbero portarsi appresso alcuni personaggi della terra, se non ci sono con la lettera A....Passino pure alla B.... 


Edoardo Russo 

[Presidente del Centro Italiano Studi Ufologici, investigatore e redattore, una delle figure più attive e preparate dell'ufologia italiana - e.russo@cisu.org

D: Quando, perché ed in che modo ha iniziato ad interessarsi all'ufologia? 
E.R.: Stavo finendo la terza media (non avevo ancora 14 anni) ed un pomeriggio del maggio 1973 ho notato alcuni libri di Peter Kolosimo nella vetrina di una libreria. Lettore onnivoro e vorace, l'archeologia era all'epoca una delle mie passioni. Da "Terra senza tempo" a "Ombre sulle stelle" il passo fu breve: all'esame portai una tesina sulle possibilità di vita extraterrestre e a settembre avevo gia' formato un gruppetto di ragazzini appassionati di UFO e misteri vari, letto una quindicina di libri, "scoperto" in edicola i mensili "Gli arcani" e "Il Giornale dei Misteri"... 

A parte farmi regalare le raccolte arretrate di quelle riviste per Natale e continuare ad acquistare e divorare compulsivamente tutti i libri che trovavo su ufologia, archeologia spaziale, parapsicologia e misteri vari, l'anno dopo cominciai ad acquistare libri UFO in inglese ed abbonarmi a riviste italiane (Notiziario UFO, Cielo e terra) ed estere (Flying Saucer Review). 

La svolta fu però nella primavera 1975: dopo un primo contatto epistolare, una seconda lettera di sollecito e una telefonata... venni invitato a una conferenza di Gianni Settimo (Clypeus), Dario Camurri (CUN) e Walter Raymond Drake. La settimana dopo cominciavo a frequentare l'alloggio che Settimo aveva adibito ad Archivio Clypeus (la sera della mia prima visita non riuscii a prendere sonno pensando alle centinaia di libri, migliaia di riviste e di ritagli che avevo visto...). 

D: Dia una definizione di se stesso come ufologo. 
E.R.: I dizionari danno due diverse definizioni di "ufologo": 1) chi studia gli UFO; 2) chi scrive libri ed articoli sugli UFO. Secondo me la nozione giusta è la prima. Come mi vedo io? Il mio percorso di questi ormai trent'anni d’interesse mi ha portato dallo stadio di appassionato a quello di attivista. Per quanto riguarda lo studio, se lo intendiamo come "input" ne ho fatto molto; se lo intendiamo come "output", qualcosina ho prodotto (una mia bibliografia ufologica è su Internet alla pagina web.tiscali.it/edoardorusso). 

Ma i ruoli ricoperti sono stati molti: dal 1976 faccio il redattore di pubblicazioni specializzate; le relazioni con l'estero sono una delle attività che mi ha appassionato di più e tramite la quale ho costruito un'ampia rete di relazioni personali; da quando sono stato coinvolto nell'associazionismo, posso essere visto come "politico" dell'ufologia (ed e' la cosa che mi piace meno: degli anni passati come dirigente del CUN mi e' rimasta soprattutto l'idiosincrasia per le "cariche" e i "titoli"); le preoccupazioni epistemologiche e metodologiche hanno occupato un posto centrale nelle discussioni cui ho partecipato e nella mia produzione; le mie competenze professionali hanno infine contribuito ad un certo modello di organizzazione e di efficientismo associativo. 

Se però devo pensare a qual e' l'attività' fondamentale che svolgo in questo campo, mi piace vedermi come un documentarista: non molti lo sanno, al di fuori del CISU, ma la funzione che m’impegna maggiormente e' quella di selezionare, fotocopiare e smistare documentazione e materiale di ogni provenienza, facendola avere a chi si occupa di argomenti specifici. Come un ragno al centro della ragnatela, passo in rassegna tutto quello (libri, riviste italiane ed estere, rapporti d’indagine, ritagli di giornale, lettere, telefonate, messaggi di posta elettronica) che arriva alla segreteria del Centro Italiano Studi Ufologici, segnando cosa può interessare o riguardare - di volta in volta - il collega che raccoglie/cataloga/studia i casi della tal regione, piuttosto che le tracce al suolo oppure il mito dei dischi nazisti (o un'altra trentina di argomenti che sono oggetto di specifici progetti all'interno del Centro). 

D: Come vede l'ufologia nostrana all'interno dell'ufologia mondiale? 
E.R.: Fino alla fine degli anni '70, l'apporto italiano all'ufologia internazionale è stato pressoché nullo, soprattutto a causa della barriera linguistica. A partire dagli anni '80 (grazie anche a tutto un lavoro di traduzioni in inglese nel quale ho avuto una parte non secondaria), il ruolo degli studiosi italiani e' stato invece sempre più valorizzato dai colleghi esteri ed oggi e' buffo leggere commenti di ricercatori americani fra i più conosciuti che (sulle mailing list specializzate) manifestano invidia verso alcune delle nostre realizzazioni (una sede permanente per archivi che sono fra i più grandi nel mondo; progetti di studio e dossier specifici su quasi ogni argomento; una pubblicistica monografica senza pari). 

D: Qual è stata la ricerca ufologica che più le ha fatto pensare? Qual è stata invece la ricerca che più la ha appassionato? 
E.R.: Il mio pensiero ufologico si e' evoluto e modificato più volte nel tempo. Una prima svolta critica fu la lettura dei libri di Renato Vesco, che - pur nell'intrinseca "assurdità" della tesi anglo-canadese - mi hanno fornito un primo antidoto alla "vulgata" imperante e pure un durevole esempio di come si possa referenziare una tesi. 

Il secondo momento di svolta mi è venuta dalla lettura di John Keel e dal filone parafisico, che consentiva di integrare gli UFO e buona parte degli altri argomenti misteriosi ed insoliti in un'unica matrice, a scapito (ancora una volta) dell'ETH "di primo livello".. 

Una terza esperienza centrale è stato l'impegno diretto nella catalogazione della casistica, che implica sempre un confronto tra fonti e che ho cominciato giovanissimo, schedando quasi 10.000 avvistamenti di tutto il mondo, per poi lavorare alla produzione di un catalogo regionale piemontese, ed infine coordinare il Progetto Cataloghi Regionali prima in seno al CUN, poi al CISU. 

La vera "rivoluzione copernicana" mi è però venuta quando - nel 1978 - ho cominciato a fare indagini dirette coi testimoni: un conto è leggere (o scrivere) dell'argomento dalla propria scrivania, tutt'altro trovarsi sul terreno a cercare di estrarre informazioni rilevanti dalle persone che hanno avuto l'esperienza col fenomeno. 

Quanto alle ricerche di altri, sono troppe quelle che mi hanno fatto fermare a riflettere, che mi hanno dato idee nuove o fatto modificare le vecchie. 

E per quel che riguarda la passione, e' ancora lì dentro, viva e intensa come (o più di) 30 anni fa, tanto che - come altri della mia generazione ufologica - riesco a farle nutrire perfino attività alienanti e in sé demotivanti come la gestione di un archivio e il resto dell'apparato burocratico che ogni associazione richiede. 

D: Quali sono i cinque ufologi stranieri che più ha ammirato in questi anni? 
E.R.: In vari momenti e per ragioni diversi, in ordine strettamente alfabetico: 

- lo spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos, che da oltre 30 anni fornisce un importante contributo allo studio razionale del problema, con invariato entusiasmo e inventiva; 

- lo statunitense Jerome Clark, che dopo una serie di stimolanti contributi allo sviluppo della teoria parafisica, benché tornato alfiere dell'ETH più tradizionale, è riuscito a condensare una conoscenza enciclopedica dell'argomento nei suoi libri; 

- Joseph Allen Hynek, di cui andrà rivalutato anche il primo decennio d’impegno "sommerso" come consulente astronomico dell'USAF, ma soprattutto per il ruolo di alfiere dell'ufologia scientifica; 

- l'inglese Jenny Randles, raro esempio di come si possano coniugare: impegno di studioso ed attivismo associativo; attività di indagine, produzione concettuale ed impegno divulgativo; razionalità rigorosa eppure una prosa accattivante; con l'"aggravante" del sesso femminile! 

- l'astronomo francese (poi divenuto informatico americano) Jacques Vallée, per essere stato al tempo stesso l'iniziatore dell'ufologia scientifica, poi uno dei primi critici dell'ETH classica e sempre un lucido osservatore della scena, forte della sua doppia cultura.

D: Quale sarebbe il suo sogno ufologico per il futuro? 
E.R.: Oh, non piacerebbe a molti... il mio sogno sarebbe un mezzo ritorno al passato dei primi anni '80: che improvvisamente venisse a crollare il mercato dell'interesse pubblico, così che tutti gli editori commerciali, i venditori di fumo e di balle, coloro che vivono del "conference circus", gli scribacchini di cassetta abbandonassero l'argomento ufologico per migrare verso lidi più profittevoli; che tutti i "new agers" si convincessero che gli UFO portano male e rinunciassero ad includerli nelle loro fumisterie a base alternata di cospirazioni mondiali e di coscienza cosmica; che la parola "UFO" smettesse di essere di nuovo (come fino ai primi '70) sinonimo di "fissati degli extraterrestri" per tornare all'accezione neutra e "presentabile" di un fenomeno che merita un'attenzione e uno studio in ottica scientifica, e non (alternativamente) anti-scientifica o pseudo-scientifica. 

E' un sogno irrealizzabile, però.... 



Il Non Contatto: Possibili Spiegazioni 
a cura di Stefano Panizza - s.panizza@libero.it (Membro Centro Studi Fortiani)  - Pag.13

(N.d.R.: La seguente ricerca è stata presentata a Binasco l’8 giugno 2003 nell’ambito della manifestazione “UFO SOTTO LE STELLE”). 

Spesso mi sono sentito fare questa domanda: ma se gli alieni esistono veramente perché non si manifestano in modo palese, perché, tanto per intenderci, non scendono in pompa magna in Piazza Duomo a Milano? Perché sono 50 anni, e forse più, che solcano i nostri cieli senza cercare di comunicare con noi? 

Domande che ho sentito spesso rivolgere anche a relatori durante conferenze ufologiche. Spesso, però, gli interlocutori sono stati quasi derisi, come se la domanda fosse senza senso o la risposta ovvia. Io, invece, credo che già comunque porsi domande sia un’attività intelligente, poi, non la ritengo, in questo caso, così banale.

Il fenomeno è complesso e al tempo stesso incoerente ma il fatto che non siamo in grado di inquadrare il tutto in un puzzle organico e logico può forse derivare dalle nostre attuali cognizioni tecniche e scientifiche. 

Come disse una volta Arthur C. Clarke, autore di “2001: Odissea nello spazio”, “una tecnologia superiore, per chi non fosse in condizioni di concepirla, non sarebbe distinguibile dalla magia”. La scienza del futuro sarà probabilmente molto diversa dall’attuale e dunque questa nostra arroganza intellettuale è assolutamente inaccettabile. 

Consideriamo ad esempio una tecnologia in grado di sfruttare l’energia che esiste nello spazio vuoto, detta Energia di Punto Zero (ZPE). Pur non essendo facile da rilevare esiste, è un’immensa riserva di energia ed è disponibile in qualunque punto dello spazio. A ben vedere le condizioni ideali per essere usata come fonte d’energia per delle astronavi spaziali. 

Lo stesso problema dell’abissale distanza che ci separa dalle stelle, e che rende apparentemente improbabile un contatto fisico per l’impossibilità di raggiungere e superare la velocità della luce, potrebbe non esserlo più in un futuro più o meno lontano. Esistono studi teorici che parlano di “scorciatoie” dimensionali che consentono di uscire in un punto del nostro universo per rientrarvi come d’un balzo in un altro, molto distante dal primo. Sono i cosiddetti “wormholes” (buchi di vermi). Altri studi parlano di “Warp Drive”, una sorta di superpropulsione in grado di superare il limite fisico della velocità della luce. Il tutto “contraendo lo spazio”. Non dimentichiamoci poi che viaggiando a tali velocità il proprio orologio biologico rallenta. Viaggiare per 100 anni nello spazio significherebbe invecchiare solo di pochi mesi. Questo fenomeno della contrazione del tempo a velocità prossime a quelle della luce è noto come l’einsteniano “paradosso dei gemelli”: il gemello tornato dallo spazio troverebbe il proprio fratello se non morto comunque notevolmente invecchiato. 

In alternativa una civiltà tecnologicamente avanzata potrebbe mantenere gli equipaggi delle navi in uno stato di “animazione sospesa” rallentando il loro metabolismo con metodi farmacologici. Ciò permetterebbe a loro di invecchiare molto più lentamente per poi “risvegliarsi” ancora giovani in vista di un pianeta abitato. 

Oppure le astronavi porterebbero con sé un carico di cellule umane fecondate surgelate fatte poi sviluppare, al momento opportuno, da appositi robot. In altri casi gigantesche navi spaziali ospiterebbero generazioni di individui che nascerebbero vivrebbero e morirebbero al loro interno. Magari solo i pronipoti di quelli imbarcati avrebbero la possibilità di arrivare ad una qualche destinazione. 

Chi ci dice poi che questi extraterrestri non abbiamo trovato il modo per allungare sensibilmente la vita dei propri membri, magari a diverse centinaia di anni. In questo caso i tempi, per noi lunghissimi, di percorrenza che ci separano dalle altre stelle, assumerebbero una connotazione diversa. Oppure potrebbero essersi impadroniti della capacità di smaterializzare e di rimaterializzare le molecole che consentirebbe loro di spostarsi a distanze incommensurabili in brevissimo tempo. 

Dunque non esisterebbero impedimenti a ipotetiche razze aliene, molto avanzate tecnologicamente, di giungere fino a noi. 

Il presupposto, ovviamente, è che il fenomeno ufologico abbia una matrice intelligente. Potrebbero essere extraterrestri, paraterrestri, viaggiatori temporali, fantasmi. E’ solo una delle possibili ipotesi, forse la più in voga, forse la più accattivante ma comunque tutta da dimostrare. Tanti sono gli indizi e se, come disse qualcuno, alcuni indizi fanno una prova, allora vale la pena specularci sopra. 

Il contatto non è previsto: 

Potrebbe essere che le intelligenze che stanno dietro al fenomeno non abbiano alcun’intenzione di entrare in contatto con l’Umanità. Potrebbero semplicemente limitarsi ad un’osservazione del nostro mondo, del nostro modo di comportarsi e di tutto ciò che ci circonda. Lo scopo sarebbe quindi di ampliare le loro conoscenze, di studiare senza interferire. 

Un po’ come ci comportiamo noi umani quando studiamo una tribù primitiva o degli animali. Li osserviamo in lontananza senza interferire sia per avere un quadro fedele delle loro caratteristiche sia per non tastarne l’eventuale pericolosità. 

Oppure il loro interesse è limitato ad un approvvigionamento di materie prime utili per i loro spostamenti nello spazio o che scarseggiano nel loro pianeta d’origine. A sostegno di questa supposizione è il fatto che spesso aeromobili sconosciuti sono stati segnalati in prossimità di giacimenti di uranio e di petrolio o comunque di zone ritenute ricche di materie prime, magari non ancora sfruttate, come sotto i mari. 

Il contatto è appositamente evitato: 

Ci potrebbe essere una sorta di codice di comportamento universale che impedisce alle civiltà galattiche di interferire nell’evoluzione spirituale e tecnologica di razze meno avanzate e sviluppate. Quindi l’impedimento sarebbe di ordine morale. Il fatto stesso che questi extraterrestri siano giunti a noi invece che noi a loro, indica chiaramente una superiorità perlomeno a livello tecnologico. Dal punto di vista spirituale il discorso si presenta maggiormente complesso sia per un loro ambiguo comportamento (vedi i rapimenti) sia perché, come dimostra la nostra stessa storia, i canoni etici sono estremamente variabili. Ad esempio i sacrifici umani rituali, nell’antichità, erano considerati comunque un sistema accettabile per ottenere il favore degli dei. Oggi noi non giustificheremmo in alcun modo un simile comportamento. 

Oppure queste intelligenze, magari memore di esperienze precedenti, non si manifesterebbero in maniera palese nel timore di distruggere la nostra civiltà. Anche un contatto pacifico potrebbe portare ad una disgregazione del nostro sistema sociale e culturale. La storia umana è ricca di episodi che testimoniano come gli incontri fra due civiltà separate da un netto divario soprattutto tecnologico finisca per annientare quella meno progredita. E questo nonostante le intenzioni nei comportamenti siano animate da sani principi (anche se spesso è successo il contrario come dimostrano i Pellirosse d’America e gli aborigeni australiani). 

Senza considerare il panico che forse hanno timore di scatenare. Si potrebbe citare l’ormai famoso caso della trasmissione radiofonica di Orson Wells del 30 ottobre 1938 che da una banale fiction si trasformò, per la terrorizzata popolazione, in un reale attacco di marziani al pianeta Terra. Il panico che ne seguì causò incidenti con feriti e contusi. Solo dopo molto tempo e le ripetute assicurazioni del regista la situazione tornò alla normalità. Questo esempio ci può far capire che una loro eventuale titubanza per le nostre imprevedibili reazioni sarebbe giustificata. 

Nella migliore delle ipotesi l’inventiva, lo spirito e tutte le altre attività intellettive finirebbero per essere fagocitate dal nuovo modo di essere e di agire dei, diciamo così, “conquistatori”. 

Ci troveremmo forse senza sogni, senza aspirazioni. Un mondo di cose, di concetti si troverebbe davanti ai nostri occhi tutto insieme, il tutto già davanti a noi, togliendoci l’illusione di come potrebbe essere o sarà, perché molto, se non tutto già è. 

Il contatto è appositamente evitato perché sono troppo vicini a noi nello spazio e nel tempo: 

In altre parole proverrebbero dal centro della Terra. La storia di una Terra cava è molto antica. Già Platone parlava di gallerie al suo interno, la dottrina buddista ed esoterica nomina un mondo sotterraneo detto Agartha dove vivono milioni di esseri governato dal Re del Mondo. All’interno della Terra vi sarebbe un’enorme cavità comunicante con l’esterno tramite due aperture, di oltre duemila chilometri di diametro, situate ai poli. Lo spessore che separa la superficie con il mondo sotterraneo sarebbe superiore al migliaio di km ed i suoi continenti, rispetto alla nostra prospettiva, sarebbero posti, diciamo così, a “testa in giù”. Al centro della cavità si troverebbe un piccolo sole in grado di fornire luce e calore costanti al mondo sotterraneo, rendendolo un piccolo paradiso. Tra l’altro l’aurora boreale sarebbe il riflesso di questo sole interno sulle nuvole. In essa vivrebbero i discendenti dei nostri antichi progenitori che ivi si rifugiarono per scampare ai cataclismi che tormentavano la superficie terrestre. Essi vivrebbero in pace ed armonia e avrebbero sviluppato una tecnologia in grado, tra l’altro, di produrre quelli che noi chiamiamo Ufo. Alla fine del 1800 un marinaio norvegese Olaf Jansen dichiarò, e ribadì in punto di morte, di essere arrivato con suo padre navigando in un mondo sotterraneo abitato da giganti. Questi vivevano 500 anni, avevano una loro importante tecnologia e sapevano quello che avveniva sulla superficie della Terra. Da ultimo dobbiamo ricordare il contrammiraglio Richard Byrd che nella seconda metà del secolo scorso sorvolando sia il Polo Nord che il Polo Sud dichiarò di aver visto chiaramente laghi, vegetazione lussureggiante, montagne non segnate sulle mappe. Nelle sue memorie, recentemente divulgate, trovano spazio incontri con mammuth, velivoli sconosciuti, esseri di tipo “nordico”. 

Esistono anche fotografie, per altro molto controverse, scattate nel 1968 dal satellite americano Essa-7 che mostrano il Polo Nord con un cerchio scuro perfettamente rotondo. Trattasi di una sorta di buco oppure di un’incompletezza e imperfezione nelle riprese fotografiche, oppure molto semplicemente si tratta della notte polare che ricopriva la zona al momento delle riprese? Come mai gli aerei di linea non vedono nulla di tutto ciò? 

La Scienza non ammette l’esistenza di corpi celesti cavi perché ipotizza che essi si formino per un progressivo accrescimento, dovuto alla forza gravitazionale, da un nucleo iniziale di materia. Esistono, però, in natura dei fenomeni astronomici che sembrano contraddire questa convinzione. Ad esempio la nube di Oort, che è una sorta di guscio composto da comete che avvolge il Sistema Solare, pur avendo la struttura cava è comunque stabile. Stabilità dimostrata anche dagli ammassi globulari che sono delle concentrazioni di stelle vecchie non legate da alcun vincolo gravitazionale. Eppure le stelle rimangono legate fra di loro. 

Una curiosità: nel 1914 un certo Marshall Gardner è riuscito a farsi brevettare negli Stati Uniti la scoperta della Terra Cava, fornendo prove ritenute, evidentemente, convincenti. 

Il contatto c’è, ma in misura limitata: 

Secondo alcuni, infatti, il contatto, pur in forme modeste, c’è già stato e c’è tuttora. Sono i contattisti. Gente forse prescelta per la loro dirittura morale. Il discorso, a questo punto, si aprirebbe in modo troppo ampio per il tema che stiamo considerando. Anche ammettendo come reale tale contatto esso sembra più che altro avere lo scopo di far presente alle masse, in modo discreto, che “Loro” comunque ci sono, pronti ad intervenire magari in caso di pericolo e di cattivi comportamenti dell’Umanità. Questo potrebbe giustificare il perché il loro manifestarsi sembra intensificarsi soprattutto nel dopo guerra quando lo sviluppo dell’energia atomica e un inquinamento ambientale sempre più crescente motiverebbero un controllo sempre più costante. 

A metà degli anni ’80 in Brasile gli UFO, sotto l’aspetto di ruote immense, stazionarono per lungo tempo sopra una città meridionale di questo stato. Quest’apparizione improvvisa attirò l’attenzione di un gruppo di giornalisti che indagando in loco scoprirono casualmente un progetto segreto del governo per realizzare illegalmente armi nucleari. Tale progetto venne reso di dominio pubblico ed essendo incostituzionale poi abbandonato. 

Analogamente pare che gli UFO si posizionarono, negli anni ’70, sopra postazioni militari americane al cui interno vi erano importanti depositi di missili. Questo poteva essere un chiaro segnale d’avvertimento, dimostrando di poter intervenire in caso di un loro uso nefasto. Effettivamente da documenti resi pubblici negli Stati Uniti in forza della legge sulla Libertà d’informazione risulta che negli anni ’70 delle basi per missili balistici intercontinentali furono prese di mira da alcuni ufo. I codici di lancio dei missili furono resi indecifrabili facendoli diventare inservibili. 

Magari non solo a scopi umanitari ma anche per salvaguardare un punto, una base da loro usata negli spostamenti nello spazio. 

Oppure, sapendo che un giorno abbandoneremo il pianeta Terra per entrare, diciamo, nella Confederazione galattica, vogliono conoscerci bene per sapere con chi avranno a che fare. 

O forse per preparare, a piccole dosi, un futuro incontro a livello planetario. Questo loro comportamento da “toccata e fuga” sembra quasi avere lo scopo di convincere progressivamente la gente della loro presenza. Questa, inconsciamente, si sta sempre più convincendo che “non siamo soli”, che l’Uomo ha perso ogni forma di antropocentrismo. Lo dimostrano i sondaggi di opinione ripetuti nel corso degli anni dai quali risulta evidente che le persone sono sempre più convinte, a livello istintivo, che qualcosa “la fuori” c’è. 

Il contatto è impossibile: 

Secondo questa ipotesi gli extraterrestri sarebbero talmente sviluppati dal punto di vista tecnologico ed intellettuale ed avrebbero una logica di pensiero talmente diversa da non avere alcun interesse a dialogare con una razza infinitamente inferiore a loro. Così come noi, ad esempio, ci limitiamo a studiare gli animali, come i leoni, magari in modo discreto, ma mai ci verrebbe in mente di voler scambiare quattro chiacchiere con loro. La comunicazione sarebbe in ogni caso a senso unico perché i due mondi non sono tra loro compatibili. 

I contatti sarebbero solo occasionali o per cause di forza maggiore o addirittura per confondere le idee o forse per una “forma mentis” a noi molto estranea. La casistica ufologica è ricca di comportamenti assurdi tali da definirli un festival delle assurdità. Alieni che chiedono che ore sono, che si divertono a far a pezzi il giornale del povero malcapitato, che regalano un paio di frittelle ad un agricoltore o rubano le calze di nylon ad un’incredula massaia. 

Il contatto è impercettibile: 

L’ipotesi è inquietante perché noi saremmo considerati una sorta di zoo cosmico, di animali da allevamento studiati e manovrati a nostra insaputa. Vengono eseguiti regolari controlli medici per seguire il nostro sviluppo e a volte vengono prelevati alcuni esemplari di umani per sperimentare gli incroci al fine di assicurare il miglioramento della specie nel tempo. Noi vediamo che nei nostri parchi naturali la presenza dell’uomo cerca di essere la meno invasiva possibile. Noi vediamo gli animali ma spesso loro non vedono noi. Non potrebbero, quelli che noi vediamo in cielo, essere dei velivoli che trasportano i visitatori di questo loro zoo? Magari gli alieni hanno seguito ed aiutato l’Uomo nel corso della sua evoluzione e questo spiegherebbe il nostro comportamento da animale domestico, cosa ancora inspiegabile per gli antropologi. Ci avrebbero fatto da guide e da maestri per poi magari ritirarsi quando ritennero di aver finito il loro compito o perché il nostro comportamento non risultava a loro più gradito. La cosa risulterebbe da una rilettura dei più antichi miti dell’umanità. 

Il contatto non è previsto ma è solo accidentale: 

Per un qualche strano motivo occasionalmente queste intelligenze extraterrestri verrebbero, senza desiderarlo, in contatto con noi. Forse esiste un sottile legame, diciamo cosmico, che ci lega o forse si tratta di una sorta di finestre che, per determinati motivi, si aprono su altre dimensioni. 

Secondo certi studiosi esisterebbero proprio delle “zone finestra” che fungono da punti d’accesso in questo sistema multiplo. Forse punti di debolezza al confine con varie realtà. Regioni, tra l’altro, non particolarmente popolate. Un esempio quella dei Monti Pennini, nell’Inghilterra centrale, dove da secoli vengono segnalati strani fenomeni e incontri misteriosi. Una caratteristica comune di queste “finestre” è non solo la presenza di UFO, ma anche una variegata fenomenologia fortiana (visione di mostri, anomalie cronologiche). 

Esiste un caso, fra i tanti, che potrebbe avvalorare il passaggio “dimensionale” di esseri viventi. 

Siamo in Spagna nel 1887. In un giorno d’agosto di quell’anno due bambini dalla pelle verde, dalla provenienza sconosciuta, furono visti da una squadra di mietitori in un campo vicino al villaggio di Banjos. I bambini parlavano una lingua sconosciuta e i loro abiti erano fabbricati con un materiale non comune. Per quello che si riuscì a comprendere erano fratelli, un maschio ed una femmina. I lineamenti erano sostanzialmente umani con un accenno di fattezze negroidi e con gli occhi leggermente a forma di mandorla ed incassati nelle orbite. Il cibo loro offerto era di scarso gradimento. Questo contribuì ad indebolire la fibra del maschio che morì dopo circa un mese mentre la sorella sopravvisse per altri cinque anni. Una volta imparati i rudimenti dello spagnolo raccontò di venire da un mondo dominato da un eterno crepuscolo. La Terra gli era completamente sconosciuta e l’ultimo ricordo del suo mondo era stato un forte rumore di tuono. Poi con il fratello si era trovata, non si sa come, in una buia e profonda caverna. E fu uscendo da essa che incontrarono i mietitori intenti nel loro lavoro. Potevano forse venire da un’altra dimensione? 

Un contatto dunque ne previsto ne voluto. Spieghiamoci meglio. 

Come tutti sanno la realtà che tutti vediamo è composta da quattro dimensioni: tre relative allo spazio, altezza larghezza e lunghezza, ed una relativa al tempo. Lo spazio tridimensionale è quello a noi famigliare e già nel 300 a.C. Euclide ne aveva codificato le regole. 

Soltanto però nel XX secolo la scienza ha cominciato a comprendere le implicazioni del fatto di vivere anche in una dimensione temporale. Il tempo non viene più visto come un qualcosa di continuo e lineare e a se stante e neppure di immutabile. 

Se ad esempio un oggetto tridimensionale, ad esempio una sfera, entrasse in un mondo a due dimensioni come apparirebbe? Inizialmente si presenterebbe come un puntino per andare via via ingrandendosi fino ad apparire come la sezione di una sfera, cioè un cerchio bidimensionale, per poi ritornare a rimpicciolirsi e scomparire. 

Questa spiegazione potrebbe, tra l’altro, giustificare le manovre spesso incredibili che gli ufo sembrano fare: brusche virate, accelerazioni improvvise, cambiamenti di forma, apparizioni e sparizioni. 

In questo caso non avrebbero bisogno di compiere lunghi viaggi nello spazio perché magari coesisterebbero vicino a noi ma in una dimensione a noi impercettibile. Secondo una teoria scientifica all’origine dell’universo, 15 miliardi d’anni fa, le dimensioni potevano essere ben 10 o 11 ed essersi sviluppate, pur se in maniera minore, contemporaneamente alle nostre. 

Il contatto non è al momento previsto in attesa di preparare la conquista del pianeta: 

Ciò giustificherebbe la loro tendenza ad evitare qualsiasi contatto e anche la predilezione per i luoghi d’importanza militare o comunque strategici. Senza considerare i casi, per la verità pochi, in cui gli ufo si sono manifestasti in modo apparentemente ostile. Si potrebbero ricordare i casi di Mantell del 1948, Valentich del 1978, i cui aerei sono precipitati o scomparsi inseguendo degli oggetti non identificati. 

Il 21 ottobre 1978 Frederick Valentich decollò da un aeroporto di Melbourne in Australia con un aereo Cessna 182 preso a noleggio. Dopo circa un’ora di volo comunicò alla torre di controllo di notare un aeromobile non identificato passare a circa 1.000 piedi sopra di lui e che sembrava impegnato in “una specie di gioco”. Lo descrisse velocissimo e dalla forma allungata, metallico e con una luce verde. Poi il misterioso velivolo scomparve. Dopo pochissimo, però, rientrò nella visuale del pilota. A questo punto cominciarono i guai. Il motore stava perdendo colpi e cessarono le comunicazioni con la base. Poi, più nulla. Non fu mai trovato il più piccolo rottame dell’aereo. La lucidità della conversazione avuta via radio sembra escludere uno stato confusionario o allucinatorio del Valentich. Quel giorno e i seguenti nella zona si segnalarono numerosi strani oggetti volanti. Forse, involontariamente, il sistema propulsivo dell’aeromobile sconosciuto aveva in un qualche modo interferito con il motore del Cessna. Resta però inspiegabile la sua mancanza di tracce. 

Ancor più drammatico è il caso del capitano Thomas Mantell. Il 7 gennaio 1948 la base aerea di Godman Field riceve dal quartiere generale del vicino Fort Knox la segnalazione della presenza di un UFO sopra le loro teste. L’oggetto era comunque visibile, tramite binocoli, dalla base medesima. Il caso volle che nel mentre alcuni aerei da caccia, al comando del capitano Mantell, transitassero in quei momenti in zona. Quale migliore occasione per dare un’occhiata da vicino a quello che stava succedendo in cielo. Lo descrisse metallico, tra i 75 e i 90 metri di diametro e continuava a salire di quota. Essendo l’unico ad avere la maschera d’ossigeno proseguì da solo l’inseguimento scomparendo fra le nubi. Da allora si interruppe qualunque contatto con la base. I resti del velivolo ed il corpo del pilota vennero trovati quasi disintegrati al suolo in una dislocazione particolarmente strana ed insolita. Ad esempio ciò che rimaneva era sparso nel raggio di parecchi chilometri a dimostrazione del fatto che non si era schiantato ma era esploso in volo. Inoltre dalla strumentazione di volo risultava che l’aereo era rimasto in aria per un’ora dopo che il carburante si era esaurito. Alcuni testimoni giurarono di aver visto l’aereo venire avvolto da una luce bianca e cadere al suolo. Furono avanzate varie teorie (inseguimento di Venere o palloni sonda ad esempio) ma nessuna faceva i conti con l’esperienza, anche in zone di guerra, del pilota. Secondo una fonte, forse poco attendibile, pochi istanti prima di morire avrebbe affermato: “il disco è immenso e vedo al suo interno degli uomini”. 

Oppure si possono citare i disastri di aerei di linea come quelli del Lago Michigan del 1950 e di Calcutta tre anni più tardi nei quali morirono decine di persone. Non dimentichiamoci i casi di black out in grandi zone o città rimasti inspiegabili e collegati a strane presenze luminose in cielo. 

Alle ore 17 e 28 del 9 novembre 1965 l’energia elettrica venne a mancare improvvisamente nel sud-est del Canada e nel nord-est degli Stati Uniti. Una zona dell’ampiezza di 200.000 km quadrati, abitata da 30 milioni di persone, rimase paralizzata. Tutto ciò che utilizzava l’elettricità smise di funzionare: ascensori, metrò, semafori etc. Le strade divennero ingorghi mostruosi, la gente rimase bloccata negli ascensori. Aerei erano impossibilitati a scendere, la gente venne presa dal panico. Dopo alcune ore la corrente tornò senza che nessuno avesse fatto niente per ripristinarla. Ad un’analisi seria, al di là delle spiegazioni di facciata, non si capì cosa avesse mandato in tilt una zona tanto vasta e strategicamente importante. Al contrario vennero visti e fotografati, quella sera, numerosi oggetti luminosi volteggiare in cielo. 

Il 13 settembre 1990 un ufo atterrò presso una stazione radar vicino a Samara (Russia) e senza nessuna ostilità da parte del personale della base con un raggio di luce distrusse completamente le antenne radar. Nonostante il raggio fosse partito da una distanza di 150 metri aveva avuto la potenza di fondere le parti d’acciaio. 

Interessante è la vicenda accaduta in Brasile verso la fine degli anni ’70. Vi furono ben 3.000 segnalazioni di abitanti che dichiararono di essere stati assaliti da raggi di luce provenienti da strani oggetti volanti, da loro chiamati “camburoes”, che aveva loro causato la momentanea perdita dei sensi. Molti soffrirono di anemia. 

Particolarmente drammatico il caso di un ricco uomo d’affari brasiliano che nel 1976 fu colpito da uno di questi fasci luminosi proveniente da un oggetto aereo sospeso. Poi non ricordò più nulla. Purtroppo da quel giorno le sue condizioni di salute peggiorarono. Ebbe nausea, vomito, diarrea. I medici gli diagnosticarono una lesione al cervello. Parlava con sempre più fatica e nel giro di pochi mesi regredì ad un livello infantile. 

Venendo ai giorni nostri in questo quadro fosco si potrebbero inserire i presunti rapimenti di esseri umani da parte di creature extraterrestri con finalità e metodologie, nella maggior parte dei casi, negative. Da molte parti, ad esempio, si parla di creazione di ibridi, combinando il materiale genetico umano con quello alieno, per creare una razza nuova in grado di sostituire l’umanità. 

Secondo alcuni l’invasione sarebbe preceduta da otto fasi interlocutorie: 

1 - Osservazione geografica, storica ed antropica della Terra, 

2 - Osservazione tecnologica del pianeta allo scopo di stabilire lo sviluppo e i limiti della tecnica umana odierna, 

3 - Osservazione ravvicinata dei vari gruppi umani allo scopo di conoscerne gli usi e i costumi, unitamente ai punti forti e deboli, 

4 - Osservazione biologica del pianeta con il prelievo di campioni minerali, vegetali, umani ed animali, 

5 - Osservazione tecnologica ravvicinata con analisi di manufatti tecnologici come aerei, automobili etc., 

6 - Esplorazione della parte marina del pianeta, 

7 - Creazione di basi d’appoggio isolate e segrete, 

8 - Esperimenti biologici e psicologici su individui umani allo scopo di stabilire le eventuali caratteristiche comuni e non fra le due specie. 

E la casistica ufologica ci starebbe indicando che questo programma è ormai arrivato all’ultimo punto. 

E’ interessante segnalare come esista un manuale dei vigili del fuoco USA dove ci sono ben 16 pagine che si occupano dei pericoli collegati con l’esistenza degli UFO per la popolazione che indica chiaramente come le autorità guardino con attenzione ed un pizzico di preoccupazione a questo fenomeno. 

Una sensata obiezione a questa teoria è che vista la loro notevole superiorità tecnologica e, come sembra, la loro costante presenza da tempi immemorabili, cosa stiano aspettando ad attuare i loro nefasti progetti. 

Il contatto non è previsto per evitare alterazioni al loro presente: 

Secondo una teoria questi visitatori alieni sarebbero i nostri discendenti che tornerebbero, a mo' di archeologi, al loro passato (e nostro presente). Questo spiegherebbe ogni loro tentativo di occultare la loro presenza allo scopo di evitare modificazioni che possano cambiare il corso delle vicende future, e il loro aspetto antropomorfo, testa macrocefala, braccia esili e corpo minuto, molto simile a quello che dovrebbero avere i nostri discendenti secondo le leggi dell’evoluzione. Anche perché, considerando le tantissime e diverse specie che esistono sulla Terra, appare strano che esseri sviluppati su un altro pianeta non siano poi così diversi da noi. Secondo le nostre conoscenze i viaggi nel tempo sono solo una possibilità teorica che comunque trova giustificazioni nel campo della fisica. Si pensa ad esempio a collegamenti fra buchi neri. Come tutti sanno si tratta di stelle che hanno usato la maggior parte del loro combustibile che invece di terminare la loro esistenza con un’immane esplosione (le supernove), collassano su se stesse, diventando sempre più dense. La gravitazione è talmente elevata da piegare lo spazio attorno a se e nulla, nemmeno la luce, sfugge a questi corpi, dove, ormai, le leggi fisiche non valgono più. Esisterebbero delle gallerie per collegare queste “singolarità” con il risultato di trovarsi istantaneamente o in altro spazio o, e questo è il caso che ci interessa, in un altro tempo. Se la galleria fosse stabile si potrebbero fare viaggi di andata e ritorno. 

Una cosa sembra comunque chiara: la mancanza di un loro contatto su vasta scala non è una prova della loro assenza. 

Il loro modo di pensare potrebbe essere molto diverso dal nostro. La nostra logica potrebbe non essere la loro logica, i nostri desideri potrebbero non essere i loro desideri. Si porta spesso ad esempio il caso degli indios dell’Amazzonia. Loro vedono gli aerei sorvolare continuamente le proprie terre, ma manca il contatto perché tali aerei non atterrano nella giungla. Le logiche che perseguono i piloti di tali velivoli hanno un senso, ma questo risulta incomprensibile agli indigeni che si chiedono, giustamente, il perché si limitino a sorvolare. Quindi il comportamento degli aerei è per loro senza senso, ma essi comunque esistono realmente. 

Bibliografia: 

Enciclopedia X-Factor – De Agostini; 

Dizionario Enciclopedico di Ufologia – Franco Ossola – Siad; 

Base Terra – Timothy Good – Corbaccio; 

Nexus n.30 – Avalon Edizioni; 

Ufo Top Secret – Roberto Pinotti – Tascabili Bompiani; 

Ufo – Boar/Blundell – Fabbri. 

[NdR: Questo articolo è presente anche sul sito del Centro Studi Fortiani: http://art.supereva.it/centrostudifortiani/non-contatto.htm




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