Numero 3, Anno 2003
Camelot Chronicles

 

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Tutti i numeri del giornale aperiodico di ufologia "Camelot Chronicles" si possono scaricare gratuitamente da questo sito in formato PDF e HTML, e si possono trovare in formato cartaceo alle conferenze del Gruppo Camelot e dei suoi Collaboratori

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Report Conferenze ed Incontri - Pag.4 
“UFO, Crop Circles, Misteri nel Tempo e nello Spazio”, Pavia, 28-11-2002, a cura di Lavinia Pallotta, fenice@lifegate.it  - “L’Ufologia Strumentale”, Pavia, 13-12-2002, a cura di Carlo Sabadin, sabinsky@tiscali.it - “Tavola Rotonda tra Ufologi”, Pavia, 30-12-2002, a cura di Lavinia Pallotta, fenice@lifegate.it  

“UFO, Crop Circles, Misteri nel Tempo e nello Spazio”, Pavia, 28-11-2002, a cura di Lavinia Pallotta, fenice@lifegate.it, (Presidente Fondazione Sentinel, Membro Gruppo Camelot e collaboratrice M.O.S.A.C.) 

Stimolante e assolutamente all’altezza delle aspettative (anche per quanto riguarda la buona partecipazione di pubblico) la conferenza tenutasi giovedì 28 novembre a “La Raclette” di Pavia, dal titolo: “UFO, crop circles, misteri nel tempo e nello spazio”. 

I sei conferenzieri, che hanno dato voce a due correnti di pensiero radicalmente diverse (per non dire antitetiche) hanno esposto ciascuno un’introduzione concisa dei diversi argomenti, per poi dare spazio ad un dibattito più libero tra loro e col pubblico, che non ha mancato di partecipare attivamente. 

A nome del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) sono intervenuti Francesco Grassi (Ingegnere Elettronico), Marco Morocutti (Progettista Elettronico) e il Prof. Adalberto Piazzoli (Fisico, Università di Pavia), mentre dalla parte degli ufologi: Paolo Bolognesi (collaboratore CISU), Carlo Sabadin (Fondazione Sentinel, Stargate Group, collaboratore Stargate Magazine) e Michele Moroni (laureando in Astrofisica, CISU). 

Filo conduttore dei sei interventi è stata l’analisi del metodo, o meglio, della validità dei metodi di studio delle fenomenologie ufologiche, e non solo. 

Ha aperto la conferenza F. Grassi, con un’esposizione dettagliata degli studi sui crop circles da Meaden fino all’attuale Haselhoff, illustrando le posizioni dei vari ricercatori che nel corso degli anni hanno tentato un approccio scientifico e metodologico al fenomeno, pur giungendo a conclusioni diverse. Grassi di è dichiarato convinto di un’origine assolutamente umana degli agroglifi (umana intesa come circlemakers) e ha dunque contestato tali conclusioni, tornando più volte sulle ricerche di Haselhoff. Ha continuato P. Bolognesi, Introducendo l’argomento, ripreso in seguito nella discussione libera, Roswell/Santilli Footage, criticando invece l’analisi fatta dal CICAP dello storico caso, che secondo il ricercatore risulta incompleta e contestando la metodologia utilizzata dal CICAP nelle proprie indagini, basata sulla riproducibilità dell’evento, che non costituisce per forza una prova della falsità di tale evento. 

Metodologia spiegata da M. Morocutti: secondo il CICAP, se un fenomeno può essere riprodotto con un trucco, allora bisogna essere assolutamente certi che non si tratti di un trucco. Morocutti ha poi sottolineato la soggettività di cui possono essere vittima gli avvistamenti UFO (diversi testimoni possono descrivere lo stesso oggetto in altrettanti modi diversi, rendendo inaffidabile la testimonianza) e ha illustrato i meccanismi che portano la mente umana a trarre, inconsapevolmente, conclusioni riguardo a fenomeni di cui non sa darsi spiegazioni. 

E’ seguita una concisa ma puntuale e calzante introduzione storica al ruolo degli scienziati nell’ufologia, dal ’47, con il caso Kenneth Arnold, ad oggi, da parte di M. Moroni, secondo il quale con questo avvistamento si è passati dalla “preistoria” della ricerca ufologica, alla “storia”. Moroni ha denunciato il ruolo svolto dalla CIA nell’operazione di debunking riguardo al fenomeno UFO, che è riuscita ad allontanare per molto tempo gli scienziati dallo studio della materia. Il ricercatore si è d’altra parte dimostrato positivo nei confronti di un’ufologia scientifica italiana, che si sta “rialzando” grazie al METODO STRUMENTALE, che rende possibile una ricerca non più orientata ad analizzare le testimonianze (non solamente almeno) e che sta cercando di coinvolgere il mondo accademico. 

L’importanza del metodo strumentale, grazie al quale la ricerca ufologica è entrata finalmente nel territorio della scienza, è stata ribadita con decisione da C. Sabadin che non ha mancato di evidenziare alcuni difetti congeniti dell’ambito italiano, come l’eccessiva litigiosità, il mancato scambio di dati e, almeno da parte di alcuni, la voglia di demolire studi fatti da altri esclusivamente per darsi un ruolo (a cui lui si riferisce col nome di “effetto Erostrato”), che portano troppo spesso gli stessi ufologi ad essere i veri “nemici” dell’ufologia. L’intervento di Sabadin è stato forte e coraggioso, ma chi è abituato ad ascoltarlo in conferenza, non ne sarà rimasto troppo sorpreso… 

Semplice (per quanto possa esserlo l’esposizione di concetti di fisica teorica e pratica anche a chi troppo pratico non è) e brillante (nonché a volte ironico) l’intervento del prof. Piazzoli che, partendo dall’esempio dei “tachioni”, si è ricollegato al discorso sul metodo scientifico, e più precisamente teoretico-scientifico, che porta all’elaborazione di ipotesi, nell’ambito della fisica, a volte più, a volte meno supportate da dati oggettivi. 

Il prof. Piazzoli si è espresso anche in merito ai crop circles: più sono complessi, più è verosimile pensare che li abbia fatti l’uomo e ha asserito che l’ufologia non fa parte del cosiddetto “paranormale”. Paranormale è tutto ciò che è contrario alle leggi della fisica; ne consegue che tutti gi avvistamenti ufologici e fenomeni connessi possono essere spiegati o potranno esserlo… 

In quella che può essere considerata la seconda parte della conferenza, si è ripreso più volte l’argomento cerchi nel grano e retroingegneria aliena. Non è difficile immaginare quanto si siano dimostrate divergenti le conclusioni dei ricercatori delle due “fazioni” e degli interessati in sala che hanno fatto domande, riportato testimonianze, vivacizzando (per usare un termine diplomatico) l’atmosfera già di per sé vivace! 
L’argomento però più “battuto” è stato forse quello dei crop circles, col quale si è conclusa la serata, più per l’ora tarda (era ormai notte inoltrata) che per mancanza di argomenti di confronto. 


Vorrei concludere questo spero equilibrato report facendo i coplimenti a Carl’Antonio Seghezzi per l’eleganza e la piacevole ironia con cui ha saputo svolgere lo scomodo ruolo di moderatore e introdurre interessanti spunti di argomentazioni. 

“L’Ufologia Strumentale”, Pavia, 13-12-2002, a cura di Carlo Sabadin, sabinsky@tiscali.it, (Membro Fondazione Sentinel, Gruppo Camelot, Stargate Group, Collaboratore M.O.S.A.C. e Stargatemagazine) 

Nell'accogliente ambiente della "Raclette" di Pavia un pubblico, non numerosissimo ma estremamente interessato, ha seguito la quarta conferenza, di questo 2002, organizzata dal MOSAC e dal Gruppo Camelot. Argomento della serata: l'ufologia strumentale, nelle sue più diverse implicazioni. 

[NdR: La parte in oggetto è stata rimossa come richiesto. 
Riferimenti in dettaglio alla pagina web: segnalazioni.htm

Paolo Bolognesi (collaboratore CISU) ha, invece, presentato un interessante lavoro, supportato da immagini e ricostruzioni in 3-D, relativo alla "zona" di Sassalbo e agli strani fenomeni che la caratterizzano. Tale relazione, scritta e preparata da Marco Peruzzi (Guida Ufologia, Supereva) e Sebastiano Ridolfi (CISU) avrebbe dovuto essere presentata dallo stesso Peruzzi, vero deus ex machina del "Progetto Sassalbo", che però, all'ultimo momento, non è potuto essere presente. Nucleo centrale della conferenza l'intervento di due autorevoli rappresentanti del Comitato Italiano per Hessdalen (CIPH): Nico Conti e Renzo Cabassi. 

I due noti membri del CISU hanno introdotto l'affascinante tematica delle luci Hessdalen, attraverso una ricostruzione "storica" ed una ripartizione nelle varie aree geografiche del mondo dei "fenomeni luminosi anomali" per affrontare, poi, nello specifico, la particolare situazione della valle norvegese. Con la presentazioni di immagini e filmati, assolutamente inediti per le persone intervenute, R. Cabassi, figura "storica" dell'ufologia nazionale, ha illustrato le più recenti analisi e strumentazioni utilizzate nelle rilevazioni dei dati dal "Progetto Hessdalen". N. Conti, infine, ha svolto interessanti considerazioni, relativamente all'intero progetto, sottolineando come lo studio dei fenomeni luminosi si Hessdalen sia, tuttora, in progress e necessiti di contribuiti finanziari adeguati (NdR: per informazioni in tal senso il sito: www.itacomm.net mentre, per analoghi contribuiti, relativamente al Progetto Sassalbo, vedere il link relativo nella Guida di Ufologia di www.supereva.it)

La presenza di ricercatori con la competenza e preparazione di Cabassi e Conti rappresenta il degno epilogo per questo ciclo di conferenze che, attraverso quattro appuntamenti, e spaziando tra le diverse e controverse tematiche che caratterizzano la moderna ricerca ufologica, ha, di fatto, reso Pavia un importante centro catalizzatore per molte associazioni e gruppi di studio del settore. Durante il consueto dibattito, moderato da Carlo Sabadin ("Fondazione Sentinel", Stargate Group, collaboratore Stargatemagazine), sono intervenuti molti "addetti ai lavori": dai rappresentanti del Gruppo Galileo di Parma, alla delegazione del gruppo pavese Hwh 22, a Michele Moroni (CISU), al ricercatore Alessandro Luè, a Lucio-Warp di Ufologia.net e, infine, ad Eugenio Ballini, membro Fondazione Sentinel e Gruppo Camelot e coordinatore editoriale di Camelot Chronicles, che ha presentato, in anteprima, il secondo numero della rivista (contenente un'intervista a Renzo Cabassi). Un nuovo ciclo di conferenze per il 2003 è, attualmente, in preparazione. 

“Tavola Rotonda tra Ufologi”, Pavia, 30-12-2002, a cura di Lavinia Pallotta, fenice@lifegate.it, (Presidente Fondazione Sentinel, Membro Gruppo Camelot e collaboratrice M.O.S.A.C.) 

Lunedì 30 dicembre 2002, al locale “la Raclette” di Pavia, diventato ormai un vero e proprio punto di riferimento di numerosi incontri ufologici, si è tenuta un’importante Tavola Rotonda, alla quale hanno partecipato ricercatori di diversa “provenienza”. 

I partecipanti sono stati: Carlo Sabadin (Fondazione Sentinel, Stargategroup, collaboratore Stargatemagazine); [NdR: La parte in oggetto è stata rimossa come richiesto. Riferimenti in dettaglio alla pagina web: segnalazioni.htm]; Paolo Bolognesi (CISU, Stargategroup); Eugenio Ballini (ARUP, Vareseufo, coordinatore editoriale di Camelot Chronicles); Lavinia Pallotta (ARUP); Luigi Dalla Chiesa (Fondazione Sentinel, Stargategroup); vari membri e collaboratori del gruppo HWH22: Franco Bertelegni, Stefania Galbiati, Alberto Pilloli, Fabrizio Rondina, Tiziano Vidali; Ferdinando Guazzotti (Centro Astrofilo e Ufologico Lombardo); e come ricercatori indipendenti: Dominic Deghia, Lucio Deplano, Alessandro Luè, Katiuscia Oliva, Attilio Salvigni. 

Durante l’arco della giornata si è fatto il punto della situazione attuale dell’ufologia indipendente italiana nel suo complesso, indipendente nel senso di “libera nelle sue possibilità di ricerca e di espressione”, sia facente capo a gruppi ufologici, sia costituita da ricercatori che preferiscono mantenersi slegati da qualsiasi associazionismo, ma tutti convinti dell’importanza della collaborazione e dello scambio di informazioni in questo settore. 

In quanto incontro ufologico di fine anno, si è colta l’occasione per riassumere le attività e le iniziative portate avanti nel 2002 dagli instancabili promotori della Tavola Rotonda: Carlo Sabadin, Paolo Bolognesi, [NdR: La parte in oggetto è stata rimossa come richiesto. Riferimenti in dettaglio alla pagina web: segnalazioni.htm] ed Eugenio Ballini, e da tutti coloro che sonno stati parte attiva in tali iniziative (vedasi le conferenze con rappresentanti del CICAP e non solo); anno dunque positivo, durante il quale si sono anche gettate le basi per le attività del prossimo futuro che si preannuncia assolutamente ricco e stimolante. Si sono date alcune anticipazioni per il 2003, quali nuove conferenze, congressi (da segnalare quello che si terrà a Vittuone per due giorni), la bella mostra “Mysteria” attualmente esposta a Roma e probabilmente presto anche a Milano, si è parlato dell’interessante trasmissione radiofonica “Incontri Ravvicinati” su Radio Hinterland, e della neonata rivista on-line (ma anche in versione cartacea gratuita) “Camelot Chronicles”, che sta riscuotendo un incoraggiante successo sin dai suoi primi “due numeri di vita” e per la quale ci sono le migliori previsioni, grazie anche alla sua caratteristica principale di apertura ai diversi esperti del settore, e si è parlato del progetto di organizzare corsi di ufologia rivolti a tutti gli interessati, e corsi da tenere nelle scuole, al fine di portare avanti una seria e metodica opera di divulgazione della materia. 

E’ stato visionato inoltre, in anteprima, il video di un avvistamento UFO, ancora comunque da studiare ed analizzare e si è discusso d’importanti ricerche che si spera avranno la divulgazione che meritano, come quelle del gruppo HWH22 e Roberto Pilloli, solo per citarne alcune. Gli argomenti non sono certo mancati, ed è impossibile rendere giustizia a tutti citandoli, ma la cosa evidente è stata forse la volontà d’incontro e confronto tra tutti i vari ricercatori, e speriamo che le conoscenze fatte durante questa Tavola Rotonda porteranno a proficui risultati di collaborazione. 


Attorno alla tavola rotonda: 
Intervista ad Ufologi Famosi, in questo numero: Sebastiano Di Gennaro e Tiberio Guglielmi 
a cura di Eugenio Ballini - eug67@supereva.it (Membro Gruppo Camelot, Fondazione Sentinel Italia ed European UFO Survey, Owner di Camelotlist, Italianufo e Vareseufo) - Pag.7

(N.d.R.: in questa serie di interviste ogni intervistato si assume la responsabilità di ciò che afferma) 

(N.d.R.: Abbiamo il piacere di ospitare in questa intervista i signori S. Di Gennaro e T. Guglielmi, presidenti rispettivamente dei gruppi ufologici USAC e CAU.) 


Sebastiano Di Gennaro 

D: Quando, perché ed in che modo ha iniziato ad interessarsi all’ufologia? 

S.D.G. - Per rispondere a questa serie di domande dovrò fare una premessa narrativa. All'età di 13 anni io e mio fratello eravamo appassionati d’astronomia, di tutto ciò che concerneva il cosmo ed i suoi misteri. Ci sbizzarrivamo a costruire progetti che implicavano nuove forme d’energia e trasformazioni delle radiazioni in energia utilizzabile, che potesse servire ad agevolare i viaggi spaziali. 

Ogni tanto leggevo di notizie relative ad avvistamenti UFO sui giornali dell'epoca e già mi chiedevo che razza d'energia potesse favorire l'entrata nei nostri cieli di quegli ordigni misteriosi provenienti da altri pianeti. All'età di 18 anni, appassionato di fantascienza, di viaggi spaziali e di scienza, cominciai a sperimentare nuove forme di carburante chimico. 

I prodotti ci venivano forniti da un amico di mio fratello il cui padre gestiva un Consorzio Agrario nella zona di Napoli. In un anno abbiamo costruito decine di missili con cartone pressato e lunghi più di 1 metro, usando diverse combinazioni di carburanti progettati da noi. Alcuni di questi missili raggiungevano l'altezza di diversi chilometri e diretti verso il mare. Un giorno io e mio fratello abbiamo sperimentato un nuovo carburante chimico. Morale della favola: c'è stato uno scoppio che ha frantumato diverse piante del nostro balcone dell'ottavo piano di Torre Annunziata, la città dove abitavo. Sembrava che fosse scoppiata una bombola di gas. Tanto era il fragore che tutto il quartiere, compresi gli inquilini del grattacielo dove abitavamo, s'allarmò. Fu un miracolo se io e mio fratello ce la cavammo per il rotto della cuffia. Decidemmo da allora di smettere per un bel po'. Prendemmo strade diverse. Dopo la maturità classica m'iscrissi alla facoltà di Chimica a Napoli, affascinato dai misteri della matria e dell'energia. 

I film di fantascienza mi costringevano a correlarli con gli avvistamenti UFO che ogni tanto facevano capolino sui giornali. Una volta sposato, mi stabilii a Ferrara e terminai gli ultimi 12 esami in Chimica in codesto ateneo. Mi laureai nel 1971 e fino al 1978 seguivo passivamente gli sviluppi dell'Ufologia: erano gli anni della gavetta, avevo già due figli e la famiglia veniva al primo posto. Fu un anno doloroso per me: mi venne a mancare mio fratello, un genio della Fisica. Fu l'anno del cambiamento.

Un giorno venne a trovarmi un membro del CUN, Fabrizio Zo, e mi chiese di entrare a far parte del loro Centro (non ricordo come fece a sapere che io m'interessavo seppur superficialmente di quella materia). Il 1978 fu l'anno del boom dell'Ufologia: in tutta Italia ci furono dei "flap" massicci di avvistamenti UFO. M'iscrissi al CUN: decisi che fosse giunta l'ora d'interessarmi più da vicino di quei fenomeni. Dopo una prima riunione del CUN a Bologna e dopo aver visto come affrontavano i casi ufologici (a tavolino), decisi di dare le dimissioni. Alcuni giorni dopo, con l'aiuto d’alcuni amici, studiosi della materia, mi balenò l'idea di dare vita ad un nostro Centro, che si differenziasse dal CUN per il modo con cui dovevano essere trattati alcuni eventi ufologici: nacque l'USAC nel Settembre del 1978 sotto la mia dirigenza che mantengo tuttora. Il Centro fu creato con lo scopo di studiare la materia ufologia ed i fenomeni anomali non solo dal punto di vista della casistica ma soprattutto basato su una vasta gamma di strumentazioni ottico-elettroniche. Le strumentazioni dovevano rappresentare con il passar del tempo il fulcro caratteristico della nostra associazione. Lo scopo dell'USAC sarebbe stato: un'Ufologia strumentale. 

D: Dia una definizione di se stesso come ufologo. 

S.D.G. - Essendo laureato in Chimica, pervaso da un notevole intuito e sorretto da una materia scientifica, corredati da una concreta logica deduttiva e da un'esperienza non indifferente nel campo ufologico, mi definirei, senza immodestia, un ottimo ufologo. 

D: Come vede l’ufologia nostrana all’interno dell’ufologia mondiale? 

S.D.G. - Non sarò certamente io a snobbare l'Ufologia italiana che io reputo in generale la migliore del mondo, quando viene studiata da ufologi seri. E di questi ce ne sono in quantità discreta in Italia. Mi sento di criticare, però, i nuovi ufologi, giovanissimi, che credono di sapere già tutto sulla materia e si sentono in dovere di esprimere critiche che non hanno a volte alcun senso e di dare lezioni ai vecchi ufologi. Bisogna ricordare loro che è l'esperienza, sorretta da una discreta dose di cultura scientifica, che fa muovere dei passi precisi e decisi verso una migliore interpretazione della fenomenologia UFO. Non mi stancherò mai di ripeterlo: occorre essere sorretti dapprima dall'Ufologia classica dei vecchi autori per avere una base concreta, poi cominciare a camminare con le proprie gambe e attuando un'Ufologia strumentale. L’immensa casistica italiana (e per questa bisogna ricorrere al CISU) è suscettibile di studi accurati scientificamente. 

D: Qual è stata la ricerca ufologica che più le ha fatto pensare? 

S.D.G. - Lo studio relativo ad un I.R.-II, avvenuto a Berra e a Serravalle (in provincia di Ferrara) nel 1984. 

Quando arrivammo a Berra, trovammo in un campo di mais un filare di piantine interrotto per circa due metri. Le foglioline più vicine al filare apparivano bucherellate in modo simmetrico da una gragnucola di energia raggiante, probabilmente microonde. I carabinieri che ci avevano preceduto avevano appaiato il terreno che si presentava, una volta accorsi sul luogo, con una grossa scanalatura semicilindrica in mezzo al filare interrotto, accompagnata lateralmente da due grosse buche cilindriche che s'inoltravano nel terreno fino ad una profondità di 40 cm. per poi sfociare indefinitamente sempre all'interno in altre due diramazioni. Le foglioline delle piantine più lontane dal filare erano fresche ed intatte. Il maresciallo della caserma di Berra ci espresse il suo parere: qualcosa era sceso dall'alto, aveva prelevato le piantine dal terreno e si era involato lasciando solo le tracce accennate su. Avevano appaiato il terreno per evitare di chiamare (era la prassi) gli artificieri da Firenze. I tecnici dell'AGI ci confermarono che non esisteva alcuna sonda di carotaggio di quel tipo. Dato che la sera prima era stato segnalato all'USAC da parte di due giovani l'avvistamento d’alcuni oggetti luminosi sopra la verticale di Berra e Serravalle, decisi di esplorare con la mia équipe tecnico-scientifica anche le campagne di Serravalle. 

Il terreno nella zona di Serravalle apparteneva ad un agrario, il Dr. Carpenedo, il quale ci portò sul luogo del...misfatto. Ai nostri occhi si presentò nel suo campo di mais un cerchio di 2,25 metri di diametro recante al centro due grosse buche ed altre buche più piccole sparse casualmente all'interno del cerchio. Il proprietario, ancora stupefatto dell'accaduto, ci riferì che il giorno prima era tutto normale. La mattina dopo s'accorse della presenza del cerchio, privo di piantine di mais all'interno. Dopo le analisi di routine ci accorgemmo che le foglioline di mais più vicine al perimetro del cerchio erano bucherellate come quelle di Berra ed avevano subito un rallentamento nella crescita rispetto a quelle più lontane. 

Ad un'analisi più accurata il terreno appariva in alcuni punti calcinato e molte foglioline confinanti con il cerchio rinsecchite. Il Dr.Carpenedo aggiunse che il cerchio originariamente conteneva all'interno diverse scanalature semicilindriche disposte a raggiera. Non riuscendo a venirne a capo appaiava il terreno con il suo trattore, eliminandole in tal modo. Ma il cerchio rimaneva. Seguimmo il caso per un anno. Per un paio d’anni su quel terreno in questione non crebbe più nulla. Ciò ci dette da pensare. Avevamo, però le nostre teorie che dovevano rivelarsi esatte in seguito. Qualche mese dopo, il Dr. Carpenedo m'invitò a tenere una conferenza nell'isola di Albarella in presenza dei suoi soci del Club Rotary di Adria e di Rovigo, per esporre il suo caso e parlare naturalmente d'Ufologia. 

Quanto raccontato è solo una sintesi dell'evento di Serravalle. Avrete modo di approfondire quest'ultimo più accuratamente e di osservare le immagini fotografiche e rappresentazioni grafiche fra breve nella voce "casistica" nel sito dell'USAC: www.usac.it  

D: Qual è stata invece la ricerca che più la ha appassionato? 

S.D.G. - Senz'altro i 18 anni di studio compiuti nella ricerca dell'HOMO SAURUS nella zona del Rodigino, Ferrarese, Bolognese e Modenese. Sembrava di vivere un qualcosa d'irreale, di non possibile, un qualcosa che pareva sfuggire al nostro raziocinio, alla logica scientifica. A volte mi chiedevo se non stessi perdendo tempo per inseguire delle...lucciole! Ma subito dopo nuovi testimoni in zone lontane fra loro centinaia di chilometri mi riportavano alla realtà quasi inaccettabile: l'esistenza di una creatura, un sauriano della stirpe dei rettiloidi ma diverso da tutti quelli che vengono descritti nella letteratura ufologica, con scaglie verdi su tutto il corpo, alto più di due metri, con occhi giallo-rossastri, con quattro dita alle mani e tre dita ungulate ai piedi, a volte dotate di membrane atte al nuoto, e anfibio. 

Se tutto va bene il libro che ho scritto, recante fra l'altro 70 foto quasi tutte a colori e 30 rappresentazioni grafiche, laddove non è stato possibile la foto, dovrebbe essere pubblicato in Primavera, salvo che non cambi editore. Ecco! Questa è la ricerca che più mi ha appassionato: una sfida all'irreale! 

D: Quali sono i cinque ufologi stranieri che più ha ammirato in questi anni? 

S.D.G. - Al primo posto metto il compianto Antonio Ribera, mio maestro spirituale dell'Ufologia, che invitato al nostro primo meeting internazionale d'Ufologia mi ha lasciato in eredità una ventina di pagine contenenti una trattazione sugli USO (oggetti sottomarini non identificati) che non ho ancora resa pubblica. Lo farò uno di questi giorni. E' l'autore che ha scritto più libri d'Ufologia di qualunque altro. 

Al secondo posto James Mc Donald, grande fisico dell'atmosfera, che da scienziato intelligente aveva capito la questione degli UFO molto prima di tanti altri, trovato morto in circostanze sospette e subdole. 

Al terzo posto Joseph Allen Hynek, che ha dato inizio all'era moderna dell'Ufologia. 

Al quarto posto Steven Greer, che ha fornito una spiegazione plausibile sulla smaterializzazione degli UFO e degli alieni, d'accordo con la mia lontana ipotesi del 1979 sulla variazione degli stati vibrazionali della materia. 

Al quinto posto Leonard Stringfield, ufologo instancabile ed efficace nella ricerca. 

D: Quale sarebbe il suo sogno ufologico per il futuro? 

S.D.G. - Vedere sparire le numerose ambizioni che albergano in molti di quelli che si definiscono ufologi, constatare che i diversi gruppi appianino le proprie divergenze e lavorino in un rapporto di libero interscambio di informazioni, considerare l'Ufologia non un mezzo commerciale e ripetitivo per ingrossare le ...proprie tasche e soprattutto prendere in considerazione il fattore umano e la legge dell'esclusione, che il CISU (che comprende persone in gamba) si renda conto una volta per tutte che al di là dei prototipi segreti terrestri esiste una realtà ben diversa, quella dell'esistenza concreta di velivoli non appartenenti alla tecnologia terrestre, corroborata da milioni di testimoni e da casi trattati strumentalmente e, quindi, scientificamente, che attestano una verità incontrovertibile, ed infine che il CUN la smetta di considerarsi il "Deus ex Machina" dell'Ufologia, perché così continuando sta andando verso lo sfascio totale. 

Tiberio Guglielmi 

D: Quando, perché ed in che modo ha iniziato ad interessarsi all'ufologia? 

T.G. - Provengo dalla passione astronomica (mai iscritto ad associazioni) nell'estate del 1984 ebbi insieme alla mia famiglia un'esperienza diretta, che ritengo “ufologica”. 

La cosa mi destò l'interesse al fenomeno, ma solo dopo alcuni anni cominciai una ricerca e studio, spinto dalla consapevolezza che altri ebbero esperienze uguali o simili alla mia. Per allargare le mie personali ricerche, oltre alla classica raccolta di ritagli stampa e quant'altro fosse in qualche modo collegato al fenomeno UFO, fui presente, da spettatore, a quasi tutte le manifestazioni, congressi, mostre, ecc. 

Sempre per il motivo sopra citato, aderii come semplice simpatizzante “tesserato” al CUN, con scarsa soddisfazione, poi con la stessa mansione, aderii al CISU, ma a quel tempo (1994) già misi le basi per un'associazione che avesse un obiettivo diverso: il C.A.U. (in origine: Centro Appassionati Astronomico Ufologico), che ebbe da subito per la sua impostazione una forte adesione. In seguito a causa di negative esperienze e disgustato da certe egemonie e falsi nobili principi, decisi di non stringere alleanze o collaborazioni (discutibile se volete). Attualmente il CAU ed il sottoscritto non è, e non sarà presente (tranne che per quest’intervista) nel panorama ufologico, almeno ancora per i prossimi 6 mesi. 

D: Dia una definizione di se stesso come ufologo. 

T.G. - Non mi definisco ufologo, semmai “UFOFILO”, lascio ad altri più meritevoli il titolo di “UFOLOGO”. 

D: Come vede l'ufologia nostrana all'interno dell'ufologia mondiale? 

T.G. - Non saprei, la domanda presuppone che l'ufologia “nostrana” sia diversa dall'ufologia mondiale. A mio parere non c'è, o non dovrebbe esserci un'ufologia “nostrana”. Il fenomeno UFO è un fenomeno internazionale, è un fenomeno senza confini nazionali, né galattici. 

Se invece ci si riferisce all'ufologia associazionistica, beh... allora, puerile come del resto in tutto il mondo, salvo alcune frange,di cui non mi metto a farne parte, in quanto UFOFILO e non UFOLOGO. 

D: Qual è stata la ricerca ufologica che più le ha fatto pensare? 

T.G. - Sicuramente tutte e nessuna, sembra una risposta vaga, ma già dal primo giorno dopo alla mia esperienza personale, non ho mai smesso di ricercare, non la risposta alle domande classiche, ma: perché io ? Quanto noi siamo interessanti in quanto esseri viventi ? Qual è lo scopo della nostra presenza nell'universo? 

D: Qual è stata invece la ricerca che più la ha appassionato? 

T.G. - La ricerca che ancora è in corso, le analogie tra gli avvistamenti o testimonianze del passato con quelle d’oggi. 

D: Quali sono i cinque ufologi stranieri che più ha ammirato in questi anni? 

T.G. - Più che ammirato, forse invidiato, e sono più di cinque, tutti quelli dei primi anni dell'ufologia moderna, se non altro per il fatto che al tempo c'era più distinzione tra ufologi e ufofili, non perché gli uni fossero meglio degli altri, ma solamente più definibili (con questo non voglio dire che fosse meglio). Per questo non citerò nessuno, perché tutti meritevoli in quanto tutti hanno contribuito nel bene e nel male a far sì che il fenomeno non passi inosservato 

D: Quale sarebbe il suo sogno ufologico per il futuro? 

T.G. - Riuscire a trasferire in tutti gli uomini e donne la consapevolezza che non siamo al centro dell'universo, ma anzi, poco interessanti, tanto quanto lo sono per noi le formiche, e che l'eventuale quanto inevitabile (prima o poi) “incontro” sarà meno entusiasmante di quanto pensiamo, anche perché (secondo me) non sarà il primo. 

Se verrà pubblicata quest’intervista, provocherà sicuramente critiche e obiezioni di ogni genere, e saranno legittime. Accetterò senza replicare, perché non voglio, per il momento, farmi coinvolgere in discussioni che probabilmente non porteranno a nulla, almeno per quel che mi riguarda. Mi è stata chiesta un’intervista e ho colto l'occasione per dire: 

IO SONO SEMPRE ALLA RICERCA CON LA PASSIONE DEL SEMPLICE UFOFILO, DISPONIBILE PER QUELLE PERSONE GENEROSE E SENZA SCOPI LUCROSI, E SONO DISINTERESSATO AL SENSAZIONALISMO.

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