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Tutti i numeri
del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente
da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot
e dei suoi Collaboratori
Chi Era Charles Hoy Fort ?
a cura di Stefano Panizza -
s.panizza@libero.it ( Membro Centro Studi Fortiani
) - Pag.18
Questo ricercatore americano (1874-1932) fu persona di grande saggezza e spirito, un autentico pungolo per la scienza ortodossa, che scrisse libri affascinanti dalla lettura imprescindibile per chi è attratto dal misterioso e dall’insolito. Visse a New York, non uscendo mai da casa se non per recarsi alla Biblioteca Municipale dove consultò una gran quantità di giornali, riviste e annali di tutti gli Stati e di tutte le epoche.
Fino a trentaquattro anni, figlio di droghieri, aveva vivacchiato grazie ad un mediocre talento di giornalista ed una certa abilità nell’imbalsamare le farfalle. Morti i genitori e venduta la libreria, si era assicurato piccole rendite che gli permisero finalmente di abbandonarsi esclusivamente alla sua passione: accumulare appunti su fatti inverosimili e tuttavia accertati. Accumulò venticinquemila annotazioni ordinate in scatole di cartone. Si trattava di fatti che appena menzionati erano ricaduti nella botola dell’indifferenza.
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Fatti, tuttavia. In anni di studio intensissimo si preparò ad imparare tutte le arti e tutte le scienze, in un lavoro gigantesco. Principi, formule, leggi, fenomeni furono assimilati nella Biblioteca di New York, al British Museum e grazie ad un’enorme corrispondenza con le più grandi biblioteche e librerie del mondo. Le annotazioni divennero quarantamila, ripartite in milletrecento sezioni, scritte a matita, su cartoncini in un linguaggio stenografico di sua invenzione. |
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Fort scrisse molto a proposito di ranocchie e di pesci che cadono dal cielo e alla fine formulò la stravagante teoria del “Mare aereo dei Sargassi“, secondo cui gli oggetti sollevati dalla superficie della terra e trasportati fino a quella zona sono trattenuti là sopra, come sospesi, fino a quando vengono scrollati giù dai temporali.
Fort concepì anche la teoria del “teletrasporto” che spiegherebbe come determinati oggetti arrivino in luoghi nei quali, in condizioni normali, non dovrebbero esserci. Secondo la sua ipotesi il “teletrasporto” sarebbe una specie di meccanismo naturale per la propagazione di specie animali e le cadute anomale erano dovute al malfunzionamento di questo meccanismo. Per la loro tradizionale “forma mentis” gli scienziati ufficiali tendono a respingere le storie di strani oggetti che cadono, liquidandole come burle o vere e proprie falsità. E se qualche scienziato ortodosso se ne occupa seriamente, di solito tira in ballo condizioni atmosferiche eccezionali, come le trombe d’aria che, come è noto, possono sollevare e far ricadere anche animali grossi come buoi.
Ma questa è una spiegazione tutt’altro che esauriente, visto che spesso vengono segnalate cadute di oggetti insoliti in giornate del tutto serene.
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E nemmeno le trombe marine, che secondo gli scienziati solleverebbero animali marini e li farebbero precipitare sulla terraferma, chiariscono questi eventi. Queste, infatti, in genere non riescono ad arrivare molto all’interno della terraferma per scaricare pesce fresco sulle pianure; per lo meno non è mai stato rilevato un caso simile. |
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La verità è che piogge di rane e di pesci si sono verificate sempre nel corso dei secoli e sono state puntualmente registrate.
Fort annotò una casistica infinita d’eventi strani. Citiamone solo alcuni.
Pioggia rossa su Blankenberg il 2 novembre 1819, pioggia di fango in Tasmania il 14 novembre 1902, sfere di fuoco, impronte di un animale favoloso nel Devonshire, dischi volanti, impronte di ventose su montagne, macchine nel cielo, capricci di comete, strane sparizioni, cataclismi inspiegabili, iscrizioni su meteoriti, neve nera, lune blu, soli verdi, temporali di sangue. Inoltre esseri alati ad ottomila metri nel cielo di Palermo il 30 novembre 1880, ruote luminose nel mare, piogge di zolfo, di carne, resti di giganti in Scozia, bare di piccoli esseri venuti da altrove fra le rocce d’Edinburgo, pietre cadute in una stanza senza aver bucato il soffitto e con le finestre chiuse, asce di pietra che si abbatterono su Sumatra….etc.
La conoscenza scientifica, diceva, non è oggettiva. Si respinge una quantità di fatti perché disturberebbero i ragionamenti prestabiliti. Viviamo in un regime d’inquisizione in cui l’arma più frequentemente impiegata contro la realtà non conformista è il disprezzo accompagnato dallo scherno. In tali condizioni, sosteneva, la conoscenza non era altro che “ignoranza circondata dal riso”. Il fatto che possano esistere nell’Universo immensi campi dell’Ignoto turba sgradevolmente gli uomini. Ma dobbiamo dubitare di tutto, salvo che dei fatti. Dei fatti non scelti, così come si presentano, nobili o no, bastardi o puri, coi loro cortei di bizzarrie e le loro concomitanze incongrue. Non respingere nulla del reale perché una scienza futura scoprirà relazioni sconosciute tra i fatti che ci sembrano senza rapporto.
“Io mi sento come un tafano” diceva “che irrita il cuoio della conoscenza per impedirle di dormire.”
Non vuole una scienza esclusionista che rifiuta il reale solo perché è fantastico. La scienza isola i fenomeni e le cose per osservarli. La grande idea di Fort è che niente è isolabile. Ogni cosa isolata cessa di esistere. E la maggior parte delle cose vive in stati intermedi. Ad esempio tra il vivere e il morire ci sono altre fasi, come in cui un individuo non vive ma semplicemente si impedisce di morire. Lo studioso concepisce le cose come occupanti dei gradi, delle tappe nel percorso di conoscenza di un fenomeno. Non dobbiamo scegliere un fatto perché lascia tranquilla la ragione, ma considerare anche i fatti inquietanti perché sono tutti sfaccettature di non stesso accadimento. Non sono importanti solo gli avvenimenti, ma soprattutto i rapporti fra di loro. C’è un’unità che sta sotto a tutte le cose e a tutti i fenomeni.
Ma Charles Fort non è un ingenuo. Non crede a tutto. Nella sua ricerca sistematica sui fatti respinti si sforza di verificarli uno per uno con informazioni attinte a fonti diverse. Questo lavoro enciclopedico si concretizza con la sua prima opera, “Il Libro dei Dannati”, pubblicato a New York nel 1919 che produce una rivoluzione negli ambienti intellettuali. Successivamente, nel 1923, pubblicò “Terre nuove”. Dopo la sua morte apparvero nel 1931 “Lo!” e “Talenti selvaggi” nel 1932. Le doti di Charles Fort affascinarono un gruppo di scrittori americani che decisero di continuare, in suo onore, l’attacco che egli aveva sferrato contro gli onnipotenti sacerdoti del nuovo dio: la Scienza, e contro tutte le forme di dogma. Con quest’intento fu fondata la Società Charles Fort, il 26 gennaio 1931. Le innumerevoli annotazioni che egli aveva raccolto nelle biblioteche di tutto il mondo, usufruendo di una corrispondenza internazionale, furono da questa ereditate alla sua morte. Essi costituiscono oggi il nucleo degli archivi della società che si arricchiscono ogni giorno grazie al contributo dei membri di quarantanove paesi, senza contare gli Stati Uniti, l’Alaska e le isole Hawaii. La società pubblica una rivista trimestrale “Doubt” (il Dubbio).
Fort è stato un maestro, un precursore di tutti coloro che successivamente si sono occupati di tematiche misteriose ( ufologia, parapsicologia etc.). Per questo, pur essendo stato un personaggio importante del suo tempo, e’ un qualcosa fuori dal tempo e valido per tutti i tempi. Molti dei fatti da lui citati continuano ad accadere oggigiorno anche se spesso ignorati o derisi dai giornali e dalla televisione.
L’insegnamento che bisogna trarre dai suoi scritti è che dobbiamo continuamente pensare, chiedere, chiedersi, indagare sui fenomeni, non accontentandoci delle soluzioni, spesso di comodo, che ci vengono fornite. Anche il suo rigore scientifico va preso da esempio. Nessuno lo dice ma la grande maggioranza delle sue informazioni “anomale” le ha ricavate dagli stessi testi e pubblicazioni accademiche che poi frettolosamente la Scienza ha messo nel dimenticatoio.
Ricordiamoci di ciò che disse una volta Charles Fort: “La verità è spesso molto più strana della fantasia”.
Bibliografia:
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“Il Libro dei Dannati” di Charles Fort,
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“Il Mattino dei Maghi” di Pauwels e Bergier,
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“Enciclopedia X-Factor” De Agostini
Angolo della Posta - La Voce di Parsifal -
a cura di Carlo Sabadin - sabinsky@tiscali.it (Membro Gruppo Camelot , Fondazione Sentinel e Stargate Group, Collaboratore
MOSAC e Stargatemagazine) - Pag.20
D: Ciao Carlo, ho letto con interesse il tuo articolo su Rael nell'ultimo numero di Stargate Magazine e ho apprezzato la tua analisi "critica" in chiave ufologica sull'argomento. Volevo, però, chiederti un "consiglio" circa la mia passione fondamentale: l'ufologia. Ho letto tantissimi libri (dal classico Hynek, a Vallee a Good), leggo tutte le riviste che riesco a trovare in edicola e, appena posso, chatto sul web e nei newsgroup (in particolare IDU). Ho, anche, elaborato idee e riflessioni personali in particolare relativamente alla presenza di UFO nel passato. Vorrei, a questo punto essere un po' più "attivo", in questo campo magari scrivendo articoli e discutendo con altre persone interessate come il sottoscritto a queste tematiche. Stavo anche pensando di iscrivermi a qualche associazione o gruppo ufologico. Cosa mi consigli di fare?
Ti ringrazio anticipatamente. J.P.
R: L'ufologia, per usare una felice espressione di un amico e collega, è di tutti. Proprio di tutti. E ciò, a dispetto delle stupidaggini che si leggono in giro, dove si vorrebbe creare una sorta di "albo" degli ufologi seri o, peggio, "professionisti". Ed essendo di tutti sono molteplici i "luoghi" dove fare ufologia -per usare i tuoi termini- in maniera "attiva". Lo stesso "territorio" che ci ospita in quest’istante, Camelot Chronicles, rappresenta un eccellente esempio di come sia possibile discutere liberamente ed in modo costruttivo tra persone che hanno opinioni anche molto diverse tra loro. Gli articoli della Pallotta e
[NdR: La parte in oggetto è stata rimossa come richiesto. Riferimenti in dettaglio alla pagina web: segnalazioni.htm] , quelli di Borziani e Giacomucci (
www.cerchinelgrano.it ), le interessanti analisi fotografiche di Rondina, Bertelegni e Vidali senza dimenticare l'excursus sull'esobiologia della Maineri (Gruppo Hwh22), la ricostruzione del caso Meier di Drago (Fondazione Sentinel e Stargate Group), le importanti analisi e commenti di Russolillo e Personè (CISU), la filosofia Paleos.e.t.i di Stasi e la Torino "città magica" di Liuzzi, la recensione del Centro studi Fortiani.
Tutto ciò -a cui aggiungere, doverosamente, le imperdibili interviste a personaggi come Baiata e Fratini e molto altro- rappresenta, secondo il mio personalissimo parere, un modo concreto e dinamico di fare "ricerca attiva". Oltre i pregiudizi e le differenze. Ma puoi anche fare di più. L'iscrizione a qualche specifico gruppo o associazione non è più, oggi, secondo la mia opinione, obbligatoria anche se non va dimenticato il principale merito del "gruppismo ufologico": la possibilità per giovani ed intraprendenti ricercatori di potere provare sul campo il fascino dell’inchiesta, l’estrapolazione dei dati, le interviste ai testimoni, “farsi quindi le ossa”. E' invece "obbligatorio" il confronto, il dibattito senza il quale, difficilmente, è possibile crescere. Le diverse manifestazioni, conferenze, convegni che, un po' dovunque, si organizzano nel nostro paese, diventano quindi un ottimo trampolino di lancio per fare ufologia attiva, per proporsi, per confrontarsi.
Mentre al contrario, il "luogo" che forse per primo ha permesso a diversi ricercatori di incontrarsi e discutere, IDU, è ormai diventato invivibile, un "regno per la spazzatura pseudo-ufologica". E non perchè, ogni tanto qualcuno afferma di essere un alieno o di essere stato rapito... e forse farebbe meglio a "scegliere" altri canali per raccontare la propria esperienza...vera o presunta che sia. Ma perchè esistono (al di là di pochissime eccezioni e parlo di persone molto diverse tra loro, ma che hanno una faccia, un nome e che non si nascondono dietro nick fantasiosi) elementi alquanto "pittoreschi" che ricorrendo all' insulto sistematico e con un'incredibile saccenza cercano di ottenere con metodica esasperazione caos, confusione e nullità alla discussione. Nessuno li conosce (non mi riferisco ai pochissimi nick storici....che gli addetti ai lavori conoscono benissimo per nome e cognome), nessuno li ha mai letti, nessuno li ha mai incontrati a convegni, conferenze o altrove.
Eppure la loro "apparente" sicurezza, è granitica. Come i toni e i modi che utilizzano. In realtà, il loro apporto oggettivo alla ricerca è semplicemente nullo. Al di fuori di IDU, infatti, NON ESISTONO. Quindi, se ritieni di avere cose interessanti da proporre, scrivi le tue idee, le tue indagini, le tue analisi (e, se vuoi, mandale a Camelot Chronicles [NdR:
camelotchr@libero.it ] dove il nostro coordinatore Ballini le guarderà con attenzione); frequenta i luoghi reali dove si fa ufologia: conferenze e convegni; confrontati con gli altri (tutti gli altri) senza tabù e pregiudiziali. E, soprattutto, lascia perdere le discariche........vere o virtuali.
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