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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi Collaboratori
SPECIALE
CROP CIRCLES
Hessdalen e Oltre: Investigazione Scientifica sulle “Earth Lights”
a cura di Massimo Teodorani, Ph.D. - mteodorani@ira.cnr.it
e mteodorani@libero.it (Astrofisico, CNR - Istituto di Radioastronomia, Radiotelescopi di Medicina, Via Fiorentina - 40060 Villafontana, BO)
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Quadro Sinottico della Presentazione
La presentazione ha per oggetto i fenomeni luminosi anomali in atmosfera investigati dall’autore nell’arco di 10 anni in alcune località del mondo, in particolare a Hessdalen (Norvegia). Si inizia con la presentazione, anche iconografica, della fenomenologia norvegese, partendo dall’analisi statistica [Rif.: 2, 6] dei dati acquisiti dal “Project Hessdalen” (
http://hessdalen.hiof.no ) nel 1984 e successivamente tramite l’osservatorio AMS dal 1998 a tuttora, mostrando in particolare: 1) la correlazione temporale del fenomeno luminoso con gli eventi magnetici, 2) la distribuzione oraria, mensile e spaziale del fenomeno luminoso. Si analizza inoltre la possibilità di correlazione tra il fenomeno di Hessdalen e l’attività solare [Rif.: 1, 2, 6, 11], e si mostra come, nonostante un iniziale sospetto, attraverso passi successivi si sia per ora giunti a risultati negativi in merito a questa teoria di innesco dei fenomeni. Vengono in seguito descritte le 3 missioni EMBLA (2000, 2001, 2002), con presentazione del personale scientifico e tecnico coinvolto, e della strumentazione di misurazione utilizzata [Rif.: 5, 7, 11, 13, 14]. Dopo una estensiva presentazione fotografica, video e tipologica del fenomeno luminoso come riportato dalle missioni EMBLA, si illustrano e discutono i risultati dell’analisi su di esso effettuata toccando in particolare i seguenti aspetti emersi dall’indagine: 1) la apparente indescrivibilità del fenomeno luminoso come “plasma classico” per via della sua distribuzione di luminosità molto simile a quella di un solido illuminato e per le peculiarità riscontrate nello spettro, 2) la stabilità termica del fenomeno luminoso che, mentre è acceso, non sembra mostrare alcun effetto dissipativo, 3) la marcata variabilità della luminosità del fenomeno dovuta all’improvvisa apparizione di grappoli di sferoidi secondari attorno ad un nucleo centrale, come unico fattore che contribuisce alla luminosità totale in un regime ad apparente temperatura costante, 4) la presenza di eventi Doppler nelle onde molto basse (VLF) possibilmente spiegati come emissione relativistica di particelle da uno sferoide magnetizzato rapidamente rotante, 5) la presenza di sferule di ferro emersa dall’analisi di laboratorio di campioni di terreno approcciato dal fenomeno luminoso. All’interno di questa discussione si descrive quale dovrebbe essere il comportamento canonico di una sfera di plasma termico che appare all’improvviso in atmosfera. In un secondo modello si spiega come le manifestazioni effettivamente osservate possano essere interpretate come dovute ad un plasma tenuto assieme da una forza centrale e confinato da una gabbia magnetica, e poi si confuta questo stesso modello sulla base della distribuzione di luminosità osservata che non è quella di un plasma. Si discute in breve come le varie teorie fisiche fino ad ora proposte [1] per spiegare il fenomeno come “naturale” non siano in grado di spiegare in maniera soddisfacente e completa le peculiarità effettivamente rilevate a Hessdalen. Si presenta anche la “ipotesi SETV” e i presupposti scientifici su cui essa è basata [Rif.: 4, 9, 10, 12]. Si passa successivamente ad una presentazione comparata, con diversi esempi fotografici, di fenomeni analoghi riportati in altre località del mondo. Poi si descrive il “Project Orbwatch” (
http://orbwatch.com ) relativo ai fenomeni luminosi registrati in Ontario (Canada) dalla studiosa anglo-canadese Jennifer Jarvis, e il progetto congiunto di investigazione strumentale proposto dall’autore assieme a Jarvis ad un centro di ricerca negli USA [Rif.: 16]. Si mostra inoltre come anche il fenomeno di Ontario non sia correlato con l’attività solare [Rif.: 11]. Si passa poi a descrivere la missione effettuata nel deserto dell’Arizona (IEA 2003), curando esclusivamente l’aspetto ottico [Rif.: 15], e con estensiva presentazione di immagini. In tale contesto, dopo aver presentato i componenti della missione e la strumentazione di nuovo tipo utilizzata in questa missione, viene descritta in dettaglio la metodologia di investigazione (fotografica, spettroscopica e astrometrica) e come essa abbia portato a smascherare molti fenomeni apparentemente anomali ma che poi sono stati dall’autore identificati come “prosaici”, mettendo in particolare rilievo come l’effetto della rifrazione e della turbolenza atmosferica all’altezza del suolo in aree desertiche possa creare miraggi e scintillazioni di vario tipo. Poi si descrivono i fenomeni classificati come “anomali” apparsi in quella stessa area desertica nel corso della stessa missione, mostrando la loro peculiarità in termini di distribuzione di luminosità, dinamica interna, morfologia, tempo di vita, legami terra-cielo, traiettorie nel cielo. Si giunge infine ad una breve descrizione della missione “Sibilla 2003” effettuata recentissimamente sui Monti Sibillini [Rif.: 2], usando anche nuova strumentazione EM, mostrando l’effettiva esistenza del fenomeno, ma anche la difficoltà a misurarlo con la corrente strumentazione soprattutto per le sue caratteristiche di moto. Viene infine evidenziata l’importanza di utilizzare strumentazione opto-elettronica ad alta sofisticazione [Rif.: 2, 8, 16], per poter effettuare sostanziali passi in avanti di pregnanza scientifica in questa ricerca, sottolineando comunque che la disponibilità di una grande quantità di fondi non è la soluzione assoluta del problema. Si enfatizza in tutta la presentazione che lo scopo di questa ricerca è quello prima di comprendere fisicamente e poi di tentare di imbrigliare una forma per ora sconosciuta di energia, che sembra proporsi come una alternativa ecologica a tutte le forme di energia utilizzate fino ad ora. La presentazione intende seguire un protocollo sostanzialmente, ma non fideisticamente, scettico [Rif.: 3], ma con un’apertura laddove l’anomalia non possa essere spiegata con teorie tradizionali.
Riferimenti Bibliografici Essenziali dell’Autore
[1] Teodorani M. & Strand E.P. (1998), “Experimental methods for studying the Hessdalen phenomenon in the light of the proposed theories: a comparative overview”, ØIH Rapport, 1998:5, Høgskolen i Østfold (Norway), pp. 1-93 (University booklet).
[2] Teodorani M. (1999), ‘Fenomeni Luminosi nell’Atmosfera: Ultima Frontiera della Nuova Fisica ?’ (lavoro su invito), in: Primo Convegno Internazionale su: LE TERRE DELLA SIBILLA APPENNINICA: UN ANTICO CROCEVIA DI IDEE, SCIENZA E CULTURA (Sezione Scientifico-Sperimentale), Amandola (AP) Italy, 6-8 Novembre 1998, ed. Miriamica., pp. 209-237.
[3] Teodorani M. (1999), “Gli UFO e le Scienze Fisiche”, Società Editrice Andromeda, Inediti, n. 130, pp. 1-43.
[4] Teodorani M. (2000), ‘Physical data acquisition and analysis of possible flying extraterrestrial probes by using opto-electronic devices’, Extraterrestrial Physics Review, Vol. 1, No. 3, pp. 32-37.
[5] Teodorani M., Montebugnoli S. & Monari J. (2000), ‘The EMBLA 2000 Mission in Hessdalen’, NIDS Articles,
http://www.nidsci.org/articles/articles1.html#teodorani
[6] Teodorani M. & Strand E.P. (2001), ‘Data Analysis of Anomalous Luminous Phenomena in Hessdalen’, ICPH Articles,
http://www.itacomm.net/ph/hess_e.pdf
[7] Teodorani M., Strand E.P. & Hauge B.G. (2001), ‘EMBLA 2001: The Optical Mission’, ICPH Articles,
http://www.itacomm.net/ph/EMBLA2001/EMBLA2001_e.pdf
[8] Teodorani M. (2001), ‘Physics from UFO Data’, ICPH Articles,
http://www.itacomm.net/ph/phdata_e.pdf
[9] Teodorani M. (2001), ‘Instrumented Search for Exogenous Robotic Probes on Earth’, Conf. Proc. on “FIRST EUROPEAN WORKSHOP ON EXO-/ASTROBIOLOGY”, Frascati, 21-23 Maggio 2001, Poster Session (poster di 60-pagine). Abstract esteso pubblicato su “Astrobiology”, 2001, Vol. 1, N. 2, p. 185. Articolo pubblicato su: ESA SP-496, pp. 413-416.
[10] Teodorani M. (2002), ‘The Physical Study of Luminous Atmospheric Anomalies and the SETV Hypothesis’, 3° World Symposium on the Space Exploration and Life in the Cosmos on the subject: EuroSETI: Extraterrestrial Intelligences from SETI to SETV, San Marino 8 March 2002, Open SETI,
http://www.zeitlin.net/OpenSETI/Docs/EuroSETI2002_OSI.htm
[11] Teodorani M. & Nobili G. (2002), ‘EMBLA 2002: Optical and Ground Survey in Hessdalen’, Project Hessdalen Articles and Reports,
http://hessdalen.hiof.no/reports/EMBLA_2002_2.pdf
[12] Teodorani M. (2003), ‘SETV: Una Estensione del SETI ?’, SETI-Italia Articles,
http://www.seti-italia.cnr.it
[13] Teodorani M. (2003), ‘La Misteriosa Fisica delle Sfere di Hessdalen’, Spazio e Futuro, N. 1, pp. 76-81.
[14] Teodorani M. , ‘A Long-Term Scientific Survey of the Hessdalen Phenomenon’ (26 pagine). Questo lavoro, terminato e già ampiamente revisionato (Giugno 2003), verrà inviato al Journal of Scientific Exploration (JSE), non appena i colleghi M. Adams e E. P. Strand avranno terminato il loro articolo sullo stesso argomento. Tre articoli distinti da parte dei tre autori sono pianificati per uscire nei prossimi mesi su un numero monografico della JSE.
[15] Il report sulla missione collettiva in Arizona (IEA 2003: componenti: M. Adams, E. P. Strand, M. Teodorani) verrà pubblicato nella sezione IEA Reports del sito web di IEA (International Earthlight Alliance):
http://www.earthlights.org . L’autore ha già inviato a IEA un report tecnico specialistico di 31 pagine per la parte ottica dal titolo: Teodorani, M. ‘Optical Investigation of Anomalous Light Phenomena in the Arizona Desert’.
Una proposta di ricerca: Jarvis J. & Teodorani M. (2003), “Orbwatch”, è stata presentata al Rocky Mountain Research Institute (RMRI), tramite il quale viene tuttora inoltrata una richiesta di finanziamento a varie fondazioni scientifiche, per ottenere strumentazione altamente sofisticata da utilizzare sia ad Ontario che in altre località del Nord America quali Spokane. La proposta di ricerca è in due versioni: una estensiva e tecnica di 20 pagine

La Ricerca Ufologica: Passato, Presente e Futuro
a cura di Paolo Bolognesi - paolobolognesi@activenetwork.it (Membro Gruppo
Camelot, Fondazione Sentinel e Stargate Group )
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La ricerca ufologica, ai suoi albori, non aveva una metodologia precisa; si raccoglievano le testimonianze di chi aveva avvistato qualcosa di anomalo e si ammassavano insieme alle altre; in seguito vennero adottati sistemi di catalogazione in base al tipo di avvistamento; la più usata dai ricercatori è, ancora oggi, la classificazione Hynek.
Le indagini seguirono metodi precisi, sia per la stesura dei racconti dei testimoni, sia per le indagini sul campo.
Vennero creati degli archivi e le testimonianze vennero catalogate secondo il tipo di avvistamento.
Come venne definita, un’ufologia “viti e bulloni”.
Ma, sostanzialmente, oltre a creare immensi archivi di testimonianze di avvistamenti disseminati in tutto il mondo, nulla è scaturito da questa enorme mole di informazioni che potesse anche solamente far fare un passo avanti verso il tentativo di dare una spiegazione al fenomeno UFO.
La ricerca ufologica, oggigiorno questa non ha cambiato di molto il suo iter, se si eccettuano pochissimi nuovi indirizzi d’indagine, prima fra tutti l’ufologia strumentale, tramite la quale si cerca di studiare fenomeni sconosciuti per acquisire più informazioni da poter sfruttare in ambito ufologico; un esempio per tutti: le luci di
Hessdalen. |

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Proviamo ad esaminare attentamente cos’è la ricerca ufologica, oggi.
I Centri che si occupano di questo fenomeno, svolgono ricerca ufologica?
Certamente, ma a che livello? Allo stesso livello di anni, di decenni fa.
Sono state adottate nuove metodologie di ricerca? A parte l’ufologia strumentale, non mi risulta.
Si raccolgono le testimonianze, si svolgono indagini sul campo (quei pochi che hanno ancora la voglia di farle) le si cataloga e le si archivia. E poi?
La ricerca ufologica si ferma qui.
Certo, si potrà obiettare, cos’altro si può fare?
Non si può negare che tutto questo sia servito e serva tuttora, ma non può bastare per arrivare ad una spiegazione del fenomeno UFO.
Dobbiamo renderci conto che non possiamo continuare per altri 50 anni come abbiamo fatto finora.
Purtroppo, nella ricerca ufologica, è sempre mancato l’elemento più importante: la prova materiale che possa far dire: questa è la spiegazione del fenomeno UFO.
Ed allora, oltre ai dati ricavati dalle indagini e dalle catalogazioni dei vari avvistamenti, cosa si può fare per cercare di dare una spiegazione al fenomeno UFO?
Si possono avanzare delle ipotesi, in base ai dati in nostro possesso, anche quelli non connessi in modo diretto con il fenomeno UFO, ma che sono insiti nella nostra cultura e nella nostra storia evolutiva.
Per quanto riguarda le ipotesi, ne sono state già avanzate diverse...
Di tutto si è detto in proposito, dalle ipotesi più fantastiche, quale l’origine extraterrestre, a quella dimensionale, ai viaggiatori del tempo, a quelle più scientifiche, come i vortici di plasma, al fenomeno meteorologico sconosciuto, all’ipotesi velivolo segreto terrestre.
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Purtroppo nessuna di queste è finora stata confermata da una prova tangibile, concreta.
Inoltre tutte queste ipotesi sono sempre state analizzate a sé stanti, considerando solamente gli elementi che potessero suffragare l’una o l’altra, senza prendere in considerazione (a parte alcuni casi, e comunque limitatamente) dettagli di altre per spiegare un dato punto.
Per esempio, quando solitamente si parla di Clipeologia, si tende ad analizzare il fenomeno U.F.O. secondo quanto ci tramandarono le antiche cronache, senza collegarlo all’attualità della nostra epoca.
Se si parla invece di fenomeno U.F.O. dei giorni nostri non si prendono in considerazione le antiche testimonianze.
Cosa videro millenni fa i popoli di tutto il mondo?
Testi antichi di migliaia di anni, religiosi e non, narrano di Dei discesi dal cielo con le loro macchine volanti.
Tutte fantasie?
Può darsi, ma però non si spiega il fatto che nelle culture di moltissimi popoli, in ogni parte del mondo, si parli di questi esseri quasi in maniera identica, salvo il fatto che ogni popolo li descrive secondo il loro modo di vederli.
Leggendarie civiltà sono narrate nelle antiche cronache, prima fra tutte la mitica Atlantide citata da Platone nelle sue opere Timeo e Crizia, quindi Mu, Lemuria, e molte altre.
Queste civiltà sarebbero poi scomparse in seguito ad immani catastrofi, naturali o causate dalla loro stessa tecnologia.
Se questi testi raccontano fatti realmente accaduti, da dove venivano quegli esseri?
Da altri pianeti?
E perché invece, non dalla Terra?
E se si fosse trattato di esseri umani più evoluti?
Dopotutto anche al giorno d’oggi l’umanità non è tutta allo stesso grado di evoluzione. E se prendessimo in considerazione, anche valutando alcuni ritrovamenti archeologici e paleontologici, che nel passato siano esistite civiltà più evolute rispetto al resto dell’umanità?
Una o più razze umane, “parallele” ma più evolute.
La paleontologia ci dice che il genere “Homo” comparve sulla Terra circa 2 milioni d’anni fa, quando, secondo la teoria Darwiniana, un ramo degli Australopitechi diede origine appunto al primo essere definibile come “Homo”.
Ma alcuni reperti farebbero risalire questa comparsa a molto tempo prima, addirittura a quasi due milioni di anni rispetto alla datazione ufficiale.
Questi reperti sono le “Impronte di Laetoli”, orme fossili ritrovate in Tanzania nel 1978.
Queste orme, pur essendo senza ombra di dubbio attribuibili ad uomini anatomicamente moderni (quindi comparsi circa 200.000 anni fa, con l’“Homo Sapiens”) sono state datate a 3 milioni e 700.000 anni fa, quindi ben 3 milioni e 500.000 anni prima della comparsa di un essere che avesse potuto lasciarle.
Una razza (o più razze) evolutasi prima della nostra, da una divisione del ramo degli Australopitechi avvenuta 2 milioni di anni prima della datazione “ufficiale”?
Ed allora possiamo anche immaginare che gli appartenenti a questo ramo evolutivo, avessero raggiunto, quando comparve l’Homo Sapiens, un livello tecnologico tale da apparire ai nostri antenati come esseri superiori, divini, ma che forse di divino non avevano proprio nulla, se non una conoscenza tecnologica avanzatissima, che potremmo comprendere oggi, ma che appariva di origine soprannaturale all’Homo Sapiens ed ai suoi discendenti.
Gli appartenenti a questa razza tecnologicamente evoluta avrebbero in diverse circostanze rischiato l’estinzione a causa di cataclismi non meglio identificati, ed i sopravvissuti si ritrovarono allo stesso livello dell’umanità di allora.
Questo è un esempio di come dovrebbe essere analizzato il fenomeno U.F.O.: sotto tutti i suoi aspetti, prendendo in considerazione tutti i dati, anche quelli non direttamente inerenti il fenomeno, ma anche tutto quello che gravità intorno all’evoluzione umana, alla storia, riconosciuta o leggendaria, senza timore di scontrarsi con i dogmi imposti dalla scienza.
Un nuovo indirizzo per la ricerca ufologica
Vi può essere una connessione tra gli UFO di oggi e quelli di qualche centinaia o migliaia di anni fa? E tra gli Ooparts e le leggendarie civiltà scomparse, dotate di tecnologia superiore alla nostra? Questi punti possono avere qualcosa in comune con l’evoluzione umana?
Il nostro libro
Questa è la domanda che io e Carlo Sabadin ci siamo posti e che ci ha trovato d’accordo.
Quindi abbiamo raccolto i dati in nostro possesso, le nostre informazioni e le abbiamo unite e descritte in un libro, che uscirà entro l’anno, con la convinzione che per arrivare alla spiegazione del fenomeno U.F.O. sia anche questa la strada da seguire, e dovremo percorrerla da soli (ci riferiamo a tutti i ricercatori) poiché nessuno ci porterà mai la soluzione di questo enigma su di un piatto d’argento.
Per concludere, io e Carlo Sabadin siamo convinti che “per conoscere il nostro futuro dobbiamo cercare nel nostro passato”.
Quindi, in quest’ottica, noi pensiamo che è qui, su questo bellissimo pianeta blu, che va cercata la risposta.
Non altrove.
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