Numero 4, Anno 2003
Camelot Chronicles

 

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Web www.camelotchronicles.com

Tutti i numeri del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot e dei suoi Collaboratori

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Esobiologia 
a cura di Alessia Maineri - malessia@katamail.com (Ricercatrice Indipendente) - Pag.15

“A volte l'uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi si rialzerà e continuerà per la sua strada.” Winston Churchill 
“Ci sono più cose in cielo e in terra di quelle che la vostra immaginazione possa concepire.” William Shakespeare 
“É più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo.” Albert Einstein 

L'Esobiologia é una scienza relativamente giovane. Nasce e si sviluppa come risultante di un processo evolutivo naturale della biologia che con l'aggiunta di quel prefisso, ESO, abbatte i confini fisici del nostro pianeta ed estende al "fuori" il proprio campo d’indagine. 

L'interrogativo che da sempre si pone l'umanità, e cioè se esistono altre forme di vita nell'Universo in cui viviamo, si é spinto fino all'impiego di telescopi sempre più potenti e di sonde spaziali capaci di raggiungere i confini più remoti della nostra galassia ed é proprio grazie a queste recenti conquiste che l'esobiologia ha potuto affermarsi, trovando terreno fertile per le proprie indagini.

Rimane però una questione non indifferente che richiede di essere riconosciuta prima di poter affrontare un qualsiasi tipo di studio e di compiere un qualsiasi tipo di valutazione: la definizione di VITA. 

Tutt'altro che un discorso banale, esso rappresenta la questione più dibattuta e controversa nel contesto della stessa biologia, tanto più che dovrebbe spingerci a porci dei seri interrogativi in ambito esobiologico. 

"Vita" é un termine astratto, e per tanto difficilmente studiabile ed analizzabile in se e per se. Quali criteri potremmo adottare per definire a priori cosa é un essere vivente e cosa non lo é? Esistono dei punti fermi che ci consentano di dire quali dovrebbero essere le caratteristiche della VITA e quali quelle della NON - VITA? 

La risposta é nello stato attuale in cui ci troviamo una sola: no. 

La biologia, nel tentativo di definire e chiarire la natura e le caratteristiche della vita, deve, necessariamente, concentrare i propri studi sui singoli organismi e sui singoli aspetti e fenomeni biologici; deve necessariamente basarsi su ciò che vede, osserva e verifica. Ecco dunque perché, la biologia, sviluppa e ha sviluppato un numero consistente di branche e ramificazioni, ciascuna atta al chiarimento e all'approfondimento dei diversi aspetti mediante il quale la vita si manifesta. 

Si studia la morfologia, il metabolismo, la genetica, si studia il contesto ambientale, si studiano le condizioni fisico-chimiche che permettono ad un organismo vivente di essere tale, e in base a ciò che si scopre si arriva ad avere un quadro sempre più completo, ma anche sempre più diversificato e diversificabile. 

Appare quindi fondamentale, nello spingersi oltre "frontiera" e nel ricercare la vita in ambiti diversi da quelli del nostro pianeta, liberarsi da ogni preconcetto ed attendersi l'inattendibile. Non é possibile ricercare vita extraterrestre basandosi unicamente (e sottolineo unicamente, di fatto rappresenta per noi un importante punto di riferimento, ma non certamente l'unico) su un modello biologico terrestre. Chi tende a fare ciò sostiene che un essere vivente per essere tale dovrebbe (il condizionale é d'obbligo in base a quanto affermato in precedenza) presentare due fondamentali caratteristiche: 

- avere forma e struttura ben definite 
- possedere un DNA o un RNA in grado di replicarsi in modo continuativo e autonomo. 

Ma ci sono di fatto casi particolari che sfuggono a questa classificazione e riguardo ai quali nessuno é ancora riuscito a dare una definizione. 

Basti pensare per esempio a virus. Il mondo scientifico si divide su questa questione: viventi o non viventi? 

In base ai criteri sopra citati dovrebbero essere considerati non viventi in quanto provvisti sì di struttura ben definita, ma non di un DNA o di un RNA in grado di replicarsi in modo autonomo e continuativo.

I virus hanno bisogno di infettare le cellule dell'organismo ospite per poter replicare il proprio materiale genetico, non sono in grado di farlo da soli. Eppure chi potrebbe considerarli come non viventi in tutta onestà? Sono dotati di un’abilità incredibile nell’eludere le difese immunitarie degli organismi che infettano e di una variabilità e un trasformismo notevoli, che sfidano la nostra stessa capacità di adattamento in quanto esseri umani evoluti ed intelligenti! 

Che dire poi di un altro caso molto controverso? Quello dei Prioni, responsabili del Morbo di Creutzfeldt-Jacob (meglio conosciuto come "Morbo della Mucca pazza"). Sono essenzialmente molecole proteiche dotate quindi, in quanto tali, di struttura ben definita, ma risultano privi sia di DNA che di RNA. Eppure, nonostante questa mancanza, sono in grado di replicarsi e moltiplicarsi autonomamente, non solo: sono addirittura in grado di interagire con la forma endogena sana della proteina e di trasformarla in patologica. 

Se sul nostro stesso pianeta esistono dunque delle forme che non possono essere definite non viventi con tutta certezza, come potremmo avere la pretesa di sapere cosa aspettarci al di fuori dei suoi confini? 

Una riflessione merita anche il discorso della "vita basata sul carbonio". 

Se é vero che questa pare essere la tendenza dominante, possiamo avere la certezza che sia una legge Universale? O forse diverse condizioni fisiche, atmosferiche e chimiche non potrebbero aver generato una forma di vita la cui base potrebbe essere di altra natura? 

Non starò a dilungarmi in un excursus sulle ipotesi che vedono il Silicio come il possibile altro candidato, e quelle invece che lo confutano in un’altalena di pareri contrastanti. Mi limito a soffermarmi su una considerazione: se osserviamo una tavola periodica degli elementi ne troviamo non uno o due, ma parecchi, e ne esistono sicuramente parecchi altri che ancora non siamo in grado di conoscere. Credo che questo apra un enorme ventaglio di possibilità e che nessuna possa essere esclusa a priori. 

Infine, sebbene questo non sia strettamente l'ambito dell'Esobiologia (e francamente non ne si capisce la ragione dato che pur sempre di forme di vita si parla) non si può fare a meno di ignorare l'impressionante numero di testimonianze che parlano di "visitatori" provenienti da altri pianeti e mondi e che in molti casi avrebbero aspetto del tutto simile al nostro. 

Varrebbe la pena di approfondire, tra queste testimonianze, le più serie e documentate poiché potrebbero dischiudersi sentieri affascinanti e ricchi di sorprese. 


La Grande Riserva 
a cura di 

[NdR: La parte in oggetto è stata rimossa come richiesto. 
Riferimenti in dettaglio alla pagina web: segnalazioni.htm

Fotografia e Mistero 
a cura di Tiziano Vidali (Membro Gruppo Camelot e Gruppo HWH22) - Pag.16

Ho avuto sempre un grande interesse sin da ragazzino all’arte, grande espressione dell’uomo di immortalare la bellezza delle cose che ci circondano e della natura. Fin da allora ho espresso con entusiasmo crescente tutto quello che di meglio sentivo nel mio spirito, sintetizzandolo sottoforma di pittura e disegno. Mi sono accorto però che tutto questo non mi bastava, e così ho iniziato ad interessarmi all’arte fotografica. Per questo ringrazio il nostro grande amico Angelo A., purtroppo scomparso in un incidente stradale nel 1978 a soli 30 anni, e al quale vorrei dedicare questo articolo alla sua memoria e per la grande amicizia che ci legava. Egli mi diede lo stimolo per iniziare questa bellissima e interessante attività, ragion per cui ho deciso di equipaggiarmi acquistando una fotocamera reflex; una Minolta Dynax 3XI con obiettivo 35x70 e un telex da 70x300. 

Questa mi dà la possibilità di immortalare tutto ciò che avvale il mio interesse per la natura ed anche vari eventi a carattere ufologico e del “mistero”. Di solito uso pellicole molto sensibili, partendo da 400 ISO in avanti a colori e B/N. Tutti sanno che la sensibilità è un valore di riferimento che indica quanta luce dovrà essere assorbita per formare l’immagine, e questa viene espressa con un numero crescente in proporzione all’aumentare della stessa. Ho accennato il termine “mistero” perché da 3 anni circa durante le mie ricognizioni, nelle zone controllate dal nostro gruppo, e più precisamente in quella 2YELLOW, località Murisasco e 1-2 BLACK, località Rocca Susella, ho avuto l’opportunità di rilevare strane presenze (vedi le foto sul nostro sito: http://www.hwh22.it); e tutto ciò è iniziato con una serie di foto che ho fatto nei boschi di queste zone. Dopo lo sviluppo, osservando le foto, ho riscontrato delle anomalie che evidenziavano dei volti, alcuni umanoidi ed altri no! Dopo avere fatto presente l’accaduto al gruppo, le foto sono state analizzate al computer il quale ha dato esiti positivi a quanto fotografato. Devo chiarire una cosa: io ho solo fotografato nel bosco la natura, senza avere visto nulla, ma i risultati sono stati ben diversi. Non sono eventi di tutti i giorni; ci vuole una buona dose di fortuna, specialmente nelle riprese notturne che sono quelle più difficili e molte volte riservano sorprese non molto “felici”. 

Lascio a Voi le considerazioni del caso, ricordando che ogni fotografia scattata va osservata molto attentamente in quanto potrebbe rappresentare dei particolari che a volte possono risultare importanti per determinate ricerche. 

Ringrazio con stima la direzione e la redazione di Camelot Chronicles, tutti i ricercatori impegnati in questi lavori e soprattutto il gruppo HWH 22 per la perfetta collaborazione e la grande amicizia che ci lega da anni. Ringrazio inoltre Fabrizio Rondina e Franco Bertelegni per il supporto tecnico nello svolgimento delle analisi di ricerca e quelle fotografiche. 

Un grazie a tutti voi 

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